Perchè i video brevi sono diventati così importanti?

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Uno dei fenomeni più interessanti che stiamo vedendo in questi mesi è il boom dei video brevi.

Come abbiamo detto, esaminando i principali social media trends del 2021, tutte le principali social app, come TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube offrono o stanno sviluppando funzionalità per la creazione e condivisione di short video.

La diffusione dei video – qualsiasi sia la loro durata – sui canali online non è comunque una sorpresa: chiunque trascorra del tempo su web o mobile sa che questo tipo di contenuto sta ormai prendendo il sopravvento. E non solo perché la pandemia ci sta costringendo a trascorrere molta parte del nostro tempo a casa: già dal 2015 il video streaming ha cominciato a crescere del 13% ogni anno.
Una ricerca di CISCO prevede addirittura che entro il 2022 l’82% dei contenuti online sarà video.

Nel corso degli anni il video si è ricavato un ruolo sempre più importante. Come ben evidenziato nel grafico di Connie Chan (Fig. 1), abbiamo visto tre fasi distinte nella diffusione del contenuto video.

Fig.1: 3 fasi nella diffusione dei video – Fonte: Connie Chan/Andreessen Horowitz

La prima fase, ovviamente, è stata quella della televisione, dove la produzione di contenuti richiedeva budget elevati, un’accurata pianificazione e precisi limiti di durata (30 – 60 minuti).

Nella seconda fase, l’avvento di YouTube ha rotto gli schemi e reso possibile a chiunque di essere un creatore di contenuti. I contenuti possono essere di qualsiasi durata (1 minuto, 10 minuti o anche qualche ora) e possono essere pubblicati in qualsiasi momento.

Ora siamo entrati nella terza fase, l’era di TikTok, dove i video sono di breve durata (5 – 15 secondi) e possono essere creati senza la necessità di avere delle apparecchiature particolari: è sufficiente uno smartphone.

Uno dei motivi di successo dei video brevi è certamente il fatto che la sua durata è perfetta per la bassa soglia di attenzione che tutti noi abbiamo verso i vari media. Questa soglia di attenzione è particolarmente bassa – si stima in circa 6 – 8 secondi – per la Generazione Z, un segmento di mercato a cui si rivolgono i brand più attivi online.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il formato verticale di questi contenuti: il successo di TikTok, il boom delle Storie di Instagram o Snapchat è fortemente legato alla verticalità dei video.

Secondo la definizione che fornisce la stessa TikTok all’interno del proprio sito web, l’app fornisce una “Fully-immersive vertical video experience”, dove è la verticalità del video ad essere evidenziata come elemento di differenziazione.

I video in formato verticale sono infatti diventati così popolari da superare quelli in formato orizzontale.
Sono diversi i fattori che hanno reso il formato verticale così popolare.

Il mondo è diventato mobile.
Non lo possiamo negare: siamo sempre connessi allo smartphone e sono pochi i momenti in cui utilizziamo il desktop. La naturale conseguenza è che quando accediamo ai social media lo facciamo da un cellulare, cioè in formato verticale.

Potrebbe sembrare ovvio, ma gli smartphone, proprio come qualsiasi altro telefono, sono stati progettati per soddisfare la loro funzione principale: effettuare e ricevere chiamate, il che significa che sono disegnati per essere utilizzati tenendoli in posizione verticale.

In effetti, secondo il MOVR (Mobile Overview Report) del dicembre 2014, il 94% degli utenti tiene il telefono in verticale quando guarda un video, anche se questo ha un formato verticale (v. Fig. 2).

importanza video brevi: formato verticale
Fig. 2: In che formato preferiamo i video sul cellulare?

Credit: Form Meets Function – MOVR (Mobile Overview Report)

I social network sono ottimizzati per i dispositivi mobili.

Più il mondo diventa mobile, più i social network seguono la tendenza. Tenere il telefonino in posizione verticale consente di digitare e accedere facilmente ai menu e persino di utilizzare diverse funzionalità in modo più intuitivo e naturale. Per questo i social network hanno modificato le loro interfacce utente.

I video verticali migliorano i risultati degli inserzionisti.

I video verticali non sono solo utili per utenti e social network, ma possono anche avere un impatto significativo sulla tua attività. In effetti, i dati forniti da Snapchat dicono che gli inserzionisti che hanno iniziato a utilizzare video verticali per promuovere i loro prodotti hanno ottenuto risultati molto migliori di quelli che non lo hanno fatto, soprattutto per quanto riguarda le visualizzazioni e il coinvolgimento degli utenti.

Secondo i dati di Wibbitz, una piattaforma che permette di creare video automatizzati, l’utilizzo di video verticali ha provocato un incremento del 130% delle visualizzazioni e un coinvolgimento 4 volte maggiore su Facebook.

Usare il cellulare in verticale richiede meno fatica.

Siamo così abituati a leggere le e-mail, a cercare le nostre foto e persino a guardare i video in verticale, che non giriamo mai i nostri telefoni in orizzontale!
Inoltre i video verticali sono molto più facili da registrare.

Ci sono anche altri motivi che hanno reso così popolari gli short video tra i brand e i creators:

  • Le piattaforme mettono a disposizione degli utenti degli strumenti sofisticati di editing video. Non è necessario avere delle competenze specialistiche nella creazione e montaggio di video per realizzare dei contenuti coinvolgenti ed interessanti.
  • Sound On: la loro visualizzazione avviene con l’audio attivo e cioè consente di attirare immediatamente l’attenzione dell’utente. Inoltre la presenza di un brano musicale migliora l’aspetto emozionale del contenuto e crea delle esperienze immersive.
  • I contenuti mostrati all’utente (nella scheda Per Te di TikTok o in quella Esplora di Instagram) sono trovati dall’algoritmo e non in base alle connessioni social. Questo permette alle persone di essere costantemente aggiornate sui trend più recenti e ai video di diventare virali indipendentemente dal numero di contatti del creator.
  • Le caratteristiche di imperfezione, autenticità e spontaneità (diversamente da quanto troviamo su Instagram, dove le creatività trasmettono quasi sempre un’immagine patinata e sofisticata) degli short video sono adatte per comunicazioni più “casual” e quindi più adatte per la Generazione Z, un segmento di utenza che altrimenti sarebbe difficile da raggiungere da parte dei brand.

Come si vede, l’utilizzo dei video è ormai al centro delle attività di comunicazione dei social ed è diventato uno strumento che, con tutte le sue diverse declinazioni (long, short, dirette, livestream shopping, etc) deve occupare uno spazio importante nel bagaglio degli strumenti a disposizione del moderno marketer.

Come funziona Clubhouse?

come funziona clubhouse

Vuoi sapere il funzionamento di Clubhouse, l’app di cui tutti parlano sui social e non solo?

Terry Nguyen ha scritto un esauriente articolo su The Vox che ho liberamente tradotto e adattato per te.

L’app di chat audio Clubhouse è stata concepita progettata per due tipi di persone: quelli a cui piace parlare e quelli a cui piace ascoltare. Il fondatore di Tesla Elon Musk appartiene alla prima categoria. Così come Mark Zuckerberg di Facebook, come Vlad Tenev di Robinhood e come molte altre figure influenti della Silicon Valley, tra cui gli investitori Ben Horowitz e Marc Andreessen, che hanno scommesso milioni di dollari nel successo di Clubhouse. Anche un utente normale può essere una persona a cui piace parlare, sebbene non ci sia alcuna garanzia che qualcuno (a parte qualche amico) si unirà alla conversazione e rimarrà ad ascoltarlo.

Come ascoltatore, tuttavia, l’app offre un’ampia scelta di conversazioni su praticamente qualsiasi argomento si possa immaginare: pratica di una lingua straniera, gestione patrimoniale, consigli marketing su Instagram, terapie, servizi di streaming musicale. Una volta entrati sulla homepage è semplice passare da una stanza all’altra: un ascoltatore può entrare silenziosamente in una “room” e sintonizzarsi sulla conversazione in corso.

Il problema di Clubhouse è che è solo su invito, almeno nella sua attuale fase di beta test. E’ infatti necessario ricevere un invito da un utente esistente per ottenere l’accesso alla piattaforma. Inoltre al momento l’app è disponibile solo dispositivi con sistema operativo iOS. (Tuttavia i fondatori di Clubhouse affermano che stanno lavorando per rendere l’app disponibile per un pubblico più ampio, comprendendo anche gli utenti Android, ma la tempistica di rilascio rimane incerta.)

Nonostante questi aspetti legati all’esclusività, l’app ha un notevole potenziale di crescita. Ogni nuovo utente riceve due inviti da distribuire e già esiste un mercato online per l’acquisto di inviti. Sempre più persone, compreso il pubblico internazionale in Europa e in Asia, stanno ora cercando con regolarità di iscriversi al servizio dopo il discorso dal vivo di Elon Musk dello scorso 31 gennaio, quando è stato raggiunto il massimo della capacità di una chat room della piattaforma (5.000 persone). Da allora Clubhouse ha superato i 3 milioni di download, con una base utenti stimata di oltre 2 milioni.

Queste statistiche sono un segnale promettente per la neonata piattaforma audio, che è stata lanciata nel marzo 2020. Gli imprenditori e i venture capitalist più influenti sono ottimisti nell’incoronare Clubhouse come il prossimo social network di successo. Secondo alcuni dati, dopo l’ultimo round di finanziamento, Clubhouse è valutata 1 miliardo di dollari.

L’hype entusiastico del mondo tecnologico, tuttavia, non ha ancora raggiunto la maggior parte degli americani medi, che hanno meno probabilità di avere familiarità con la piattaforma in virtù dell’accesso così limitato. Per chiarire il contesto, Clubhouse con i suoi 2 milioni di utenti, è molto più piccolo di colossi come Facebook (2,8 miliardi di utenti attivi mensili globali, inclusi Instagram e WhatsApp, che sono di sua proprietà), TikTok (1 miliardo), Twitter (330 milioni) e Snapchat (249 milioni).

Essere un’app basata su inviti avrebbe potuto ridurre la sua crescente popolarità all’interno di determinati circoli sociali, ma l’esclusività è diventata un fattore fondamentale per alimentare la curiosità generale. Celebrità, creativi e intrattenitori, ad esempio, sono stati i primi ad adottare l’app. Altrettanto è capitato agli addetti ai lavori della Silicon Valley, stimolati dall’interesse degli investitori. I fan più convinti dell’app credono che Clubhouse sia il futuro dei social media basati sull’audio, una volta che diventerà accessibile a tutti. Tuttavia, la piattaforma non è stata priva da denunce di molestie, disinformazione e insufficiente moderazione dei contenuti, problemi che affliggono tutti i principali social network. Gli utenti sono consapevoli di questi difetti, ma per ora l’aspetto di novità di Clubhouse deve ancora svanire.

Cos’è Clubhouse e come funziona?

Clubhouse nasce da un’idea dei fondatori Rohan Seth e Paul Davison, che in precedenza avevano collaborato a Talkshow, un’app ormai defunta che consentiva agli utenti di avere una conversazione di testo pubblica che poteva essere visualizzata da un numero qualsiasi di persone. Clubhouse è stato il loro “ultimo tentativo“, affermano, di creare un’app social che mirasse ad essere “più umana” e guidata dalle conversazioni, piuttosto che dai post.

Le conversazioni sull’app avvengono in stanze, organizzate in una sorta di palcoscenico virtuale. L’organizzatore e i moderatori, a cui è data la prerogativa di parlare, controllano il flusso della conversazione, cioè chi può parlare e quando. In qualità di ascoltatore, puoi utilizzare la funzione “Alza la mano”, ma è il moderatore a decidere se consegnarti o meno il microfono digitale.

Se sei seguito dal moderatore o dall’ospite, il tuo avatar sarà posizionato in una sezione speciale, situata sopra la sezione riservata agli altri ascoltatori, rendendo così molto più facile intervenire. E mentre queste chat room sono degli eventi singoli, gli utenti possono anche iscriversi a club pubblici e privati, classificati in categorie molto generiche come “tecnologia” o “benessere”, e che aggiornano frequentemente il programma dei loro prossimi eventi.

Craig Jenkins di Vulture ha paragonato l’app a “una fiera commerciale senza fine … dove il momento migliore è quando riesci a scappare altrove con gli amici”. L’esperienza su Clubhouse varia in base alla stanza e all’argomento e può essere paragonabile alla sintonizzazione su un podcast inedito, un panel specifico del settore o una teleconferenza piena di pettegolezzi. Come la maggior parte delle piattaforme social (e degli eventi professionali), Clubhouse è utile per ciò che ne fai e, in definitiva, di chi conosci. Vale anche la pena far notare che l’app è inaccessibile ai non udenti e non ha ancora offerto alcun tipo di funzione di sottotitoli automatici.

Va detto che sull’app è diffuso un approccio molto professionale, anche da parte utenti generici. Gli organizzatori e i moderatori cercano di esercitare un certo livello di influenza sociale o professionale e le sale di grandi dimensioni sono generalmente organizzate da creativi, investitori o imprenditori affermati. Ci sono anche room che sono più divertenti, informative o scandalose di altre (ad esempio alcuni utenti si sono imbattuti involontariamente in materiale sessualmente espliciti come le “stanze dei gemiti”), ma questo può capitare esclusivamente per scelta dell’utente. A differenza di quanto accade su TikTok, che si basa fortemente sull’utilizzo di algoritmi, Clubhouse simula le gerarchie sociali esistenti, organizzando le persone in comunità con cui hanno già familiarità. L’app incoraggia anche l’uso di nomi completi, piuttosto che di nomi utente, facendo quindi affidamento sui legami esistenti per attirare gli ascoltatori.

Il giornalista tecnologia Will Oremus ha affermato che Clubhouse è l’antitesi di Twitter in base a come è organizzato il social network. “La struttura della piattaforma di Twitter è essenzialmente piatta e aperta”, ha scritto Oremus, “nel senso che praticamente chiunque può unirsi, twittare, rispondere a chiunque altro e avere almeno una remota possibilità di raggiungere un vasto pubblico”. Invece Clubhouse ha una struttura più gerarchica e chiusa, a partire dal modello iniziale di servizio a cui si accede solo su invito.

L’aspetto attraente – e la preoccupante realtà – delle conversazioni aperte

La possibilità di ospitare conversazioni autentiche e ricche di sfumature è considerata l’attrazione principale di Clubhouse. I suoi fondatori ritengono che fornire spazio di discussione possa “riunire le persone” e distruggere efficacemente i luoghi di plateale autopromozione incoraggiati dalle piattaforme più popolari. Un articolo di Bloomberg lo scorso dicembre ha elogiato l’app per la sua “gentilezza” e per la capacità di “ripristinare discorsi pacifici e di civiltà piuttosto che esacerbare le tensioni”.

All’inizio di febbraio, Clubhouse ha fatto notizia a livello internazionale per il fatto che gli utenti cinesi, taiwanesi, di Hong Kong e uiguri avevano discusso di argomenti proibiti in Cina, quali i campi di concentramento nello Xinjiang, raccogliendo migliaia di ascoltatori. La Cina ha subito bloccato l’app, ma questo raro esempio di dialogo transfrontaliero ha messo in luce un obiettivo ambizioso della piattaforma: diventare il forum pubblico di riferimento per conversazioni e idee a livello globale.

Il concetto è intrigante e le grandi piattaforme stanno osservando l’ascesa di Clubhouse. Twitter è salito sul carro dei vincitori e sta già testando una funzionalità simile ad una chat room chiamata Spaces, e si dice che Facebook stia sviluppando un prodotto concorrente. Tuttavia, l’attuale formato di Clubhouse ha volutamente delle limitazioni, nonostante l’incremento di utenti che si iscrivono alla piattaforma. La conversazione tende a rimanere civile – e probabilmente isolata – a causa del livello di controllo che organizzatori e moderatori possono avere su una stanza, e che può arrivare fino a limitare chi è in grado di partecipare a una stanza. Un moderatore è destinato a ad essere una sorta di micro gatekeeper o community manager.

Tuttavia, alcuni critici sono preoccupati per le possibilità di esclusioni sistematiche e per come alcuni pregiudizi esistenti possano venire rafforzati nella chat. Su Twitter, Jessica Lessin di The Information e Taylor Lorenz del New York Times hanno sostenuto che alcuni host e moderatori di alto profilo hanno una abitudine di escludere giornalisti, in particolare donne, cosa che impedisce ai giornalisti di ascoltare conversazioni e programmi di Clubhouse potenzialmente importanti.

Poi c’è la questione della moderazione. I moderatori auto-nominati non sono sempre attrezzati per gestire problemi come molestie, incitamento all’odio o disinformazione, e Clubhouse deve ancora implementare dei meccanismi di protezione per limitare tali comportamenti. (Gli utenti sull’app possono segnalare molestie o discorsi che violano le linee guida della comunità, ma attualmente sono disponibili solo pochi strumenti di moderazione). A settembre, una discussione di tre ore sull’antisemitismo nelle comunità nere alla fine si è trasformata in commenti antisemiti, cosa che ha frustrato gli utenti ebrei che hanno ritenuto che l’evento avrebbe dovuto essere moderato più attivamente. I critici non apprezzano la tolleranza dell’app per il razzismo occasionale e la misoginia; su questo argomento lo scrittore Nikki Onafuye ha recentemente scritto che Clubhouse amplifica le sgradevoli interazioni che le donne di colore sperimentano nella loro vita quotidiana.

Il razzismo dilagante, la misoginia e la disinformazione che affliggono le principali piattaforme sociali migreranno senza dubbio su Clubhouse man mano che questa app acquisirà più utenti. Tuttavia ci sono pochi modelli di moderazione possibili su un’app di chat. La vera sfida sta nello sfruttare il fatto che le interazioni sono effimere, a meno che un utente non registri una conversazione, un’azione che viola le linee guida della comunità. In effetti i comportamenti scorretti e operazioni di disinformazione possono essere difficili da documentare e finora i reclami e le controversie sono evidenziati principalmente su Twitter.
C’è anche una particolare attenzione su chi è autorizzato ad utilizzare l’app. Ad esempio, personaggi politici di estrema destra come Roger Stone e Mike Cernovich sono sulla piattaforma e stanno costruendo un pubblico di followers. Analogamente alcuni utenti sono scontenti che a presunti aggressori, come Tory Lanez e Russell Simmons, sia permesso di partecipare alle chat.

Ad alcuni scettici non piace l’appello di Clubhouse ad un certo tipo di utente, vale a dire oratori, persone estroverse, desiderose di imparare o interessate alla condivisione della conoscenza. “Clubhouse è il newsfeed di Linkedin con audio”, ha scherzato un utente di Twitter.
Sebbene questi non siano necessariamente fattori negativi, tuttavia avere troppi oratori estroversi potrebbe portare a conversazioni poco coinvolgenti o troppo auto-promozionali, proprio come una teleconferenza fuori tema. Secondo Sam Lessin di The Information, Clubhouse riproduce “le chiacchiere inutili delle persone nel mondo reale”, il che porta a contenuti di qualità inferiore rispetto a quelli curati dai mezzi di informazione. Inoltre le conversazioni nella vita reale dipendono anche da fattori come il linguaggio del corpo, il contatto visivo e altri segnali visivi che coinvolgono sia l’oratore che l’ascoltatore. E nessuno di questi fattori finora è stato replicato sull’app.

Clubhouse prevede di investire negli influencer, ma in un mondo post-pandemia l’interesse degli utenti potrebbe venire meno

I media esclusivamente audio, come podcast o programmi radiofonici, richiedono una sceneggiatura altamente dettagliata o una gestione della scaletta con assegnazioni di tempo specifiche per mantenere alta l’attenzione degli ascoltatori. Su Clubhouse abbiamo invece conversazioni a ruota libera che sono l’esatto opposto. Il motivo per sintonizzarsi, secondo Sam Lessin, “non è per il contenuto ma per chi sta parlando”. Una celebrità o un politico importante può attirare un traffico elevato verso Clubhouse ma, a meno che non ci sia una base fedele di utenti, ciò potrebbe rappresentare un problema per il futuro dell’app.

L’azienda ha manifestato il suo interesse a investire in creators lanciando funzionalità come compensi, biglietti e abbonamenti. Il New York Times ha riferito che Clubhouse sta testando un programma pilota – solo su invito – per i creatori. Al momento sono coinvolti oltre 40 influencers, alcuni dei quali ospitano spettacoli popolari sulla piattaforma. Questo investimento finanziario suggerisce che Clubhouse spera di promuovere i suoi creator come personalità uniche che potrebbero trattenere e far crescere il pubblico.

Ma l’app può sostenersi finanziariamente investendo negli speakers e confidando che gli utenti regolari, gli ascoltatori, continuino a sintonizzarsi regolarmente? Clubhouse ha forse fatto leva su una fenomenologia di tipo FOMO (Fear of Missing Out), sensazione che è stata esacerbata dal lockdown. Dopo aver trascorso quasi un anno senza la consolante routine della vita quotidiana, Internet è diventato il canale fondamentale per l’interazione sociale di molte persone. All’improvviso è arrivata un’app solo su invito che ha consentito alle principali celebrità e personalità – una volta irraggiungibili –  di conversare in maniera casuale e spontanea con persone “normali”. L’idea suona allettante alle nostre orecchie avide di pettegolezzi. Ora che la festa si è trasferita online, cos’altro c’è da fare se non ascoltare?

Social Media Trends 2021

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Anche quest’anno vogliamo cercare di capire cosa ci aspetta nel 2021 nel mondo del marketing digitale per poter pianificare al meglio le nostre attività sui canali social.

In questo articolo scopriremo insieme quali saranno le novità e le conferme, facendo tesoro delle numerose previsioni degli esperti marketing e di quello che abbiamo appreso studiando i fenomeni emergenti dell’anno appena trascorso.

L’analisi delle tendenze di Web, mobile e social media, settori ormai strettamente collegati, può infatti essere il punto di partenza per elaborare la nostra strategia sui canali digitali nel 2021.

I principali social media trends 2021

Ecco quindi alcuni spunti di riflessione e di ispirazione.

1 – Non solo GAFA

Cominceremo a vedere un cambio di rotta nel mondo online che negli ultimi anni è stato dominato dai 4 giganti, normalmente identificati con l’acronimo GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple). Non solo perchè sono sotto lo scrutinio dell’Antitrust USA e della Commissione Europea, ma anche perchè è in atto una diversificazione dell’utilizzo dei canali digitali. Si stanno affermando nuove piattaforme (Twitch, TikTok) o nuovi modi di utilizzo (ad es., Fornite con il social gaming) dei servizi digitali che sono destinati a sottrarre ai 4 giganti frazioni sempre più considerevoli del tempo trascorso dai navigatori online e della raccolta pubblicitaria.

2 – Influencer Marketing e creators

Continueremo ad osservare un elevato interesse verso l’Influencer Marketing, una disciplina su cui sempre più aziende hanno deciso di investire per le loro campagne social.
Secondo un’indagine di InfluencerMarketing Hub (v. figura seguente) stiamo parlando di un mercato che nel 2020 valeva circa 10 miliardi di dollari.
Un analoga indagine, condotta in Italia da IPSOS per l’agenzia Flu, indica che l’87% delle aziende italiane attive sui social media utilizza campagne di Influencer Marketing.

Social media trends 2021 - influencer marketing

Il mercato è in rapida espansione poiché i tipi di influencer sono proliferati e, accanto agli influencer “tradizionali” si sta affermando una nuova generazione di influencer: i creatori di contenuti. Applicazioni come Instagram, TikTok, Twitch, grazie agli strumenti offerti e alla capacità di creare community ampie e fidelizzate, hanno visto una crescita esplosiva nel 2020

Oltre alle celebrità con un seguito massiccio di follower come Chiara Ferragni, Cristiano Ronaldo, Lady Gaga, i marchi stanno sempre di più coinvolgendo nelle loro campagne altri tipi di influencer, inclusi micro e nano-influencer, kidfluencer, Tiktokers, gaming-influencer e influencer virtuali come @lilmiquela).

3 – Short Form Video Content


Già da qualche anno ci siamo accorti che i video sono il tipo di contenuto più apprezzato da chi naviga in Rete. Recentemente questa tendenza ha visto emergere un particolare tipo di video, quello di breve durata. I cosiddetti Short Form Video Content, video della durata di 5 – 15 secondi, sono stati adottati dalle principali app visuali, come Snapchat, TikTok, Instagram e stanno spingendo, grazie alla rapida proliferazione di creators, la crescita di queste piattaforme e la diffusione di nuovi formati pubblicitari (es gli annunci pubblicitari di TikTok a tutto schermo).

I video brevi sono perfetti per la Generazione Z, il mercato target di molte aziende, dal momento che sono in grado di attirare l’attenzione in poco tempo. E’ stato infatti stimato che le persone quando, e in particolar modo gli adolescenti, hanno in media una soglia di attenzione online di 6 – 8 secondi. Questo vuol dire che è pochissimo il tempo che un appartenente alla Generazione Z è disposto a concedere a un nuovo contenuto prima di dedicarsi ad una delle possibili fonti di distrazione che lo bombardano durante la sua presenza online (musica, giochi, chat, social networks, etc).

Questo trend continuerà certamente anche nel 2021, come indicano le mosse di Snapchat, Instagram e YouTube che hanno lanciato o lanceranno a breve delle funzionalità di creazione e gestione di Short Video (rispettivamente Spotlight, Reels e Short Video).

4 – E-commerce sulle piattaforme social

Nel 2021 dovrebbe continuare la diffusione del social commerce, cioè la presenza di funzionalità di e-commerce all’interno delle piattaforme social. La pandemia ha avuto l’effetto di consolidare un trend, quello dello shopping online, che era già in crescita da diversi anni.
Le piattaforme social continueranno ad esplorare le opportunità di social commerce rendendo disponibili, come hanno già fatto Facebook e Instagram, delle specifiche funzionalità per consentire agli utenti di acquistare prodotti all’interno delle app e di condividere le loro esperienze di acquisto.

In più sono già partite delle sperimentazioni di eventi dedicati al livestream shopping (es. TikTok e Walmart) per unire gli aspetti di intrattenimento a quelli di e-commerce. Si tratta di un fenomeno al momento diffuso principalmente sui mercati asiatici (es. Pinduoduo) ma che è ragionevole prevedere che possa estendersi all’Europa e agli USA.

5 – TikTok

E’ opinione diffusa che anche nel 2021 continuerà la crescita esplosiva dell’app di proprietà di Bytedance. Nel 2020 TikTok è stata l’app non-gaming più scaricata al mondo e le mosse dei principali concorrenti, che stanno tutti introducendo delle funzionalità per la creazione di video brevi, dimostrano che si tratta di un fenomeno destinato a durare e a diventare un punto di riferimento costante nel mondo dei social media.

Svilupperemo in maggiore dettaglio questi temi, che sono solo alcuni dei trends che vedremo affermarsi nel 2021, nei prossimi articoli di questo blog.

Stay tuned!

Generazione Z e social media

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Perché la Generazione Z è diventata così importante quando si parla di comunicazione e dei social media? Gli appartenenti a questa generazione sono al centro delle attenzione delle aziende per vari motivi:

  • sono dei trendsetters
  • rappresentano il consumatore di oggi – e anche di domani – per molti brand (telefonia, fitness, abbigliamento, etc)
  • sono particolarmente attivi online e quindi raggiungibili con delle iniziative marketing mirate
  • avranno un impatto sul mercato del lavoro (richiederanno nuove strategie per il reclutamento, un nuovo approccio per la gestione del personale e nuove politiche di formazione e sviluppo professionale.

In questo articolo esamineremo quali sono le caratteristiche della Generazione Z ed alcune delle differenze con la generazione precedente (“Millenials”).

Generazione Z

Con questo termine si identifica la generazione che segue ai Millennials ed è generalmente circoscritta ai nati tra il 1996 e l’anno 2010 .

Quali sono le caratteristiche principali della Generazione Z?
Iniziamo col dire che la Generazione Z (o “Centennials”) presenta una forte differenziazione rispetto a quelle precedenti, in quanto è la generazione dei “nativi digitali” e si distingue da un alto livello di istruzione digitale, consapevolezza sociale e culturale ed un’alta propensione a manifestare la propria espressività.

Una ricerca di McKinsey & Company ha evidenziato che una delle caratteristiche distintive della Generazione Z è esprimere una verità individuale (v. figura seguente). Grazie a diversi background socioeconomici, i membri di questa generazione valorizzano le identità individuali, rifiutano gli stereotipi, sono aperti ai cambiamenti, pragmatici e disposti ad entrare in contatto con persone di gruppi diversi che hanno cause e interessi simili.

generazione z social media McKinsey
Le caratteristiche distintive della generazione Z (Fonte: studio McKinsey)

Non ci deve quindi sorprendere che la Generazione Z favorisca la crescita di prodotti personalizzati e marchi personali. Questo spiega perché una piattaforma come TikTok propone contenuti ampiamente diversificati e adotta un algoritmo che offre selezioni personalizzate.

Per quanto riguarda la tecnologia siamo in presenza di un’inversione di tendenza: la generazione Z usa i social media meno della precedente generazione Y (o “Millennials”). Dal momento che per loro non sono una novità – sono nativi digitali – li utilizzano in modo diverso. Alla condivisione di massa via Facebook o via Instagram preferiscono i gruppi Whatsapp tra amici che garantiscono una maggiore riservatezza o una Storia che si autodistrugge dopo 24 ore.
Secondo lo studio “Generation Nation 2019 ” di Collaborata, oltre il 50% dei Millennials posta aggiornamenti online quotidianamente, mentre lo fa solo il 32% dei Centennials.

Per quanto riguarda la fruizione di contenuti, le indagini di mercato rilevano che la Generazione Z ha una soglia di attenzione molto bassa – mediamente 8 secondi – e spesso preferisce consumare contenuti nel formato “rich video”.

Inoltre la Generazione Z preferisce creare contenuti a differenza dei  Millennials che hanno una preferenza verso il consumare contenuti. 

Infine, prendiamo in esame il rapporto di questa generazione con la pubblicità.

Sebbene si creda che al pubblico giovane ed esperto di digitale non piaccia essere oggetto di attività pubblicitarie, in realtà non è così. La Generazione Z è composta da nativi online che hanno familiarità con le tattiche digitali, cioè da utenti abbastanza “smaliziati” e che per essere attratti hanno bisogno di nuove tecniche pubblicitarie, come i video originali ed autentici come i video originali ed autentici pubblicati su TikTok.
In generale vogliono vedere volti e ascoltare storie: lo storytelling degli influencer ha quindi più presa dei volti delle celebrità o degli annunci pubblicitari. Gli influencer sono infatti considerati affidabili perché vicini e più simili.

Generazione Z: quale tipo di comunicazione sui social media? 

Gli aspetti che abbiamo appena elencato ci fanno comprendere che ci sono alcuni elementi che caratterizzano la Generazione Z rispetto alle generazioni precedenti: 

  • lo strumento preferito è lo Smartphone (e non un PC)
  • preferenza per i contenuti visuali
  • forte ricerca della personalizzazione ed individualità (video consigliati nella sezione “Per Te” di TikTok, Youtube o TV streaming vs TV tradizionale, Spotify vs. CD, chat vs. email)
  • apprezzamento per i contenuti brevi (video di 5 – 15 secondi) od effimeri (Storie, che si autodistruggono dopo 24 ore)

In sintesi una strategia di comunicazione che voglia raggiungere ed attrarre la Generazione Z dovrà pertanto essere caratterizzata da: 

  • utilizzo di Social Media visuali (video brevi come TiKtok o Instagram Reels, Storie)
  • brevità ed incisività, per stimolare la curiosità a partire da contenuti con forte impatto visuale
  • capacità di coinvolgere l’audience attraverso contenuti personalizzati e attività collaborative (challenge, hackaton, live streaming, etc)
  • basata sull’ autenticità.

Le campagne marketing che molti brand stanno realizzando su TikTok possono essere un’utile fonte di ispirazione. Infatti proprio come i Millennials hanno favorito l’ascesa delle precedenti piattaforme di social media, come Facebook e Instagram, la Generazione Z sta alimentando il boom del social network di proprietà di ByteDance: studiare come le persone si esprimano su questa piattaforma potrà certamente aiutarvi a comprendere il comportamento e le esigenze di questa generazione in ascesa.

Cosa è TikTok e quali sono le opportunità per le aziende.

Tiktok aziende cover blog post

Solo chi non ha figli adolescenti o non si occupa per lavoro di web marketing, non ha mai sentito parlare di TikTok sino ad ora. TikTok è il social media che negli ultimi tempi ha visto la maggiore crescita: secondo alcuni dati non ufficiali l’app ha oltre 800 milioni di utenti attivi (di cui 500 in Cina). Si potrebbe essere tentati a classificarla come una piattaforma con un impatto marginale sulle aziende, visto il pubblico costituito prevalentemente da teenagers, ma in realtà TikTok può presentare delle opportunità di business interessanti grazie alla sua capacità di generare fenomeni virali con i suoi video originali e scanzonati.

Vedremo quindi in questo articolo le principali caratteristiche di quest’app e le possibili opportunità per le aziende.

esempio video TikTok

Qualche statistica su TikTok

Statistiche TikTok

Un po’ di storia

Il nome originario di TikTok era precedentemente Musical.ly, un sito dedicato ai video con sincronizzazione labiale. Nel 2018, la società cinese ByteDance ha acquisito Musical.ly e lo ha unito alla sua app di sincronizzazione labiale, nota come Douyin. Da allora la crescita di TikTok è stata travolgente.

In realtà l’applicazione ha due anime: quella occidentale che le deriva da Musical.ly (società fondata a Shangai ma con una sede a S. Monica in USA) e quella orientale per la parte relativa a Douyin. Tra l’altro in Cina continua ad esistere una versione separata dell’app Douyin.

Che cosa fa TikTok

TikTok è anche un’app di social media simile a Facebook e Instagram, ma il tipo di contenuto è esclusivamente nella forma di video. Nella maggior parte dei casi l’app viene utilizzata per condividere contenuti divertenti, lanciare sfide di sincronizzazione labiale ed esibizioni di balletti o passi di danza. Normalmente i video sono di ottima qualità e possono essere condivisi facilmente anche al di fuori di TikTok: su Facebook, all’interno delle Storie Instagram e anche nelle playlist di YouTube.

È possibile caricare video di 60 secondi che condividano storie, ma la maggior parte dei video su TikTok sono di 15 secondi o meno.
I principali tipi di video sono:

  • video musicali
  • video comici
  • video con effetti speciali
  • duetti
  • video challenge, cioè video monotematici associati ad un particolare hashtag.
esempio TikTok challenge

Il pubblico target di TikTok è formato prevalentemente da adolescenti e ventenni, in una fascia di età che varia principalmente tra i dai 13 e i 24 anni. L’audience di questo social media è comunque in evoluzione, dal momento che la tipologia dei video presenti su TikTok è cambiata di molto con la sua crescita: all’interno dell’app è ora possibile trovare contenuti di tipo diverso, come brevi guide del tipo “come fare a” (vedi esempio nella figura seguente) oppure prove di prodotti da parte di testimonial o di altri utenti. Quindi non solo più lip-sync, brevi commedie, video-scherzi, passi di ballo, etc.

Esempio video TikTok how-to

Le principali funzionalità che TikTok mette a disposizione per arricchire i video e migliorare l’esperienza utente sono:

Musica: la vasta libreria musicale di TikTok e l’integrazione con Apple Music è il punto di forza rispetto tutte le altre piattaforme social. I “creators” possono aggiungere, remixare, salvare e scoprire brani e suoni tramite playlist, video e altro.

Interazioni: gli utenti di TikTok possono seguire gli account che preferiscono ed esprimere gradimento tramite cuori, regali, commenti o condivisioni dei video che preferiscono. Inoltre l’utente può aggiungere alla sua sezione preferiti Video, hashtag, suoni ed effetti speciali.

Scopri: il feed Scopri è basato sugli hashtag, ma gli utenti possono anche cercare parole chiave, utenti, video ed effetti sonori. Le persone possono aggiungere amici cercando il loro nome utente o scansionando un codice identificativo (TikCode).

Gestione profili: i profili TikTok mostrano un conteggio di follower e follower, nonché un totale complessivo del numero di cuori ricevuti da un utente. Come su Twitter e Instagram, gli account ufficiali hanno un segno di spunta blu.

Monete virtuali: è possibile acquistare delle “monete”, convertibili in diamanti o emoji, per fare dei regali virtuali su TikTok. I prezzi per le monete partono da 1,39 $ per 100 monete.
E’ da notare che i diamanti, una misura della popolarità su TikTok, possono essere scambiati in cambio di denaro.

avviso corso tiktok

TikTok e le aziende

Il settore business è sicuramente qualcosa che interessa a TikTok, vista la particolare attenzione che l’azienda di Pechino sta dedicando agli annunci pubblicitari per questa piattaforma.
Al momento esistono diversi formati pubblicitari su TikTok:

  • video di acquisizione (“Brand Takeover” o “TopView”). Annunci che compaiono all’utente al momento dell’apertura dell’applicazione.
  • video nativi (“in-feed”). Annunci che vengono inseriti all’interno di un video o immediatamente in coda.
  • video challenge, associati ad un particolare hashtag.
  • branded effect. Maschere e oggetti in 2D o 3D che gli utenti possono usare nei loro video.
Diversi tipi di TikTok Ads

Accanto alle strategie di crescita pubblicitarie (anche attraverso gli influencer che hanno già delle performance considerevoli su TikTok, sia in termini di seguito che di visualizzazioni), questo social media offre certamente ottime opportunità alle aziende in termini di crescita organica, grazie alle particolari dinamiche associate al boom dei video verticali (vedi più avanti). Se però si presti ad essere inserita sin da ora nella strategia di comunicazione della vostra azienda è una domanda che richiede un’analisi approfondita dal momento che vi sono diversi aspetti da prendere in considerazione.

Si tratta di un social media video-centrico dove avere creatività, dominare skills sofisticati di produzione video e avere la capacità di essere “trend-jacker” rappresentano dei requisiti imprescindibili per il successo delle campagne di comunicazione.

Al momento, a meno che il vostro marchio non abbia come target un pubblico di giovanissimi, probabilmente la decisione meno rischiosa è di considerare TikTok come una piattaforma da presidiare, utile per far “scoprire” il proprio brand e per ridirigere i visitatori verso gli altri canali social aziendali (Instagram, Facebook, Twitter).

Riflessione sui video verticali

Concludiamo con uno spunto di riflessione sul formato verticale dei video.

Secondo la definizione che fornisce la stessa TikTok all’interno del proprio sito web, l’app fornisce una “Fully-immersive vertical video experience”, dove è la verticalità del video ad essere evidenziata come elemento di differenziazione. Il successo di TikTok, il boom delle Storie di Instagram o Snapchat sembrerebbe proprio essere legato al formato verticale. Come dice Alberto Brodesco su Nazione Indiana:

“L’innocua idea di riprendere in verticale crea un immaginario proprio, che si mette di traverso rispetto a quelli che sono la storia e il sapere orizzontali dell’audiovisivo, accumulati nei secoli precedenti da cinema e televisione, ma anche dalla fotografia e dalla storia dell’arte. Il formato verticale tende a premiare il corpo umano, a spingere nella direzione del ritratto e dell’autoritratto, che ora si chiama selfie. Il dispositivo induce insomma alla riproduzione del sé, non dell’altro da sé, o alla sovrimpressione tra soggetto e oggetto.
[…] La vera essenza di un social media come TikTok è proprio questa esigenza auto-mostrativa: mostrare se stessi per dimostrare di esistere. I pur vituperati e incompresi YouTubers
continuano ad avere (spesso) un oggetto esterno da raccontare (un trucco, un videogioco, una serie-tv…). TikTok è invece un continuo toccare lo spettatore sulla spalla per chiedergli “guardami, guardami”. La chiamano “look-at-me generation”. La più recente formulazione dell’esibizionismo prevede come primo passaggio “voglio essere guardato”: realizzo un video in cui mi mostro; e come secondo “voglio vedere come vengo guardato”: si controllano i like, i commenti, le reazioni suscitate.”

Siete d’accordo? Cosa ne pensate?

Aspettiamo i vostri commenti.

7 campagne di social media marketing per il vostro e-commerce nel 2020

social-media-e-commerce post cover

Grazie a una campagna di social media marketing un brand può diventare un marchio di successo nell’e-commerce. Per questo motivo un marchio e-commerce non può farne a meno.

Vediamo perché:

• Entro il 2021 il numero di acquirenti online dovrebbe raggiungere 2,14 miliardi in tutto il mondo. (Statista)

• Entro il 2021 le vendite globali al dettaglio tramite e-commerce dovrebbero raggiungere 4,88 migliaia di miliardi dollari (Statista).

Se questo è vero, ci sono molte opportunità sui social media per che vuole trarre vantaggio dall’ e-commerce.

Quali possono essere i vantaggi di avere una strategia di social media marketing per l’e-commerce?

• Aumentare il traffico web verso negozio

• Aumentare le conversioni

• Migliorare il coinvolgimento sui social media

• Aumenta il numero dei fan o follower

• Aumentare le vendite e i ricavi

• Migliorare il ritorno dell’investimento (ROI).

Tutti questi benefici sono in grado di far ottenere dei picchi di rapida crescita in alcuni settori specifici.

Se state cercando di far crescere il vostro e-commerce attraverso il social media marketing, ecco alcune tipologie di campagne che possono offrire specifici vantaggi.

Campagne di marketing sui social media più coinvolgenti per l’e-commerce

1. Campagne specifiche per piattaforma

La maggior parte degli esperti di marketing commette l’errore di creare campagne di marketing sui social media uguali su tutte le piattaforme. Utilizzare testo, immagini e impostazioni uguali per le campagne su tutte le piattaforme non è solo noioso ma dimostra anche una certa pigrizia.

Questo approccio indica chiaramente che l’azienda non sa esattamente quali siano i canali social frequentati dal proprio pubblico o, se lo sa, ritiene che il pubblico desidera vedere gli stessi post su ciascuna delle piattaforme di social media.

Ed è così che non sarete in grado di generare conversioni dai social media e sprecherete tempo, sforzi e denaro.

Ogni canale di social media ha un pubblico diverso. O meglio, dovremmo dire, il pubblico consuma i contenuti in modo diverso e comunica in modo diverso su ciascun canale di social media.

Ciò significa che, ogni volta che definite una strategia di social media marketing per il vostro e-commerce dovete prendere in considerazione l’idea di avere campagne diverse per piattaforme diverse. E per quelle campagne specifiche per una piattaforma, dovrete tenere presente che il contenuto e il suo formato dovranno essere personalizzate per il particolare canale social.

Quindi, cosa pubblicare su ciascun social network nelle vostre campagne specifiche per piattaforma?

Facebook – Video, blog post, notizie aziendali, meme, battute, ecc.

Instagram: foto, citazioni, storie ad alta risoluzione, ecc.

Twitter – Notizie, statistiche, blog, brevi video, GIF, sondaggi, concorsi, ecc.

LinkedIn – Rapporti, blog aziendali, notizie, discussioni specifiche sul business, contenuti, ecc.

Pinterest – Infografiche, grafici, ecc.

Oltre a questi suggerimenti, ecco una guida per ottimizzare i contenuti social per piattaforme diverse.

2. Campagne basate sulla finestra temporale

I social media sono una cosa in cui il tempismo è uno dei fattori più cruciali per ottenere i risultati richiesti.

In base al vostro pubblico di destinazione dovrete determinare la specifica finestra temporale e assicurarvi di pubblicare i vostri contenuti sui social media nel momento più adatto.

A questo proposito Alex York, un autore di Sprout Social, ha raccolto alcuni dati:

I periodi migliori per pubblicare su Facebook: mercoledì e giorni feriali

  • 14:00 e mezzogiorno di mercoledì ricevono il massimo engagement su Facebook
  • 13:00-14:00 giovedì
  • 10:00-15:00 nei giorni feriali

I periodi migliori per pubblicare post su LinkedIn – da martedì a giovedì

  • Mercoledì 15: 00-17: 00 riceve il massimo engagement su LinkedIn

I periodi migliori per pubblicare post su Instagram: da martedì a giovedì, dalle 9:00 alle 18:00

  • 15:00 di mercoledì
  • Le 5:00, le 11:00, le 15:00 alle 16:00 di giovedì ricevono il massimo engagement su Instagram
  • 5 del venerdì

I periodi migliori per pubblicare post su Twitter: tutti i giorni dalle 10 alle 12

  • Venerdì 9:00-10:00 riceve il massimo engagement su Twitter

Anche voi e il vostro team potete trovare i momenti in cui il vostro pubblico è più attivo su ciascuna delle piattaforme di social media. E, sulla base di questi risultati, potete pianificare campagne basate sui vari periodi temporali.

Queste campagne basate sul tempo possono essere utili per qualsiasi risultato, dal traffico, al livello di coinvolgimento o alle conversioni.

3. Campagne di traffico

Questo tipo di campagne sono mirate alla generazione di un’elevata quantità di traffico verso siti Web. In particolare queste campagne sono fondamentali per le start-up di e-commerce.

Ma come realizzarle? Ecco alcuni modi.

  • Preparate una strategia di social media marketing da utilizzare per queste campagne per essere sicuri di raggiungere i risultati per il vostro e-commerce.
  • Identificate quali piattaforme possono indirizzare più facilmente il traffico verso il vostro negozio online ed utilizzatele per le vostre campagne di traffico. Infatti non tutte le piattaforme hanno la capacità di generare traffico.
  • Allo stesso modo, scoprite gli orari ottimali per generare traffico verso il vostro negozio online e pianificate di conseguenza.

Quali tipi di contenuti possono indirizzare il traffico verso il vostro negozio online?

Guardate un esempio da Amazon.

social-media-ecommerce-amazon

La parte più importante di questo annuncio è l’invito all’azione che ha come obiettivo portare persone al vostro sito web.

Grazie alla vostra esperienza e ispirandovi a questo esempio potrete facilmente pianificare una campagna simile.

4. Campagne orientate alla conversione

In realtà ottenere conversioni per l’e-commerce utilizzando le campagne di social media marketing non è così semplice. Sarà necessario che i vostri collaboratori si impegnino a fondo per capire quali piattaforme e tipi di post sono in grado di favorire il maggior numero di conversioni.

Assicuratevi di avere:

  • Pagine social media aggiornate
  • Un buon livello di engagement
  • Un discreto seguito di follower
  • Contenuti social media ottimizzati
  • Account di social media attivi
  • Pagine di destinazione efficaci
  • Una focalizzazione sulla promozione dei vostri prodotti migliori

Tutto ciò può aiutarvi a generare conversioni per le tue campagne di social commerce.

5. Promuovere campagne di coinvolgimento sui social media

Ci sono vari modi per migliorare il coinvolgimento dei social media. Per questo è necessario avere dei post che siano efficaci sui social media.

Quali sono i tipi di contenuto che possano stimolare il coinvolgimento degli utenti e-commerce sui social media?

  • Video
  • Infografiche
  • GIF
  • Sondaggi
  • Concorsi / Quiz
  • Qualsiasi tipo di contenuto creativo o innovativo.

Ecco un esempio di Flipkart per un concorso.

social-media-ecommerce-flipkart

Questi tipi di contenuto appena menzionati sono quelli che hanno più probabilità di coinvolgere sui social media.

6. Promuovere campagne di vendita

Questo tipo di campagna è in qualche modo simile a quella orientata alle conversioni, ma il suo successo dipende essenzialmente da due cose:

  • Post efficaci sui social media per indirizzare i clic al tuo negozio online
  • Avere un sito web “WOW”, cioè un sito web un sito web con un’esperienza utente indimenticabile, in grado di colpire i visitatori.

Per ottenere post efficaci sui social media, avrete sicuramente bisogno di una grafica visiva accattivante.

Per ottenere un’esperienza WOW il vostro sito avrà invece bisogno di due cose:

  • Un sito di e-commerce evoluto per distinguere il vostro negozio online dalla concorrenza
  • Alcune tecniche di conversione, spesso sottovalutate, che se usate in modo appropriato sono in grado di raddoppiare le conversioni per il vostro negozio.

Questi accorgimenti vi aiuteranno ad incrementare le vendite facilmente e anche rapidamente.

7. Campagne basate sugli influencer

Questo tipo di campagna di social media marketing può darvi un aiuto totale nell’e-commerce: generazione del traffico, engagement e conversioni.

Di recente abbiamo spiegato in un articolo come i marchi di e-commerce di moda possano pianificare, eseguire e misurare il successo del marketing degli influencer.

In quella guida abbiamo discusso:

  • Come pianificare la campagna di marketing di influencer?
  • Qual è il processo dell’influencer marketing?
  • Quali sono i risultati?
  • E anche come misurarlo?

Seguite tutti i passaggi di quella guida e implementatela per raggiungere i vostri obiettivi di marketing. Dopotutto, raggiungere ciò che volete ottenere è fondamentale.

Prendete esempio da quello che ha fatto Flipkart durante i saldi della campagna Big Billion Days.

social-media-ecommerce-flipkart-big-billiondays

Social Media E-commerce: non limitatevi a farlo…fatelo in modo efficace!

Il social media marketing non è solo una tecnica di marketing, è un intero canale che porta il vostro pubblico target al vostro negozio online.

Pertanto, la pianificazione di queste tipologie di campagne di e-commerce sui social media marketing da sola non basta: eseguirle in modo efficace è più importante.

Utilizzate tutti i tipi di campagne di social media marketing che vi abbiamo descritto e misuratene i risultati e il ritorno sull’investimento (ROI).

Liberamente tradotto e adattato dall’articolo di Himani Kankaria “7 eCommerce Social Media Marketing Campaigns You Need in 2020

8 Social Media Trends per il 2020

social media trends 2020

Come ogni anno, cerchiamo di comprendere cosa ha in serbo per noi il mondo del marketing digitale individuando i principali social media trends per il 2020.

Tra le numerose previsioni degli esperti marketing e i fenomeni osservati durante l’anno appena trascorso, vogliamo elencare – senza alcun ordine di importanza – alcune tendenze che secondo noi saranno particolarmente rilevanti nel prossimo anno. In molti casi si tratta di conferme di trend che abbiamo già osservato, ma ci sono anche delle novità a cui bisognerà prestare attenzione.

1. Chatbots

Il mercato dei chatbot e in generale dei servizi di risposta automatica ha visto un grosso sviluppo negli ultimi anni. Questo settore sembra destinato a crescere anche nel 2020: secondo la ricerca di Salesforce “State of the Connected Consumer”, il 77% dei clienti crede che i chatbots cambieranno la loro percezione delle aziende nei prossimi 5 anni.
Continueremo quindi a trovare servizi con interazioni automatiche sempre più simili a quelle umane. Nel prossimo futuro, potrebbe essere possibile che i robot possano letteralmente chiudere un affare o vendere i vostri prodotti mentre sarete impegnati a fare altre cose!

2. Realtà Aumentata (Augmented Reality)

L’utilizzo della Realtà Aumentata (AR), se ci consentite il gioco di parole, sta diventando una realtà nel campo del digital marketing.
Snapchat è stata la prima piattaforma ad utilizzare le tecnologie AR per creare filtri divertenti per le foto, ma ora anche altri social media hanno iniziato ad avvalersi di queste tecniche per migliorare le interazioni con i propri utenti.
Questo perché l’AR non è più solo solo qualche filtro divertente da aggiungere alle foto. Le potenzialità di questa tecnologia per migliorare l’esperienza di coinvolgimento sui social media sono virtualmente illimitate: video, eventi live, prove di prodotti in vendita, etc.
Ad esempio Japan Airlines s con il suo JAL xR Traveler consente ai suoi clienti di “pre-sperimentare” viaggi tanto facilmente quanto provare un abito.
A dimostrare quanto la realtà aumentata sia importante per Facebook e Instagram, la società di Zuckerberg ha lanciato un proprio specifico ambiente di sviluppo denominato Spark AR Studio.

Facebook AR
Esempio di Facebook AR Studio

3. Vocal SEO

Una tecnologia emergente è sicuramente quella legata all’utilizzo della voce come interfaccia per l’interazione con il computer e con altri dispositivi elettronici. Prodotti e servizi come Amazon Echo, Apple Siri e Google Home si stanno rapidamente affermando. Altrettanto rapidamente cresce il numero di ricerche fatte attraverso il riconoscimento vocale, tanto è vero che gli addetti ai lavori parlano già di VEO (Voice Engine Optimization), cioè di una nuova SEO.
Secondo wordstream nel 2020 addirittura la metà delle inquiry sui motori di ricerca dovrebbero essere di tipo vocale!

4. Tik Tok e nuovi social

Negli ultimi anni abbiamo visto nascere in un attimo e scomparire altrettanto rapidamente nuove piattaforme social. Anche nel 2020 dobbiamo aspettarci la crescita di nuovi social media e magari il declino di quelle che ora appaiono come dominanti.
L’ultima stella nel panorama del web è Tik Tok, con oltre 500 milioni di utenti nel mondo.
Continuerà la sua crescita anche nel 2020? Ci sono tutti i presupposti, come dimostra il fatto che Facebook sta cercando di correre al riparo con il lancio, per ora solo in USA e in America Latina, di un’app per la condivisione di brevi video, chiamata Lasso.

5. Digital Detox

Il 2019 ha reso sempre più evidente la necessità da parte degli utenti web di “disintossicarsi” (il cosiddetto Digital Detox) da alcuni aspetti della vita digitale e allo stesso tempo di salvaguardare la propria privacy: il bombardamento degli annunci pubblicitari, l’aumento incontrollato del tempo trascorso online, la difficoltà nella protezione dei dati personali spinge sempre di più le persone a guardare con sospetto e insofferenza il mondo dei social media. Secondo Talkwalker finora, nel 2019, si sono contate 78.000 conversazioni relative all’utilizzo “sano” dei social media.
Per avere successo nel 2020 i marketeers dovranno quindi cercare di migliorare la qualità delle loro iniziative in modo da assicurarsi la fiducia delle persone fornendo strumenti che aiutino gli utenti nella loro ricerca del “benessere” digitale. Vanno in tale direzione le iniziative già adottate da YouTube (“Ricordami di fare una pausa”), Apple (“Tempo di utilizzo” del dispositivo), Facebook “Tempo trascorso”).

opzioni per il social wellbeing


Tutto questo non deve però spaventare: in fin dei conti si tratta di puntare più sulla qualità dei contenuti che sulla quantità!

6. Social News

Non è una novità che sempre più persone preferiscono cercare le notizie sul webe che Internet sta lentamente sostituendo TV e giornali.
Secondo un’indagine di Forbes, il 50 percento degli utenti di Internet intervistati ha dichiarato di aver appreso le ultime notizie tramite i social media e prima di averne mai sentito parlare in un canale televisivo o radiofonico. Nel nuovo modello di fruizione delle notizie, l’utente Internet scopre le informazioni sul proprio “feed” social e successivamente visita i siti web dei giornali o delle TV per saperne di più. Il sondaggio ha infatti rilevato che i siti di notizie hanno riscontrato un aumento del 57 percento del traffico originato dai social media.
Facebook e Twitter sono ormai diventati la principale fonte di notizie e questo trend è destinato a continuare anche nel prossimo anno.

7. Social commerce

Da molti anni i motori di ricerca e portali come Amazon hanno dominato le attività commerciali, principalmente attraverso servizi di e-commerce.
Ma ora che i social media sono diventati sempre più popolari, l’integrazione di funzionalità di e-commerce come il marketplace di Facebook o i negozi su Instagram, rende probabile che le piattaforme social possano dominare anche il settore dell’e-commerce nel prossimo futuro.
Per il 2020 è facile prevedere che le piattaforme di social media rilasceranno nuove funzionalità per supportare l’e-commerce e il relativo pagamento di beni e servizi.

8. Instant Messaging

Un trend che è destinato a confermarsi nel 2020 è quello dell’utilizzo in ambito business degli strumenti di Instant Messaging. Anche se l’email continuerà a rivestire un ruolo importante per le comunicazioni con i clienti, si prevede che canali quali Messenger e WhatsApp vedranno un forte incremento nel prossimo anno, grazie alla loro semplicità e al costo relativamente modesto di implementazione.

Cosa ne pensate di queste tendenze che abbiamo individuato come social media trends per il 2020? Ce ne sono altre che pensate saranno altrettanto importanti e che non abbiamo inserito nella nostra lista?

Fatecelo sapere scrivendo il vostro parere nella sezione dedicata ai commenti 😃
E auguri per un nuovo anno ricco di soddisfazioni!

Nota: Questo articolo è stato inizialmente pubblicato nella nostra newsletter Social Media Easy News che inviamo mensilmente agli utenti registrati.
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Che relazione c’è tra SEO e social media?

relazione social media seo blog post

Gli specialisti SEO da tempo si chiedono come sfruttare i social media per creare campagne SEO migliori. Come accade per la maggior parte degli algoritmi di Google, ben pochi dei loro criteri sono definiti chiaramente e gli specialisti SEO sono quindi costretti a fidarsi completamente delle affermazioni di Google o fare dei test per ricavare delle indicazioni pratiche. Nel corso degli anni le opinioni in merito sono cambiate, principalmente perché i criteri indicati da Google sono molto ambigui e troppo generali, mentre al tempo stesso è abbastanza complicato svolgere degli esperimenti rigorosi.

Il problema di prendere Google alla lettera, specialmente su questo argomento, è dovuto al fatto che il motore di ricerca si è spesso contraddetto. Nel 2010, Matt Cutts, che allora lavorava in Google, pubblicò un video in cui si affermava che i “segnali social” influiscono effettivamente sul posizionamento nei risultati delle ricerche. Tuttavia, nel 2014, lo stesso Matt Cutts caricò un video in cui affermava che i “Mi piace” di Facebook e i follower di Twitter non hanno alcun impatto sulle classifiche dei risultati delle ricerche.

In questo articolo cerchiamo di ridurre la confusione, in modo da scoprire se esiste o meno nel 2019 una relazione tra Social Media e SEO, e vogliamo condividere quello che sappiamo per sfruttare al meglio questa eventuale relazione.

C’è una relazione diretta nel 2019?

Come abbiamo visto, la posizione ufficiale su questa relazione cambia nel tempo e Google è famosa per apportare modifiche senza alcuna comunicazione ufficiale. E’ quindi lecito chiedersi come stanno le cose nel 2019. A tale proposito Hootsuite ha effettuato un esperimento piuttosto approfondito per verificare l’esistenza di una relazione e definirne la profondità.

In sintesi, Hootsuite ha condotto un test rigoroso e scientifico che ha preso in esame 90 articoli di blog, suddivisi equamente in tre gruppi:

  • Gruppo di “controllo” (nessuna pubblicazione organica o a pagamento)
  • Gruppo A (pubblicato organicamente su Twitter)
  • Gruppo B (pubblicato organicamente su Twitter e poi pubblicizzato per due giorni con $ 100 per ogni articolo)

I risultati di questo esperimento hanno concluso che esiste in realtà una significativa (aumento del 22%) e diretta correlazione tra il miglioramento del posizionamento e le attività sui social.

L’esperimento è una lettura affascinante e certamente vale la pena leggere per intero il relativo post pubblicato da Hootsuite.

Ci sono relazioni indirette?

Sì, ci sono un paio di altri modi in cui i social media influenzano indirettamente il posizionamento nelle ricerche.

Incremento dei link

La condivisione sui social media fa sì che più persone vedano i contenuti aumentando così la probabilità di ricevere link. Il cosiddetto “link building” riveste ancora un’ importanza fondamentale in ottica SEO e l’utilizzo dei social media come strumento per creare un numero maggiore di link non deve essere sottovalutato.

Social media nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca

Un altro aspetto da considerare quando si valuta la relazione tra Social Media e SEO è il modo in cui i bot dei crawler dei motori di ricerca indicizzano i siti di social media e li visualizzano nei relativi risultati (SERP). Google, in particolare, ha aumentato enormemente il numero di contenuti indicizzati provenienti da Twitter.

relazione social media SEO

Cosa significa questo per la concorrenza tra siti web aziendali per su Google? Bene, significa che il modo in cui hai impostato e gestito i profili social della tua attività sarà in grado di influenzare i risultati di ricerca relativi al tuo sito. Ad esempio, una ricerca di “Sony” su Google.com riporta i seguenti risultati.

relazione social media SEO - risultati ricerca google

Le piattaforme di social media sono motori di ricerca

Sebbene Google sia di gran lunga il più grande motore di ricerca del mondo, molte piattaforme social vengono utilizzate da numerose persone per trovare informazioni. Ciò significa che i principi generali della SEO dovrebbero essere applicati anche ai profili sui social media. Un errore comune, soprattutto da parte di aziende meno affermate, è di avere più account sulla stessa piattaforma di social media. Questo trasmette un’immagine poco professionale del marchio aziendale e diminuisce la probabilità che qualcuno vi chieda informazioni attraverso i social. Il rovescio della medaglia è che se l’azienda ha un profilo social ottimizzato su ogni specifica piattaforma ne sarà sicuramente avvantaggiata.

Relazione tra SEO e social media: conclusioni

Nonostante Google ufficialmente neghi un impatto diretto dei social media sui risultati SEO, ci sono prove evidenti che suggeriscono il contrario. Una strategia efficace di marketing dovrebbe quindi prevedere avere una integrazione tra i canali online, e questo è un’ulteriore motivo del perché gli specialisti SEO dovrebbero usare i social media nell’ambito delle loro campagne SEO.

Liberamente tradotto e adattato dall’articolo di Adam Torkildson “What is the Relationship between Social Media & SEO?