Il tuo capo è "social-scettico"? Allora devi leggere questo

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Bury-your-head-in-the-sandAvere una presenza aziendale sui Social Media: un istintivo scetticismo circonda questi progetti ancora in molte organizzazioni. Convincere il proprio top management o il titolare dell’azienda che i social media non siano un fuoco di paglia è un compito che richiede una buona dose di pazienza e valide argomentazioni.

Proviamo qui ad elencare una serie di suggerimenti (non necessariamente in ordine di importanza) che possono tornare utili per cercare di convincere i vostri manager social-scettici.

Il raffronto con la concorrenza

Se i vostri principali concorrenti hanno già una presenza sui social networks, l’opzione di seguire la loro strategia  – e di migliorarla – diventa una scelta quasi obbligata. A supporto di questo elemento potrà essere utile analizzare la posizione sui principali motori di ricerca della vostra azienda e quella dei vostri concorrenti secondo 4-5 parole chiave. A meno che non stiate dedicando un budget considerevole alle attività di Search Engine Optimization, è molto probabile – come confermano molti esperti e studi di settore – che i concorrenti più attivi sui social media siano premiati da un posizionamento migliore del vostro.

Raggiungere i clienti quando sono online

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Fonte: Indagine Demoskopea e Comscore, 2012

I social networks rappresentano un’ottima opportunità per le aziende di raggiungere le persone dove trascorrono la maggior parte del loro tempo ovvero online. Una recente indagine di Demoskopea e Comscore ha evidenziato come il 18% degli italiani trascorra in media su internet 18 ore al mese, dedicando quasi 1/3 del tempo online esclusivamente a Facebook. Al di là dei numeri relativi all’audience potenziale, il canale online presenta anche indubbi vantaggi rispetto al marketing tradizionale: migliore profilazione dei clienti, misurabilità delle azioni, maggiori opportunità di dialogo.

Statistiche e casi di successo

Per un tema così controverso come i Social Media è fondamentale che le argomentazioni vengano sostenute da elementi oggettivi e difficilmente confutabili. Per fortuna si tratta di un settore dove le statistiche non mancano e dove i numeri spesso sono sufficienti, se analizzati a dovere,  a convincere i più scettici. Le statistiche ci vengono infatti in aiuto quando si tratta di confutare o smontare alcuni dei luoghi comuni che vengono associati ai social media. Ad esempio si tende spesso a sottovalutare l’impatto di Facebook attribuendogli un bacino di utenza limitato ai nativi digitali, mentre invece indagini come quella già citata di Demoscopea e Comscore dimostrano che 1/3 degli utenti di Facebook appartiene alla fascia di età degli over 45.

Analogamente, fattore vincente per riuscire ad ottenere l’attenzione del manager o del titolare dell’azienda sarà quello di citare dei casi di successo, mantenendo a portata di mano numeri ed esperienze relativi al mercato italiano o quanto meno riconducibili alle dinamiche del proprio settore merceologico.

Gestire in prima persona la reputazione online

Il tema della reputazione online funge ancora da freno per molte imprese, specie per quelle di media o grande dimensione. Anche in questo caso gli esempi concreti sono gli argomenti migliori per dimostrare che il web 2.0 e i Social Media stanno cambiando il modo di costruire la propria credibilità sul mercato: le persone dialogano e si scambiano opinioni indipendentemente che l’azienda sia presente o meno sulla Rete, ma avere una presenza sui Social fornisce l’opportunità alle imprese di ascoltare quello che si dice di loro e di prevenire o, quanto meno, limitare eventuali crisi.

CavaIcare l’onda

Con lo sviluppo e l’affermazione della comunicazione sui media digitali stiamo assistendo a dei cambiamenti che non sono unicamente tecnologici (v. fig.1) e che influiscono sul modo di interagire, vivere e lavorare della nostra società.

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Fig. 1: Come nasce l’onda anomala

Come hanno scritto esaurientemente nel loro famoso libro “L’onda anomala” Charlene Li e Josh Bernoff, autorevoli esperti del marketing digitale, le caratteristiche dei consumatori e dei clienti sono cambiate: siamo in presenza di “un movimento spontaneo fatto di persone che utilizzano gli strumenti offerti da Internet per relazionarsi, gestire le proprie esperienze e procurarsi ciò di cui hanno bisogno: informazioni, supporto, idee, prodotti e potere d’acquisto”. Risulta quindi necessario per le aziende assecondare e non contrastare questa evoluzione, adottando un approccio che privilegi lo sviluppo e la gestione delle relazioni tra gli attori del mercato. E dove farlo se non sui Social Networks che offrono infinite opportunità per creare interazioni e facilitare il passaparola?

Non tutto si può misurare

Nell’affrontare le obiezioni dei manager “social-scettici” non mancherà l’inevitabile domanda: “D’accordo. Ma qual è il ritorno dell’investimento nei Social Media?”. Si tratta ovviamente di un tema dibattuto e controverso che, se limitato alla discussione dei puri aspetti finanziari, rischia di affondare le già remote possibilità di convincere il management. Attività relative alla creazione di brand awareness, alla gestione di relazione con influencers e alla prevenzione di crisi non possono certamente essere misurate con metriche di tipo quantitativo. Meglio quindi focalizzare le aspettative su parametri prettamente qualitativi svincolandosi da sterili approcci che vedano i Social Media come campagne marketing a breve respiro. Ciò non esclude tuttavia di prendere in considerazione specifici campi di applicazione, pertinenti con il proprio settore merceologico, dove i Social Media possono portare risparmi quantificabili, come ad esempio misurare il ritorno dell’investimento derivante dallo spostamento di alcune attività di Customer Service sui Social Media.

Scalabilità

Uno dei vantaggi del web e del marketing digitale è senza dubbio la possibilità di poter mettere in piedi un’iniziativa in poco tempo e con risorse limitate. Dal momento che la volontà di sperimentare i nuovi media da parte del management è spesso frenata dalla paura di affrontare qualcosa di sconosciuto, perché non suggerire un progetto di test (ad esempio un blog marketing) che consenta ai decision makers di prendere confidenza con gli strumenti e le dinamiche dei social networks? Va sottolineato che questo momento di sperimentazione dovrà essere considerato solo come la prima fase di un progetto più ampio di presenza sui Social Media (per il quale dovrà essere adottata una strategia ed un successivo piano operativo) e non come un punto di arrivo. Evitiamo l’errore, purtroppo molto frequente, di partire con una presenza sui Social Networks senza aver elaborato un Social Media Plan che contenga precisi obiettivi di business, risorse, metriche di valutazione e tempistiche.

E non dimenticatevi di concludere la conversazione con il management sottolineando come i Social Media richiedano un approccio ed una organizzazione di medio-lungo termine. Sviluppare una community, condividere contenuti, interagire con gli utenti, monitorare ed analizzare le conversazioni, sono tutte attività che richiedono tempo, risorse e competenze che non possono essere improvvisate.

I Social Media sono una strategia di marketing e non una semplice campagna di comunicazione!

RobertoGrossi

Appassionato utilizzatore di internet sin dai suoi esordi e uno dei pionieri in Italia nell’utilizzo in ambito business dei social networks, sia dal punto di vista tecnologico che da quello marketing. Collabora con aziende italiane ed estere in diversi ambiti professionali, quali temporary management, indagini di mercato, formazione, web e social media marketing. Autore del libro Universo Twitter, disponibile nelle principali librerie online.

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