Come evitare black list e spam con la propria newsletter: intervista a Fabrizio di OpenDEM

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Uno dei problemi che più affligge i responsabili di marketing digitale nella fase di comunicazione di offerte e proposte commerciali ai propri destinatari è proprio l’incubo di finire nello spam dei propri contatti quando si tenta la creazione e l’invio di newsletter a fini commerciali, rischiando di finire nel dimenticatoio per sempre. Fabrizio di OpenDEM, piattaforma italiana per la gestione di newsletter, ci ha concesso una intervista per scoprire le pratiche migliori per assicurare l’efficienza del nostro Email Marketing.

Spesso si parla di black list e spam degli indirizzi e-mail dei clienti, c’è spesso molta confusione a riguardo, sono la stessa cosa?

Assolutamente no, c’è una bella differenza tra black list e spam. La prima riguarda principalmente indirizzi IP e domini e-mail che hanno ricevuto delle segnalazioni e che non risultano autorizzati ad inviare comunicazioni. Si tratta quindi di un fenomeno evitabile che si può prevenire in buona parte comportandosi in modo coscienzioso nel contatto con i clienti. La seconda invece riguarda uno stato raggiunto a seguito di un’azione da parte del destinatario che segnala l’indirizzo da cui proviene la comunicazione. Da quel momento sarai considerato spam. In sintesi, possono essere considerati l’uno la conseguenza dell’altro: se vieni messo in black-list sarai considerato spam.

Email marketing: come evitare blacklist per newsletter

Per quali motivi si finisce nello spam? Quali sono le cause maggiori che portano una newsletter ad essere considerata spam?

Principalmente, le cause che possono portare una newsletter a finire nello spam sono due: o per via delle scelte fatte dal destinatario o per una delle cosiddette spam trap o honeypot. Nel primo caso, accade esattamente quello che ho detto in precedenza, un destinatario, anche se si è iscritto alla lista contatti consegnando il suo indirizzo e-mail, segnala l’indirizzo da cui proviene la comunicazione come spam. Il motivo alla base di questa decisione può variare dal disinteresse nei confronti di una determinata informazione, alla poca professionalità con la quale questa informazione è offerta o dalla insistenza con cui riceve le newsletter. Come può notare, due motivazioni su tre trovano facile rimedio nell’utilizzo di strumenti professionali per l’invio di newsletter. Io personalmente lavoro ad OpenDEM, sappiamo perfettamente che assicurare prestazioni professionali per la creazione di grafiche accattivanti e permettere la personalizzazione di ogni messaggio anche a chi non ha competenze approfondite di Email Marketing e grafica è una chiave fondamentale per far fronte a questo problema.

Nel caso invece delle cosiddette spam trap o honeyport bisogna fare una distinzione tra spam trap incontaminate e spam trap riciclate. Quelle incontaminate consistono in indirizzi e-mail creati con il fine di diventare spam trap, non sono iscritti a mailing list o database, questo gli permette di scoprire facilmente le e-mail derivanti da spam. Diventa chiaro che quelle ricevute sono frutto di scraping o acquisti di contatti da database di indirizzi email, motivo per cui queste pratiche sono fortemente sconsigliate per le aziende. Un e-mail che finisce nella lista nera tramite spam trap dovrà vedersela non solo con la limitazione di finire nella black list della propria utenza, ma anche con un danno di immagine non indifferente, visto che si tratta di pratiche illegali.

Per quanto riguarda invece le spam trap riciclate, si tratta solitamente di indirizzi non utilizzati da svariati anni e che vengono utilizzate esattamente come le spam trap incontaminate. La differenza sta nel fatto che verranno monitorare non solo le e-mail derivanti dal precedente utilizzo, ma anche le e-mail ricevute da nuovi indirizzi.

Come si può evitare di finire nello spam con la propria newsletter?

Per evitare di essere inseriti in black list con OpenDEM adottiamo strategie che mettono al sicuro il cliente, proteggendo la comunicazione B2C. In primis, diamo la possibilità attraverso il double opt-in di mandare newsletter solo agli indirizzi che hanno dato esplicito consenso di voler ricevere e-mail. Si tratta di un processo in due passaggi per le nuove iscrizioni ad una specifica mailing list. Inoltre, invitiamo tutti coloro che utilizzano OpenDEM a non utilizzare o acquistare liste di indirizzi e-mail da terzi.

Ad ogni modo, la chiave sta nel sapere analizzare bene la situazione che ci si trova davanti prima di inviare newsletter. Questo significa domandarsi se il destinatario è veramente interessato alla comunicazione e se c’è effettivamente il rischio di essere percepiti come indesiderati. In conclusione, con il nostro servizio, diamo la possibilità, ereditando ogni dato da newsletter a newsletter, di inserire automaticamente un link di cancellazione per gli utenti che intendono rimuoversi dalla lista dei contatti. Chiaramente questa è una pratica a discrezione di chi utilizza OpenDEM, non di un obbligo.

In particolare, OpenDEM si occupa di assicurare i più alti standard di sicurezza offrendo un servizio che rispetti la GDPR. Questo significa, ad esempio, tenere sempre sotto controllo la reputazione degli IP e dei server che utilizziamo, assicurando così anche un’ottima reputazione al mittente. Facendo un altro esempio pratico, assicuriamo a chi vuole usufruire di OpenDEM di tenere pulite le liste di destinatari, in questo modo difficilmente le newsletter verranno inviate più volte, evitando quindi di finire nello spam. Tutto ciò chiaramente è possibile tramite dei tool di verifica che permettono di gestire i destinatari di una newsletter rimuovendo contatti duplicati, gestendo delle liste sia in single che in double opt-in, verificando i domini in fase di importazione, rimuovendo automaticamente i destinatari inesistenti e rimuovendo i destinatari che hanno fatto domanda di cancellazione.

Fattore importante, è essere in possesso di un mittente verificato, vantaggio offerto da piattaforme per la creazione e l’invio di newsletter come ad esempio OpenDEM. Poter inviare newsletter da un mittente verificato significa poter inviare comunicazioni da server riconosciuti come attendibili. I client sono molto più propensi a ricevere posta da mittenti autorizzati e verificati. Tutto questo riduce notevolmente la probabilità di essere riconosciuti come spam.

Video, parole, immagini: come scegliere il social network su cui essere presenti

scegliere social network

I social network toccano oggi picchi di utenza che nessuno si sarebbe mai aspettato: questo aspetto crea negli imprenditori l’ansiosa esigenza di portare ovunque il proprio brand.

Nella realtà non è importante affannarsi ad essere presenti su tutte le piattaforme, bensì scegliere con cura i social network su quali puntare: qui entrano in gioco statistiche su focus, target di riferimento secondo area geografica, età, sesso e stile comunicativo.

Scegliere il social network

Analizziamo ora i principali social:

Prima di tutti è giusto parlare del più popolare e conosciuto di tutti: Facebook. Il social creato da Mark Zuckerberg registra tutti i giorni accessi stellari (circa 1 milione) ma il primo passo per raggiungere un preciso target è riuscire ad essere reattivi nei confronti degli utenti rispondendo, mettendo like e stimolando una continua interazione. Per creare interesse è fondamentale essere dinamici e creare un fruire di informazioni incessante che solletichino l’interesse di chi ci segue.

Instagram sta crescendo in maniera direttamente proporzionale al visual marketing. Non importa cosa scrivi, ma cosa rappresenti. Ormai la società odierna non è più interessata alla lettura di testi e premia tutto quello che è facile e non ci fa perdere tempo. La base di questa piattaforma è l’intuitività del contenuto e qui entra in gioco l’emotività dell’utente che viene sensibilizzato da quello che la foto trasmette. L’occhio deve essere messo di fronte al bello, a ciò che attrae, come cromie percepibili e riconoscibili al primo sguardo.

Linkedin è la piattaforma del lavoratore: se il tuo obiettivo è acquisire contatti, trovare collaboratori o fornitori, LinkedIn diventerà il tuo must have. Qui si punta tutto sull’interazione fra professionisti con l’unico scopo di creare rapporti ed interazioni professionali che aumentino la visibilità del tuo business. La crescita di un brand è legata dalla rete di comunicazioni che si creano fra utenti con competenze simili che accrescono la sfera di influenza

Twitter è adatto per chi ama la cronaca in tempo reale visti i pochi caratteri che può contenere un post. Non importa cosa tratti il vostro brand, gli utenti di Twitter fanno al caso vostro. Parte tutto da condivisione e coinvolgimento di dipendenti, sponsor e collaboratori diretti.

YouTube vanta un pacchetto utenti invidiabile ed è sicuramente il migliore amico di chi pubblica video con un costante rialzo di ore di visualizzazione sul proprio canale. Qui è importante che i contenuti siamo semplici da reperire e che ci sia la possibilità di rivolgersi ad un pubblico internazionale. È un mondo amplissimo ma pieno di idee e spunti da cogliere se si vuole raccontare qualcosa tramite una telecamera.

In sintesi è importante per l’affermazione online di un brand che le pubblicazioni sui social vengano fatte con un criterio ben stabilito e senza dover per forza essere presenti dappertutto. Come sempre è essenziale non rincorrere il too much, ma focalizzarsi su una strategia social ben precisa che incrementi con costanza il pacchetto di view giornaliero. Cogliere al balzo l’opportunità di crearsi una vetrina gratuita per il proprio prodotto è alla base di un marketing per ponderato e sicuramente fruttuoso. Non considerate buttate le vostre ore spese in pianificazione… a livello di immagine avrete sicuramente risultati evidenti.

Sito web per b&b: ecco quanto conta in termini di prenotazioni

Sito web per b&b

sito web per bed & breakfast
cc photo credit- flickr- Natasha Mileshina

A dispetto della larga diffusione che siti e portali stanno conquistando nel “mercato virtuale”, ancora esistono realtà che sono sprovvisti di un sito web per bed & breakfast.

La ragione è celata in un alone di mistero, rivelandosi questo strumento uno dei più potenti canali mediatici esistenti oggi, un tesoro di immenso valore a disposizione di professionisti, aziende e commercianti.

Probabilmente qualcuno crede sia sufficiente avvalersi di canali social quali Facebook, Twitter, Google+, YouTube. Qualcun altro, forse, avrà addirittura pensato che la realizzazione di un sito web per b&b sia troppo … impegnativa: molta la cura e troppo il tempo che richiederebbe l’aggiornamento del sito in generale e dei suoi contenuti in particolare.

Probabilmente qualcuno teme i costi ed i tempi necessari per il relativo mantenimento.

Bene, per tutti coloro che ancora non sono sufficientemente convinti di quanto decisivo possa rivelarsi un sito web per b&b in termini di investimento sarà bene approfondire alcuni aspetti ineludibili. Probabilmente, al seguito, davvero la scelta di non aver messo in piedi già da prima un sito si rivelerà fallace ed insensata.

Realizzazione sito web bed & breakfast: ponte diretto tra domanda ed offerta

Creare un sito web per b&b vuol dire affacciarsi su un mercato che può ampliare in modo esponenziale la richiesta di servizi. Raggiungere direttamente i consumatori nelle proprie case permette di evitare tutta una serie di passaggi, che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non solo sottraggono tempo, ma anche denaro.

Per trasformare il semplice visitatore in un cliente, ed aumentare così le prenotazioni dirette, è fondamentale avere un sito web per bed & breakfast funzionale, che promuova le proprie offerte e metta in evidenza gli sconti, con tutte le garanzie richieste dal commercio elettronico per eseguire le prenotazioni online.

Dovrà trattarsi di un sito fruibile, intuitivo per tutti coloro che ad esso si trovino a farvi visita, adatto al target di riferimento e, soprattutto, ottimizzato per tutti i dispositivi oggi in uso, smartphone e tablet al primo posto. Esso dovrà possedere un’ottima interfaccia utente, che renda facile la navigazione, evitando tutti quei fattori che possano rappresentare possibili criticità, ossia quelle che si rendono causa di abbandoni prima che venga completata la procedura di prenotazione (o anche di semplice richiesta informazioni).

Senza dimenticare il ritorno sugli investimenti

Alcune strutture puntano ancora sul passaparola: immediato, semplice da mettere in atto, assolutamente vantaggioso in termini economici e non impegnativo, niente che abbia a che vedere con le performances di un sito web per b&b.

Ammettiamolo: si tratta di un retaggio del passato che oggi non è vincente né minimamente performante.

Altri poi, credono di fare una scelta intelligente nell’affidarsi esclusivamente a Booking.com, Expedia e alle Online Travel Agency (OTA), privandosi, così facendo, di tutte quelle prenotazioni dirette che potrebbero ottenere se solo possedessero un proprio sito web per bed & breakfast. Cosa ne è della propria autonomia poi, è facile immaginarlo, così come lo è per tutte le conseguenze che ne derivano, prima fra tutte l’incidenza di commissioni elevate sul profitto complessivo dell’attività.

I termini per veder valorizzata la propria reputazione online ed assistere alla diffusione della propria immagine in rete sono ben differenti: il sito web per b&b è il primo passo che consente di avviare il proprio brand verso il successo, il punto di partenza delle nostre campagne di web marketing e, più in generale, di tutti i canali online in grado di generare un maggior ROI.

Sfruttare tutte le possibilità che il mercato oggi ci mette a disposizione non è prerogativa di pochi, bensì una grande opportunità per tutti gli operatori del settore turistico. Non esiste, come visto, alcuna ragionevole motivo per rinunciarvi.

Avete bisogno di aiuto? Parliamone.

Avete già un sito web per il vostro sito web? Allora vi potranno interessare questi articoli:

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Web reputation e candidati manager: indagine MCS

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Nelle selezioni di manager la referenza diretta è considerata più affidabile della web reputation.
I social network sono un’arma a doppio taglio per i manager nelle selezioni di lavoro: una eccessiva esposizione può essere controproducente, anche se l’assenza totale può essere interpretata come gap tecnologico e incapacità di creare network professionali. È quanto emerge da una ricerca condotta fra oltre 100 direttori delle risorse umane da MCS, società di ricerca e selezione di middle manager con sedi a Milano, Roma e Bologna.

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