Perché è importante avere una strategia di email marketing?

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Come sappiamo l’email ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e continua ad avere dei numeri in crescita. Secondo Statista, nel 2021 il numero di utenti di posta elettronica in tutto il mondo ammontava a 4,1 miliardi e si prevede che possa crescere fino a 4,6 miliardi di utenti nel 2025.

Ma in pratica cosa significa per il business e per chi fa e-commerce? Vuol dire che l’email marketing è una soluzione magica per aumentare le vendite? Può essere, ma per far leva sull’email marketing è necessario avere una solida strategia che lavori in un’ottica di lungo termine.

“Certamente, potete iniziare con l’email marketing e ottenere risultati soddisfacenti nei i primi tre mesi o forse anche nel il primo anno. Ma probabilmente non funzionerà molto più a lungo”, afferma Kelly Stymiest, partner di Homestead Studio.

“I marchi che hanno successo nell’email marketing sono quelli utilizzano questa tecnica con uno scopo ben preciso, che tengono il passo con le tendenze e-mail e che hanno pianificato una strategia di e-mail completa ed accurata. Chi comprende l’e-mail e le sue strategie ha bisogno di poco per ottenere ottimi risultati per le proprie attività.

In questo articolo vedremo come il vostro marchio potrà avvalersi di una strategia di email marketing completa e ben costruita.

Che cos’è una strategia di email marketing?

Una strategia di email marketing è un progetto che aiuta le aziende a identificare il proprio pubblico di destinazione, le sue preferenze e la tipologia di messaggi di email marketing più efficace per raggiungere gli obiettivi marketing prefissati.

Una efficace strategia di email marketing fa parte di una strategia di marketing più generale e deve includere una pianificazione basata su dati, metodi per raggiungere il proprio pubblico di destinazione e analisi dei risultati.

Perché una strategia di email marketing è così importante?

L’email è un canale potente per gli esperti di marketing e adottare una giusta strategia in atto può portare a risultati economici significativi.

Tuttavia va precisato che non si tratta di un canale per i neofiti, dal momento che esiste una forte concorrenza in questo settore.
Ecco allora i 5 principali motivi per cui avrete bisogno al più presto di un’accurata strategia di email marketing.

1. Il volume giornaliero delle e-mail è in aumento

Secondo Statista, nel 2021 sono state inviate e ricevute circa 319 miliardi di e-mail al giorno. Si prevede che questa arriverà ad oltre 376 miliardi di e-mail giornaliere entro il 2025, poiché le aziende sono fortemente intenzionate a competere in questo settore.

2. L’email marketing è efficace

Nonostante i numerosi cambiamenti che si sono verificati nel mondo e nel settore della comunicazione negli ultimi due anni, l’e-mail rimane un punto di riferimento per i professionisti del marketing. I dati di Validity and Demand Metric mostrano che per il 39% dei marketer l’efficacia della posta elettronica è rimasta stabile nel 2020 e per il 30% dei marketer ha riportato un leggero miglioramento.

3. Non avrete a che fare con qualche oscuro algoritmo dei social media

La visualizzazione di un post su un social media dipende dal particolare algoritmo del social network e i frequenti cambiamenti dell’algoritmo spesso implicano una minore copertura del proprio pubblico di riferimento. Con l’email marketing, avrete invece un maggiore controllo su chi vedrà il vostro messaggio in quanto è quasi garantito che ogni destinatario riceverà almeno la vostra e-mail.

“L’email marketing è il modo migliore per costruire relazioni a lungo termine con i clienti e convertire i lead in clienti. Questo perché è molto più facile raggiungere in modo affidabile gli iscritti ad una lista di email. Basta fare un confronto icon quanto accade con i social media”, afferma Liz Willits, fondatrice di Content Phenom. “Nonostante i social media siano un modo potente per costruire un pubblico e raggiungere nuove persone, è difficile raggiungere in maniera tutti i follower, perché l’algoritmo potrebbe non mostrare i nuovi post a tutti. Questo non è un problema con la posta elettronica”.

“Con i social media, è difficile raggiungere in maniera regolare tutti i follower, perché l’algoritmo potrebbe non mostrare i nuovi post a tutti. Questo non è un problema con la posta elettronica”.

Liz Willits, fondatrice di Content Phenom

4. L’e-mail facilita la fidelizzazione dei clienti

A differenza di altri canali, che si concentrano principalmente sull’acquisizione dei clienti, l’email marketing è un ottimo strumento sia per l’acquisizione che per la fidelizzazione. Grazie alle tecniche di “lead nurturing” e all’automazione dell’email marketing, le aziende possono impostare dei processi strutturati per coinvolgere nuovamente i clienti e trasformarli in sostenitori del proprio marchio.

5. L’email marketing ha un ROI elevato

Secondo Statista, il ritorno medio sull’investimento (ROI) dell’email marketing per i marchi di e-commerce è di $ 45 per ogni $ 1 speso.

Come si sviluppa una strategia di email marketing?

Prima di raccogliere i frutti dell’email marketing dovrete comunque rimboccarvi le maniche e gettare le basi per mettere in pratica la vostra strategia.

Per Structured Agency, una efficace strategia di email marketing per l’ecommerce è costituita da un processo articolato in 4 fasi (v. Fig. 1): configurazione di base (core), perfezionamento(scale), segmentazione delle liste (segmentation) e ottimizzazione (optimization). L’intervallo di tempo tra ogni fase è di 2-3 mesi e vanno previsti flussi di pre-acquisto e post-acquisto per ogni fase.

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Fig. 1: Una strategia di email marketing per un sito di e-commerce – Fonte: Structured Agency

In dettaglio la strategia di email marketing richiede i seguenti passi:

  1. Configurare l’automazione e-mail di base per la fase pre-acquisto (messaggi di benvenuto, pop-up, checkout, abbandono dell’acquisto, abbandono della navigazione) e post-acquisto (e-mail di ringraziamento e on-boarding post acquisto), nonché e-mail transazionali (conferme d’ordine).
  2. Perfezionare il processo aggiungendo nuove e-mail per le diverse fasi del processo di acquisto.
  3. Segmentare le liste e inviare flussi di posta elettronica pre-acquisto e post-acquisto al pubblico, a seconda della cronologia degli acquisti.
  4. Ottimizzare l’oggetto delle email, l’anteprima del testo, gli inviti all’azione (CTA), le pagine di destinazione, le email promozionali, le tempistiche e la grafica dei messaggi in modo da migliorare i tassi di conversione.

Questo approccio “crawl, walk, run” consentirà alla vostra azienda di iniziare con un piccolo sforzo e poi di testare, ottimizzare ed imparare lungo il percorso.

“Dovreste pensare alla vostra strategia di email marketing in modo simile a qualsiasi altra strategia di marketing, sia che si tratti di contenuti, sviluppo commerciale o marketing del prodotto. Senza una strategia, non avrete idea di quali siano i vostri obiettivi e vi ritroverete in una situazione del tipo “lanciare le cose contro un muro, sperando che si attacchino”, afferma Sara Du, co-fondatrice e CEO di Alloy.

A questo dobbiamo quindi domandarci cosa sia giusto per la vostra attività e da dove iniziare.
Per aiutarvi a sviluppare una strategia di email marketing di successo abbiamo preparato un elenco di 10 passi essenziali.

Vediamoli in dettaglio:

1. Condurre un audit

Il primo passo per predisporre una strategia di email marketing è fare un audit approfondito. Durante questa fase dovrete analizzare e scoprire tutto quello che riguarda il prodotto, il mercato e i vostri clienti. Per poter influenzare il vostro pubblico dovrete infatti comprendere il loro processo di acquisto, le sfide che si trovano ad affrontare e i punti deboli.

Questa fase è fondamentale per creare una strategia di successo. Riflettete a fondo sulla vostra attività prima di iniziare: in questo modo sarete in grado di individuare nuove opportunità e prendere decisioni consapevoli su come utilizzare l’email marketing.

Ecco alcune cose da approfondire nel corso di questo audit:

  • Benchmark dell’email marketing: confrontate le vostre e-mail con le medie del settore
  • Cercate modelli e template per le vostre email. Ad esempio potete consultare strumenti come Klaviyo Showcase, la libreria di modelli di Klaviyo, oppure Really Good Emails o MailCharts per vedere come altri marchi del vostro settore creano le loro email o quali modelli usano. Tutti questi strumenti possono darvi delle idee su come iniziare o migliorare le vostre email.
  • Adottate una strategia marketing incentrata sul cliente: avete parlato con i vostri clienti di recente? Avete una buona conoscenza del vostro mercato di riferimento, di chi sono i vostri clienti, di cosa gli piace e altro? Se siete ancora a questo punto di partenza, potete usare la guida al marketing per il cliente di Klaviyo per cominciare.
  • Funnel del cliente e-commerce e percorso di acquisto: create delle narrazioni chiare del vostro marchio per ogni fase del funnel in modo da fornire facilmente uno scopo a ogni messaggio e in ogni punto di contatto del cliente. Nella Fig. 2 trovate un esempio di un modello facile da usare.
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Fig. 2: Esempio di messaggi di marketing per ogni fase del processo di acquisto

2. Stabilire degli obiettivi

Qual è l’obiettivo principale della vostra attività in questo momento? Volete più lead, meno abbandoni del carrello, maggiore “lifetime value” o più sottoscrtizioni?

I vostri obiettivi determinano in pratica le azioni da intraprendere. Ad esempio, se rilevate molti abbandoni del carrello, dovrete impostare un’automazione per le e-mail di abbandono del carrello per recuperare alcune delle vendite perse oppure controllare il flusso esistente per vedere se ci sono ottimizzazioni da apportare.

3. Scegliere gli strumenti giusti

Le piattaforme di email marketing, a volte indicate come servizi di email marketing o provider di servizi di posta elettronica (ESP) o come software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), sono lo strumento generalmente utilizzato per creare e inviare e-mail a un elenco specifico di indirizzi e-mail.

La maggior parte degli strumenti di email marketing odierni ha funzionalità integrate che consentono di utilizzare modelli, creare campagne di email marketing, flussi di automazione, segmenti, elenchi e altro ancora.

Non siete sicuri di quale strumento sia giusto per la vostra azienda? Scoprite i 10 migliori servizi di posta elettronica e piattaforme di marketing del 2022.

4. Definire il proprio pubblico

Ricordiamo il detto: “Se vendi a tutti, non vendi a nessuno”.

Facendo tesoro di questo consiglio possiamo senz’altro dire che definendo il vostro pubblico di destinazione in base alla segmentazione demografica, geografica, psicografica e comportamentale, migliorerete i risultati delle vostre attività di email marketing.

“Pensa al tipo di informazioni di cui hai bisogno per personalizzare le tue email. Questo è ciò che dovresti chiedere ai clienti. Problemi di pelle, fasi della gravidanza, dimensioni delle scarpe, obiettivi di esercizio: insomma, qualcosa del genere. Cerca di entrare in confidenza con i clienti”, suggerisce Carson McComas, CEO di FuelMade.

5. Costruire un elenco

Diventare un ospite regolare nella casella di posta delle persone può offrire alle aziende innumerevoli opportunità. Tuttavia la cosa non è così semplice e trovare un modo per ottenere il via libera è spesso causa di mal di testa per gli esperti di marketing.

La raccolta di indirizzi e-mail con i moduli di iscrizione, l’offerta di incentivi ai clienti in cambio dei loro indirizzi e-mail e la scrittura di testi e-mail allettanti: queste sono solo alcune delle idee che possono aiutarvi a ottenere più iscritti e-mail e ad ampliare il vostro canale di posta elettronica.

6. Mappare ogni fase del percorso del cliente

Diverse fasi del percorso del cliente (il cosiddetto customer journey, rappresentato nella Fig. 3) richiedono approcci e-mail diversi. Per avere un quadro chiaro dell’esperienza e-mail complessiva del vostro cliente è consigliabile suddividerla in fasi e definire per ognuna di esse il tipo di e-mail da inviare.

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Fig. 3: Le diverse fasi del percorso di acquisto del cliente (customer journey)
Fonte: Klaviyo

Per fare un ulteriore passo avanti, potrete creare flussi di posta elettronica diversi per segmenti diversi.

“Una volta che disponi di sistemi per la raccolta di tali dati (quiz, pop-up con caselle di controllo, ecc.), concentrati sulla creazione di e-mail con contenuti personalizzati in base a ciascun tipo di cliente e alle sue esigenze specifiche”, suggerisce McComas. “Ciò include sequenze di email benvenuto e campagne di newsletter via e-mail con consigli sui prodotti pertinenti, istruzioni e altri contenuti dinamici”.

“Concentrati sulla creazione di e-mail con contenuti personalizzati in base a ciascun tipo di cliente e alle sue esigenze specifiche”.

Carson McComas, CEO di FuelMade

7. Determinare il formato e la frequenza

Creare l’e-mail perfetta è in parte scienza e in parte arte. Le aziende possono scegliere diversi formati, caratteri, colori e dimensioni del testo. Nella maggior parte dei casi, il design dell’e-mail è un altro modo per distinguersi e trasmettere il proprio messaggio in maniera memorabile.

Il testo e la progettazione sono fondamentali per inviare un messaggio che abbia successo, e quindi vi consigliamo di seguire alcune best practice fondamentali.
Un design di qualità dell’e-mail non solo vi aiuterà a distinguervi in una casella di posta affollata, ma attirerà anche l’attenzione del lettore, trasmetterà il vostro messaggio e spingerà i clienti a scoprire cosa c’è dietro il pulsante CTA.

Un’altra cosa da tenere in considerazione è la frequenza delle e-mail. La frequenza può influire in modo significativo sui tassi di coinvolgimento, e va quindi pianificata con attenzione.

8. Testare diversi elementi

Ogni campagna di email marketing offre molte opportunità di test. Dal testo dell’oggetto, al contenuto, alla lunghezza e agli elementi visivi, ai pulsanti CTA, allo stile, al design e alla personalizzazione, i brand possono combinare e abbinare i vari elementi e vedere cosa funziona meglio per il loro pubblico target.

Potrete utilizzare split test, test multivariati e altri per capire in che modo i diversi elementi modificano il comportamento del vostro cliente.

9. Ottimizzare la strategia

L’email marketing è un processo continuo che richiede molti esperimenti ed affinamenti in corso d’opera. Per questo motivo durante il processo è importante tenere traccia dei risultati, analizzare le prestazioni e ottimizzare le attività.

In particolare i risultati dei test possono mostrare potenziali criticità ed eventuali aree di miglioramento. In questo modo la vostra strategia di email marketing potrà migliorare costantemente in base ai risultati raggiunti.

10. Monitorare le prestazioni

Per poter prendere decisioni che siano basate su dati oggettivi è necessario monitorare le prestazioni dell’email.

Normalmente le aziende si concentrano principalmente su metriche come percentuali di clic (CTR), tassi di apertura delle e-mail e tassi di cancellazione dell’iscrizione. Tuttavia, oltre a queste metriche fondamentali, vi consigliamo di controllare anche il tasso di consegna, la reputazione del dominio del mittente e la “pulizia” delle liste. Tutti questi fattori sono cruciali per il successo dell’email marketing.

Il vostro compito sarà quindi verificare cosa funziona e cosa no e apportare miglioramenti alla strategia di email marketing in base a questi risultati.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Kaleigh Moore “How to develop an effective email marketing strategy from email list acquisition through retention” (Prima Parte)]

Quale formato scegliere per il vostro podcast?

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La scelta del formato del podcast è una delle decisioni più importanti da prendere nel momento in cui decidiate di adottare questo strumento di comunicazione. Come abbiamo detto nella nostra guida pratica “5 passi per creare il tuo podcast”, si tratta di strumenti relativamente nuovi ma che stanno rapidamente prendendo piede nell’ambito di strategie di marketing online per costruire e mantenere la reputazione, sia aziendale che individuale.

Il formato del podcast è una decisione fondamentale dal momento che avrà un forte impatto sul tono di voce da adottare, sulla scelta del pubblico di riferimento e sull’impegno necessario alla sua realizzazione. Anche se il podcast è un media relativamente giovane e in continua evoluzione, possiamo cercare di classificarlo nei formati maggiormente utilizzati:

  • Intervista
  • Conversazione
  • Monologo
  • Documentario
  • Racconto
  • Storytelling
  • Ibrido

Esaminiamo brevemente le caratteristiche di ogni singolo formato con alcuni vantaggi e svantaggi.

Intervista

Questo tipo di formato è uno dei più popolari nel mondo del podcast e prevede normalmente un conduttore e un ospite diverso per ognuno degli episodi. Il successo e la validità del podcast (che può avere anche una durata di 2 ore) dipendono ovviamente dalla qualità dell’ospite, che deve essere un esperto della tematica in discussione, e dall’abilità del conduttore nel gestire la conversazione in maniera fluida.

Vantaggi:

  • Semplicità di produzione.
  • Richiedono poche attività di editing.

Svantaggi:

  • Difficoltà nell’individuare il giusto ospite.
  • Non è facile mantenere il livello di attenzione degli ascoltatori per l’intera durata del podcast.

Esempi:

  • Marco Montemagno. L’imprenditore e influencer italiano cura personalmente un podcast dove alterna interviste a monologhi in cui si commentano i principali avvenimenti del panorama web-tech mondiale.
  • The Tim Ferriss Show. Secondo le parole dello stesso autore, nel suo podcast prova a “studiare” alcuni leader nel loro settore di eccellenza (investimenti finanziari, scacchi, sport professionistici, etc), scavando in profondità per scoprire strumenti, tattiche e trucchi che potranno essere utilizzati dagli ascoltatori.

Conversazione

Si tratta di una conversazione tra 1 o 2 conduttori ed un ospite ma a differenza dell’intervista, l’ospite non deve essere necessariamente una personalità di spicco o con un nome capace da solo da attirare un vasto pubblico di ascoltatori. Questo tipo di podcast è più simile ad una conversazione tra 2 amici che a un’intervista formale.

Vantaggi:

  • Semplicità di produzione.
  • Formato molto popolare ed apprezzato.

Svantaggi:

  • Sono necessari due conduttori, cosa che può comportare problemi organizzativi o logistici.
  • Difficoltà nel saper mantenere il livello di attenzione degli ascoltatori per l’intera durata del podcast.

Esempi:

  • Quasidì, che racconta le difficoltà di crescere e vivere in modo responsabile. Le voci sono di Ilenia Zodiaco e Valentina Tomić.
  • Morgana, di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri racconta le donne anticonvenzionali (”un po’ fate e un po’ streghe”).

Monologo

In questo caso il podcast ha un unico speaker e affronta un argomento particolarmente rilevante per l’autore. Ogni episodio è basato sull’esperienza o competenza specifica del podcaster e può affrontare temi più svariati, dal brano di un romanzo ad una serie di consigli.

Vantaggi:

  • Molto facile da organizzare non richiedendo il coinvolgimento di altre persone
  • In grado di rendere più intima la conversazione con il proprio pubblico

Svantaggi:

  • Richiede un’accurata pianificazione della scaletta
  • È necessario saper coinvolgere e trasmettere al pubblico la propria passione perchè i podcast sia effettivamente efficace.
  • Non è possibile arricchire il podcast con il contributo di idee o spunti di discussione da parte di altre persone

Esempi:

  • Akimbo di Seth Godin. Il conduttore, uno degli esperti di marketing più famosi al mondo, affronta temi incentrati sul concetto di cultura e su come tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiarla (v. Fig. 1).
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Fig. 1: Akimbo, il podcast di Seth Godin

Contenuto informativo

Possiamo considerare questo formato come un’evoluzione del formato intervista, con il contributo di diverse persone e una struttura articolata in varie sezioni. In altre parole si tratta dell’equivalente in formato podcast di un documentario e richiede quindi un elevato livello qualitativo sia in termini di approfondimento che di qualità sonora (sigla iniziale, stacchi musicali per unire le varie sezioni, etc).

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente, assimilabile a quello di una tradizionale inchiesta televisiva.
  • Si possono riutilizzare contenuti audio già prodotti per realizzare un podcast di qualità ancora più elevata.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Rabbit Hole di Kevin Rose. Il giornalista del New York Times esplora in 9 episodi cosa succede alle nostre vite quando decidiamo di andare online.
  • Masters of Scale di Reid Hoffman. Negli episodi di questo podcast il fondatore di Linkedin condivide le storie di successo di imprenditori che sono riusciti a far crescere la loro start-up da zero a molti milioni di dollari.

Racconto

Anche con un podcast è possibile creare delle “fiction” e riproporre i formati normalmente adottati nelle serie televisive o nelle trasmissioni radiofoniche di molti anni fa (i cosiddetti radiodrammi).

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente.
  • Molto spazio per la creatività.
  • Offre opportunità interessanti in quanto è un formato del podcast narrativo al momento poco utilizzato.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Welcome to Night Vale, un podcast presentato come una trasmissione radiofonica in cui si parla degli strani eventi che accadono nella immaginaria città di Night Vale.
  • Sbagliata. Sei episodi in cui gli ascoltatori vivono la storia di Emma (interpretata da Pilar Fogliati), una ragazza romana di 30 anni, e dei suoi appuntamenti falliti fino a quando non avviene per errore l’incontro con Matteo.

Storytelling

Con questo termine si indicano i podcast dove vengono raccontate, con un particolare taglio narrativo, delle storie di cronaca, come ad esempio delle investigazioni su delitti o persone scomparse. Si tratta di un formato che sta divenendo rapidamente molto popolare sulle ali del successo di Serial, un podcast del genere true crime stories (v. Fig. 2).

Fig. 2: Il sito web del podcast Serial

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Serial.
  • Veleno. Ispirato al più famoso Serial, si tratta di un reportage in sette puntate in cui Pablo Trincia e Alessia Rafanelli di Repubblica raccontano il caso di alcuni bambini sottratti alle rispettive famiglie, una ventina di anni fa, nella provincia di Modena.

Ibrido

I creatori dei podcast in realtà non sono vincolati ad utilizzare un formato piuttosto che un altro e hanno quindi la possibilità di esplorare nuove tipologie di podcast (ognuno con i propri pro e contro) che prevedano uno o più dei formati che abbiamo indicato.

Esempio:

  • Business Casual di Morning Brew, in cui l’host Alex Lieberman intervista le personalità più rilevanti in vari settori (venture capital, streaming, social media, etc) facendo domande a cui è oggettivamente molto difficile rispondere (ad es.: riuscirà il capitalismo a sopravvivere?).
  • Digital Innovators di Catobi, una community di professionisti orientata alla condivisione digitale.

Concludendo questa rassegna dei principali formati, ti segnaliamo che, così come è avvenuto per le serie televisive, anche nel mondo del podcast stanno arrivando titoli dall’estero doppiati in Italiano.

In attesa della versione doppiata di The Serial, segnaliamo:

  • Assassin’s Creed – Gold, di Anthony Del Col, tratta dal famoso gioco della Ubisoft;
  • The Sandman, serie in audio tratta dai fumetti di Neil Gaiman;
  • Auris, di Sebastian Fitzek.

Come gestire la privacy di Facebook (checklist)

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Quando i social media hanno iniziato a farsi strada nei primi anni 2000, eravamo tutti poco preoccupati per la nostra privacy, dal momento che le piattaforme avevano funzionalità limitate e meno persone avevano accesso a Internet. Al giorno d’oggi, dopo aver visto i numerosi casi di violazioni della sicurezza e di fughe di dati, siamo diventati tutti molto più consapevoli che la nostra privacy digitale è a rischio.

Vista la grande quantità di informazioni disponibili sul proprio profilo Facebook, è importante proteggere la vostra privacy da furti di identità, hacker e malintenzionati che potrebbero voler accedere al vostro account. Limitando l’accesso ai dati personali potete proteggere voi stesso e chi vi sta vicino.

Per aiutarvi, il sito Makeuseof ha messo insieme un elenco di passi da seguire per controllare e proteggere il vostro profilo Facebook. La checklist è strutturata secondo le diverse sezioni della pagina delle impostazioni di Facebook.

1. Gestire privacy Facebook: Protezione e accesso

  • Nella scheda Protezione e accesso, controllate la sezione “Dove hai effettuato l’accesso” per identificare da quali dispositivi avete effettuato l’accesso a Facebook (v. Fig. 1). Se vedete un browser o un dispositivo che non riconoscete, selezionate i tre punti accanto al dispositivo e scegliete “Esci”. Se notate qualcosa di sospetto, selezionate “Non sei tu?”.

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Fig. 1
  • Se ritenete che qualcuno possa avere accesso al vostro Facebook, andate alla sezione “Accesso” e selezionate “Modifica password”. Dovrete creare una password difficile da indovinare, diversa da quelle precedenti (inserendo lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali).
  • Non volete salvare le vostre informazioni di accesso? Se qualcun altro ha accesso al vostro computer o ai vostri dispositivi, potete decidere di non salvare le informazioni di accesso modificando l’opzione “Salva le tue informazioni di accesso”. Qui è possibile rimuovere un account o rimuovere le informazioni salvate da altri dispositivi.
  • Per rafforzare ulteriormente la tua sicurezza, potete aggiungere l’autenticazione a due fattori al vostro account Facebook. A questo scopo potete utilizzare un’app di autenticazione, oppure ricevere un messaggio SMS o un codice di sicurezza quando accedete da un browser o dispositivo non riconosciuto (v. Fig. 2).
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Fig. 2
  • Per essere informati di eventuali tentativi di accesso a Facebook non riconosciuti scegliete l’opzione “Ricevi avvisi sugli accessi non riconosciuti” nella sezione “Configurazione di una funzione di protezione aggiuntiva”.

2. Privacy

Post

  • Dovete assicurarvi che la visibilità dei vostri post attuali e futuri corrisponda alle vostre esigenze. Per farlo accedete alla scheda Privacy e selezionate “La tua attività”. I post futuri possono essere impostati su pubblico, amici, amici esclusi, solo io o amici specifici.
  • La sezione delle attività vi consente anche di rivedere eventuali post o immagini in cui siete stati taggati. Potete accettare o rifiutare i tag visualizzando il “Registro attività (v. Fig. 3).
  • Se preferite che le persone non visualizzino nessuno dei vostri post passati su Facebook, potete scegliere “limita i post passati”. Ciò significa che tutti i post pubblici precedenti o quelli che avete condiviso con amici di amici saranno limitati ai soli amici.

Persone

  • La privacy non si limita alle vostre informazioni. Potete anche limitare il pubblico che vede le persone, le pagine e gli elenchi che seguite. Le stesse opzioni si applicheranno anche ai post futuri.
  • Restringere la privacy di Facebook può rendervi difficile l’essere trovati dalle persone, tuttavia si possono modificare le impostazioni nella sezione “Come possono trovarti e contattarti le persone”. Con questa opzione potete consentire a tutti, o solo amici di amici, di inviarvi richieste di amicizia.
  • Se le persone non riescono a trovarvi tramite la ricerca su Facebook utilizzando il vostro nome, potrebbero essere in grado di cercarvi utilizzando l’indirizzo e-mail o il numero di telefono che avete fornito al momento della registrazione. Potete rimuovere questa opzione selezionando “Solo io” o limitarla ad amici o amici di amici.
  • Per assicurarvi che il vostro profilo Facebook non possa essere trovato tramite i motori di ricerca, selezionate “No” nella sezione ” Desideri che i motori di ricerca esterni a Facebook reindirizzino al tuo profilo?”.
  • Non volete essere disturbati da estranei tramite Facebook Messenger? Potete decidere che le chat siano ricevute o filtrate in base alle richieste di messaggi regolando “Collegamenti potenziali” e “Altre persone” nelle impostazioni “Come ricevi le richieste di messaggi”.
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Fig. 3

3. Profilo e aggiunta di tag

  • Sebbene possiate rivedere i vostri post e le foto in cui siete taggati tramite altre funzionalità di Facebook, è possibile regolare queste impostazioni globali nella scheda Profilo e aggiunta di tag. Con questa opzione potete decidere chi può pubblicare sul vostro profilo.
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Fig. 4
  • Assicuratevi anche di impostare quale pubblico può visualizzare i post pubblicati da altri sul vostro profilo.
  • Se desiderate personalizzare ulteriormente le impostazioni del vostro profilo, potete selezionare l’opzione “nascondi i commenti che contengono determinate parole dal tuo profilo” aggiungendo parole, frasi o emoji. Ciò significa i commenti che contengono queste parole rimarranno visibili solo a chi le ha scritte e ai loro amici.
  • Il permesso agli amici di taggarvi nelle foto o nei post può essere gestito nella sezione “Tag”. Qui si può limitare chi vede i post in cui siete taggato, così come restringere il pubblico del post.
  • Non siete sicuro di essere soddisfatti dei contenuti in cui siete stati taggati? Potete rivedere i post in cui siete taggati o i tag che le persone hanno aggiunto ai tuoi post nella sezione “Controllo”.

4. Post pubblici

  • La scheda Post pubblici (v. Fig. 5) nelle impostazioni di Facebook vi consente di decidere chi può seguirvi (compresi post, storie e reels). Questi contenuti possono essere condivisi pubblicamente o ristretti ai tuoi amici.
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Fig. 5
  • Dopo aver creato un post pubblico, potete modificare il pubblico in grado di commentare i post. Tuttavia, vale la pena notare che se lo limitate agli amici, i loro amici potrebbero comunque essere in grado di commentarlo.
  • Alcune informazioni su Facebook sono sempre pubbliche, come le foto di copertina, le immagini del profilo e contenuti in evidenza. Tuttavia potete gestire chi può mettere Mi piace o commentare questi contenuti, specificando se possano essere pubblici, o commentabili da amici di amici o solo da amici.
  • Nel caso abbiate commentato o siete stati taggati in un post di un gruppo pubblico che viene poi condiviso al di fuori di Facebook, avete la possibilità di disabilitare le anteprime in modo che non vengano visualizzati il nome utente e l’immagine del profilo. Questo può essere fatto tramite l’opzione “Anteprime fuori Facebook”.

5. Bloccare qualcuno

  • Tramite la scheda Lista con restrizioni Blocco è possibile inserire un elenco di persone che, pur rimanendo amici su Facebook, non potranno vedere i post la cui visibilità è limitata ai vostri amici.
  • Se desiderate impedire a un utente su Facebook di vedere la vostra cronologia, taggarvi, aggiungervi come amico, o anche semplicemente conversare con voi, puoi aggiungerli all’elenco degli utenti bloccati.
  • Per bloccare qualcuno su Facebook e Facebook Messenger, potete aggiungerlo all’elenco “Blocco dei messaggi”. Dovrete però assicurarvi di bloccare anche il loro profilo Facebook.
  • Ci sono delle App di cui non volete ricevere notifiche? Usando “Blocco di inviti alle app” e “Blocca di app”, potete interrompere gli inviti di determinate persone alle app o interrompere del tutto le notifiche provenienti da specifiche app.

6. Gestire privacy Facebook : Consigli vari

  • Per assicurarvi che le vostre impostazioni sulla privacy siano aggiornate, dovreste selezionare l’opzione Controllo della privacy in “Impostazioni e privacy”. Si tratta di una breve panoramica delle vostre attuali impostazioni dove potete verificare chi può vedere quello che condividete, come le persone vi trovano e altro ancora.
  • In “Impostazioni generali”, dovreste assicurarvi che il vostro nome e i dettagli di contatto siano aggiornati. Questo può esservi utile se non riuscite più ad accedere al vostro account e avrete la necessità di dimostrare la vostra identità.
  • Se desiderate che Facebook non sappia dove vi trovate, controllate la scheda Posizione e disattivate la cronologia delle posizioni per i vostri dispositivi mobili.

Come creare un piano di social media marketing di successo

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Il piano di social media marketing è l’insieme delle azioni da mettere in campo per instaurare un efficace dialogo con la propria audience di riferimento sui social. Non si tratta di un modello precostituito. Come un esperto sarto crea un abito su misura di una specifica persona, così il social media plan va modellato sulle caratteristiche della particolare azienda per cui è pensato.

Ecco gli step necessari per creare un piano di social media marketing che funziona davvero.

Definire gli obiettivi strategici

Gli obiettivi riguardano certamente l’aumento delle vendite, ma non solo. Un’azienda emergente, ad esempio, potrebbe puntare sulla cosiddetta brand awareness, ossia su un aumento della notorietà del suo marchio online. In questo caso i KPI, ossia le metriche di riferimento, sono il reach (numero di utenti che hanno visto un post) e le metriche di engagement, cioè l’insieme di numero di like, commenti e condivisioni dei contenuti. Obiettivi e metriche viaggiano insieme. Per constatare il raggiungimento di un goal, è necessario osservare i dati, che spesso sono davvero corposi. Analizzare in modo professionale i dati social è però semplice grazie ai migliori strumenti di social media marketing. In questi tool su un unico pannello sono presenti gli insight di tutti i canali social sui quali l’azienda è presente.

La domanda fondamentale da porsi è dunque: quali sono gli obiettivi da raggiungere? Conoscere la propria meta permette di stabilire la rotta per arrivarci. Senza le idee chiare, si rischia di navigare a vista, ottenendo un nulla di fatto. I gol da scegliere devono essere realistici, specifici e ovviamente misurabili in un determinato range temporale.

Creare le proprie buyer personas

Chi sono i possibili clienti di un’azienda? Creare una ricostruzione fedelissima delle persone potenzialmente interessate a un’attività permette di approntare una comunicazione che funziona. Usare il loro stesso linguaggio, soddisfare le loro aspettative, incontrare i loro bisogni generano interesse e coinvolgimento intorno alla comunicazione di un business. Un vero professionista dei social media dà così vita alla scheda identificativa del cliente-tipo di un’impresa, riportandone età, condizione sociale, interessi, sfide, paure e incertezze. Dialogare con una persona che si conosce è più semplice infatti che farlo con un perfetto sconosciuto. Ne si conosce il carattere, si riesce meglio a impostare il tone of voice, che corrisponde al mood da adottare, scherzoso, ispirante, professionale, irriverente, a seconda del brand, del canale e del target.

Pubblicare contenuti interessanti

La competizione sui social è spietata. Per farsi notare bisogna produrre post di grande qualità, perfettamente centrati rispetto ai sogni/interessi del target di riferimento. Tra le tendenze 2022 di social media marketing c’è la sempre maggiore richiesta da parte delle aziende di una figura professionale specializzata che si chiama Content creator. Si tratta di un ibrido tra influencer, copywriter e social media manager. È esperta di un determinato settore e conosce bene le dinamiche di comunicazione social. La sua specialità è creare contenuti coinvolgenti, dialoganti, esplosivi, in grado di fare breccia nell’attenzione degli utenti. Sempre più spesso i brand vanno a caccia di Content creator, per animare le loro pagine, per avere una presenza social contemporanea e fresca, al passo con gli ultimi trend di comunicazione social. La creatività è fondamentale in questo processo che fa dell’engagement il suo obiettivo centrale. A supporto dell’estro, ci sono tool di social media marketing che permettono di gestire le pubblicazioni sui vari social in modo efficace e perfettamente scadenzato nel tempo. La creazione di un calendario editoriale agile e completo sveltisce e agevola il lavoro, per lasciare più tempo alla creazione di contenuti efficaci.

Analizzare i dati costantemente

Tra le azioni per creare un social media plan efficace, c’è l’analisi dei dati. I social offrono il vantaggio di consentire l’osservazione in presa diretta dei risultati di una determinata strategia di comunicazione. Ciò permette di non viaggiare alla cieca, senza sapere come reagisce il pubblico. Momento per momento è possibile tastare il polso della situazione, conoscere il sentiment delle persone che seguono un brand. Commenti, like, messaggi in direct sono la cartina al tornasole dell’opinione degli user sui contenuti. Anche il silenzio parla. Una mancata reazione significa che il post non è stato apprezzato. I dati servono ad aggiustare il tiro, a correggere la rotta: essi devono indirizzare come una bussola nella direzione che raccoglie consenso e che spinge al raggiungimento degli obiettivi di business.

Osservare cosa fanno i competitor

Cosa fa la concorrenza? Imparare dai migliori non significa copiare o essere poco originali. Le più grandi aziende di un dato settore hanno una comunicazione che è frutto di intenso studio da parte di team con comparti dedicati a ogni settore di digital communication. Rappresentano quindi una grande fonte di ispirazione, un modo privilegiato per ottenere consigli su come agire e su quale linguaggio adottare. Ad esempio nel settore brand di lusso, può essere utilissimo raccogliere influenze sul loro linguaggio social da aziende leader del settore. Lavorare a compartimenti stagni non è la soluzione migliore. Studiare i concorrenti significa intercettare nuovi trend e scoprire modi all’avanguardia per generare engagement. Attenzione però: si tratta solo di spunti. Tutte le influenze che arrivano dall’esterno vanno presentate al pubblico in modo originale, seguendo il proprio stile e la propria brand voice. L’obiettivo è trasmettere la cosiddetta USP, Unique selling proposition, i punti di forza che rendono i prodotti di un’azienda unici e irripetibili, diversi da quelli di tutti gli altri.

Perché nel 2022 i social sono così importanti?

Sono tantissimi gli italiani attivi sui social. Se la popolazione del Bel Paese è composta da più di 60 milioni di abitanti, i social sono utilizzati da 43 milioni di persone, il 71,2% della popolazione. Ogni giorno in Italia sono trascorse tra Facebook e Instagram quasi due ore di tempo. In molti usano i social media per informarsi su prodotti e brand.

Proprio per questo, il canale social costituisce uno dei touch point più rilevanti. Nella strada che porta un generico utente alla conversione di vendita, certamente è presente un social. Si tratta di un luogo utilizzato dalle persone per conoscere meglio un brand, così come si conosce un amico. Non è solo una vetrina. È piuttosto un luogo di dialogo bidirezionale, un luogo di ascolto, di listening delle persone. Non si può fare a meno di un piano di social media marketing in una strategia di comunicazione che voglia aumentare il numero dei clienti. I social sono un bacino troppo ghiotto, pieno di utenti alla ricerca proprio del prodotto di una data azienda.

Gli annunci sui social media sono veramente efficaci?

BLOG header efficacia pubblicità sui social media

Gli annunci sui social media sono solo uno degli innumerevoli modi per raggiungere i consumatori di oggi, insieme a TV, stampa, podcast, pubblicità e un lungo elenco di altri canali digitali e di tattiche marketing.

Nel mondo della pubblicità i media sono oggi più frammentati di quanto lo siano stati in passato. Tuttavia, se si guarda all’efficacia della pubblicità sui social media, i dati di GWI offrono ai marchi alcune notizie positive:

  • il 26% degli utenti dei social media afferma di essere portato ad acquistare i marchi che vede pubblicizzati. Chiaramente la pubblicità non rappresenta l’unico modo per i consumatori di scoprire un marchio, ma se avete costruito la vostra strategia sulla pubblicità sui canali social è fondamentale che lo facciate bene.
  • Il 98% dei consumatori a livello globale afferma di aver visitato un social network nell’ultimo mese, mentre si prevede che la spesa pubblicitaria globale sui social media aumenterà del 15% all’anno fino al 2024.

Con così tanti annunci sui social media che saturano le bacheche degli utenti, distinguersi è la chiave.

Quindi come potete ottimizzare la presenza sui social media del vostro marchio per ispirare e coinvolgere il vostro pubblico? E come potete migliorare i vostri annunci sui social media?

Utilizzando l’ultimo rapporto di GWI sui social media, è possibile esplorare in dettaglio tutti questi aspetti, iniziando con uno sguardo al pubblico degli annunci.

Chi usa i social media per trovare prodotti?

A livello mondiale il 27% degli utenti dei social media afferma di utilizzare le piattaforme social principalmente per ricercare e trovare prodotti da acquistare, un numero che varia ampiamente in base all’età e all’area geografica (v. Fig. 1).

fig 1 efficacia pubblicita social media

Fig. 1: % di utenti social media che utilizzano i social per trovare nuovi prodotti (Fonte: GWI)

Gen Z e millennial costituiscono il 68% delle persone che utilizzano i social media per la scoperta di prodotti. Il dato non sorprende dal momento che sono tra i maggiori utilizzatori dei social media a livello globale. A differenza delle persone più anziane, che utilizzano i social media in modo più moderato, i millennial trascorrono oltre 2,5 ore al giorno sui social media e la Generazione Z trascorre poco meno di 3 ore al giorno su varie piattaforme.

Ciò rappresenta un’enorme opportunità per i social media marketer che si rivolgono ai consumatori più giovani, in particolare nei mercati emergenti, in aree come Medio Oriente e America Latina e LATAM, i consumatori trascorrono ben più di 3 ore al giorno sui social media. Questi utenti hanno quindi molte più probabilità rispetto al resto del mondo di spendere soldi online.

Allo stesso tempo, gli inserzionisti di social media devono affrontare specifici ostacoli causati dalla crescente digitalizzazione iniziata durante la pandemia, con 4 utenti di social media su 10 che accedono a 5 o più piattaforme di social media in uno stesso mese. Si tratta di un’enorme concorrenza per l’attenzione degli utenti.

Va anche tenuto conto che il 38% degli utenti utilizza un ad-blocker, un dato che cmostra quanto le persone siano motivate a proteggere la propria esperienza online da contenuti indesiderati, intrusivi o irrilevanti.

Dove ha maggiore impatto la pubblicità sui social media?

L’impatto degli annunci sui social media non è omogeneo in tutto il mondo. Anche nelle regioni in cui l’acquisto di beni sui social media è meno frequente, come l’Europa e il Nord America, gli annunci sui social media hanno ancora il potenziale per attirare l’attenzione della stragrande maggioranza dei consumatori.

In quasi tutte le regioni del mondo monitorati da GWI, gli annunci sui social media sono il mezzo più importante per la scoperta di un brand rispetto agli annunci su siti Web. In particolare sono il campione indiscusso in America Latina.

Chi “clicca” sugli annunci social?

Il 16% degli utenti globali dei social media ha cliccato su un post promosso o sponsorizzato su un social network nell’ultimo mese.

Anche se potrebbe sembrare un numero non molto elevato, questo gruppo rappresenta un’opportunità significativa per i marchi che cercano di conquistare clienti profittevoli e fedeli.

Il 70% degli utenti che fanno clic sugli annunci sui social media appartengono alla generazione Z o millennials e hanno il 13% di probabilità in più di rientrare nel gruppo ad alto reddito.

Più i consumatori sono benestanti, più è probabile che utilizzino i social media per seguire i marchi e per fare clic e condividere i contenuti pubblicizzati.

Inoltre, la natura profilata degli annunci sui social media significa che i marchi possono indirizzare la propria spesa pubblicitaria verso gruppi che già mostrano interesse per la loro offerta. Allo stesso tempo, chi si occupa di strategia dovrebbe avere maggiore cautela nella ricerca di account con elevato numero di follower, che potrebbero in realtà offrire percentuali di clic inferiori (v. Fig. 2).

Fig-2 account social seguiti

Fig. 2: Tipologia di account seguiti da parte degli utenti che cliccano sugli annunci (Fonte: GWI)

È interessante notare che se è vero che le personalità dei social media possono avere un ampio seguito sui social media, i dati GWI rivelano che i follower di account più piccoli, come enti di beneficenza, pubblicazioni e politici, sono in realtà più predisposti a fare clic sugli annunci sui social media. Gli influencer possono avere grandi numeri, ma ciò non si traduce necessariamente in grandi percentuali di clic.

Cosa vogliono i consumatori dagli annunci sui social media?

Le persone che cliccano sugli annunci social non si limitano ad interagire con gli annunci visualizzati su queste piattaforme. Sono infatti esposti a tutti i tipi di pubblicità nella loro vita quotidiana e di conseguenza sono sufficientemente saturi. La chiave per ottenere clic è quindi la pertinenza e la personalizzazione degli annunci.

Comprendere questo significa comprendere le differenze nelle preferenze di ogni generazione rispetto ai marchi (v. Fig. 3).

Fig-3 social e generazioni

Fig. 3: Come dovrebbero essere i brand secondo le varie generazioni di utenti? (Fonte: GWI)

In prevalenza i consumatori più giovani vogliono che i marchi siano più divertenti, intelligenti e pertinenti alla loro identità.

D’altra parte i consumatori più anziani tendono invece a preferire marchi più pratici, affidabili e autentici. Queste preferenze possono aiutare i brand a personalizzare i tipi di annunci a seconda del pubblico target.

Ad esempio, le aziende che vogliono posizionarsi come “smart” e alla moda per gli utenti più giovani dei social media possono focalizzare i loro annunci su come il loro marchio può migliorare la vita dei loro clienti. Infatti oltre un terzo della Gen Z desidera che i marchi aiutino a migliorare le proprie competenze e quasi un quarto afferma di volere marchi che possano aiutare a migliorare la propria reputazione.

Per i marchi che si rivolgono ai consumatori più anziani con un messaggio di affidabilità e autenticità, vale la pena considerare campagne social incentrate su soluzioni personalizzate, dal momento che i “baby boomer” sono la generazione più propensa marchi che aiutino a organizzare la propria vita e ad ascoltare le opinioni dei clienti.

I social media sono fondamentali per la ricerca sui prodotti

Rispetto ad altri canali multimediali, i social media occupano una gran parte del nostro tempo quotidiano sullo schermo, spesso trasformando i programmi TV in semplici rumori di sottofondo mentre scorriamo i feed social sui nostri telefoni.

Il 57% dei consumatori ammette di utilizzare i social media mentre guarda la TV.

Anche se le fonti tradizionali come gli annunci TV (31%) e il passaparola (28%) sono ancora più popolari per la scoperta del marchio rispetto agli annunci sui social media (27%), i social network sono quindi il luogo in cui molti consumatori fanno le loro ricerche. In tutto il mondo, i social media sono il secondo canale di ricerca più importante dopo i motori di ricerca, con il 43% delle persone che effettuano ricerche sui prodotti su piattaforme social.

Anche se i consumatori scoprono un marchio tramite un amico o un cartellone pubblicitario, i social media sono una pietra miliare del percorso di acquisto di molte persone. È qui che cercano ulteriori informazioni e ciò che trovano può invogliarli a portare a termine un acquisto.

Quando si tratta di aumentare l’efficacia dei vostri annunci sui social media o ampliare la vostra presenza online, è fondamentale capire cosa vogliono i consumatori durante la ricerca dei prodotti

I dati del report GWI mostrano che gli stimoli di acquisto online possono avere un impatto significativo. Gli utenti dei social media affermano infatti di essere più propensi ad acquistare prodotti online se vedono coupon e sconti (39%), recensioni di altri clienti (33%), punti fedeltà (26%) e se il prodotto ha molti “Mi piace” o buoni commenti (22%). Tutto ciò, a sua volta, può aumentare l’efficacia di un annuncio sui social media.

Come migliorare i vostri annunci sui social media

Finora abbiamo esaminato lo stato attuale della pubblicità sui social media; ora vediamo come potete utilizzare questa conoscenza per migliorare l’efficacia degli annunci.

La prima cosa da tenere a mente è che i consumatori trascorrono gran parte della loro giornata spostandosi tra le varie piattaforme, quindi è molto facile per gli inserzionisti sui social media finire “nascosti” nel rumore. Qualsiasi strategia sui social media che non includa solide basi per aiutare a guidare i consumatori attraverso il processo di ricerca si rivelerà inefficace e porterà alla perdita di potenziali clienti.

Per approfondire questo tema, vediamo tre aspetti chiave da tenere a mente per aumentare l’efficacia e dedicare maggiori investimenti alla vostra pubblicità.

Conoscete il vostro pubblico: gli utenti dei social media sono estremamente eterogenei e il modo in cui un potenziale cliente utilizza i social media varia in base alla loro età, all’area geografica e persino secondo il tipo di account seguito. Lo stesso vale per gli annunci che sono disposti a guardare. Ricordiamo che I consumatori più giovani vogliono essere intrattenuti e rappresentati in modo autentico, mentre il pubblico più anziano è più incline agli annunci che informano e offrono offerte speciali.

Utilizzate gli annunci con equilibrio e moderazione: i social media sono un ottimo modo per presentarsi ai consumatori online. Molte piattaforme consentono agli inserzionisti di aggirare gli ad-blocker e di indirizzare il pubblico in base a informazioni più personalizzate rispetto ad altri siti, ma ricordatevi che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Come inserzionisti dovrete quindi fare attenzione a non turbare l’esperienza sui social media dei vostri consumatori target: annunci eccessivi, annunci che interrompono gli altri contenuti sullo schermo e annunci troppo personalizzati possono rivelarsi controproducenti per il vostro marchio.

Utilizzate i social media per informare: gli annunci sui social media sono un ottimo modo per aumentare la visibilità del marchio, ma quando la strategia è vendere, è necessario un approccio olistico. Molti consumatori si rivolgono alle piattaforme social durante la ricerca di prodotti, quindi i marchi hanno una grande opportunità per attirare i consumatori al di fuori degli annunci stessi. Offrire sconti, promuovere recensioni autentiche e coltivare commenti positivi sono un ottimo modo per convertire gli utenti dei social media da semplici curiosi a clienti.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Doug Gorman “How effective are ads on social media?”]

Tutto quello che devi sapere per distribuire il tuo podcast

distribuzione podcast cover blog

In un articolo precedente abbiamo visto i passi che devi seguire per creare il tuo podcast. Dopo aver creare il contenuto è quindi il momento di passare al “lancio” del tuo podcast. Prima di andare avanti però dobbiamo esaminare i diversi tipi di servizi online che ti permetteranno di gestire e distribuire il podcast al tuo pubblico.         
Infatti si tende ad associare i servizi di podcast unicamente a nomi come iTunes (Apple Podcasts) o Spotify, ma queste piattaforme sono in realtà delle podcast directory. Il tuo podcast ha anche bisogno di un sito web dove essere ospitato prima di essere inviato a queste directory.

Oltre agli strumenti di registrazione e di editing che ti hanno permesso di creare il tuo contenuto in formato MP3, ti serviranno quindi degli specifici servizi per le funzioni di storage e di distribuzione dei tuoi files:

  • podcast hosting;
  • podcast directory;
  • podcast website.

Dedichiamo ora alcune righe per descriverne funzionalità, differenze e i principali player.

Come distribuire podcast: Podcast hosting

I siti di podcast hosting sono piattaforme online per il salvataggio dei files audio. Un episodio verrà trasmesso in streaming dal sito di podcast hosting, sia che l’ascoltatore utilizzi un servizio di Directory come Spotify sia un tuo sito web.

In pratica è costituito da un server web per consentire il download dei file, i file audio e un feed RSS[1] che descrive il tuo file audio.

Uno dei benefici di un sito di podcast hosting è la possibilità di distribuire il contenuto simultaneamente su diverse directory. In realtà potresti anche farlo tu stesso, con un procedimento più laborioso, collegandoti ad ogni singola directory ma saresti costretto ad avere un account su ogni singolo servizio.

Un altro potenziale beneficio di questo tipo di servizio è relativo agli aspetti di monetizzazione. I siti più importanti di podcast hosting hanno infatti dei rapporti di collaborazione con grossi brand che sono interessati a promuovere inserzioni pubblicitarie all’interno dei podcast di successo.

Tra le aziende che forniscono servizi di podcast hosting citiamo:

  • Buzzsprout
  • Libsyn
  • Spreaker
  • PodBean
  • Transistor
  • Simplecast
  • Captivate

Merita una particolare menzione Anchor, servizio acquisito da Spotify nel 2019, che offre anche alcune funzionalità per la registrazione di audio di alta qualità ad utenti con esperienza minima (v. Fig. 1).

fig 1 anchor come distribuire podcast
Fig. 1: le opzioni offerte da Anchor per la creazione di un podcast

Come distribuire podcast: Podcast directory

I servizi in questa categoria sono siti web che ricevono i feed RSS dal podcast hosting e li organizzano in modo che possano essere trovati ed ascoltati dal pubblico tramite app specifiche per podcast (come ad esempio l’app pre-installata su iPhone) o desktop computers.

Grazie ai meccanismi di sincronizzazione offerti dalla maggior parte dei servizi di podcast hosting, sarà sufficiente caricare i tuoi contenuti sul tuo account perchè questi vengano trasferiti alle directory e resi disponibili per l’ascolto dalla tua audience.

Ecco alcune delle principali podcast directory:

  • Apple Podcasts (in precedenza chiamata iTunes Podcasts);
  • Spotify;
  • Google Podcasts;
  • Stitcher;
  • TuneIn;
  • Audible:

Data l’importanza di queste piattaforme, vedremo più avanti una breve panoramica dei principali player del mercato del podcasting (Apple, Spotify, Google e, più di recente, Facebook).

Come distribuire podcast: Podcast website

In questo caso, al posto di un servizio specializzato di podcast hosting, viene utilizzato dai podcaster un proprio sito web. Il vantaggio di questa soluzione è la maggiore flessibilità in termini di promozione del proprio brand e personalizzazione dei contenuti associati al podcast.

Ad esempio, utilizzando un tuo sito web potrai usare la sezione blog del sito e creare un post per ogni episodio. Con questa soluzione, oltre al podcast stesso, ogni post potrà ad esempio contenere:

  • la trascrizione integrale del testo
  • note
  • annunci pubblicitari, link di affiliazione o altri meccanismi di monetizzazione
  • una form di registrazione ad una mailing list.

In generale ti consigliamo di avere tutti e tre i servizi.
Il sito di podcast hosting (come Spreaker) è dove caricherai i tuoi files audio, mentre le piattaforme che fungono da podcast directory (ad es. Spotify) saranno il luogo dove il pubblico troverà i tuoi contenuti.
Infine il tuo sito web personale ti servirà per fornire maggiori informazioni sul podcast e sulla tua attività di creator o di quella della tua azienda.

I big player del podcasting

Rimaniamo sul tema di come distribuire il podcast e, prima di passare agli aspetti di promozione del podcast, facciamo una breve digressione per descrivere chi sono i principali attori nel settore della distribuzione dei podcast e come sta evolvendo il mercato.

Apple Podcasts

Apple ha avuto il monopolio de facto nel mercato del podcasting per molto tempo. La casa di Cupertino ha infatti iniziato a raccogliere un elenco di podcast sin dal 2005 offrendo servizi e strumenti per cercarli, valutarli e sottoscriverli tramite iTunes o con l’app Podcast, preinstallata su ogni iPhone.   
Si tratta quindi della piattaforma di riferimento e quasi una scelta obbligata per la distribuzione del tuo podcast, ma vi sono comunque altre soluzioni che possono essere utilizzate in alternativa o in sinergia con la piattaforma Apple.

Spotify

La posizione privilegiata di Apple è ora messa in discussione dal ruolo che Spotify sta cercando di ricavarsi nel settore dei podcast attraverso acquisizioni e ampliamento dell’offerta dei propri contenuti. Negli ultimi due anni Spotify ha infatti acquisito aziende di podcasting come Gimlet, Anchor, Parcast, Megaphone e Podz. Anche l’acquisto di Betty Labs e il successivo rilascio dell’app Greenroom deve essere visto in quest’ottica.

Google Podcasts

Il ruolo del gigante di Mountain View nel settore dell’audio on-demand sembra essere ancora marginale, come possiamo vedere dalle statistiche di Buzzsprout:

  • Apple Podcasts 29.8%
  • Spotify 29.4%
  • Google Podcasts 2.7%
  • CastBox 2.9%
  • Web browser 2.6%
  • Embedded Player (sito web) 1.9%
  • Podcast Addict 1.6%
  • Buzzsprout 1.3%
  • Overcast 1.2%
  • Stitcher 0.9%

Tuttavia la piattaforma Google potrebbe ricavarsi in futuro uno spazio maggiore grazie alla scelta di passare dal servizio Google Play Music all’app Google Podcast e fare leva sulla posizione di vantaggio nel settore mobile, dove il sistema operativo Android può vantare circa l’80% del mercato.

Facebook

Anche la società fondata da Mark Zuckerberg vuole giocare un ruolo di primo piano nel settore dell’audio e, oltre alla propria soluzione per il social audio, ha esteso il supporto per i podcast all’interno della piattaforma Facebook.

A giugno 2021 Facebook ha infatti annunciato (v. Fig. 2) che sarà possibile ascoltare i podcast direttamente sull’app mentre si naviga sul Newsfeed o si sposta l’app in background. In particolare questo vuol dire che Facebook diventa a tutti gli effetti una piattaforma per la distribuzione degli audio on-demand, in quanto gli autori potranno pubblicare gli RSS feed dei loro podcast direttamente su Facebook.

fig 2 podcast su facebook
Fig. 2: sarà possibile ascoltare i podcast all’interno di Facebook (foto dal sito web Facebook)

Come promuovere il tuo podcast

In questo articolo e in quello precedente abbiamo passato in rassegna le varie fasi di ideazione, creazione e pubblicazione del tuo podcast. Ma il lavoro non finisce qui: dovrai infatti dedicarti con impegno e continuità alla promozione del tuo contenuto audio. Data la crescente concorrenza in questo settore riuscire ad essere “scoperti” dal proprio pubblico non è assolutamente una cosa scontata!

Ancora una volta la recente indagine BVA Doxa ci fornisce utili indicazioni sulle fonti preferite dagli utenti per cercare podcast da seguire. Come vediamo dalla Fig. 3, la presenza all’interno delle piattaforme specializzate è fondamentale per essere trovati e scelti (62% dei casi). Tuttavia anche i motori di ricerca e i social media sono dei canali da presidiare e da ottimizzare.

fig 3 fonti ricerca podcast
Fig. 3: fonti di informazione per cercare podcast da seguire (Fonte: indagine BVA Doxa)

A tale proposito ti potrà essere utile adottare una strategia di web marketing che preveda l’utilizzo delle tecniche normalmente utilizzate per la promozione di contenuti: sui vari canali digitali:

  • Ottimizzazione in ottica SEO del tuo podcast website (se ne hai uno).
  • Pubblicazione di una trascrizione testuale degli episodi all’interno del tuo podcast website.
  • Condivisione di contenuti degli episodi del tuo podcast (informazioni, citazioni, copertina, estratti audio, etc) sui vari social media.
  • Informazione degli iscritti tramite la tua newsletter (se ne hai costruita una nei mesi precedenti al lancio del podcast).
  • Partecipazione come ospite ad altri podcast o ad altri eventi su piattaforme di Social Audio come Clubhouse o Twitter Spaces, di cui parleremo nei prossimi capitoli.
  • Richiesta ai tuoi ascoltatori delle recensioni.
  • Studio delle statistiche dei tuoi podcast tramite Google Analytics o gli strumenti nativi di analytics fornite dalle podcast directory (come esempio, v. la Fig. 4 relativa ad Apple Podcasts Analytics). Grazie all’analisi delle informazioni statistiche quali numero di download, durata media di ascolto, numero di iscritti ed altre, potrai comprendere quali sono gli episodi o gli argomenti che hanno avuto più successo, prendere spunti e migliorare la produzione complessiva dei tuoi podcasts.
fig 4 statistiche apple podcasts
Fig. 4: un esempio delle informazioni statistiche presenti all’interno di Apple Podcasts
(Fonte: Apple)

Se vuoi approfondire questi argomenti e i temi più generali del voice marketing e dei live audio, allora potrebbe interessarti il mio libro “Podcast e Clubhouse”, pubblicato da Lupetti Editori di Comunicazione.


[1] RSS (Really Simple Syndication) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti web.

9 idee per la generazione di lead per l’e-commerce

generazione lead e-commerce

Lo sapete che il 92% dei nuovi visitatori di un sito di e-commerce non effettua un acquisto? Questi numeri non sono certamente incoraggianti ma il fatto che i nuovi visitatori non “convertano” non vuol dire che le vostre strategie di marketing dovrebbero ignorarli.

Infatti, prima di essere pronti per l’acquisto, i vostri potenziali clienti affrontano un articolato “customer journey” che comprende la ricerca, il controllo delle recensioni e il confronto dei prodotti.

Dovrete quindi trovare un modo per entrare in contatto con i consumatori durante il loro percorso di acquisto e rimanere al passo con le loro sensazioni. Ciò richiede una efficace strategia di generazione di lead che non può essere costruita dall’oggi al domani.

In questo articolo cercheremo quindi di aiutarvi condividendo le principali strategie di successo per la lead generation.

Gli aspetti chiave della generazione di lead per l’e-commerce

Spesso la generazione di lead viene scambiata come una semplice tecnica marketing per la generazione della domanda ed è definita come “un modo per generare interesse per i prodotti”. Tuttavia, la lead generation va ben oltre la creazione di consapevolezza e di interesse. Infatti la generazione di lead è il processo di acquisizione delle informazioni di contatto dei potenziali clienti volto a raggiungerli con messaggi di marketing personalizzati.

Ad esempio avere le e-mail dei potenziali clienti in una mailing list consente di poter indirizzare le loro decisioni di acquisto con l’aiuto di campagne e-mail mirate.

È comunque fondamentale delineare una strategia di lead nurturing prima di iniziare a generare lead e questo per una buona ragione. Infatti raccogliere un migliaio di indirizzi e-mail non è certamente l’obiettivo finale di una strategia marketing. Per evitare che il budget marketing finisca per andare sprecato attirando un pubblico irrilevante, dovrete definire con attenzione i vostri clienti potenziali e personalizzare in maniera accurata le vostre campagne.

Un aspetto importante della pianificazione è ottenere una comprensione dettagliata del tipo di persone da inserire nella lista mailing list. Questa conoscenza vi aiuterà a definire gli argomenti a cui i vostri potenziali clienti sono maggiormente interessati e i canali che utilizzano più spesso.

Le principali sfide per generazione di lead nell’e-commerce

Nell’e-commerce la generazione di lead non è molto più facile della vendita di prodotti. Cosa potete offrire ai vostri potenziali clienti per convincerli a condividere le loro informazioni di contatto?

Avete bisogno di una calamita, il cosiddetto lead magnet, cioè qualcosa di utile e prezioso che potete regalare in cambio dei delle informazioni di contatto dei visitatori.

Nel commercio la chiave per avere relazioni di successo è infatti avere un approccio vantaggioso per tutte le parti, cioè sia il tuo marchio che i tuoi clienti dovrebbero poter trarre beneficio dalla interazione online. E se parliamo di incoraggiare i consumatori a lasciare i loro indirizzi e-mail sul vostro sito, una situazione vantaggiosa per tutti è una in cui ci sia del reale valore nel lead magnet.

Inoltre bisogna tenere presente circa il 57% degli utenti si avvale indirizzi email falsi o usa e getta, aggiungendo un’ulteriore difficoltà alle vostre future campagne di email marketing. Infatti ciò significa che il 57% delle vostre email “rimbalzerà” (bounce back, nel gergo dell’email marketing) e non raggiungerà mai le caselle di posta dei tuoi potenziali clienti.

Anche se riuscirete ad individuare un lead magnet capace di convincere le persone a divulgare le loro informazioni di contatto non potrete mai essere sicuri che non abbiano utilizzino dei dati falsi.

Il problema può essere parzialmente risolto inviando il lead magnet via e-mail invece di concedere l’accesso immediatamente dopo la compilazione del modulo di acquisizione dei lead.

In generale la generazione di lead per l’e-commerce non è un’attività semplice. Tuttavia le idee che descriveremo nel seguito di questo articolo potranno aiutarvi a risparmiare tempo e a costruire un processo efficace per generazione di lead riducendo il numero dei tentativi e degli errori.

9 idee per potenziare la vostra strategia di generazione di lead per l’e-commerce

La lead generation è un processo che può coinvolgere varie tecniche, strumenti e canali. Tuttavia non esiste un approccio valido per tutti e che possa garantire il successo ad ogni marketer impegnato nel settore dell’e-commerce. Ci sono comunque alcune tecniche che possono rappresentare il punto di partenza ideale per mettere a punto un processo che vi permetta di raggiungere i vostri obiettivi specifici.

Impostate un processo di acquisizione dei lead

Avete già pensato a come acquisire i dati e tenere traccia dei vostri contatti?

State pensando di utilizzare un servizio gratuito, ad es. un semplice generatore di moduli basato su Google Sheet? Oppure utilizzerete una piattaforma completa che faciliti l’intero processo di lead generation?

Tenete presente che, anche se potreste pensare di non aver bisogno di una soluzione complessa (e più costosa) per raccogliere e coltivare i lead, è probabile che possiate incontrare alcune limitazioni man mano che incrementate la generazione di lead. Ad esempio è probabile che in pochi mesi vi renderete conto di avere bisogno di dati più dettagliati sulle prestazioni delle campagne di email rispetto a quanto disponibile sul tuo servizio iniziale (gratuito). Sarete così costretti a fare nuove ricerche e trasferire tutti i dati su nuove piattaforme. Dal momento che tutto questo ti costerà tempo e fatica, vi consigliamo di pianificare in anticipo dove sarete in 6 o 12 mesi. Ad esempio dovrete valutare se utilizzerete campagne a pagamento per migliorare il processo di acquisizione di lead. In ogni caso vi converrà scegliere un servizio completo di generazione di lead sin dal primo giorno in modo da costruire nel tempo una solida community di clienti fedeli.

Soluzioni gratuite potranno comunque tornarvi utili per automatizzare la gestione dei lead.

Perfezionate i moduli di acquisizione dei lead

I moduli di acquisizione dei lead consentono la raccolta dei dati degli utenti in maniera efficace e vengono spesso utilizzati all’interno di banner di tipo popup, landing page (pagine di destinazione) e pagine dedicate al pagamento.

Normalmente l’utilizzo dei moduli di acquisizione dei lead non è limitato all’acquisizione delle informazioni di contatto, ma è anche finalizzato alla raccolta di dati volti a qualificare i lead. Tuttavia, questo approccio presenta alcune insidie, dal momento che richiedere troppe informazioni ad un potenziale cliente aumenta il rischio di spaventarlo. In generale, con l’aumento del tempo necessario a completare il modulo di acquisizione dei lead, diminuirà proporzionalmente il numero di persone disposte a compilarlo senza abbandonare il sito web (v. Fig. 1).

conversion rate vs. form type
Fig. 1: esempi moduli di lead generation (Fonte: Marketing Experiments)

Pertanto dovrete valutare quando valga la pena di chiedere informazioni aggiuntive (ad esempio al momento del pagamento) e quando considerarla eccessiva (ad es. all’interno di banner di popup). La soluzione ideale è quella di adottare una profilazione progressiva. Con questo termine si intende un metodo di utilizzo di moduli dinamici, all’interno delle piattaforme di CRM, in cui i campi vengono aggiornati in base al tipo di dati già registrati per un potenziale cliente. Ogni volta che un lead già esistente compila un nuovo modulo sul sito, gli verrà richiesto di specificare le informazioni che non ha ancora fornito.

Se scegliete di utilizzare campagne di lead nurturing personalizzate, la profilazione progressiva vi consentirà di raccogliere le informazioni necessarie senza mettere i vostri nuovi visitatori di fronte a una lunga lista di domande.

Se iniziate con una semplice generazione di lead, la richiesta di un indirizzo e-mail all’interno di un modulo di acquisizione di lead dovrebbe essere più che sufficiente.

Indipendentemente dal fatto che decidiate di optare per la profilazione progressiva o meno, i seguenti suggerimenti vi aiuteranno ad aumentare i tassi di conversione dei vostri moduli online:

  • Incorporate i moduli nelle landing page.
    In questo modo eviterete di perdere potenziali contatti costringendoli a compiere azioni extra, come fare un clic su un invito all’azione (Call To Action) e attendere il caricamento di una nuova pagina.
  • Modulo più breve = modulo più efficace.
    Chiedetevi se avete davvero bisogno del cognome e del numero di telefono del vostro lead. Rimuovete tutti i campi che creano inutili perdite di tempo.
  • Utilizzate moduli interattivi quando avete bisogno di raccogliere più informazioni oltre ai semplici dettagli di contatto. I moduli strutturati in più passaggi aumentano il coinvolgimento degli utenti e sorprendentemente convertono l’86% in più rispetto ai moduli a passaggio singolo.

Incoraggiate i clienti a creare account personali

Il modo più semplice per raccogliere informazioni sui lead è incoraggiare i visitatori del sito a creare i propri account personali sul vostro sito. Per incentivarli, potreste ad esempio offrire consigli personalizzati sui prodotti, offrire la possibilità di creare liste dei desideri o di prodotti preferiti, ecc.

Utilizzate una landing page di prevendita

Supponiamo che abbiate deciso di promuovere uno specifico prodotto con una campagna social a pagamento. Le inserzioni visualizzate all’interno dei feed di Facebook o Instagram raggiungeranno un pubblico che non starà attivamente cercando di acquistare qualcosa ma che è solo alla ricerca di contenuti accattivanti. Per coinvolgere queste persone sarà meglio aggiungere un passaggio in più ed utilizzare contenuti che facciano appello ai loro interessi piuttosto che visualizzare subito una pagina di destinazione del prodotto.

Una landing page di prevendita vi consentirà di rendere i vostri contenuti più coinvolgenti per un pubblico “freddo” e aumentare i tassi di conversione delle vostre campagne di generazione di lead.
Le pagine di prevendita si presentano sotto forma di:

  • Quiz
  • Video tutorial
  • Articoli del tipo “come fare per…”
  • Contenuti con meccaniche di gioco (gamification)
generazione leads e-commerce con pagine presell
Fig. 2: esempio landing page di prevendita

Utilizzando un mix di una pagina di prevendita e una pagina di un prodotto, potrete così generare lead e poi guidarli gradualmente verso una decisione di acquisto all’interno della vostra campagna.

Raccogliete le email con le live chat

Se avete già una live chat sul vostro sito e-commerce potrete iniziare ad usarla in modo più efficace semplicemente apportando alcune modifiche.

Per raccogliere e-mail con una live chat, non sarà nemmeno necessario utilizzare un bot: basterà aggiungere un semplice messaggio di benvenuto che chieda ai visitatori la loro e-mail prima di iniziare una chat. In alternativa, potrete includere offerte promozionali nei vostri messaggi di benvenuto per i visitatori che raggiungono la pagina del carrello. L’utilizzo di una live chat dal vivo per la generazione di lead è in grado di aumentare le conversioni di un sito di e-commerce di oltre il 100%.

Offrite sconti all’interno dei banner popup

Questa è probabilmente la prima idea che vi viene in mente quando pensi alla lead generation. Usare i banner popup per invitare le persone a iscriversi alla vostra mailing list è una pratica che non potete permettervi di ignorare. L’unica differenza tra un popup inefficace e invadente e un popup che funziona è che quest’ultimo contiene sempre una proposta di valore. Molto spesso, i marchi di e-commerce offrono sconti per incoraggiare i visitatori del sito a iscriversi alle loro newsletter, come nel caso della figura seguente (Fig. 3).

generazione lead e-commerce sconto
Fig. 3: esempio popup banner con codice sconto

Create quiz con consigli personalizzati

Questa è una delle strategie preferite per la generazione di lead dal momento che i quiz affrontano le principali sfide che gli esperti di lead generation si trovano ad affrontare:

  • Le persone amano i quiz. L’81% degli intervistati concorda sul fatto che i quiz interattivi catturano l’attenzione in modo più efficace rispetto ai contenuti statici. Con un quiz di lead generation, attirare un pubblico “freddo” non sarà più un problema.
  • Qualificare un lead è più facile quando si utilizza un quiz coinvolgente, articolato in più passaggi.
  • I quiz consentono una migliore personalizzazione. I vostri contatti non avranno problemi a scegliere il prodotto giusto se ricevono consigli personalizzati.

Organizzate un giveaway o un concorso

Lanciare un concorso aiuta a raccogliere qualsiasi tipo di informazione sui lead e a guidare i lead nel percorso di vendita quasi senza sforzo.

Ma come attirare i contatti giusti con un giveaway?

Prima di tutto, per quanto ovvio possa sembrare, scegliete un premio dalla vostra linea di prodotti. Niente buoni regalo Starbucks, iPhone (a meno che non li vendiate) o buoni Amazon. L’idea è che i partecipanti al giveaway dovrebbero essere disposti ad acquistare i tuoi prodotti anche se non vincono.

Considerate inoltre la stagionalità. Invece di regalare un prodotto specifico nel periodo natalizio, consentite ai vincitori di scegliere il premio che desiderano. Questo approccio aumenterà certamente il coinvolgimento e le conversioni.

Scegliete i canali promozionali più convenienti

Per generare lead su larga scala dovrete necessariamente investire in promozioni a pagamento. La pubblicazione di annunci a pagamento su Google e Facebook è l’approccio meno rischioso per chi sta iniziando ad utilizzare un sito di e-commerce.

Se decidete di utilizzare Google Ads, iniziate con la ricerca delle parole chiave. Trovate le parole chiave compatibili con il vostro budget ed assicuratevi che attirino gli utenti che rientrano nel vostro target. Normalmente è una buona idea essere creativi e pubblicare annunci con parole chiave “a coda lunga“ meno competitive. Queste parole chiave hanno costo inferiore e attirano le persone che fanno delle ricerche mirate. Uno degli strumenti migliori per raccogliere parole chiave in base a specifici parametri è la funzionalità Keyword Research di Serpstat.

Se volete uscire dal duopolio Facebook-Google vi ricordiamo che negli ultimi anni sono emerse molte alternative a Google Ads e Facebook Ads, come Pinterest Ads e TikTok Ads.

Generazione lead e-commerce: conclusioni

Prima di creare dei moduli di acquisizione dei lead e scegliere i canali di promozione, riflettete e valutate cosa potrebbe incentivare i visitatori del vostro sito a condividere con voi le loro informazioni di contatto. Con la scelta del giusto lead magnet, potrete affrontare nel modo adeguato le principali sfide legate alla generazione di lead, come la loro qualificazione, la crescita e la trasformazione dei lead in vendite.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Jonas Olausson “Top eCommerce Lead Generation Strategies“]

5 passi per creare il tuo podcast (guida pratica)

come creare podcast blog header

I podcast sono un concetto relativamente nuovo ma che sta rapidamente prendendo piede come strumento per costruire e mantenere la reputazione, sia aziendale che individuale.

Che tu sia un freelance, un professionista o un imprenditore individuale, curare il tuo Personal Branding è fondamentale per la crescita del tuo business e il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

In questo scenario, l’utilizzo di un podcast può senz’altro aiutarti a costruire e migliorare la tua reputazione, dal momento che poche cose sono più “personali” del suono della voce. Certamente ci sono altri mezzi per far crescere il tuo personal brand, come blog, video, webinar, social media. Tuttavia il personal podcast ha il vantaggio di permettere un certo grado di intimità e di vicinanza con il tuo pubblico: se hai creato un contenuto di qualità, gli ascoltatori inizieranno ad avere la sensazione di conoscerti, anche se non ti avranno mai incontrato di persona.

Ma dove partire per creare un personal podcast? Vediamo di seguito i passi principali.

  1. Individuare l’argomento del podcast
  2. Scegliere il formato e il “tone of voice
  3. Curare il titolo e altri dettagli
  4. Scegliere il luogo e l’equipaggiamento per la registrazione
  5. Distribuire il podcast.

1. Di cosa parlerà il tuo podcast?

Il punto di partenza è ovviamente quello dell’argomento che tratterà il tuo podcast.

Se rappresenti un’azienda, la tematica del tuo branded podcast sarà relativa al settore in cui opera l’organizzazione e quindi, in questo caso, la scelta sarà in qualche modo facilitata.

Come creator ti troverai invece, molto probabilmente, in una di queste due situazioni:

  • difficoltà a trovare un’idea
  • molte idee ma difficoltà a sceglierne una.

In entrambi i casi ti consigliamo di prendere carta e penna e di buttare giù una prima lista di idee dalle quali partire.          
Inizia con pensare a qualcosa che ti interessa particolarmente e su cui potresti facilmente creare dei contenuti.
Passa poi a valutare quali sono i tuoi punti di forza (USP: Unique Selling Point) e gli elementi che ti rendono unico:

  • skills che hai sviluppato;
  • competenze che hai acquisito;
  • situazioni che hai affrontato;
  • problemi che hai risolto.

Infine individua degli argomenti che possano veramente interessare il tuo pubblico. A questo scopo dovrai dedicare del tempo alla ricerca e all’ascolto di quello che appassiona la tua audience, intervistando alcuni dei tuoi contatti o facendo delle ricerche online:

  • studiare i trend più popolari in quel momento su Google Trends (v. Fig. 1);
  • consultare i titoli e l’indice dei libri di maggiore gradimento (3 – 4 stelle) su Amazon;
  • leggere i blog o le newsletter degli esperti su un determinato argomento;
  • ascoltare altri podcast;
  • seguire le conversazioni che ottengono maggiore attenzione sui social media (Facebook, Twitter, etc);
  • consultare forum e siti di domande e risposte, come Quora o Reddit.
Fig. 1: le ricerche del termine “podcast marketing” su Google Trends

Arrivato a questo punto dovrai fare un ulteriore passo ed individuare una specifica nicchia di mercato, che tenga conto dei tuoi USP e degli argomenti che possano essere maggiormente interessanti per il tuo pubblico. Contenuto e pubblico sono infatti strettamente collegati: non puoi decidere il contenuto del tuo podcast se non conosci la tua audience e viceversa non potrai avere un pubblico se non avrai condiviso qualcosa che sia di suo interesse.

2. Scegli il formato e il “tone of voice”

Ora che hai trovato l’argomento e scelta la tua nicchia è il momento di decidere quale sarà il formato del tuo podcast.

Sono infatti possibili diversi tipi di formati che puoi adottare e nulla vieta di combinarli all’interno della tua programmazione (ad es.: un documentario in un episodio e un’intervista in un altro episodio): intervista, conversazione, monologo, documentario, racconto, storytelling.
Non esiste in assoluto un formato vincente: la scelta dipenderà da molti fattori (i tuoi USP, nicchia di mercato, contenuti a tua disposizione, etc) e potrai comunque modificarlo sulla base dell’esperienza e del feedback che riceverai dagli utenti.

Altrettanto importante sarà lo stile che adotterai, cioè quello che in ambito di comunicazione di impresa viene chiamato il tone of voice (tono di voce).

La scelta del tone of voice stabilisce infatti la modalità di relazione che vorrai stabilire con il tuo pubblico: colloquiale, cattedratico, ironico, serioso, etc. Se avrai individuato il tono di voce più adatto al tuo pubblico, i tuoi contenuti saranno senz’altro efficaci e rafforzeranno le interazioni e la tua reputazione professionale.

3. Cura il titolo e gli altri dettagli

Nel mondo ci sono oltre 800.000 podcasts: gli ascoltatori hanno solo l’imbarazzo della scelta! Quando un potenziale ascoltatore arriva su una delle varie piattaforme di distribuzione, come Apple Podcasts o Spotify, decide velocemente quale sia il contenuto di suo interesse. È estremamente difficile che una persona dedichi del tempo a scaricare e ad ascoltare i minuti iniziali di un podcast per comprendere se si tratta di quello che sta cercando. Dovrai quindi dedicare molta attenzione a definire alcuni dettagli che hanno un peso fondamentale nel decidere il successo del tuo podcast: titolo, descrizione, copertina, struttura e durata.

Come ci ricorda Apple nella sua guida alla creazione di podcast, “Fate attenzione ai campi titolo, autore e descrizione del vostro podcast. Apple Podcasts utilizza i campi titolo, autore e descrizione per la ricerca. I metadata, insieme alla copertina del podcast, sono parte integrante del confezionamento del vostro prodotto e influiranno sulla possibilità del vostro podcast di comparire nelle ricerche e di ottenere l’iscrizione di utenti”.

Secondo i dati di un’indagine di BVA Doxa, il tema/argomento di un podcast è il driver principale nella scelta insieme al Conduttore/autore e al titolo (v. Fig. 2).

Figura 2

argomenti-podcast
Fig. 2: Tematiche più interessanti per i podcast (Fonte: indagine BVA Doxa)

4. Dove e come registrare

Ora che hai definito in dettaglio i punti di partenza del tuo blog (argomento, formato iniziale, nome, frequenza) sei pronto per il passo successivo. Non devi però avere fretta perchè prima di andare live dovrai dedicare del tempo all’importante scelta del luogo dove registrerai il tuo primo podcast e l’equipaggiamento necessario.

La qualità audio è infatti elemento fondamentale per il successo di un podcast e si possono perdere rapidamente degli ascoltatori interessati ad un contenuto se il suono delle registrazioni non è di buona qualità.

Le tue scelte dipenderanno sia dal budget a disposizione che da alcune caratteristiche del tuo podcast:

  • il numero di speakers
  • se gli speakers si trovano o meno nella stessa stanza
  • se prevedi di avere degli ospiti e se questi saranno collegati da remoto
  • utilizzo di uno studio di registrazione professionale.


Una trattazione approfondita di questi argomenti meriterebbe uno spazio dedicato dal momento che andrebbero esaminati molti aspetti tecnici, alcuni anche abbastanza complessi, relativi ad assorbimento/propagazione del suono, hardware e software per la registrazione e l’editing.

Nella parte finale di questo articolo passeremo comunque in rassegna quali sono i principali fattori da prendere in considerazione per il successo del tuo podcast.

Luogo

Qualsiasi sia l’equipaggiamento di cui ti doterai, non dovrai sottovalutare le caratteristiche dell’ambiente dove verranno effettuate le registrazioni.

Se non hai la fortuna di poter utilizzare uno studio di registrazione professionale, tieni presente che dovrai:

  • Eliminare rumori indesiderati, quali orologi, ventole del computer, aria condizionata.
  • Studiare l’impatto di alcune superfici sull’amplificazione o assorbimento dei suoni (ad esempio materiali imbottiti come sedie o divani riducono gli effetti di eco che sono invece generati da superfici rigide).
  • Valutare l’acquisto di pannelli assorbenti, per creare una mini sala di registrazione all’interno del tuo ufficio o abitazione, o di schermi fonoassorbenti portatili per il microfono.

Attrezzatura di base

Per poter partire ti sarà necessario avere almeno:

  • Un computer desktop o laptop opportunamente dimensionato per poter utilizzare programmi di registrazione ed editing di file audio;
  • Un paio di cuffie. In particolare ti consigliamo l’utilizzo di un dispositivo con padiglioni auricolari chiusi (invece di semplici auricolari aperti come quelli per cellulari) in modo da evitare fastidiosi fenomeni di feedback;
  • Un microfono USB;
  • Un filtro anti-pop.

Se prevedi di fare delle interviste online utilizzando servizi di voice over-IP (Skype, Zoom, etc), accertati di avere delle connessioni internet affidabili e di velocità adeguata. Ad esempio, per un’intervista ad una persona è consigliabile avere un collegamento di almeno 1.5 Mbps in upload e download. Ovviamente la velocità del collegamento dovrà essere superiore se prevedi di avere la partecipazione contemporanea da remoto di più di un ospite.

Software di registrazione e di editing

Esiste un’ampia gamma di strumenti software per la registrazione e l’editing di contenuti audio. Molti professionisti utilizzano per le loro attività delle applicazioni leader di mercato come Pro Logic di Apple o Adobe Audition. Tuttavia questi software, oltre ad avere un costo elevato, hanno una curva di apprendimento abbastanza lenta, dal momento che sono dotati di funzionalità sofisticate e complesse.

Ti consigliamo quindi, almeno per iniziare, di utilizzare degli strumenti più elementari ed economici, come:

  • GarageBand, fornito all’interno del sistema operativo MacOS
  • Audacity, software gratuito disponibile su piattaforme Windows, Mac e Linux.

Per quanto riguarda il formato finale dei files audio delle registrazioni, tutti i principali software di registrazione prevedono l’utilizzo del formato compresso MP3. Si tratta di un formato che si è affermato come standard perchè può essere riprodotto su un numero elevatissimo di dispositivi audio e di applicazioni di podcasting. Ti suggeriamo però di creare in questo formato solo la versione finale del podcast e di utilizzare i formati proprietari del software di registrazione (tipicamente WAV o AIFF) per le elaborazioni intermedie, in modo da non perdere troppa qualità dell’audio a causa della compressione.

Una volta che avrai terminato la registrazione ti aspetta la parte meno piacevole della creazione del tuo podcast: il montaggio della versione finale. A meno che tu non sia già un esperto di editing di contenuti audio, dovrai dedicare infatti un tempo non trascurabile alla post-produzione, cioè “ripulire” il tuo podcast da pause inutili, suoni imprevisti, interviste troppo lunghe, fruscii o tutto quanto può incidere negativamente sulla qualità della tua produzione audio.

In questa fase aggiungerai anche i brani audio che fungeranno da titoli di testa (Intro) e di coda (Outro) del tuo show e che daranno quel tocco di personalizzazione necessario a caratterizzare il tuo podcast.

Man mano che farai esperienza riuscirai certamente a ridurre l’impegno per la fase di post-produzione ma, almeno inizialmente dovrei pensare che a questa fase dovrai dedicare un tempo che è almeno 3-4 volte quello della durata del tuo podcast.

Valuta quindi con attenzione la durata che vorrai dare agli episodi del tuo podcast prima di prenderti un impegno troppo stringente!

5. La distribuzione del podcast

Una volta creato il contenuto, il passo successivo sarà quello di passare al “lancio” del tuo podcast, cioè la scelta della piattaforma di distribuzione e delle modalità di promozione del podcast. Dal momento che si tratta di un argomento che richiede una particolare attenzione ne parleremo in uno specifico post.


Se vuoi approfondire questi argomenti e i temi più generali del voice marketing e dei live audio, allora potrebbe interessarti il mio libro “Podcast e Clubhouse”, pubblicato da Lupetti Editori di Comunicazione.