Su Clubhouse arriva Replay, per registrare le stanze live

Sono molte le novità in casa Clubhouse. L’app di Social Audio ha infatti annunciato la possibilità di registrare il contenuto audio delle Stanze, grazie alla nuova funzione Replay. Oltre a Replay, Clubhouse prevede il rilascio di nuove funzionalità per migliorare la ricerca all’interno dell’app e la creazione di clip audio delle conversazioni.

Replay: registrazione delle Stanze Clubhouse

La possibilità di registrare le conversazioni di una Stanza è una funzionalità molto attesa dai podcaster e, in generale, dai content creator che sono alla ricerca di massimizzare il valore delle loro chat su Clubhouse. La funzionalità di Replay consentirà infatti agli utenti di registrare una conversazione all’interno di una Stanza e di poterla successivamente scaricare o condividerla all’interno dell’app.

Questa funzione sarà disponibile solo per le Stanze pubbliche e potrà essere attivata unicamente da host e moderatori.

Il rilascio di questa funzionalità consente a Clubhouse di allinearsi con quanto già offerto da Spotify Greenroom e Twitter Spaces, cavalcando il trend che vede le piattaforme di social audio come luogo iniziale di registrazione di podcast o di altri eventi. In quest’ottica le conversazioni audio saranno poi editate e/o integrate nella fase di post-produzione per produrre e distribuire un podcast di qualità.

Audio Clip

Oltre alla registrazione completa sarà anche possibile creare clip di 30 secondi delle Stanze abilitate alle registrazioni.

La modalità di creazione di una clip è molto semplice: basterà cliccare sull’icona a forma di forbici per selezionare gli ultimi 30 secondi di conversazione di una Stanza e salvarla sul proprio smartphone (v. video seguente).

Audio Clip su Clubhouse

Sarà inoltre possibile condividere le clip su Instagram, Twitter, Facebook, iMessage o WhatsApp.

Per evitare possibili problemi di privacy Clubhouse ha anche previsto delle opzioni per limitare la condivisione: le clip non saranno infatti disponibili per stanze private, “social” o appartenenti ai club, mentre per le conversazioni pubbliche gli host avranno la facoltà di abilitare o meno le clip.

Universal search

Un’altra funzionalità annunciata da Clubhouse, nell’ottica di migliorare ulteriormente l’esperienza e il coinvolgimento dei propri utenti, è quella della Universal Search.

Come potete vedere nel video seguente, grazie a questa nuova funzione gli utenti potranno trovare contenuti più pertinenti all’interno dell’app: Stanze, Club ed eventi imminenti in base alla ricerca per parole chiave.

Universal Search su Clubhouse

Questa feature era diventata ormai necessaria ed urgente dal momento che la rapida crescita del numero di iscritti rende particolarmente difficile individuare e seguire conversazioni interessanti all’interno dell’app, lasciando completamente nelle mani dell’algoritmo di Clubhouse la segnalazione di contenuti pertinenti agli interessi degli utenti.

Con questi nuovi annunci risultano evidenti gli sforzi di Clubhouse per contrastare le insidie delle app concorrenti che stanno cercando di differenziarsi offrendo principalmente funzionalità di riutilizzo dei contenuti.

Il settore del social audio è comunque un mercato in grande fermento e dovremo quindi attenderci nuovi annunci dai principali players del mondo Hi-Tech e in primis da Facebook.

Continuate a seguirci!

Come funziona la ricerca su Instagram?

Se stai cercando di capire come funziona la Ricerca di Instagram il nuovo articolo pubblicato sul blog di Instagram ti sarà sicuramente di aiuto.
Si tratta del secondo articolo di una serie di post che Instagram ha deciso di dedicare ad una esplorazione più dettagliata e trasparente dei meccanismi che sono alla base del funzionamento della piattaforma.

Dopo il post relativo alle caratteristiche dell’algoritmo (Feed, Storie, Reels ed Esplora) è ora il momento della funzione Ricerca, lo strumento che rende Instagram un luogo di ricerca e di ispirazione per i suoi utenti.

Come Instagram classifica i risultati di ricerca

La ricerca è progettata per aiutare gli utenti a trovare account e argomenti di proprio interesse.

Per questo motivo la piattaforma si basa su diversi “segnali” per organizzare i risultati di ricerca in base a ciò che è più pertinente per l’utente scartando tutto ciò che può risultare non rilevante.

Oltre al testo digitato nella ricerca, Instagram utilizza le informazioni provenienti da account, hashtag, luoghi e attività dell’utente.

Nella figura seguente (Fig. 1) vediamo come esempio i risultati ottenuti con il termine di ricerca “space”.

Come funziona ricerca Instagram

Fig. 1: esempio di ricerca su Instagram

In ordine di importanza, i segnali più significativi sono:

  • Il testo in Cerca. Il testo inserito nella barra di ricerca è di gran lunga il segnale più importante per la ricerca. Instagram cerca di abbinare il termine di ricerca con nomi utente, biografie, didascalie, hashtag e luoghi pertinenti.
  • L’attività dell’utente. Ciò include gli account seguiti, i post visualizzati e le precedenti interazioni con gli account. Gli account e o gli hashtag più seguiti o visualizzati vengono generalmente riportati più in alto nei risultati delle ricerche.
  • Informazioni sui risultati della ricerca. Quando ci sono molti potenziali risultati, Instagram prende in esame anche i segnali relativi alla popolarità, come il numero di clic, Mi piace, condivisioni e follower di un particolare account, hashtag o luogo.

Come comparire nei risultati di Ricerca

All’interno di questo utile post trovi anche qualche utile suggerimento che può aiutarti a comparire nei risultati di ricerca:

  • Utilizza un identificativo o un nome profilo adeguato. I risultati della ricerca sono infatti associati ai contenuti testuali e quindi l’utilizzo di un identificativo Instagram o un nome di profilo pertinente al contenuto dei tuoi post è la soluzione migliore per comparire nei risultati di ricerca.
  • Includi parole chiave e località nella tua biografia. E’ importante che la tua biografia contenga parole chiave relative alla tua attività e agli argomenti trattati sul tuo account. Se il tuo account è particolarmente rilevante per una specifica località, come ad esempio nel caso di una piccola impresa, condividere la tua posizione geografica nella biografia può rendere più facile essere rintracciati dalle persone che si trovano nella tua zona.
  • Usa parole chiave e hashtag pertinenti nelle didascalie. Perchè il tuo post venga trovato tra i risultati di ricerca è necessario inserire parole chiave e hashtag nella didascalia e non nei commenti.

Come Instagram rende sicura la Ricerca

Instagram ci tiene a precisare che penalizza o evita di mostrare agli utenti account, post o hashtag che siano contrari alle Linee Guida della piattaforma.
In particolare gli account che pubblicano spam o violano alcune delle Linee Guida sono mostrati più in basso nei risultati di ricerca ed è necessario inserire il loro nome utente completo per riuscire a trovarli su Instagram. Inoltre, il social network bilancia le ricerche di argomenti sensibili con ulteriori misure di sicurezza in modo da assicurare che non vengano mostrati contenuti che potrebbero essere dannosi per gli utenti.
In generale gli account, gli hashtag e i post che violano le Linee Guida della community vengono rimossi completamente da Instagram, in modo che non possano essere visualizzati in alcun modo nella Ricerca.

Instagram continuerà a rendere la ricerca più sicura utilizzando funzionalità come i popup di informazioni per le ricerche sensibili (v. Fig. 2). Queste tipo di pagine forniscono collegamenti a risorse verificate per ulteriore supporto ed approfondimenti.

safe search Instagram

Fig. 2: risorse verificate per le ricerche su Instagram

Come Instagram intende migliorare ulteriormente la ricerca

Instagram è intenzionata a migliorare ulteriormente la funzionalità di ricerca e rivela che a breve saranno disponibili nuove features per rendere più efficaci l’ispirazione e la scoperta di contenuti sulla piattaforma.

Le nuove modifiche renderanno la ricerca su Instagram più di un semplice modo per trovare account e hashtag. La piattaforma vuole migliorare infatti l’intera esperienza utente della pagina dei risultati di ricerca in modo che diventi sempre più facile approfondire i propri interessi.

Ad esempio verrà aggiunto in futuro il supporto per lingue diverse dall’Inglese (ad oggi i risultati di ricerca sono limitate a parole chiave in inglese).

Inoltre Instagram prevede di potenziare la Ricerca della piattaforma e renderla simile a quanto disponibile sui motori di ricerca specializzati. Ad esempio, la ricerca di “space” (v. Fig. 3) mostrerà anche foto e video relativi allo spazio e non solo contenuti che contengono la parola “spazio”. Si tratta infatti di una funzionalità particolarmente utile quando si effettua la ricerca di un determinato argomento senza avere già in mente un preciso nome utente esatto o un hashtag.

motori di ricerca Instagram

Fig. 3: esempio di risultati di ricerca

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Scopriamo Spotify Greenroom

Guida a Greenroom

Clubhouse e Twitter Spaces non sono più gli unici attori del mercato del digital audio. Nel mese di giugno 2021 anche un altro agguerrito concorrente si è affacciato in questo promettente settore: Greenroom. Si tratta un’app, disponibile sia su sistema operativo IOS che Android, basata su un restyling di Locker Room di Betty Labs, società recentemente acquisita da Spotify, l’azienda leader nel settore dello streaming musicale e della distribuzione di podcast.      
A differenza dei suoi concorrenti, Spotify ha deciso di acquisire una app esistente – Locker Room era infatti un’app di chat audio già molto popolare nel mondo delle trasmissioni sportive americane – piuttosto che sviluppare internamente un servizio di social audio.         
È così in grado di competere fin da subito con Clubhouse e di arricchire la sua offerta nel podcasting. Come vedremo in questa breve guida a Spotify Greenroom, una delle caratteristiche più interessanti di questa app stand-alone dedicata alle chat audio, è di poter registrare il contenuto di una “room” (stanza) e renderlo immediatamente disponibile, dopo la conclusione dell’evento, sotto forma di podcast. Altrettanto interessante è la funzionalità integrata di chat che consente la condivisione di messaggi con i partecipanti ad una conversazione.

Guida a Spotify Greenroom: interfaccia utente

Dal punto di vista dell’interfaccia utente l’app ha un aspetto simile a quello di Spotify, sia in termini di palette di colori che di font e forma delle icone (v. Fig. 1).

Fig 1 Guida Greenroom official launch

Fig. 1: Spotify Greenroom (Credits: sito web Spotify)

Per poter utilizzare l’app non è necessario un invito e potrai iscriverti utilizzando le informazioni del tuo account Spotify, se ne hai già uno, oppure creare un nuovo account su Greenroom.     
Come mostrato nella Fig. 2, il processo di registrazione per un nuovo utente Greenroom è molto semplice ed intuitivo. Dopo aver inserito le informazioni del profilo, ti viene suggerita una lista di persone e di gruppi da seguire e richiesta l’accettazione delle regole generali della piattaforma.

Fig 2 Guida Greenroom iscrizione

Fig. 2: il processo di registrazione su Greenroom

Terminata la registrazione ti verrà presentato un elenco di stanze attive, sulla base delle persone che hai iniziato a seguire o dei gruppi ai quali ti sei iscritto (v. Fig. 3).

Fig 3 Guida Greenroom elenco rooms

Fig. 3: un elenco delle stanze su Greenroom

Osserviamo che al momento i gruppi a carattere musicale o sportivo fanno la parte del leone, in virtù delle caratteristiche dell’utenza originaria di Locker Room o di quella acquisita tramite Spotify. Potrai comunque trovare altri gruppi interessanti, man mano che ne vengano aggiunti altri da parte degli sviluppatori della piattaforma. Ad esempio tra i gruppi a cui potrai aderire ci sono:

  • ContentCreators
  • NBA
  • NFL
  • GeneralSportTalk
  • MusicForEveryone
  • Music
  • PodcastChat
  • Soccer
  • SocialMediaGrowth

Come partecipare a una stanza su Greenroom

Per partecipare ad una stanza clicca sul bottone “Join room” ed unisciti alla conversazione.

Come puoi vedere dalla Fig. 4, la struttura di una stanza è molto simile a quella di Clubhouse e i partecipanti sono suddivisi in Host, relatori e ascoltatori (“Others in the room”).
Per poter prendere la parola dovrai cliccare sull’icona, posizionata nella parte inferiore dello schermo, con il simbolo di mano alzata e la scritta “Ask to speak” e potrai invitare altri utenti alla stanza o condividerne il link su altri social media cliccando rispettivamente sulle icone alla sua sinistra e alla sua destra. Sempre nella parte inferiore dello schermo, trovi l’opzione per lasciare messaggi di testo o GIF sulla chat di gruppo della stanza.

Nella parte alta dello schermo si trovano invece altre informazioni ed opzioni di servizio, come il nome del gruppo a cui appartiene la stanza, il tasto “Leave” per abbandonare la stanza e il tasto a forma di freccia rivolta verso il basso per tornare alla schermata principale dell’app.

Fig 4 Guida Greenroom esempio stanza

Fig. 4: all’interno di una stanza gli utenti possono chiedere la parola o lasciare un messaggio sulla chat

Greenroom ha una propria peculiarità per consentire agli utenti di dimostrare il proprio l’apprezzamento nei confronti delle altre persone. Infatti sulla piattaforma, oltre a seguire una persona, è possibile fare doppio-click sul profilo di un utente e donargli una gemma. Il numero delle gemme, insieme al numero di followers e following, compare nella schermata del profilo di ogni singolo utente ma al momento non viene attribuito alcun valore monetario alle gemme. È probabilmente solo un primo passo dell’utilizzo di questa funzionalità come tecnica di gamification ed è possibile una sua evoluzione come strumento di monetizzazione per i creator, in maniera analoga a quanto già avviene sulle dirette live di Facebook con le “Stelle” e su quanto annunciato per le Facebook Live Audio Rooms.

Guida a Spotify Greenroom: creare una stanza

Una volta comprese le dinamiche fondamentali di partecipazione e di interazione su Greenroom, vorrai cimentarti anche tu nella creazione di una stanza. Si tratta di un’operazione molto semplice: devi solo andare sulla schermata principale dell’app, cliccare il tasto “Create room” e compilare i campi richiesti (v. Fig. 5):

  • Name of room” (campo obbligatorio): il nome che vuoi dare alla stanza e che verrà visualizzato in colore bianco.
  • Name of show or podcast” (campo opzionale): una descrizione dell’argomento della stanza o del podcast che verrà visualizzata in colore verde.
  • Select a group” (campo obbligatorio): scegli il nome del gruppo da un menu a tendina.
  • Get room recording”: sposta il bottone verso destra se vuoi abilitare la registrazione della stanza. In questo caso verrà inviato al tuo indirizzo di email, al termine della conversazione, un file in formato MP4 contenente la registrazione audio.
  • Text chat”: sposta il bottone verso destra se vuoi abilitare i messaggi nella chat della stanza.
Fig 5 Greenroom creazione room

Fig. 5: come creare una stanza su Greenroom

A questo punto clicca sul bottone “Go live” e sarai in diretta su Greenroom! Per quanto riguarda le altre funzionalità dell’app (profilo, attività, ricerca, gestione del microfono, etc), ti suggeriamo di curiosare all’interno di Greenroom e di fare un po’ di pratica partecipando alle stanze o creandone tu stesso qualcuna.

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Come funziona l’algoritmo di Instagram nel 2021?

algoritmo instagram come funziona

Una delle cose di cui parlano più spesso i creators e marketeers sono gli algoritmi dei social media.

Infatti comprenderne il loro funzionamento è la strada per migliorare l’engagement dei propri contenuti ed in generale le prestazioni del proprio profilo.

Tuttavia è abbastanza raro il caso in cui sia proprio il social network a spiegare esplicitamente il funzionamento del proprio algoritmo.
Per questo motivo ha destato scalpore il fatto che Adam Mosseri, il capo di Instagram, abbia dedicato un post sul blog di Instagram per illustrare in dettaglio i meccanismi che sono alla base del funzionamento dell’algoritmo di Instagram.

La cosa è comunque comprensibile, dal momento che tutte le principali piattaforme digitali sono sotto osservazione da parte delle autorità regolatorie in Europa e USA.

Si tratta di un ottimo passo avanti visto che la critica che spesso viene mossa è la scarsa trasparenza.

È difficile fidarsi di qualcosa che non capisci”, esordisce Mosseri nel suo post dove approfondisce 6 aspetti fondamentali del funzionamento di Instagram:

  • Come funziona l’algoritmo?
  • Come avviene il ranking dei post del Feed e delle Storie
  • Come funziona la scheda Esplora
  • Come avviene il ranking dei Reels
  • Lo “shadowbanning
  • Come influenzare la scelta delle cose che vediamo

Alcune delle cose descritte nel post erano in qualche modo già note (v. ad esempio il grafico creato dal servizio Preview e mostrato in Fig. 1), altre meno, ma mancava comunque una conferma ufficiale da parte della piattaforma.

algoritmo instagram 2021 (secondo preview)

Fig. 1: Come funziona l’algoritmo di Instagram nel 2021 (Fonte: https://thepreviewapp.com/how-instagram-algorithm-works/)

Come funziona l’algoritmo di Instagram nel 2021?

La prima cosa che Mosseri tiene a precisare è che non esiste un unico algoritmo che decide cosa mostrare o meno agli utenti di Instagram. In realtà il social network utilizza una varietà di algoritmi e classificazioni, ognuno con il proprio scopo.

In particolare, i post non sono visualizzati in ordine cronologico ma gli viene attribuito un “rank” sulla base di quello che è il gradimento da parte dei singoli utenti.

Dal punto di vista del “ranking”, ogni parte dell’applicazione funziona in modo differente e per questo motivo il funzionamento degli algoritmi viene dettagliato secondo tre macro aree: il Feed e le Storie, la scheda Esplora e i Reels.

Prendiamo in esame ognuna di queste macro aree.

Come avviene il ranking dei post del Feed e delle Storie

Nel corso degli anni Instagram ha analizzato il comportamento degli utenti e ha imparato che Feed e Stories sono i luoghi dove le persone vogliono vedere i contenuti pubblicati dai loro amici, dai familiari e dai conoscenti più stretti.

In questo caso l’algoritmo, come primo passo, prende in esame tutti i post recenti condivisi dalle persone seguite dagli utenti. Successivamente esamina tutte le informazioni relative a ciò che è stato pubblicato, alle persone che hanno pubblicato quei post e le preferenze del singolo utente. Questi “segnali” possono essere migliaia e comprendono (in ordine di importanza):

  • Informazioni sul singolo post.
    Si tratta di informazioni su quanto sia popolare un post (ad esempio quanti like ha ricevuto) e altri dati sul contenuto stesso, come la durata di un video o la località dove è stato girato.
  • Informazioni sulla persona che ha pubblicato il post.
    Queste informazioni aiutano Instagram a capire se la persona può essere interessante per l’utente e contiene anche altri segnali come il numero di volte in cui le persone hanno interagito con quella persona nelle ultime settimane.
  • Le attività dell’utente.
    Questi dati aiutano permettono a Instagram di comprendere quali siano le cose che interessano agli utenti e includono segnali quali il numero di post a cui stato dato un like.
  • Le precedenti interazioni con gli altri utenti.
    In questo modo Instagram si può fare un’idea dell’interesse degli utenti verso i post di una determinata persona, ad esempio tramite un commento ad un post.

Questi segnali sono alla base del passo successivo in cui la piattaforma elabora delle previsioni su quali possono essere i profili di maggiore interesse per un determinato utente: maggiore è il numero di like, commenti, tempo trascorso su un determinato profilo, clicca sulla foto e maggiore sarà la probabilità di vedere contenuti di quell’utente nel proprio Feed.

Un’altra cosa da sapere sui contenuti è che, in caso di pubblicazione di informazioni false, i post non verranno eliminati, ma ne verrà limitata la copertura.

Come funziona la scheda Esplora

 

La scheda Esplora è stata progettata per aiutare gli utenti a scoprire cose nuove. La griglia che viene visualizzata consiste in pratica di foto e video consigliate per l’utente ed è molto diversa da quella visualizzata nel Feed o nelle e Storie, dove la stragrande maggioranza dei contenuti proviene dagli account seguiti dagli utenti.

Anche in questo caso il primo passo consiste nel definire una serie di post da classificare. Per trovare foto e video che potrebbero interessare ad un determinato utente, Instagram esamina segnali come i post piaciuti, salvati o commentati in passato. Se ad esempio un utente in passato ha dato un like ad un post di @socialmediaeasy, Instagram cercherà altre persone che hanno manifestato gradimento per i contenuti di @socialmediaeasy e proporrà foto o video di queste persone nell’accesso successivo alla scheda Esplora.

Analogamente a quanto visto in precedenza, i principali segnali (in ordine di importanza) che incidono sul ranking sono:

  • Informazioni sul singolo post.
  • Le precedenti interazioni con un altro utente.
  • Le attività dell’utente.
  • Informazioni sulla persona che ha pubblicato il post.

Dal momento che in questa sezione vengono mostrati i post di persone che seguite dagli utenti, la visualizzazione dei post seguirà delle regole stringenti: solo i contenuti conformi alle “Recommendations Guidelines” compariranno in Esplora. Ad esempio vengono esclusi i contenuti potenzialmente sensibili come quelli che promuovono il tabacco o le sigarette elettroniche.

Come avviene il ranking dei Reels

L’obiettivo principale dei Reels è quello di intrattenere gli utenti e di spingerli a trascorrere il più tempo possibile all’interno della piattaforma. Per questo motivo il funzionamento dell’algoritmo è molto simile a quello adottato per la scheda Esplora, con la sola differenza che vengono privilegiati i contenuti di intrattenimento.

Pertanto anche in questo caso l’utente vedrà in prevalenza contenuti delle persone che non segue.

Così come avviene su TikTok un creator può quindi ottenere un elevato numero di visualizzazioni per un Reel anche se ha pochi followers su Instagram.

I segnali più importanti per i Reels:

  • Le attività dell’utente.
  • Le precedenti interazioni con l’utente che ha pubblicato un post.
  • Informazioni sul Reel.
  • Informazioni sulla persona che ha pubblicato il post.

I Reels seguono le stesse raccomandazioni della pagina Esplora e, in più, vengono penalizzati i video a bassa risoluzione, quelli con watermark (come il simbolo di TikTok ad esempio) o che parlano di politica.

Chiarimenti sullo “shadowbanning”

All’interno del post Mosseri dedica anche del tempo a chiarire che spesso il termine shadowban viene usato in maniera impropria per giustificare le diverse prestazioni ottenuti dai contenuti:

“Riconosciamo che non sempre facciamo abbastanza per spiegare perché penalizziamo i contenuti quando lo facciamo, cosa sia raccomandabile e cosa no, e come Instagram funziona in linea generale.”

In particolare il capo di Instagram spiega che non sempre un calo di like o commenti è riconducibile allo “shadowban”. Può infatti capitare, come è comprensibile, che molte persone guardino meno della metà del loro feed.
Mosseri promette comunque che Instagram cercherà di essere più trasparente, anche tramite delle notifiche all’interno dell’app, sul perché nasconda certi tipi di contenuti e sul funzionamento di Instagram stesso.

Come influenzare la scelta delle cose che vediamo

Concludiamo infine riportando alcuni consigli che la stessa Instagram ci suggerisce per personalizzare i contenuti che vediamo quando navighiamo su questa piattaforma:

  • creare una lista degli amici più stretti. Questo può essere fatto nelle Storie ma la lista viene utilizzata dall’algoritmo anche per dare priorità alle persone sul Feed.
  • silenziare i profili a cui non siamo interessati. In questo modo non vedremo i contenuti di un utente ma non dovremo smettere di seguirlo.
  • Classificare i post come “non interessanti”. Questa azione aiuta Instagram ad istruire il proprio algoritmo, segnalando i post che ci interessano particolarmente.

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Guida a Twitter Spaces

Gud Twitter Spaces

Grazie al boom di Clubhouse, il social audio si è affermato come il trend del momento e molte piattaforme digitali si sono affrettate a programmare lo sviluppo di un clone dell’app lanciata da Paul Davison and Rohan Seth.
Il primo social media a rendere disponibile una funzionalità di social audio è stato Twitter con la funzionalità “Spaces” o “Spazi”. Già a partire dall’aprile 2021 il social di Jack Dorsey ha rilasciato Twitter Spaces ad alcuni utenti di test e successivamente ha reso disponibile la funzionalità a tutti gli utenti, sia su web che sui sistemi operativi mobili Android e IOS, con almeno 600 followers.

Prendendo spunto da un utile post pubblicato da Hootsuite riepiloghiamo di seguito alcune informazioni utili per utilizzare Twitter Space e cerchiamo di mettere schematicamente a confronto le sue funzionalità con quelle di Clubhouse.

Come si utilizza Twitter Spaces

Avviare uno Spazio

Se hai almeno 600 followers puoi avviare uno spazio in maniera molto semplice. Le operazioni da effettuare su IOS (su Android o da desktop sono molto simili) sono le seguenti:

  1. Premi a lungo il pulsante Scrivi
  2. Seleziona l’icona Spazi (più cerchi a forma di diamante).
    Oppure tocca la tua foto del profilo (come se stessi creando un “Fleet”) e scorri verso destra per trovare l’opzione Spazi.
  3. Quando sei pronto per iniziare, tocca Avvia il tuo spazio.
    Ti sarà anche possibile schedulare il tuo evento scegliendo l’opzione Programma per dopo (al momento questa opzione non è presente se si è partiti cliccando sulla foto del profilo).
    Inizialmente il tuo microfono sarà spento e dovrai quindi attivarlo cliccando sull’icona del microfono
  4. Invita i tuoi contatti selezionando, tra le 4 icone mostrate in basso nello schermo, l’ultima a destra (una freccia rivolta verso l’alto) e scegliendo una delle possibili modalità: tramite messaggio diretto (DM), condividendo un Tweet o un link.

Le altre icone di questo menu visualizzato nella parte inferiore dell’app ti permettono di utilizzare altre importanti funzionalità per la gestione del tuo Spazio (V. Fig. 1)

guida twitter spaces: come creare uno Spazio

Fig. 1: Creazione di uno Spazio

Cliccando sull’icona (…) puoi accedere all’opzione Modifica impostazioni, dove puoi decidere chi potrà intervenire come relatore all’interno del tuo Spazio: tutti, chi segui o solo gli utenti che inviti a partecipare.
In questo sottomenu puoi anche attivare i sottotitoli. Ciò consentirà agli utenti di visualizzare i sottotitoli dal vivo durante l’ascolto di uno Spazio (dovranno attivare l’opzione “Visualizza sottotitoli”). Sebbene al momento della pubblicazione di questa guida a Twitter Spaces i sottotitoli non siano ancora disponibili per la lingua italiana, ti consigliamo di attivarli quando sarà possibile in modo da rendere il tuo Spazio accessibile e inclusivo per tutti gli ascoltatori del tuo Spazio.

Cliccando sull’icona raffigurante due persone ottieni informazioni sui partecipanti: qui potrai invitare i tuoi contatti ad unirsi al tuo Spazio come partecipante attivo (cioè come relatore) o come ascoltatore cliccando su Aggiungi partecipanti attivi.

Puoi aggiungere fino a 10 persone (oltre all’Host) come relatori in uno Spazio. Questo elenco può essere modificato in qualsiasi momento durante lo Spazio. Nella Fig. 2 puoi vedere un esempio di Stanza con i tre tipi di partecipanti: Host, partecipante (speaker che può avere il microfono acceso o spento) e ascoltatore.
Inoltre in questa schermata potrai ricercare un partecipante al tuo spazio inserendone il nome (funzionalità che può rivelarsi utile qualora vi siano un numero elevato di partecipanti).

Guida Twitter Spaces: esempio partecipanti

Fig. 2: esempio di Spazio con i tre tipi di partecipanti

Gestione dello Spazio

Mentre uno spazio è attivo, puoi approvare le richieste di intervento degli ascoltatori. Qualsiasi relatore che approvi andrà ad aggiornare il conteggio e conterà ai fini del limite di 10 oratori.
Tieni presente che, in qualità di host dello Spazio, in caso di un comportamento non corretto di un relatore (insulti, spam, interruzioni non giustificate, etc) potrai rimuoverlo, segnalarlo o bloccarlo.
N.B.: un utente bloccato all’interno di uno Spazio di Twitter, risulterà completamente bloccato su tutto Twitter.

Per quanto il numero di ascoltatori che possono partecipare a uno Spazio al momento non è previsto alcun limite.

Terminare uno spazio Twitter

Come host puoi terminare uno Spazio toccando il pulsante Termina in alto a destra. Aggiungiamo anche che uno Spazio può essere terminato in qualsiasi momento da Twitter se vengono violate le regole di partecipazione stabilite dalla piattaforma.

Una volta che lo Spazio è terminato questo non risulta più disponibile per gli utenti. Tuttavia Twitter conserverà per 30 giorni una copia del file audio e dei sottotitoli nel caso in cui sia necessario riascoltare la conversazione per eventuali violazioni alle regole.

Durante questi 30 giorni (che si estendono a 90 in caso venga presentato ricorso), gli host possono scaricare una copia dei dati dello Spazio, inclusa una trascrizione dei testi se sono stati attivati i sottotitoli.

Partecipare ad uno Spazio

Chiunque può partecipare a uno Spazio Twitter come ascoltatore utilizzando una delle due modalità (v. Fig.3):

  • Cliccando sul cerchio viola attorno alla foto di un host nella parte superiore dell’app dove sono elencate le Storie/Fleet.
  • Cliccando su Passa all’ascolto all’interno della casella viola inun tweet.

Fig. 3: come partecipare a uno Spazio Twitter

Come abbiamo detto, non sarà possibile partecipare ad uno Spazio dopo che questo sia terminato.

Una volta entrato in uno Spazio, potrai seguire queste azioni:

  • modificare le impostazioni (come l’attivazione di sottotitoli od effetti sonori);
  • richiesta di diventare un relatore (al momento dell’ingresso in uno Spazio il tuo microfono è disattivato per impostazione predefinita);
  • vedere l’elenco dei relatori e degli ascoltatori;
  • inviare reazioni sotto forma di emoji;
  • condividere tweet;
  • condividere lo Spazio.

Ti sarà utile sapere che puoi comunque continuare a utilizzare Twitter mentre ascolti uno Spazio: ti sarà sufficiente ridurlo ad icona e lo troverai nella parte inferiore dell’app. 

Come trovare gli Spazi su Twitter

La scoperta degli Spazi (così come quella delle Stanze su Clubhouse) è ancora una funzionalità che richiede dei miglioramenti. Secondo alcune indiscrezioni, Twitter ha in programma di creare una scheda dedicata a Spaces all’interno dell’app, dove dovrebbe essere possibile cercare e scoprire nuovi Spazi. 

Gli Spazi sono comunque pubblici e possono essere raggiunti da qualsiasi utente Twitter, comprese le persone che non seguono il tuo account.

Come abbiamo detto, gli host e gli ascoltatori hanno tre opzioni per condividere gli spazi (v. Fig. 4):

  • tramite Messaggio Diretto (MD),
  • condividendo un Tweet
  • condividendo un link.

Fig. 4: condivisione degli Spazi

Inoltre la funzionalità di pianificazione per gli Spazi rendere molto facile promuovere e avvisare i propri follower in anticipo: dopo aver programmato uno Spazio potrai infatti twittare il suo link in modo che i tuoi follower potranno impostare un promemoria per partecipare all’evento una volta che sia attivo (v. Fig. 5).

Fig. 5: Un esempio di Spazio programmato

Twitter Spaces vs Clubhouse

A prima vista Twitter Spaces e Clubhouse sembrano abbastanza simili nel design e nelle funzioni.

Certamente Clubhouse ha il vantaggio di essere stata la prima app a lanciare funzionalità di social audio. Tuttavia vi sono alcune funzionalità, come ad esempio la qualità dell’audio e l’ascolto da web, dove Spaces sembra essere addirittura superiore a Clubhouse.

Per permettere un confronto ad alto livello dei due servizi abbiamo preparato una tabella con le principali caratteristiche di Twitter Spaces e Clubhouse.

CaratteristicaTwitter SpacesClubhouse
Ruoli utente3 (host, relatore, ascoltatore)4 (host, co-host, relatore, moderatore, ascoltatore)
PiattaformeiOS, AndroidiOS, Android
RegistrazioneAperta a tutti come ascoltatore, almeno 600 followers per essere HostSolo su invito, qualsiasi iscritto può essere un host
Qualità audioHi-Fi audio basata sull’infrastruttura utilizzata su PeriscopeInferiore a quella di Spaces (secondo i primi giudizi degli utenti)
TestiNOCondivisione di un Tweet in alto nello spazio di ascolto
Comunicazione diretta con utentiSI, attraverso le funzionalità di base di TwitterNO (solo in maniera indiretta, attraverso Instagram o Twitter)
DispositiviMobile, desktop (solo ascolto)Solo mobile
Reazioni del pubblicoEmoji (5)NO
Numero massimo relatori e ascoltatoriMax 10 relatori, nessun limite per gli ascoltatoriNessun limite per i relatori, max 5000 ascoltatori
Programmazione eventiSISI
RicercaSpazi visibili nella parte superiore dell’appStanze visibili nell’Hallway
PrivacyTutti gli Spazi sono pubbliciLe Stanze possono essere private o pubbliche

In realtà la principale differenza tra le due piattaforme è la diversa dimensione della loro base di utenti. Sotto questo punto di vistaSpaces ha un notevole vantaggio, dal momento che Clubhouse è solo una nuova app che sta costruendo una sua audience partendo da zero, mentre Twitter ha già milioni di utenti giornalieri attivi.

Tuttavia per entrambe le piattaforme si tratta delle prime versioni sperimentali e nel corso dei prossimi mesi vedremo sicuramente un progressivo rilascio di nuove funzionalità che sono destinate a confermare o cambiare questo scenario.

La battaglia per ritagliarsi un ruolo di riferimento nel mondo del social audio è solo iniziata!

Social audio: un mercato destinato a durare

mercato social audio

I social media, che abbiamo sempre visto come solo testo, immagini o video, ora hanno una nuova componente privilegiata: l’audio.
 
In realtà l’utilizzo della voce come mezzo di comunicazione è già in auge da un po’ di tempo grazie ai podcast. I podcast sono però un mezzo di comunicazione asincrono ed unidirezionale, dal momento che presuppongono la registrazione di un contenuto in anticipo e in una modalità in cui non sono previste interazioni con il pubblico.
 
I contenuti classificati come social audio sono invece diversi in quanto l’audio è prodotto in tempo reale ed avviene all’interno di “eventi” che consentono agli ascoltatori di partecipare attivamente al dialogo.
L’audio è particolarmente efficace e importante perché può fornire una comprensione più approfondita del contesto comunicativo che non sarebbe invece possibile con il solo testo. L’esigenza di aggiungere delle emoji nelle chat e nei contenuti online non nasce forse da questo?
E’ un fatto risaputo che l’intonazione della voce ci aiuta infatti a comprendere e chiarire il tono della comunicazione.

Social Audio: the next big thing?

L’affermarsi del social audio e di Clubhouse è un fenomeno che doveva quasi considerarsi come inevitabile. A dirlo è Ben Thompson che vede il social audio come espressione di un processo di “democratizzazione” dell’utilizzo dei canali social: dal blogging a Twitter, dal sito web a Instagram, da YouTube a TikTok

Secondo John Milinovich, Product Manager di Clubhouse, siamo entrati nell’era dell’ambient computing, un periodo in vedremo una proliferazione di audio sincrono e asincrono e che segna un arricchimento rispetto a quelli precedenti, caratterizzati dall’utilizzo prevalente di testi e links (desktop era) o immagini e video (mobile era).

social audio ambient computing

Il tema del social audio sta quindi attirando notevole attenzione da parte dei marketer e degli analisti. Jeremiah Owyang ne prevede una rapida crescita, trainata dalla diffusione degli smartphone e delle app, e prospetta la nascita di diversi modelli di business:

  • Servizi per gli utenti.
    In questo modello di business i servizi offrono agli utenti la possibilità di migliorare la loro esperienza dell’uso dell’app o della scelta delle “rooms” a cui partecipare: Premium audio, Premium rooms, Premium analytics, rooms senza annunci pubblicitari, meccanismi di monetizzazione per i creators (mance e utilizzo di criptovalute).
  • Servizi di Advertising e Marketing.
    Le aziende potranno utilizzare dei servizi per la promozione del brand o dei loro prodotti: branded clubs, rooms sponsorizzate, annunci pubblicitari (banners, testi, audio), interviste sponsorizzate ad influencers, E-commerce.
  • Monetizzazione dell’accesso ai dati.
    In questo ambito rientra l’offerta di servizi offerti alle aziende per analisi statistiche sofisticate, per l’accesso massivo ai dati in formato raw (analogo al servizio Firehose di Twitter), l’utilizzo di API per lo sviluppo di nuove applicazioni.

Ma social audio non è solo Clubhouse

La lista delle aziende che ha deciso di salire sul carro del social audio è cresce ogni giorno. Tra queste ci sono Facebook, Twitter, Linkedin, Spotify, Discord.

Al momento le informazioni che abbiamo sono solo quelle relative agli annunci fatti dalle aziende e alle immagini dei prototipi che girano in Rete. Pertanto al momento è molto difficile fare delle previsioni e comprendere se si affermerà la strategia di Clubhouse – app dedicata esclusivamente all’audio – o quella delle altre piattaforme concorrenti – audio come funzionalità aggiuntiva.
Tra queste ultime, Twitter con Spaces, Linkedin e Facebook con le loro Live Audio Rooms sono probabilmente destinate a diventare le concorrenti più agguerrite di Clubhouse, facendo leva sul loro bacino di utenti e sull’ ampiezza della gamma delle funzionalità.

facebook live audio rooms
Facebook Live Audio Rooms

Anche Spotify, con la recente acquisizione di Betty Labs merita una particolare attenzione grazie all’esperienza maturata da Locker Room nel settore di nicchia delle trasmissioni sportive.

Analogamente Discord, con il suo Stage Channels, potrebbe giocare un ruolo importante nel mercato del social audio dal momento che ha già una reputazione con le sue funzionalità di chat audio private.

Discord stage channels
Fonte: Discord

Infine non possiamo dimenticare Telegram con la sua funzionalità Voice Chat 2.0 che potrebbe attirare molti utenti in virtù delle sue sofisticate funzionalità di sicurezza.

L’aspetto della sicurezza è infatti al momento il tallone di Achille di Clubhouse. Numerosi i punti oscuri o in palese violazione delle attuali norme nazionali o internazionali:

  • non viene richiesto il consenso
  • mancano i riferimenti al GDPR
  • i dati vengono trasferiti in USA
  • non è chiaro a che titolo i dati possono essere trasferiti a Terze Parti.

Uno sguardo al mercato

Concludiamo cercando di ipotizzare le possibili evoluzioni del mercato del social audio. Secondo Jeremiah Owyang uno dei più stimati analisti del mercato hi-tech, possiamo prevedere:

  1. Una rapida adozione da parte dell’utenza: spinto dal lockdown, il social audio otterrà un numero elevato di utenti nel 2021 e oltre.
  2. Gli investimenti non saranno limitati a Clubhouse: in generale ogni mercato tende ad avere 3 attori principali: il primo, il più grande e quello innovativo. Per questo motivo bisogna attendersi che le società di Venture Capital finanzieranno altre start-up nelle categorie indicate in precedenza (servizi per gli utenti, servizi di Advertising e Marketing, monetizzazione dell’accesso ai dati).
  3. Possibili acquisizioni da parte di un gigante tecnologico del settore consumer: big player come Google o Facebook, potrebbero acquisire una piattaforma, spinti dalla paura di giocare un ruolo troppo secondario in questo mercato.
  4. Possibili acquisizioni nel settore enterprise: anche le aziende software, impossibilitate a sviluppare funzionalità ad-hoc in breve tempo, potrebbero acquisire app specializzate in questo mercato per poter integrare funzionalità di social audio all’interno di piattaforme di collaborazione o di comunicazione.
  5. Rallentamento del mercato post-quarantena: come speriamo tutti, riusciremo a limitare e controllare la diffusione del Covid-19. Questo provocherà un ritorno di massa verso i viaggi e il turismo, con un conseguente riduzione del consumo di social audio. Questa flessione terminerà non appena la spinta a viaggiare si sarà normalizzata.
  6. Consolidamento: vedremo successivamente un consolidamento del mercato e la sopravvivenza di pochi operatori.
  7. Normalizzazione: infine avremo l’integrazione del social audio all’interno di ogni servizio o dispositivo digitale, sino a far diventare questa funzionalità una modalità standard di interazione, come un emoticon o un particolare tipo di commento.

Perchè i video brevi sono diventati così importanti?

blog post importanza video brevi

Uno dei fenomeni più interessanti che stiamo vedendo in questi mesi è il boom dei video brevi.

Come abbiamo detto, esaminando i principali social media trends del 2021, tutte le principali social app, come TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube offrono o stanno sviluppando funzionalità per la creazione e condivisione di short video.

La diffusione dei video – qualsiasi sia la loro durata – sui canali online non è comunque una sorpresa: chiunque trascorra del tempo su web o mobile sa che questo tipo di contenuto sta ormai prendendo il sopravvento. E non solo perché la pandemia ci sta costringendo a trascorrere molta parte del nostro tempo a casa: già dal 2015 il video streaming ha cominciato a crescere del 13% ogni anno.
Una ricerca di CISCO prevede addirittura che entro il 2022 l’82% dei contenuti online sarà video.

Nel corso degli anni il video si è ricavato un ruolo sempre più importante. Come ben evidenziato nel grafico di Connie Chan (Fig. 1), abbiamo visto tre fasi distinte nella diffusione del contenuto video.

Fig.1: 3 fasi nella diffusione dei video – Fonte: Connie Chan/Andreessen Horowitz

La prima fase, ovviamente, è stata quella della televisione, dove la produzione di contenuti richiedeva budget elevati, un’accurata pianificazione e precisi limiti di durata (30 – 60 minuti).

Nella seconda fase, l’avvento di YouTube ha rotto gli schemi e reso possibile a chiunque di essere un creatore di contenuti. I contenuti possono essere di qualsiasi durata (1 minuto, 10 minuti o anche qualche ora) e possono essere pubblicati in qualsiasi momento.

Ora siamo entrati nella terza fase, l’era di TikTok, dove i video sono di breve durata (5 – 15 secondi) e possono essere creati senza la necessità di avere delle apparecchiature particolari: è sufficiente uno smartphone.

Uno dei motivi di successo dei video brevi è certamente il fatto che la sua durata è perfetta per la bassa soglia di attenzione che tutti noi abbiamo verso i vari media. Questa soglia di attenzione è particolarmente bassa – si stima in circa 6 – 8 secondi – per la Generazione Z, un segmento di mercato a cui si rivolgono i brand più attivi online.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il formato verticale di questi contenuti: il successo di TikTok, il boom delle Storie di Instagram o Snapchat è fortemente legato alla verticalità dei video.

Secondo la definizione che fornisce la stessa TikTok all’interno del proprio sito web, l’app fornisce una “Fully-immersive vertical video experience”, dove è la verticalità del video ad essere evidenziata come elemento di differenziazione.

I video in formato verticale sono infatti diventati così popolari da superare quelli in formato orizzontale.
Sono diversi i fattori che hanno reso il formato verticale così popolare.

Il mondo è diventato mobile.
Non lo possiamo negare: siamo sempre connessi allo smartphone e sono pochi i momenti in cui utilizziamo il desktop. La naturale conseguenza è che quando accediamo ai social media lo facciamo da un cellulare, cioè in formato verticale.

Potrebbe sembrare ovvio, ma gli smartphone, proprio come qualsiasi altro telefono, sono stati progettati per soddisfare la loro funzione principale: effettuare e ricevere chiamate, il che significa che sono disegnati per essere utilizzati tenendoli in posizione verticale.

In effetti, secondo il MOVR (Mobile Overview Report) del dicembre 2014, il 94% degli utenti tiene il telefono in verticale quando guarda un video, anche se questo ha un formato verticale (v. Fig. 2).

importanza video brevi: formato verticale
Fig. 2: In che formato preferiamo i video sul cellulare?

Credit: Form Meets Function – MOVR (Mobile Overview Report)

I social network sono ottimizzati per i dispositivi mobili.

Più il mondo diventa mobile, più i social network seguono la tendenza. Tenere il telefonino in posizione verticale consente di digitare e accedere facilmente ai menu e persino di utilizzare diverse funzionalità in modo più intuitivo e naturale. Per questo i social network hanno modificato le loro interfacce utente.

I video verticali migliorano i risultati degli inserzionisti.

I video verticali non sono solo utili per utenti e social network, ma possono anche avere un impatto significativo sulla tua attività. In effetti, i dati forniti da Snapchat dicono che gli inserzionisti che hanno iniziato a utilizzare video verticali per promuovere i loro prodotti hanno ottenuto risultati molto migliori di quelli che non lo hanno fatto, soprattutto per quanto riguarda le visualizzazioni e il coinvolgimento degli utenti.

Secondo i dati di Wibbitz, una piattaforma che permette di creare video automatizzati, l’utilizzo di video verticali ha provocato un incremento del 130% delle visualizzazioni e un coinvolgimento 4 volte maggiore su Facebook.

Usare il cellulare in verticale richiede meno fatica.

Siamo così abituati a leggere le e-mail, a cercare le nostre foto e persino a guardare i video in verticale, che non giriamo mai i nostri telefoni in orizzontale!
Inoltre i video verticali sono molto più facili da registrare.

Ci sono anche altri motivi che hanno reso così popolari gli short video tra i brand e i creators:

  • Le piattaforme mettono a disposizione degli utenti degli strumenti sofisticati di editing video. Non è necessario avere delle competenze specialistiche nella creazione e montaggio di video per realizzare dei contenuti coinvolgenti ed interessanti.
  • Sound On: la loro visualizzazione avviene con l’audio attivo e cioè consente di attirare immediatamente l’attenzione dell’utente. Inoltre la presenza di un brano musicale migliora l’aspetto emozionale del contenuto e crea delle esperienze immersive.
  • I contenuti mostrati all’utente (nella scheda Per Te di TikTok o in quella Esplora di Instagram) sono trovati dall’algoritmo e non in base alle connessioni social. Questo permette alle persone di essere costantemente aggiornate sui trend più recenti e ai video di diventare virali indipendentemente dal numero di contatti del creator.
  • Le caratteristiche di imperfezione, autenticità e spontaneità (diversamente da quanto troviamo su Instagram, dove le creatività trasmettono quasi sempre un’immagine patinata e sofisticata) degli short video sono adatte per comunicazioni più “casual” e quindi più adatte per la Generazione Z, un segmento di utenza che altrimenti sarebbe difficile da raggiungere da parte dei brand.

Come si vede, l’utilizzo dei video è ormai al centro delle attività di comunicazione dei social ed è diventato uno strumento che, con tutte le sue diverse declinazioni (long, short, dirette, livestream shopping, etc) deve occupare uno spazio importante nel bagaglio degli strumenti a disposizione del moderno marketer.

Come funziona Clubhouse?

come funziona clubhouse

Vuoi sapere il funzionamento di Clubhouse, l’app di cui tutti parlano sui social e non solo?

Terry Nguyen ha scritto un esauriente articolo su The Vox che ho liberamente tradotto e adattato per te.

L’app di chat audio Clubhouse è stata concepita progettata per due tipi di persone: quelli a cui piace parlare e quelli a cui piace ascoltare. Il fondatore di Tesla Elon Musk appartiene alla prima categoria. Così come Mark Zuckerberg di Facebook, come Vlad Tenev di Robinhood e come molte altre figure influenti della Silicon Valley, tra cui gli investitori Ben Horowitz e Marc Andreessen, che hanno scommesso milioni di dollari nel successo di Clubhouse. Anche un utente normale può essere una persona a cui piace parlare, sebbene non ci sia alcuna garanzia che qualcuno (a parte qualche amico) si unirà alla conversazione e rimarrà ad ascoltarlo.

Come ascoltatore, tuttavia, l’app offre un’ampia scelta di conversazioni su praticamente qualsiasi argomento si possa immaginare: pratica di una lingua straniera, gestione patrimoniale, consigli marketing su Instagram, terapie, servizi di streaming musicale. Una volta entrati sulla homepage è semplice passare da una stanza all’altra: un ascoltatore può entrare silenziosamente in una “room” e sintonizzarsi sulla conversazione in corso.

Il problema di Clubhouse è che è solo su invito, almeno nella sua attuale fase di beta test. E’ infatti necessario ricevere un invito da un utente esistente per ottenere l’accesso alla piattaforma. Inoltre al momento l’app è disponibile solo dispositivi con sistema operativo iOS. (Tuttavia i fondatori di Clubhouse affermano che stanno lavorando per rendere l’app disponibile per un pubblico più ampio, comprendendo anche gli utenti Android, ma la tempistica di rilascio rimane incerta.)

Nonostante questi aspetti legati all’esclusività, l’app ha un notevole potenziale di crescita. Ogni nuovo utente riceve due inviti da distribuire e già esiste un mercato online per l’acquisto di inviti. Sempre più persone, compreso il pubblico internazionale in Europa e in Asia, stanno ora cercando con regolarità di iscriversi al servizio dopo il discorso dal vivo di Elon Musk dello scorso 31 gennaio, quando è stato raggiunto il massimo della capacità di una chat room della piattaforma (5.000 persone). Da allora Clubhouse ha superato i 3 milioni di download, con una base utenti stimata di oltre 2 milioni.

Queste statistiche sono un segnale promettente per la neonata piattaforma audio, che è stata lanciata nel marzo 2020. Gli imprenditori e i venture capitalist più influenti sono ottimisti nell’incoronare Clubhouse come il prossimo social network di successo. Secondo alcuni dati, dopo l’ultimo round di finanziamento, Clubhouse è valutata 1 miliardo di dollari.

L’hype entusiastico del mondo tecnologico, tuttavia, non ha ancora raggiunto la maggior parte degli americani medi, che hanno meno probabilità di avere familiarità con la piattaforma in virtù dell’accesso così limitato. Per chiarire il contesto, Clubhouse con i suoi 2 milioni di utenti, è molto più piccolo di colossi come Facebook (2,8 miliardi di utenti attivi mensili globali, inclusi Instagram e WhatsApp, che sono di sua proprietà), TikTok (1 miliardo), Twitter (330 milioni) e Snapchat (249 milioni).

Essere un’app basata su inviti avrebbe potuto ridurre la sua crescente popolarità all’interno di determinati circoli sociali, ma l’esclusività è diventata un fattore fondamentale per alimentare la curiosità generale. Celebrità, creativi e intrattenitori, ad esempio, sono stati i primi ad adottare l’app. Altrettanto è capitato agli addetti ai lavori della Silicon Valley, stimolati dall’interesse degli investitori. I fan più convinti dell’app credono che Clubhouse sia il futuro dei social media basati sull’audio, una volta che diventerà accessibile a tutti. Tuttavia, la piattaforma non è stata priva da denunce di molestie, disinformazione e insufficiente moderazione dei contenuti, problemi che affliggono tutti i principali social network. Gli utenti sono consapevoli di questi difetti, ma per ora l’aspetto di novità di Clubhouse deve ancora svanire.

Cos’è Clubhouse e come funziona?

Clubhouse nasce da un’idea dei fondatori Rohan Seth e Paul Davison, che in precedenza avevano collaborato a Talkshow, un’app ormai defunta che consentiva agli utenti di avere una conversazione di testo pubblica che poteva essere visualizzata da un numero qualsiasi di persone. Clubhouse è stato il loro “ultimo tentativo“, affermano, di creare un’app social che mirasse ad essere “più umana” e guidata dalle conversazioni, piuttosto che dai post.

Le conversazioni sull’app avvengono in stanze, organizzate in una sorta di palcoscenico virtuale. L’organizzatore e i moderatori, a cui è data la prerogativa di parlare, controllano il flusso della conversazione, cioè chi può parlare e quando. In qualità di ascoltatore, puoi utilizzare la funzione “Alza la mano”, ma è il moderatore a decidere se consegnarti o meno il microfono digitale.

Se sei seguito dal moderatore o dall’ospite, il tuo avatar sarà posizionato in una sezione speciale, situata sopra la sezione riservata agli altri ascoltatori, rendendo così molto più facile intervenire. E mentre queste chat room sono degli eventi singoli, gli utenti possono anche iscriversi a club pubblici e privati, classificati in categorie molto generiche come “tecnologia” o “benessere”, e che aggiornano frequentemente il programma dei loro prossimi eventi.

Craig Jenkins di Vulture ha paragonato l’app a “una fiera commerciale senza fine … dove il momento migliore è quando riesci a scappare altrove con gli amici”. L’esperienza su Clubhouse varia in base alla stanza e all’argomento e può essere paragonabile alla sintonizzazione su un podcast inedito, un panel specifico del settore o una teleconferenza piena di pettegolezzi. Come la maggior parte delle piattaforme social (e degli eventi professionali), Clubhouse è utile per ciò che ne fai e, in definitiva, di chi conosci. Vale anche la pena far notare che l’app è inaccessibile ai non udenti e non ha ancora offerto alcun tipo di funzione di sottotitoli automatici.

Va detto che sull’app è diffuso un approccio molto professionale, anche da parte utenti generici. Gli organizzatori e i moderatori cercano di esercitare un certo livello di influenza sociale o professionale e le sale di grandi dimensioni sono generalmente organizzate da creativi, investitori o imprenditori affermati. Ci sono anche room che sono più divertenti, informative o scandalose di altre (ad esempio alcuni utenti si sono imbattuti involontariamente in materiale sessualmente espliciti come le “stanze dei gemiti”), ma questo può capitare esclusivamente per scelta dell’utente. A differenza di quanto accade su TikTok, che si basa fortemente sull’utilizzo di algoritmi, Clubhouse simula le gerarchie sociali esistenti, organizzando le persone in comunità con cui hanno già familiarità. L’app incoraggia anche l’uso di nomi completi, piuttosto che di nomi utente, facendo quindi affidamento sui legami esistenti per attirare gli ascoltatori.

Il giornalista tecnologia Will Oremus ha affermato che Clubhouse è l’antitesi di Twitter in base a come è organizzato il social network. “La struttura della piattaforma di Twitter è essenzialmente piatta e aperta”, ha scritto Oremus, “nel senso che praticamente chiunque può unirsi, twittare, rispondere a chiunque altro e avere almeno una remota possibilità di raggiungere un vasto pubblico”. Invece Clubhouse ha una struttura più gerarchica e chiusa, a partire dal modello iniziale di servizio a cui si accede solo su invito.

L’aspetto attraente – e la preoccupante realtà – delle conversazioni aperte

La possibilità di ospitare conversazioni autentiche e ricche di sfumature è considerata l’attrazione principale di Clubhouse. I suoi fondatori ritengono che fornire spazio di discussione possa “riunire le persone” e distruggere efficacemente i luoghi di plateale autopromozione incoraggiati dalle piattaforme più popolari. Un articolo di Bloomberg lo scorso dicembre ha elogiato l’app per la sua “gentilezza” e per la capacità di “ripristinare discorsi pacifici e di civiltà piuttosto che esacerbare le tensioni”.

All’inizio di febbraio, Clubhouse ha fatto notizia a livello internazionale per il fatto che gli utenti cinesi, taiwanesi, di Hong Kong e uiguri avevano discusso di argomenti proibiti in Cina, quali i campi di concentramento nello Xinjiang, raccogliendo migliaia di ascoltatori. La Cina ha subito bloccato l’app, ma questo raro esempio di dialogo transfrontaliero ha messo in luce un obiettivo ambizioso della piattaforma: diventare il forum pubblico di riferimento per conversazioni e idee a livello globale.

Il concetto è intrigante e le grandi piattaforme stanno osservando l’ascesa di Clubhouse. Twitter è salito sul carro dei vincitori e sta già testando una funzionalità simile ad una chat room chiamata Spaces, e si dice che Facebook stia sviluppando un prodotto concorrente. Tuttavia, l’attuale formato di Clubhouse ha volutamente delle limitazioni, nonostante l’incremento di utenti che si iscrivono alla piattaforma. La conversazione tende a rimanere civile – e probabilmente isolata – a causa del livello di controllo che organizzatori e moderatori possono avere su una stanza, e che può arrivare fino a limitare chi è in grado di partecipare a una stanza. Un moderatore è destinato a ad essere una sorta di micro gatekeeper o community manager.

Tuttavia, alcuni critici sono preoccupati per le possibilità di esclusioni sistematiche e per come alcuni pregiudizi esistenti possano venire rafforzati nella chat. Su Twitter, Jessica Lessin di The Information e Taylor Lorenz del New York Times hanno sostenuto che alcuni host e moderatori di alto profilo hanno una abitudine di escludere giornalisti, in particolare donne, cosa che impedisce ai giornalisti di ascoltare conversazioni e programmi di Clubhouse potenzialmente importanti.

Poi c’è la questione della moderazione. I moderatori auto-nominati non sono sempre attrezzati per gestire problemi come molestie, incitamento all’odio o disinformazione, e Clubhouse deve ancora implementare dei meccanismi di protezione per limitare tali comportamenti. (Gli utenti sull’app possono segnalare molestie o discorsi che violano le linee guida della comunità, ma attualmente sono disponibili solo pochi strumenti di moderazione). A settembre, una discussione di tre ore sull’antisemitismo nelle comunità nere alla fine si è trasformata in commenti antisemiti, cosa che ha frustrato gli utenti ebrei che hanno ritenuto che l’evento avrebbe dovuto essere moderato più attivamente. I critici non apprezzano la tolleranza dell’app per il razzismo occasionale e la misoginia; su questo argomento lo scrittore Nikki Onafuye ha recentemente scritto che Clubhouse amplifica le sgradevoli interazioni che le donne di colore sperimentano nella loro vita quotidiana.

Il razzismo dilagante, la misoginia e la disinformazione che affliggono le principali piattaforme sociali migreranno senza dubbio su Clubhouse man mano che questa app acquisirà più utenti. Tuttavia ci sono pochi modelli di moderazione possibili su un’app di chat. La vera sfida sta nello sfruttare il fatto che le interazioni sono effimere, a meno che un utente non registri una conversazione, un’azione che viola le linee guida della comunità. In effetti i comportamenti scorretti e operazioni di disinformazione possono essere difficili da documentare e finora i reclami e le controversie sono evidenziati principalmente su Twitter.
C’è anche una particolare attenzione su chi è autorizzato ad utilizzare l’app. Ad esempio, personaggi politici di estrema destra come Roger Stone e Mike Cernovich sono sulla piattaforma e stanno costruendo un pubblico di followers. Analogamente alcuni utenti sono scontenti che a presunti aggressori, come Tory Lanez e Russell Simmons, sia permesso di partecipare alle chat.

Ad alcuni scettici non piace l’appello di Clubhouse ad un certo tipo di utente, vale a dire oratori, persone estroverse, desiderose di imparare o interessate alla condivisione della conoscenza. “Clubhouse è il newsfeed di Linkedin con audio”, ha scherzato un utente di Twitter.
Sebbene questi non siano necessariamente fattori negativi, tuttavia avere troppi oratori estroversi potrebbe portare a conversazioni poco coinvolgenti o troppo auto-promozionali, proprio come una teleconferenza fuori tema. Secondo Sam Lessin di The Information, Clubhouse riproduce “le chiacchiere inutili delle persone nel mondo reale”, il che porta a contenuti di qualità inferiore rispetto a quelli curati dai mezzi di informazione. Inoltre le conversazioni nella vita reale dipendono anche da fattori come il linguaggio del corpo, il contatto visivo e altri segnali visivi che coinvolgono sia l’oratore che l’ascoltatore. E nessuno di questi fattori finora è stato replicato sull’app.

Clubhouse prevede di investire negli influencer, ma in un mondo post-pandemia l’interesse degli utenti potrebbe venire meno

I media esclusivamente audio, come podcast o programmi radiofonici, richiedono una sceneggiatura altamente dettagliata o una gestione della scaletta con assegnazioni di tempo specifiche per mantenere alta l’attenzione degli ascoltatori. Su Clubhouse abbiamo invece conversazioni a ruota libera che sono l’esatto opposto. Il motivo per sintonizzarsi, secondo Sam Lessin, “non è per il contenuto ma per chi sta parlando”. Una celebrità o un politico importante può attirare un traffico elevato verso Clubhouse ma, a meno che non ci sia una base fedele di utenti, ciò potrebbe rappresentare un problema per il futuro dell’app.

L’azienda ha manifestato il suo interesse a investire in creators lanciando funzionalità come compensi, biglietti e abbonamenti. Il New York Times ha riferito che Clubhouse sta testando un programma pilota – solo su invito – per i creatori. Al momento sono coinvolti oltre 40 influencers, alcuni dei quali ospitano spettacoli popolari sulla piattaforma. Questo investimento finanziario suggerisce che Clubhouse spera di promuovere i suoi creator come personalità uniche che potrebbero trattenere e far crescere il pubblico.

Ma l’app può sostenersi finanziariamente investendo negli speakers e confidando che gli utenti regolari, gli ascoltatori, continuino a sintonizzarsi regolarmente? Clubhouse ha forse fatto leva su una fenomenologia di tipo FOMO (Fear of Missing Out), sensazione che è stata esacerbata dal lockdown. Dopo aver trascorso quasi un anno senza la consolante routine della vita quotidiana, Internet è diventato il canale fondamentale per l’interazione sociale di molte persone. All’improvviso è arrivata un’app solo su invito che ha consentito alle principali celebrità e personalità – una volta irraggiungibili –  di conversare in maniera casuale e spontanea con persone “normali”. L’idea suona allettante alle nostre orecchie avide di pettegolezzi. Ora che la festa si è trasferita online, cos’altro c’è da fare se non ascoltare?