Dalla chiocciola al cancelletto: un nuovo modo di fare marketing sul web

 In Social Media

Il mondo del web marketing è da sempre in evoluzione. Gli addetti e gli esperti del settore sono in perenne ricerca di nuove tecniche e strategie per utilizzare in maniera più efficace i potenti strumenti di interazione che internet mette a disposizione.

Dal giorno in cui Ray Tomlison inventò il simbolo @, la ormai comunemente nota “chiocciola” degli indirizzi elettronici, ponendo le basi per l’introduzione della messaggistica elettronica e delle relative metodologie di email marketing, abbiamo visto nascere ed affermarsi nuovi modi di fare marketing sul web. Uno tra i più recenti è quello relativo all’utilizzo degli hashtag all’interno dei social networks, cioè il cosiddetto hashtag marketing.

Il termine hashtag identifica una etichetta o parola chiave, preceduta dal simbolo # (hash), inserita all’interno di un contenuto pubblicato sui social media. Si tratta di un meccanismo diventato molto popolare su Twitter, dove gli utenti possono creare hashtag per rendere ricercabile e rintracciabile un Tweet relativo ad un argomento specifico.

Per gli amanti della storia del web, il termine hashtag deriva da una brillante idea di Chris Messina (v. Fig.1) che nell’agosto del 2007, sulla Internet Relay Chat, propone l’adozione del simbolo # per la creazione di gruppi di discussione on the fly, cioè in tempo reale e senza bisogno richiedere interventi da parte degli amministratori della piattaforma.
Chris Messina inventa hashtag
Fig. 1: Chris Messina introduce il concetto di hashtag

Ma il successo e la definitiva affermazione dell’hashtag arrivano con la sua adozione, nel medesimo anno, da parte di Twitter e con l’esplosione del fenomeno più generale dei social networks. Il mondo del web 2.0 si caratterizza infatti per la natura sociale della classificazione dei contenuti su Internet: il cosiddetto social tagging non è altro che una delle manifestazioni dell’aspetto “democratico” della Rete e completamente coerente con la filosofia partecipativa dei social media. Si passa da una organizzazione dei contenuti rigida e preconfezionata – ricordate le directory di Yahoo? – ad una classificazione dei contenuti fatta dagli utenti stessi , secondo un processo di tipo bottom-up.

Ma in che modo gli hashtag possono essere utilizzati dagli operatori del marketing e della comunicazione?

Il pmo campo di applicazione è quello relativo alle attività di ricerca ed analisi. Oggi molti dei contenuti che vengono pubblicati in rete sono accompagnati da hashtag e sono quindi rintracciabili ed organizzabili secondo temi, argomenti o tendenze.

Attraverso lo studio degli hashtag i marketer possono ad esempio:

–          Individuare trend di mercato o nuove esigenze dei clienti

–          Monitorare la percezione del proprio brand

–          Scoprire opinion leader ed influencer

–          Osservare le attività dei propri concorrenti.

Si tratta di volumi elevati di dati che possono comunque essere raccolti ed analizzati tramite prodotti specifici e sofisticati, normalmente inseriti nella famiglia dei cosiddetti social media monitoring tools. Le caratteristiche di questi strumenti sono assai diverse tra di loro, sia in termini di politiche di prezzo che di ampiezza della gamma di funzionalità (metriche, filtri, intervallo temporale di analisi, etc).

Per avere un’idea del tipo di informazioni rilevabili da questi strumenti di monitoring, possiamo prendere in esame i risultati ottenuti dal servizio Keyhole tracciando le conversazioni contenenti l’hashtag #customerexperience nell’arco di una settimana.

Tramite i dati elaborati è possibile osservare il trend temporale dell’hashtag ed individuare persone o siti web che ne parlano con maggiore frequenza (Fig. 2). Nel caso specifico le informazioni sembrano suggerire che nel periodo preso in osservazione le conversazioni in rete sul tema della customer experience sono avvenute più sui blog wordpress (wp.me) e Twitter, che su Linkedin (lnkd.in).

Keyhole analisi post secondo hashtag

Fig. 2: L’osservazione dell’hashtag #customerexperience con Keyhole

Dal servizio possono essere ricavate anche altre indicazioni preziose quali distribuzione geografica delle conversazioni, principali influencers e altri hashtag normalmente associati al termine customer experience (Fig. 3).

Keyhole analisi influencers

Fig. 3: Altri risultati ottenuti dal servizio di monitoring Keyhole

Ma perché limitarsi all’ascolto e all’analisi? Il secondo campo di applicazione dell’hashtag marketing è quello relativo all’uso proattivo di queste parole chiavi. In questo caso la scelta dell’hashtag gioca un ruolo fondamentale nella strategia di comunicazione che il brand vuole adottare nella promozione sui canali social di un particolare prodotto. Un hashtag azzeccato, capace di stimolare la creatività e incontrare la predisposizione degli utenti a condividere storie ed esperienze (il cosiddetto storytelling), può da solo facilitare il passaparola e generare meccanismi di amplificazione del proprio messaggio: Twitter ad esempio mette in evidenza in una particolare sezione (Trending Topics) gli hashtag più popolari, contribuendo così all’effetto virale di una efficace campagna promozionale. E’ inoltre opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che un Tweet con un hashtag ha maggiori probabilità di essere inoltrato ad altri utenti. Una conferma in tal senso ci viene da un’analisi condotta dalla società specializzata EdgeRank Checker su un campione di 50 account Twitter delle prime 500 società americane nella lista Fortune. Come si vede nella Fig. 4, i Tweet contenenti hashtag hanno quasi il doppio delle probabilità di ricevere un Retweet.

hashtag e retweet

Fig. 4: L’impatto degli hashtag sulla probabilità di ricevere Retweet

Tra tutte le iniziative di hashtag marketing di successo, quella di RadioShack è sicuramente una delle più originali. Il distributore americano di apparecchiature elettroniche lanciò nel 2011 una campagna per promuovere i telefoni cellulari dell’operatore Verizon wireless attraverso l’hashtag #kindofabigdeal, ottenendo oltre 80.000 menzioni su Twitter. Alla base del successo della campagna vi fu l’idea di mettere in palio un telefono e provocare un effetto virale tramite il meccanismo stesso del concorso. In un negozio della catena Radioshack furono posati su di un tavolo alcuni telefoni cellulari con attivata la modalità di vibrazione e configurati in maniera tale da vibrare e muoversi alla ricezione di un Tweet con l’hashtag #kindofabigdeal. Il telefono che fosse caduto dal tavolo sarebbe andato in premio all’autore del Tweet che ne avesse provocato l’ultimo fatale spostamento.

Gli esempi che abbiamo esaminato non devono però far credere che l’utilizzo degli hashtag sia limitato a Twitter. Il successo di questo meccanismo di tagging all’interno della piattaforma di micro-blogging ha spinto anche altri social network ad adottarne la filosofia: agli utenti di Pinterest, Instagram, Google+, Tumblr e, più recentemente, quelli di Facebook è data l’opportunità di classificare i loro contenuti tramite hashtag.

Visto il peso della creatura di Marck Zuckerberg nel panorama dei social media, gli analisti di mercato osservano sempre con molta attenzione l’introduzione di nuove funzionalità all’interno di Facebook. Secondo alcune prime rilevazioni, gli hashtag non sembrano al momento aver incontrato il favore dell’utenza del leader mondiale tra i social network (v. Fig. 5).

Facebook hashtags

Fig. 5: L’impatto degli hashtag sulla metrica viral reach in Facebook

Una possibile interpretazione di questo iniziale insuccesso può essere cercata nella sostanziale differenza tra Twitter e Facebook. Il primo è un social network orientato alla scoperta di nuove persone o contenuti, e in questo contesto l’hashtag, che è fondamentalmente un mezzo di ricerca, gioca un ruolo importante. Facebook è invece un social network che privilegia la connessione tra gruppi di utenti che hanno qualcosa in comune, scuola, amicizia, lavoro, interessi, cioè dove la ricerca raramente richiede l’utilizzo di particolari parole chiavi.

Come dimostra l’analisi di quest’ultimo fenomeno, l’adozione degli hashtag non giustifica da sola il successo di una particolare iniziativa o di un servizio. Dietro l’apparente semplicità di un simbolo si nasconde un potente strumento di marketing di cui dobbiamo ancora finire di esplorare e comprenderne appieno tutte le potenzialità.

[Questo articolo è anche pubblicato sul numero di ottobre 2013 della rivista Customer Management Insights.]

Post suggeriti
Contattaci

In questo momento non siamo raggiungibili, ma se ci mandi una email ci metteremo in contatto con te al più presto.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

ormeTwitter_IPO