Quale formato scegliere per il vostro podcast?

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La scelta del formato del podcast è una delle decisioni più importanti da prendere nel momento in cui decidiate di adottare questo strumento di comunicazione. Come abbiamo detto nella nostra guida pratica “5 passi per creare il tuo podcast”, si tratta di strumenti relativamente nuovi ma che stanno rapidamente prendendo piede nell’ambito di strategie di marketing online per costruire e mantenere la reputazione, sia aziendale che individuale.

Il formato del podcast è una decisione fondamentale dal momento che avrà un forte impatto sul tono di voce da adottare, sulla scelta del pubblico di riferimento e sull’impegno necessario alla sua realizzazione. Anche se il podcast è un media relativamente giovane e in continua evoluzione, possiamo cercare di classificarlo nei formati maggiormente utilizzati:

  • Intervista
  • Conversazione
  • Monologo
  • Documentario
  • Racconto
  • Storytelling
  • Ibrido

Esaminiamo brevemente le caratteristiche di ogni singolo formato con alcuni vantaggi e svantaggi.

Intervista

Questo tipo di formato è uno dei più popolari nel mondo del podcast e prevede normalmente un conduttore e un ospite diverso per ognuno degli episodi. Il successo e la validità del podcast (che può avere anche una durata di 2 ore) dipendono ovviamente dalla qualità dell’ospite, che deve essere un esperto della tematica in discussione, e dall’abilità del conduttore nel gestire la conversazione in maniera fluida.

Vantaggi:

  • Semplicità di produzione.
  • Richiedono poche attività di editing.

Svantaggi:

  • Difficoltà nell’individuare il giusto ospite.
  • Non è facile mantenere il livello di attenzione degli ascoltatori per l’intera durata del podcast.

Esempi:

  • Marco Montemagno. L’imprenditore e influencer italiano cura personalmente un podcast dove alterna interviste a monologhi in cui si commentano i principali avvenimenti del panorama web-tech mondiale.
  • The Tim Ferriss Show. Secondo le parole dello stesso autore, nel suo podcast prova a “studiare” alcuni leader nel loro settore di eccellenza (investimenti finanziari, scacchi, sport professionistici, etc), scavando in profondità per scoprire strumenti, tattiche e trucchi che potranno essere utilizzati dagli ascoltatori.

Conversazione

Si tratta di una conversazione tra 1 o 2 conduttori ed un ospite ma a differenza dell’intervista, l’ospite non deve essere necessariamente una personalità di spicco o con un nome capace da solo da attirare un vasto pubblico di ascoltatori. Questo tipo di podcast è più simile ad una conversazione tra 2 amici che a un’intervista formale.

Vantaggi:

  • Semplicità di produzione.
  • Formato molto popolare ed apprezzato.

Svantaggi:

  • Sono necessari due conduttori, cosa che può comportare problemi organizzativi o logistici.
  • Difficoltà nel saper mantenere il livello di attenzione degli ascoltatori per l’intera durata del podcast.

Esempi:

  • Quasidì, che racconta le difficoltà di crescere e vivere in modo responsabile. Le voci sono di Ilenia Zodiaco e Valentina Tomić.
  • Morgana, di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri racconta le donne anticonvenzionali (”un po’ fate e un po’ streghe”).

Monologo

In questo caso il podcast ha un unico speaker e affronta un argomento particolarmente rilevante per l’autore. Ogni episodio è basato sull’esperienza o competenza specifica del podcaster e può affrontare temi più svariati, dal brano di un romanzo ad una serie di consigli.

Vantaggi:

  • Molto facile da organizzare non richiedendo il coinvolgimento di altre persone
  • In grado di rendere più intima la conversazione con il proprio pubblico

Svantaggi:

  • Richiede un’accurata pianificazione della scaletta
  • È necessario saper coinvolgere e trasmettere al pubblico la propria passione perchè i podcast sia effettivamente efficace.
  • Non è possibile arricchire il podcast con il contributo di idee o spunti di discussione da parte di altre persone

Esempi:

  • Akimbo di Seth Godin. Il conduttore, uno degli esperti di marketing più famosi al mondo, affronta temi incentrati sul concetto di cultura e su come tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiarla (v. Fig. 1).
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Fig. 1: Akimbo, il podcast di Seth Godin

Contenuto informativo

Possiamo considerare questo formato come un’evoluzione del formato intervista, con il contributo di diverse persone e una struttura articolata in varie sezioni. In altre parole si tratta dell’equivalente in formato podcast di un documentario e richiede quindi un elevato livello qualitativo sia in termini di approfondimento che di qualità sonora (sigla iniziale, stacchi musicali per unire le varie sezioni, etc).

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente, assimilabile a quello di una tradizionale inchiesta televisiva.
  • Si possono riutilizzare contenuti audio già prodotti per realizzare un podcast di qualità ancora più elevata.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Rabbit Hole di Kevin Rose. Il giornalista del New York Times esplora in 9 episodi cosa succede alle nostre vite quando decidiamo di andare online.
  • Masters of Scale di Reid Hoffman. Negli episodi di questo podcast il fondatore di Linkedin condivide le storie di successo di imprenditori che sono riusciti a far crescere la loro start-up da zero a molti milioni di dollari.

Racconto

Anche con un podcast è possibile creare delle “fiction” e riproporre i formati normalmente adottati nelle serie televisive o nelle trasmissioni radiofoniche di molti anni fa (i cosiddetti radiodrammi).

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente.
  • Molto spazio per la creatività.
  • Offre opportunità interessanti in quanto è un formato del podcast narrativo al momento poco utilizzato.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Welcome to Night Vale, un podcast presentato come una trasmissione radiofonica in cui si parla degli strani eventi che accadono nella immaginaria città di Night Vale.
  • Sbagliata. Sei episodi in cui gli ascoltatori vivono la storia di Emma (interpretata da Pilar Fogliati), una ragazza romana di 30 anni, e dei suoi appuntamenti falliti fino a quando non avviene per errore l’incontro con Matteo.

Storytelling

Con questo termine si indicano i podcast dove vengono raccontate, con un particolare taglio narrativo, delle storie di cronaca, come ad esempio delle investigazioni su delitti o persone scomparse. Si tratta di un formato che sta divenendo rapidamente molto popolare sulle ali del successo di Serial, un podcast del genere true crime stories (v. Fig. 2).

Fig. 2: Il sito web del podcast Serial

Vantaggi:

  • Formato molto coinvolgente.

Svantaggi:

  • Molto impegnativo in termini di risorse.
  • Richiede molto tempo da dedicare alla pianificazione e produzione.

Esempi:

  • Serial.
  • Veleno. Ispirato al più famoso Serial, si tratta di un reportage in sette puntate in cui Pablo Trincia e Alessia Rafanelli di Repubblica raccontano il caso di alcuni bambini sottratti alle rispettive famiglie, una ventina di anni fa, nella provincia di Modena.

Ibrido

I creatori dei podcast in realtà non sono vincolati ad utilizzare un formato piuttosto che un altro e hanno quindi la possibilità di esplorare nuove tipologie di podcast (ognuno con i propri pro e contro) che prevedano uno o più dei formati che abbiamo indicato.

Esempio:

  • Business Casual di Morning Brew, in cui l’host Alex Lieberman intervista le personalità più rilevanti in vari settori (venture capital, streaming, social media, etc) facendo domande a cui è oggettivamente molto difficile rispondere (ad es.: riuscirà il capitalismo a sopravvivere?).
  • Digital Innovators di Catobi, una community di professionisti orientata alla condivisione digitale.

Concludendo questa rassegna dei principali formati, ti segnaliamo che, così come è avvenuto per le serie televisive, anche nel mondo del podcast stanno arrivando titoli dall’estero doppiati in Italiano.

In attesa della versione doppiata di The Serial, segnaliamo:

  • Assassin’s Creed – Gold, di Anthony Del Col, tratta dal famoso gioco della Ubisoft;
  • The Sandman, serie in audio tratta dai fumetti di Neil Gaiman;
  • Auris, di Sebastian Fitzek.

Come gestire la privacy di Facebook (checklist)

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Quando i social media hanno iniziato a farsi strada nei primi anni 2000, eravamo tutti poco preoccupati per la nostra privacy, dal momento che le piattaforme avevano funzionalità limitate e meno persone avevano accesso a Internet. Al giorno d’oggi, dopo aver visto i numerosi casi di violazioni della sicurezza e di fughe di dati, siamo diventati tutti molto più consapevoli che la nostra privacy digitale è a rischio.

Vista la grande quantità di informazioni disponibili sul proprio profilo Facebook, è importante proteggere la vostra privacy da furti di identità, hacker e malintenzionati che potrebbero voler accedere al vostro account. Limitando l’accesso ai dati personali potete proteggere voi stesso e chi vi sta vicino.

Per aiutarvi, il sito Makeuseof ha messo insieme un elenco di passi da seguire per controllare e proteggere il vostro profilo Facebook. La checklist è strutturata secondo le diverse sezioni della pagina delle impostazioni di Facebook.

1. Gestire privacy Facebook: Protezione e accesso

  • Nella scheda Protezione e accesso, controllate la sezione “Dove hai effettuato l’accesso” per identificare da quali dispositivi avete effettuato l’accesso a Facebook (v. Fig. 1). Se vedete un browser o un dispositivo che non riconoscete, selezionate i tre punti accanto al dispositivo e scegliete “Esci”. Se notate qualcosa di sospetto, selezionate “Non sei tu?”.

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Fig. 1
  • Se ritenete che qualcuno possa avere accesso al vostro Facebook, andate alla sezione “Accesso” e selezionate “Modifica password”. Dovrete creare una password difficile da indovinare, diversa da quelle precedenti (inserendo lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali).
  • Non volete salvare le vostre informazioni di accesso? Se qualcun altro ha accesso al vostro computer o ai vostri dispositivi, potete decidere di non salvare le informazioni di accesso modificando l’opzione “Salva le tue informazioni di accesso”. Qui è possibile rimuovere un account o rimuovere le informazioni salvate da altri dispositivi.
  • Per rafforzare ulteriormente la tua sicurezza, potete aggiungere l’autenticazione a due fattori al vostro account Facebook. A questo scopo potete utilizzare un’app di autenticazione, oppure ricevere un messaggio SMS o un codice di sicurezza quando accedete da un browser o dispositivo non riconosciuto (v. Fig. 2).
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Fig. 2
  • Per essere informati di eventuali tentativi di accesso a Facebook non riconosciuti scegliete l’opzione “Ricevi avvisi sugli accessi non riconosciuti” nella sezione “Configurazione di una funzione di protezione aggiuntiva”.

2. Privacy

Post

  • Dovete assicurarvi che la visibilità dei vostri post attuali e futuri corrisponda alle vostre esigenze. Per farlo accedete alla scheda Privacy e selezionate “La tua attività”. I post futuri possono essere impostati su pubblico, amici, amici esclusi, solo io o amici specifici.
  • La sezione delle attività vi consente anche di rivedere eventuali post o immagini in cui siete stati taggati. Potete accettare o rifiutare i tag visualizzando il “Registro attività (v. Fig. 3).
  • Se preferite che le persone non visualizzino nessuno dei vostri post passati su Facebook, potete scegliere “limita i post passati”. Ciò significa che tutti i post pubblici precedenti o quelli che avete condiviso con amici di amici saranno limitati ai soli amici.

Persone

  • La privacy non si limita alle vostre informazioni. Potete anche limitare il pubblico che vede le persone, le pagine e gli elenchi che seguite. Le stesse opzioni si applicheranno anche ai post futuri.
  • Restringere la privacy di Facebook può rendervi difficile l’essere trovati dalle persone, tuttavia si possono modificare le impostazioni nella sezione “Come possono trovarti e contattarti le persone”. Con questa opzione potete consentire a tutti, o solo amici di amici, di inviarvi richieste di amicizia.
  • Se le persone non riescono a trovarvi tramite la ricerca su Facebook utilizzando il vostro nome, potrebbero essere in grado di cercarvi utilizzando l’indirizzo e-mail o il numero di telefono che avete fornito al momento della registrazione. Potete rimuovere questa opzione selezionando “Solo io” o limitarla ad amici o amici di amici.
  • Per assicurarvi che il vostro profilo Facebook non possa essere trovato tramite i motori di ricerca, selezionate “No” nella sezione ” Desideri che i motori di ricerca esterni a Facebook reindirizzino al tuo profilo?”.
  • Non volete essere disturbati da estranei tramite Facebook Messenger? Potete decidere che le chat siano ricevute o filtrate in base alle richieste di messaggi regolando “Collegamenti potenziali” e “Altre persone” nelle impostazioni “Come ricevi le richieste di messaggi”.
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Fig. 3

3. Profilo e aggiunta di tag

  • Sebbene possiate rivedere i vostri post e le foto in cui siete taggati tramite altre funzionalità di Facebook, è possibile regolare queste impostazioni globali nella scheda Profilo e aggiunta di tag. Con questa opzione potete decidere chi può pubblicare sul vostro profilo.
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Fig. 4
  • Assicuratevi anche di impostare quale pubblico può visualizzare i post pubblicati da altri sul vostro profilo.
  • Se desiderate personalizzare ulteriormente le impostazioni del vostro profilo, potete selezionare l’opzione “nascondi i commenti che contengono determinate parole dal tuo profilo” aggiungendo parole, frasi o emoji. Ciò significa i commenti che contengono queste parole rimarranno visibili solo a chi le ha scritte e ai loro amici.
  • Il permesso agli amici di taggarvi nelle foto o nei post può essere gestito nella sezione “Tag”. Qui si può limitare chi vede i post in cui siete taggato, così come restringere il pubblico del post.
  • Non siete sicuro di essere soddisfatti dei contenuti in cui siete stati taggati? Potete rivedere i post in cui siete taggati o i tag che le persone hanno aggiunto ai tuoi post nella sezione “Controllo”.

4. Post pubblici

  • La scheda Post pubblici (v. Fig. 5) nelle impostazioni di Facebook vi consente di decidere chi può seguirvi (compresi post, storie e reels). Questi contenuti possono essere condivisi pubblicamente o ristretti ai tuoi amici.
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Fig. 5
  • Dopo aver creato un post pubblico, potete modificare il pubblico in grado di commentare i post. Tuttavia, vale la pena notare che se lo limitate agli amici, i loro amici potrebbero comunque essere in grado di commentarlo.
  • Alcune informazioni su Facebook sono sempre pubbliche, come le foto di copertina, le immagini del profilo e contenuti in evidenza. Tuttavia potete gestire chi può mettere Mi piace o commentare questi contenuti, specificando se possano essere pubblici, o commentabili da amici di amici o solo da amici.
  • Nel caso abbiate commentato o siete stati taggati in un post di un gruppo pubblico che viene poi condiviso al di fuori di Facebook, avete la possibilità di disabilitare le anteprime in modo che non vengano visualizzati il nome utente e l’immagine del profilo. Questo può essere fatto tramite l’opzione “Anteprime fuori Facebook”.

5. Bloccare qualcuno

  • Tramite la scheda Lista con restrizioni Blocco è possibile inserire un elenco di persone che, pur rimanendo amici su Facebook, non potranno vedere i post la cui visibilità è limitata ai vostri amici.
  • Se desiderate impedire a un utente su Facebook di vedere la vostra cronologia, taggarvi, aggiungervi come amico, o anche semplicemente conversare con voi, puoi aggiungerli all’elenco degli utenti bloccati.
  • Per bloccare qualcuno su Facebook e Facebook Messenger, potete aggiungerlo all’elenco “Blocco dei messaggi”. Dovrete però assicurarvi di bloccare anche il loro profilo Facebook.
  • Ci sono delle App di cui non volete ricevere notifiche? Usando “Blocco di inviti alle app” e “Blocca di app”, potete interrompere gli inviti di determinate persone alle app o interrompere del tutto le notifiche provenienti da specifiche app.

6. Gestire privacy Facebook : Consigli vari

  • Per assicurarvi che le vostre impostazioni sulla privacy siano aggiornate, dovreste selezionare l’opzione Controllo della privacy in “Impostazioni e privacy”. Si tratta di una breve panoramica delle vostre attuali impostazioni dove potete verificare chi può vedere quello che condividete, come le persone vi trovano e altro ancora.
  • In “Impostazioni generali”, dovreste assicurarvi che il vostro nome e i dettagli di contatto siano aggiornati. Questo può esservi utile se non riuscite più ad accedere al vostro account e avrete la necessità di dimostrare la vostra identità.
  • Se desiderate che Facebook non sappia dove vi trovate, controllate la scheda Posizione e disattivate la cronologia delle posizioni per i vostri dispositivi mobili.

Come evitare black list e spam con la propria newsletter: intervista a Fabrizio di OpenDEM

come evitare blacklist newsletter cover

Uno dei problemi che più affligge i responsabili di marketing digitale nella fase di comunicazione di offerte e proposte commerciali ai propri destinatari è proprio l’incubo di finire nello spam dei propri contatti quando si tenta la creazione e l’invio di newsletter a fini commerciali, rischiando di finire nel dimenticatoio per sempre. Fabrizio di OpenDEM, piattaforma italiana per la gestione di newsletter, ci ha concesso una intervista per scoprire le pratiche migliori per assicurare l’efficienza del nostro Email Marketing.

Spesso si parla di black list e spam degli indirizzi e-mail dei clienti, c’è spesso molta confusione a riguardo, sono la stessa cosa?

Assolutamente no, c’è una bella differenza tra black list e spam. La prima riguarda principalmente indirizzi IP e domini e-mail che hanno ricevuto delle segnalazioni e che non risultano autorizzati ad inviare comunicazioni. Si tratta quindi di un fenomeno evitabile che si può prevenire in buona parte comportandosi in modo coscienzioso nel contatto con i clienti. La seconda invece riguarda uno stato raggiunto a seguito di un’azione da parte del destinatario che segnala l’indirizzo da cui proviene la comunicazione. Da quel momento sarai considerato spam. In sintesi, possono essere considerati l’uno la conseguenza dell’altro: se vieni messo in black-list sarai considerato spam.

Email marketing: come evitare blacklist per newsletter

Per quali motivi si finisce nello spam? Quali sono le cause maggiori che portano una newsletter ad essere considerata spam?

Principalmente, le cause che possono portare una newsletter a finire nello spam sono due: o per via delle scelte fatte dal destinatario o per una delle cosiddette spam trap o honeypot. Nel primo caso, accade esattamente quello che ho detto in precedenza, un destinatario, anche se si è iscritto alla lista contatti consegnando il suo indirizzo e-mail, segnala l’indirizzo da cui proviene la comunicazione come spam. Il motivo alla base di questa decisione può variare dal disinteresse nei confronti di una determinata informazione, alla poca professionalità con la quale questa informazione è offerta o dalla insistenza con cui riceve le newsletter. Come può notare, due motivazioni su tre trovano facile rimedio nell’utilizzo di strumenti professionali per l’invio di newsletter. Io personalmente lavoro ad OpenDEM, sappiamo perfettamente che assicurare prestazioni professionali per la creazione di grafiche accattivanti e permettere la personalizzazione di ogni messaggio anche a chi non ha competenze approfondite di Email Marketing e grafica è una chiave fondamentale per far fronte a questo problema.

Nel caso invece delle cosiddette spam trap o honeyport bisogna fare una distinzione tra spam trap incontaminate e spam trap riciclate. Quelle incontaminate consistono in indirizzi e-mail creati con il fine di diventare spam trap, non sono iscritti a mailing list o database, questo gli permette di scoprire facilmente le e-mail derivanti da spam. Diventa chiaro che quelle ricevute sono frutto di scraping o acquisti di contatti da database di indirizzi email, motivo per cui queste pratiche sono fortemente sconsigliate per le aziende. Un e-mail che finisce nella lista nera tramite spam trap dovrà vedersela non solo con la limitazione di finire nella black list della propria utenza, ma anche con un danno di immagine non indifferente, visto che si tratta di pratiche illegali.

Per quanto riguarda invece le spam trap riciclate, si tratta solitamente di indirizzi non utilizzati da svariati anni e che vengono utilizzate esattamente come le spam trap incontaminate. La differenza sta nel fatto che verranno monitorare non solo le e-mail derivanti dal precedente utilizzo, ma anche le e-mail ricevute da nuovi indirizzi.

Come si può evitare di finire nello spam con la propria newsletter?

Per evitare di essere inseriti in black list con OpenDEM adottiamo strategie che mettono al sicuro il cliente, proteggendo la comunicazione B2C. In primis, diamo la possibilità attraverso il double opt-in di mandare newsletter solo agli indirizzi che hanno dato esplicito consenso di voler ricevere e-mail. Si tratta di un processo in due passaggi per le nuove iscrizioni ad una specifica mailing list. Inoltre, invitiamo tutti coloro che utilizzano OpenDEM a non utilizzare o acquistare liste di indirizzi e-mail da terzi.

Ad ogni modo, la chiave sta nel sapere analizzare bene la situazione che ci si trova davanti prima di inviare newsletter. Questo significa domandarsi se il destinatario è veramente interessato alla comunicazione e se c’è effettivamente il rischio di essere percepiti come indesiderati. In conclusione, con il nostro servizio, diamo la possibilità, ereditando ogni dato da newsletter a newsletter, di inserire automaticamente un link di cancellazione per gli utenti che intendono rimuoversi dalla lista dei contatti. Chiaramente questa è una pratica a discrezione di chi utilizza OpenDEM, non di un obbligo.

In particolare, OpenDEM si occupa di assicurare i più alti standard di sicurezza offrendo un servizio che rispetti la GDPR. Questo significa, ad esempio, tenere sempre sotto controllo la reputazione degli IP e dei server che utilizziamo, assicurando così anche un’ottima reputazione al mittente. Facendo un altro esempio pratico, assicuriamo a chi vuole usufruire di OpenDEM di tenere pulite le liste di destinatari, in questo modo difficilmente le newsletter verranno inviate più volte, evitando quindi di finire nello spam. Tutto ciò chiaramente è possibile tramite dei tool di verifica che permettono di gestire i destinatari di una newsletter rimuovendo contatti duplicati, gestendo delle liste sia in single che in double opt-in, verificando i domini in fase di importazione, rimuovendo automaticamente i destinatari inesistenti e rimuovendo i destinatari che hanno fatto domanda di cancellazione.

Fattore importante, è essere in possesso di un mittente verificato, vantaggio offerto da piattaforme per la creazione e l’invio di newsletter come ad esempio OpenDEM. Poter inviare newsletter da un mittente verificato significa poter inviare comunicazioni da server riconosciuti come attendibili. I client sono molto più propensi a ricevere posta da mittenti autorizzati e verificati. Tutto questo riduce notevolmente la probabilità di essere riconosciuti come spam.

Tutto quello che devi sapere per distribuire il tuo podcast

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In un articolo precedente abbiamo visto i passi che devi seguire per creare il tuo podcast. Dopo aver creare il contenuto è quindi il momento di passare al “lancio” del tuo podcast. Prima di andare avanti però dobbiamo esaminare i diversi tipi di servizi online che ti permetteranno di gestire e distribuire il podcast al tuo pubblico.         
Infatti si tende ad associare i servizi di podcast unicamente a nomi come iTunes (Apple Podcasts) o Spotify, ma queste piattaforme sono in realtà delle podcast directory. Il tuo podcast ha anche bisogno di un sito web dove essere ospitato prima di essere inviato a queste directory.

Oltre agli strumenti di registrazione e di editing che ti hanno permesso di creare il tuo contenuto in formato MP3, ti serviranno quindi degli specifici servizi per le funzioni di storage e di distribuzione dei tuoi files:

  • podcast hosting;
  • podcast directory;
  • podcast website.

Dedichiamo ora alcune righe per descriverne funzionalità, differenze e i principali player.

Come distribuire podcast: Podcast hosting

I siti di podcast hosting sono piattaforme online per il salvataggio dei files audio. Un episodio verrà trasmesso in streaming dal sito di podcast hosting, sia che l’ascoltatore utilizzi un servizio di Directory come Spotify sia un tuo sito web.

In pratica è costituito da un server web per consentire il download dei file, i file audio e un feed RSS[1] che descrive il tuo file audio.

Uno dei benefici di un sito di podcast hosting è la possibilità di distribuire il contenuto simultaneamente su diverse directory. In realtà potresti anche farlo tu stesso, con un procedimento più laborioso, collegandoti ad ogni singola directory ma saresti costretto ad avere un account su ogni singolo servizio.

Un altro potenziale beneficio di questo tipo di servizio è relativo agli aspetti di monetizzazione. I siti più importanti di podcast hosting hanno infatti dei rapporti di collaborazione con grossi brand che sono interessati a promuovere inserzioni pubblicitarie all’interno dei podcast di successo.

Tra le aziende che forniscono servizi di podcast hosting citiamo:

  • Buzzsprout
  • Libsyn
  • Spreaker
  • PodBean
  • Transistor
  • Simplecast
  • Captivate

Merita una particolare menzione Anchor, servizio acquisito da Spotify nel 2019, che offre anche alcune funzionalità per la registrazione di audio di alta qualità ad utenti con esperienza minima (v. Fig. 1).

fig 1 anchor come distribuire podcast
Fig. 1: le opzioni offerte da Anchor per la creazione di un podcast

Come distribuire podcast: Podcast directory

I servizi in questa categoria sono siti web che ricevono i feed RSS dal podcast hosting e li organizzano in modo che possano essere trovati ed ascoltati dal pubblico tramite app specifiche per podcast (come ad esempio l’app pre-installata su iPhone) o desktop computers.

Grazie ai meccanismi di sincronizzazione offerti dalla maggior parte dei servizi di podcast hosting, sarà sufficiente caricare i tuoi contenuti sul tuo account perchè questi vengano trasferiti alle directory e resi disponibili per l’ascolto dalla tua audience.

Ecco alcune delle principali podcast directory:

  • Apple Podcasts (in precedenza chiamata iTunes Podcasts);
  • Spotify;
  • Google Podcasts;
  • Stitcher;
  • TuneIn;
  • Audible:

Data l’importanza di queste piattaforme, vedremo più avanti una breve panoramica dei principali player del mercato del podcasting (Apple, Spotify, Google e, più di recente, Facebook).

Come distribuire podcast: Podcast website

In questo caso, al posto di un servizio specializzato di podcast hosting, viene utilizzato dai podcaster un proprio sito web. Il vantaggio di questa soluzione è la maggiore flessibilità in termini di promozione del proprio brand e personalizzazione dei contenuti associati al podcast.

Ad esempio, utilizzando un tuo sito web potrai usare la sezione blog del sito e creare un post per ogni episodio. Con questa soluzione, oltre al podcast stesso, ogni post potrà ad esempio contenere:

  • la trascrizione integrale del testo
  • note
  • annunci pubblicitari, link di affiliazione o altri meccanismi di monetizzazione
  • una form di registrazione ad una mailing list.

In generale ti consigliamo di avere tutti e tre i servizi.
Il sito di podcast hosting (come Spreaker) è dove caricherai i tuoi files audio, mentre le piattaforme che fungono da podcast directory (ad es. Spotify) saranno il luogo dove il pubblico troverà i tuoi contenuti.
Infine il tuo sito web personale ti servirà per fornire maggiori informazioni sul podcast e sulla tua attività di creator o di quella della tua azienda.

I big player del podcasting

Rimaniamo sul tema di come distribuire il podcast e, prima di passare agli aspetti di promozione del podcast, facciamo una breve digressione per descrivere chi sono i principali attori nel settore della distribuzione dei podcast e come sta evolvendo il mercato.

Apple Podcasts

Apple ha avuto il monopolio de facto nel mercato del podcasting per molto tempo. La casa di Cupertino ha infatti iniziato a raccogliere un elenco di podcast sin dal 2005 offrendo servizi e strumenti per cercarli, valutarli e sottoscriverli tramite iTunes o con l’app Podcast, preinstallata su ogni iPhone.   
Si tratta quindi della piattaforma di riferimento e quasi una scelta obbligata per la distribuzione del tuo podcast, ma vi sono comunque altre soluzioni che possono essere utilizzate in alternativa o in sinergia con la piattaforma Apple.

Spotify

La posizione privilegiata di Apple è ora messa in discussione dal ruolo che Spotify sta cercando di ricavarsi nel settore dei podcast attraverso acquisizioni e ampliamento dell’offerta dei propri contenuti. Negli ultimi due anni Spotify ha infatti acquisito aziende di podcasting come Gimlet, Anchor, Parcast, Megaphone e Podz. Anche l’acquisto di Betty Labs e il successivo rilascio dell’app Greenroom deve essere visto in quest’ottica.

Google Podcasts

Il ruolo del gigante di Mountain View nel settore dell’audio on-demand sembra essere ancora marginale, come possiamo vedere dalle statistiche di Buzzsprout:

  • Apple Podcasts 29.8%
  • Spotify 29.4%
  • Google Podcasts 2.7%
  • CastBox 2.9%
  • Web browser 2.6%
  • Embedded Player (sito web) 1.9%
  • Podcast Addict 1.6%
  • Buzzsprout 1.3%
  • Overcast 1.2%
  • Stitcher 0.9%

Tuttavia la piattaforma Google potrebbe ricavarsi in futuro uno spazio maggiore grazie alla scelta di passare dal servizio Google Play Music all’app Google Podcast e fare leva sulla posizione di vantaggio nel settore mobile, dove il sistema operativo Android può vantare circa l’80% del mercato.

Facebook

Anche la società fondata da Mark Zuckerberg vuole giocare un ruolo di primo piano nel settore dell’audio e, oltre alla propria soluzione per il social audio, ha esteso il supporto per i podcast all’interno della piattaforma Facebook.

A giugno 2021 Facebook ha infatti annunciato (v. Fig. 2) che sarà possibile ascoltare i podcast direttamente sull’app mentre si naviga sul Newsfeed o si sposta l’app in background. In particolare questo vuol dire che Facebook diventa a tutti gli effetti una piattaforma per la distribuzione degli audio on-demand, in quanto gli autori potranno pubblicare gli RSS feed dei loro podcast direttamente su Facebook.

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Fig. 2: sarà possibile ascoltare i podcast all’interno di Facebook (foto dal sito web Facebook)

Come promuovere il tuo podcast

In questo articolo e in quello precedente abbiamo passato in rassegna le varie fasi di ideazione, creazione e pubblicazione del tuo podcast. Ma il lavoro non finisce qui: dovrai infatti dedicarti con impegno e continuità alla promozione del tuo contenuto audio. Data la crescente concorrenza in questo settore riuscire ad essere “scoperti” dal proprio pubblico non è assolutamente una cosa scontata!

Ancora una volta la recente indagine BVA Doxa ci fornisce utili indicazioni sulle fonti preferite dagli utenti per cercare podcast da seguire. Come vediamo dalla Fig. 3, la presenza all’interno delle piattaforme specializzate è fondamentale per essere trovati e scelti (62% dei casi). Tuttavia anche i motori di ricerca e i social media sono dei canali da presidiare e da ottimizzare.

fig 3 fonti ricerca podcast
Fig. 3: fonti di informazione per cercare podcast da seguire (Fonte: indagine BVA Doxa)

A tale proposito ti potrà essere utile adottare una strategia di web marketing che preveda l’utilizzo delle tecniche normalmente utilizzate per la promozione di contenuti: sui vari canali digitali:

  • Ottimizzazione in ottica SEO del tuo podcast website (se ne hai uno).
  • Pubblicazione di una trascrizione testuale degli episodi all’interno del tuo podcast website.
  • Condivisione di contenuti degli episodi del tuo podcast (informazioni, citazioni, copertina, estratti audio, etc) sui vari social media.
  • Informazione degli iscritti tramite la tua newsletter (se ne hai costruita una nei mesi precedenti al lancio del podcast).
  • Partecipazione come ospite ad altri podcast o ad altri eventi su piattaforme di Social Audio come Clubhouse o Twitter Spaces, di cui parleremo nei prossimi capitoli.
  • Richiesta ai tuoi ascoltatori delle recensioni.
  • Studio delle statistiche dei tuoi podcast tramite Google Analytics o gli strumenti nativi di analytics fornite dalle podcast directory (come esempio, v. la Fig. 4 relativa ad Apple Podcasts Analytics). Grazie all’analisi delle informazioni statistiche quali numero di download, durata media di ascolto, numero di iscritti ed altre, potrai comprendere quali sono gli episodi o gli argomenti che hanno avuto più successo, prendere spunti e migliorare la produzione complessiva dei tuoi podcasts.
fig 4 statistiche apple podcasts
Fig. 4: un esempio delle informazioni statistiche presenti all’interno di Apple Podcasts
(Fonte: Apple)

Se vuoi approfondire questi argomenti e i temi più generali del voice marketing e dei live audio, allora potrebbe interessarti il mio libro “Podcast e Clubhouse”, pubblicato da Lupetti Editori di Comunicazione.


[1] RSS (Really Simple Syndication) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti web.

9 idee per la generazione di lead per l’e-commerce

generazione lead e-commerce

Lo sapete che il 92% dei nuovi visitatori di un sito di e-commerce non effettua un acquisto? Questi numeri non sono certamente incoraggianti ma il fatto che i nuovi visitatori non “convertano” non vuol dire che le vostre strategie di marketing dovrebbero ignorarli.

Infatti, prima di essere pronti per l’acquisto, i vostri potenziali clienti affrontano un articolato “customer journey” che comprende la ricerca, il controllo delle recensioni e il confronto dei prodotti.

Dovrete quindi trovare un modo per entrare in contatto con i consumatori durante il loro percorso di acquisto e rimanere al passo con le loro sensazioni. Ciò richiede una efficace strategia di generazione di lead che non può essere costruita dall’oggi al domani.

In questo articolo cercheremo quindi di aiutarvi condividendo le principali strategie di successo per la lead generation.

Gli aspetti chiave della generazione di lead per l’e-commerce

Spesso la generazione di lead viene scambiata come una semplice tecnica marketing per la generazione della domanda ed è definita come “un modo per generare interesse per i prodotti”. Tuttavia, la lead generation va ben oltre la creazione di consapevolezza e di interesse. Infatti la generazione di lead è il processo di acquisizione delle informazioni di contatto dei potenziali clienti volto a raggiungerli con messaggi di marketing personalizzati.

Ad esempio avere le e-mail dei potenziali clienti in una mailing list consente di poter indirizzare le loro decisioni di acquisto con l’aiuto di campagne e-mail mirate.

È comunque fondamentale delineare una strategia di lead nurturing prima di iniziare a generare lead e questo per una buona ragione. Infatti raccogliere un migliaio di indirizzi e-mail non è certamente l’obiettivo finale di una strategia marketing. Per evitare che il budget marketing finisca per andare sprecato attirando un pubblico irrilevante, dovrete definire con attenzione i vostri clienti potenziali e personalizzare in maniera accurata le vostre campagne.

Un aspetto importante della pianificazione è ottenere una comprensione dettagliata del tipo di persone da inserire nella lista mailing list. Questa conoscenza vi aiuterà a definire gli argomenti a cui i vostri potenziali clienti sono maggiormente interessati e i canali che utilizzano più spesso.

Le principali sfide per generazione di lead nell’e-commerce

Nell’e-commerce la generazione di lead non è molto più facile della vendita di prodotti. Cosa potete offrire ai vostri potenziali clienti per convincerli a condividere le loro informazioni di contatto?

Avete bisogno di una calamita, il cosiddetto lead magnet, cioè qualcosa di utile e prezioso che potete regalare in cambio dei delle informazioni di contatto dei visitatori.

Nel commercio la chiave per avere relazioni di successo è infatti avere un approccio vantaggioso per tutte le parti, cioè sia il tuo marchio che i tuoi clienti dovrebbero poter trarre beneficio dalla interazione online. E se parliamo di incoraggiare i consumatori a lasciare i loro indirizzi e-mail sul vostro sito, una situazione vantaggiosa per tutti è una in cui ci sia del reale valore nel lead magnet.

Inoltre bisogna tenere presente circa il 57% degli utenti si avvale indirizzi email falsi o usa e getta, aggiungendo un’ulteriore difficoltà alle vostre future campagne di email marketing. Infatti ciò significa che il 57% delle vostre email “rimbalzerà” (bounce back, nel gergo dell’email marketing) e non raggiungerà mai le caselle di posta dei tuoi potenziali clienti.

Anche se riuscirete ad individuare un lead magnet capace di convincere le persone a divulgare le loro informazioni di contatto non potrete mai essere sicuri che non abbiano utilizzino dei dati falsi.

Il problema può essere parzialmente risolto inviando il lead magnet via e-mail invece di concedere l’accesso immediatamente dopo la compilazione del modulo di acquisizione dei lead.

In generale la generazione di lead per l’e-commerce non è un’attività semplice. Tuttavia le idee che descriveremo nel seguito di questo articolo potranno aiutarvi a risparmiare tempo e a costruire un processo efficace per generazione di lead riducendo il numero dei tentativi e degli errori.

9 idee per potenziare la vostra strategia di generazione di lead per l’e-commerce

La lead generation è un processo che può coinvolgere varie tecniche, strumenti e canali. Tuttavia non esiste un approccio valido per tutti e che possa garantire il successo ad ogni marketer impegnato nel settore dell’e-commerce. Ci sono comunque alcune tecniche che possono rappresentare il punto di partenza ideale per mettere a punto un processo che vi permetta di raggiungere i vostri obiettivi specifici.

Impostate un processo di acquisizione dei lead

Avete già pensato a come acquisire i dati e tenere traccia dei vostri contatti?

State pensando di utilizzare un servizio gratuito, ad es. un semplice generatore di moduli basato su Google Sheet? Oppure utilizzerete una piattaforma completa che faciliti l’intero processo di lead generation?

Tenete presente che, anche se potreste pensare di non aver bisogno di una soluzione complessa (e più costosa) per raccogliere e coltivare i lead, è probabile che possiate incontrare alcune limitazioni man mano che incrementate la generazione di lead. Ad esempio è probabile che in pochi mesi vi renderete conto di avere bisogno di dati più dettagliati sulle prestazioni delle campagne di email rispetto a quanto disponibile sul tuo servizio iniziale (gratuito). Sarete così costretti a fare nuove ricerche e trasferire tutti i dati su nuove piattaforme. Dal momento che tutto questo ti costerà tempo e fatica, vi consigliamo di pianificare in anticipo dove sarete in 6 o 12 mesi. Ad esempio dovrete valutare se utilizzerete campagne a pagamento per migliorare il processo di acquisizione di lead. In ogni caso vi converrà scegliere un servizio completo di generazione di lead sin dal primo giorno in modo da costruire nel tempo una solida community di clienti fedeli.

Soluzioni gratuite potranno comunque tornarvi utili per automatizzare la gestione dei lead.

Perfezionate i moduli di acquisizione dei lead

I moduli di acquisizione dei lead consentono la raccolta dei dati degli utenti in maniera efficace e vengono spesso utilizzati all’interno di banner di tipo popup, landing page (pagine di destinazione) e pagine dedicate al pagamento.

Normalmente l’utilizzo dei moduli di acquisizione dei lead non è limitato all’acquisizione delle informazioni di contatto, ma è anche finalizzato alla raccolta di dati volti a qualificare i lead. Tuttavia, questo approccio presenta alcune insidie, dal momento che richiedere troppe informazioni ad un potenziale cliente aumenta il rischio di spaventarlo. In generale, con l’aumento del tempo necessario a completare il modulo di acquisizione dei lead, diminuirà proporzionalmente il numero di persone disposte a compilarlo senza abbandonare il sito web (v. Fig. 1).

conversion rate vs. form type
Fig. 1: esempi moduli di lead generation (Fonte: Marketing Experiments)

Pertanto dovrete valutare quando valga la pena di chiedere informazioni aggiuntive (ad esempio al momento del pagamento) e quando considerarla eccessiva (ad es. all’interno di banner di popup). La soluzione ideale è quella di adottare una profilazione progressiva. Con questo termine si intende un metodo di utilizzo di moduli dinamici, all’interno delle piattaforme di CRM, in cui i campi vengono aggiornati in base al tipo di dati già registrati per un potenziale cliente. Ogni volta che un lead già esistente compila un nuovo modulo sul sito, gli verrà richiesto di specificare le informazioni che non ha ancora fornito.

Se scegliete di utilizzare campagne di lead nurturing personalizzate, la profilazione progressiva vi consentirà di raccogliere le informazioni necessarie senza mettere i vostri nuovi visitatori di fronte a una lunga lista di domande.

Se iniziate con una semplice generazione di lead, la richiesta di un indirizzo e-mail all’interno di un modulo di acquisizione di lead dovrebbe essere più che sufficiente.

Indipendentemente dal fatto che decidiate di optare per la profilazione progressiva o meno, i seguenti suggerimenti vi aiuteranno ad aumentare i tassi di conversione dei vostri moduli online:

  • Incorporate i moduli nelle landing page.
    In questo modo eviterete di perdere potenziali contatti costringendoli a compiere azioni extra, come fare un clic su un invito all’azione (Call To Action) e attendere il caricamento di una nuova pagina.
  • Modulo più breve = modulo più efficace.
    Chiedetevi se avete davvero bisogno del cognome e del numero di telefono del vostro lead. Rimuovete tutti i campi che creano inutili perdite di tempo.
  • Utilizzate moduli interattivi quando avete bisogno di raccogliere più informazioni oltre ai semplici dettagli di contatto. I moduli strutturati in più passaggi aumentano il coinvolgimento degli utenti e sorprendentemente convertono l’86% in più rispetto ai moduli a passaggio singolo.

Incoraggiate i clienti a creare account personali

Il modo più semplice per raccogliere informazioni sui lead è incoraggiare i visitatori del sito a creare i propri account personali sul vostro sito. Per incentivarli, potreste ad esempio offrire consigli personalizzati sui prodotti, offrire la possibilità di creare liste dei desideri o di prodotti preferiti, ecc.

Utilizzate una landing page di prevendita

Supponiamo che abbiate deciso di promuovere uno specifico prodotto con una campagna social a pagamento. Le inserzioni visualizzate all’interno dei feed di Facebook o Instagram raggiungeranno un pubblico che non starà attivamente cercando di acquistare qualcosa ma che è solo alla ricerca di contenuti accattivanti. Per coinvolgere queste persone sarà meglio aggiungere un passaggio in più ed utilizzare contenuti che facciano appello ai loro interessi piuttosto che visualizzare subito una pagina di destinazione del prodotto.

Una landing page di prevendita vi consentirà di rendere i vostri contenuti più coinvolgenti per un pubblico “freddo” e aumentare i tassi di conversione delle vostre campagne di generazione di lead.
Le pagine di prevendita si presentano sotto forma di:

  • Quiz
  • Video tutorial
  • Articoli del tipo “come fare per…”
  • Contenuti con meccaniche di gioco (gamification)
generazione leads e-commerce con pagine presell
Fig. 2: esempio landing page di prevendita

Utilizzando un mix di una pagina di prevendita e una pagina di un prodotto, potrete così generare lead e poi guidarli gradualmente verso una decisione di acquisto all’interno della vostra campagna.

Raccogliete le email con le live chat

Se avete già una live chat sul vostro sito e-commerce potrete iniziare ad usarla in modo più efficace semplicemente apportando alcune modifiche.

Per raccogliere e-mail con una live chat, non sarà nemmeno necessario utilizzare un bot: basterà aggiungere un semplice messaggio di benvenuto che chieda ai visitatori la loro e-mail prima di iniziare una chat. In alternativa, potrete includere offerte promozionali nei vostri messaggi di benvenuto per i visitatori che raggiungono la pagina del carrello. L’utilizzo di una live chat dal vivo per la generazione di lead è in grado di aumentare le conversioni di un sito di e-commerce di oltre il 100%.

Offrite sconti all’interno dei banner popup

Questa è probabilmente la prima idea che vi viene in mente quando pensi alla lead generation. Usare i banner popup per invitare le persone a iscriversi alla vostra mailing list è una pratica che non potete permettervi di ignorare. L’unica differenza tra un popup inefficace e invadente e un popup che funziona è che quest’ultimo contiene sempre una proposta di valore. Molto spesso, i marchi di e-commerce offrono sconti per incoraggiare i visitatori del sito a iscriversi alle loro newsletter, come nel caso della figura seguente (Fig. 3).

generazione lead e-commerce sconto
Fig. 3: esempio popup banner con codice sconto

Create quiz con consigli personalizzati

Questa è una delle strategie preferite per la generazione di lead dal momento che i quiz affrontano le principali sfide che gli esperti di lead generation si trovano ad affrontare:

  • Le persone amano i quiz. L’81% degli intervistati concorda sul fatto che i quiz interattivi catturano l’attenzione in modo più efficace rispetto ai contenuti statici. Con un quiz di lead generation, attirare un pubblico “freddo” non sarà più un problema.
  • Qualificare un lead è più facile quando si utilizza un quiz coinvolgente, articolato in più passaggi.
  • I quiz consentono una migliore personalizzazione. I vostri contatti non avranno problemi a scegliere il prodotto giusto se ricevono consigli personalizzati.

Organizzate un giveaway o un concorso

Lanciare un concorso aiuta a raccogliere qualsiasi tipo di informazione sui lead e a guidare i lead nel percorso di vendita quasi senza sforzo.

Ma come attirare i contatti giusti con un giveaway?

Prima di tutto, per quanto ovvio possa sembrare, scegliete un premio dalla vostra linea di prodotti. Niente buoni regalo Starbucks, iPhone (a meno che non li vendiate) o buoni Amazon. L’idea è che i partecipanti al giveaway dovrebbero essere disposti ad acquistare i tuoi prodotti anche se non vincono.

Considerate inoltre la stagionalità. Invece di regalare un prodotto specifico nel periodo natalizio, consentite ai vincitori di scegliere il premio che desiderano. Questo approccio aumenterà certamente il coinvolgimento e le conversioni.

Scegliete i canali promozionali più convenienti

Per generare lead su larga scala dovrete necessariamente investire in promozioni a pagamento. La pubblicazione di annunci a pagamento su Google e Facebook è l’approccio meno rischioso per chi sta iniziando ad utilizzare un sito di e-commerce.

Se decidete di utilizzare Google Ads, iniziate con la ricerca delle parole chiave. Trovate le parole chiave compatibili con il vostro budget ed assicuratevi che attirino gli utenti che rientrano nel vostro target. Normalmente è una buona idea essere creativi e pubblicare annunci con parole chiave “a coda lunga“ meno competitive. Queste parole chiave hanno costo inferiore e attirano le persone che fanno delle ricerche mirate. Uno degli strumenti migliori per raccogliere parole chiave in base a specifici parametri è la funzionalità Keyword Research di Serpstat.

Se volete uscire dal duopolio Facebook-Google vi ricordiamo che negli ultimi anni sono emerse molte alternative a Google Ads e Facebook Ads, come Pinterest Ads e TikTok Ads.

Generazione lead e-commerce: conclusioni

Prima di creare dei moduli di acquisizione dei lead e scegliere i canali di promozione, riflettete e valutate cosa potrebbe incentivare i visitatori del vostro sito a condividere con voi le loro informazioni di contatto. Con la scelta del giusto lead magnet, potrete affrontare nel modo adeguato le principali sfide legate alla generazione di lead, come la loro qualificazione, la crescita e la trasformazione dei lead in vendite.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Jonas Olausson “Top eCommerce Lead Generation Strategies“]

5 passi per creare il tuo podcast (guida pratica)

come creare podcast blog header

I podcast sono un concetto relativamente nuovo ma che sta rapidamente prendendo piede come strumento per costruire e mantenere la reputazione, sia aziendale che individuale.

Che tu sia un freelance, un professionista o un imprenditore individuale, curare il tuo Personal Branding è fondamentale per la crescita del tuo business e il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

In questo scenario, l’utilizzo di un podcast può senz’altro aiutarti a costruire e migliorare la tua reputazione, dal momento che poche cose sono più “personali” del suono della voce. Certamente ci sono altri mezzi per far crescere il tuo personal brand, come blog, video, webinar, social media. Tuttavia il personal podcast ha il vantaggio di permettere un certo grado di intimità e di vicinanza con il tuo pubblico: se hai creato un contenuto di qualità, gli ascoltatori inizieranno ad avere la sensazione di conoscerti, anche se non ti avranno mai incontrato di persona.

Ma dove partire per creare un personal podcast? Vediamo di seguito i passi principali.

  1. Individuare l’argomento del podcast
  2. Scegliere il formato e il “tone of voice
  3. Curare il titolo e altri dettagli
  4. Scegliere il luogo e l’equipaggiamento per la registrazione
  5. Distribuire il podcast.

1. Di cosa parlerà il tuo podcast?

Il punto di partenza è ovviamente quello dell’argomento che tratterà il tuo podcast.

Se rappresenti un’azienda, la tematica del tuo branded podcast sarà relativa al settore in cui opera l’organizzazione e quindi, in questo caso, la scelta sarà in qualche modo facilitata.

Come creator ti troverai invece, molto probabilmente, in una di queste due situazioni:

  • difficoltà a trovare un’idea
  • molte idee ma difficoltà a sceglierne una.

In entrambi i casi ti consigliamo di prendere carta e penna e di buttare giù una prima lista di idee dalle quali partire.          
Inizia con pensare a qualcosa che ti interessa particolarmente e su cui potresti facilmente creare dei contenuti.
Passa poi a valutare quali sono i tuoi punti di forza (USP: Unique Selling Point) e gli elementi che ti rendono unico:

  • skills che hai sviluppato;
  • competenze che hai acquisito;
  • situazioni che hai affrontato;
  • problemi che hai risolto.

Infine individua degli argomenti che possano veramente interessare il tuo pubblico. A questo scopo dovrai dedicare del tempo alla ricerca e all’ascolto di quello che appassiona la tua audience, intervistando alcuni dei tuoi contatti o facendo delle ricerche online:

  • studiare i trend più popolari in quel momento su Google Trends (v. Fig. 1);
  • consultare i titoli e l’indice dei libri di maggiore gradimento (3 – 4 stelle) su Amazon;
  • leggere i blog o le newsletter degli esperti su un determinato argomento;
  • ascoltare altri podcast;
  • seguire le conversazioni che ottengono maggiore attenzione sui social media (Facebook, Twitter, etc);
  • consultare forum e siti di domande e risposte, come Quora o Reddit.
Fig. 1: le ricerche del termine “podcast marketing” su Google Trends

Arrivato a questo punto dovrai fare un ulteriore passo ed individuare una specifica nicchia di mercato, che tenga conto dei tuoi USP e degli argomenti che possano essere maggiormente interessanti per il tuo pubblico. Contenuto e pubblico sono infatti strettamente collegati: non puoi decidere il contenuto del tuo podcast se non conosci la tua audience e viceversa non potrai avere un pubblico se non avrai condiviso qualcosa che sia di suo interesse.

2. Scegli il formato e il “tone of voice”

Ora che hai trovato l’argomento e scelta la tua nicchia è il momento di decidere quale sarà il formato del tuo podcast.

Sono infatti possibili diversi tipi di formati che puoi adottare e nulla vieta di combinarli all’interno della tua programmazione (ad es.: un documentario in un episodio e un’intervista in un altro episodio): intervista, conversazione, monologo, documentario, racconto, storytelling.
Non esiste in assoluto un formato vincente: la scelta dipenderà da molti fattori (i tuoi USP, nicchia di mercato, contenuti a tua disposizione, etc) e potrai comunque modificarlo sulla base dell’esperienza e del feedback che riceverai dagli utenti.

Altrettanto importante sarà lo stile che adotterai, cioè quello che in ambito di comunicazione di impresa viene chiamato il tone of voice (tono di voce).

La scelta del tone of voice stabilisce infatti la modalità di relazione che vorrai stabilire con il tuo pubblico: colloquiale, cattedratico, ironico, serioso, etc. Se avrai individuato il tono di voce più adatto al tuo pubblico, i tuoi contenuti saranno senz’altro efficaci e rafforzeranno le interazioni e la tua reputazione professionale.

3. Cura il titolo e gli altri dettagli

Nel mondo ci sono oltre 800.000 podcasts: gli ascoltatori hanno solo l’imbarazzo della scelta! Quando un potenziale ascoltatore arriva su una delle varie piattaforme di distribuzione, come Apple Podcasts o Spotify, decide velocemente quale sia il contenuto di suo interesse. È estremamente difficile che una persona dedichi del tempo a scaricare e ad ascoltare i minuti iniziali di un podcast per comprendere se si tratta di quello che sta cercando. Dovrai quindi dedicare molta attenzione a definire alcuni dettagli che hanno un peso fondamentale nel decidere il successo del tuo podcast: titolo, descrizione, copertina, struttura e durata.

Come ci ricorda Apple nella sua guida alla creazione di podcast, “Fate attenzione ai campi titolo, autore e descrizione del vostro podcast. Apple Podcasts utilizza i campi titolo, autore e descrizione per la ricerca. I metadata, insieme alla copertina del podcast, sono parte integrante del confezionamento del vostro prodotto e influiranno sulla possibilità del vostro podcast di comparire nelle ricerche e di ottenere l’iscrizione di utenti”.

Secondo i dati di un’indagine di BVA Doxa, il tema/argomento di un podcast è il driver principale nella scelta insieme al Conduttore/autore e al titolo (v. Fig. 2).

Figura 2

argomenti-podcast
Fig. 2: Tematiche più interessanti per i podcast (Fonte: indagine BVA Doxa)

4. Dove e come registrare

Ora che hai definito in dettaglio i punti di partenza del tuo blog (argomento, formato iniziale, nome, frequenza) sei pronto per il passo successivo. Non devi però avere fretta perchè prima di andare live dovrai dedicare del tempo all’importante scelta del luogo dove registrerai il tuo primo podcast e l’equipaggiamento necessario.

La qualità audio è infatti elemento fondamentale per il successo di un podcast e si possono perdere rapidamente degli ascoltatori interessati ad un contenuto se il suono delle registrazioni non è di buona qualità.

Le tue scelte dipenderanno sia dal budget a disposizione che da alcune caratteristiche del tuo podcast:

  • il numero di speakers
  • se gli speakers si trovano o meno nella stessa stanza
  • se prevedi di avere degli ospiti e se questi saranno collegati da remoto
  • utilizzo di uno studio di registrazione professionale.


Una trattazione approfondita di questi argomenti meriterebbe uno spazio dedicato dal momento che andrebbero esaminati molti aspetti tecnici, alcuni anche abbastanza complessi, relativi ad assorbimento/propagazione del suono, hardware e software per la registrazione e l’editing.

Nella parte finale di questo articolo passeremo comunque in rassegna quali sono i principali fattori da prendere in considerazione per il successo del tuo podcast.

Luogo

Qualsiasi sia l’equipaggiamento di cui ti doterai, non dovrai sottovalutare le caratteristiche dell’ambiente dove verranno effettuate le registrazioni.

Se non hai la fortuna di poter utilizzare uno studio di registrazione professionale, tieni presente che dovrai:

  • Eliminare rumori indesiderati, quali orologi, ventole del computer, aria condizionata.
  • Studiare l’impatto di alcune superfici sull’amplificazione o assorbimento dei suoni (ad esempio materiali imbottiti come sedie o divani riducono gli effetti di eco che sono invece generati da superfici rigide).
  • Valutare l’acquisto di pannelli assorbenti, per creare una mini sala di registrazione all’interno del tuo ufficio o abitazione, o di schermi fonoassorbenti portatili per il microfono.

Attrezzatura di base

Per poter partire ti sarà necessario avere almeno:

  • Un computer desktop o laptop opportunamente dimensionato per poter utilizzare programmi di registrazione ed editing di file audio;
  • Un paio di cuffie. In particolare ti consigliamo l’utilizzo di un dispositivo con padiglioni auricolari chiusi (invece di semplici auricolari aperti come quelli per cellulari) in modo da evitare fastidiosi fenomeni di feedback;
  • Un microfono USB;
  • Un filtro anti-pop.

Se prevedi di fare delle interviste online utilizzando servizi di voice over-IP (Skype, Zoom, etc), accertati di avere delle connessioni internet affidabili e di velocità adeguata. Ad esempio, per un’intervista ad una persona è consigliabile avere un collegamento di almeno 1.5 Mbps in upload e download. Ovviamente la velocità del collegamento dovrà essere superiore se prevedi di avere la partecipazione contemporanea da remoto di più di un ospite.

Software di registrazione e di editing

Esiste un’ampia gamma di strumenti software per la registrazione e l’editing di contenuti audio. Molti professionisti utilizzano per le loro attività delle applicazioni leader di mercato come Pro Logic di Apple o Adobe Audition. Tuttavia questi software, oltre ad avere un costo elevato, hanno una curva di apprendimento abbastanza lenta, dal momento che sono dotati di funzionalità sofisticate e complesse.

Ti consigliamo quindi, almeno per iniziare, di utilizzare degli strumenti più elementari ed economici, come:

  • GarageBand, fornito all’interno del sistema operativo MacOS
  • Audacity, software gratuito disponibile su piattaforme Windows, Mac e Linux.

Per quanto riguarda il formato finale dei files audio delle registrazioni, tutti i principali software di registrazione prevedono l’utilizzo del formato compresso MP3. Si tratta di un formato che si è affermato come standard perchè può essere riprodotto su un numero elevatissimo di dispositivi audio e di applicazioni di podcasting. Ti suggeriamo però di creare in questo formato solo la versione finale del podcast e di utilizzare i formati proprietari del software di registrazione (tipicamente WAV o AIFF) per le elaborazioni intermedie, in modo da non perdere troppa qualità dell’audio a causa della compressione.

Una volta che avrai terminato la registrazione ti aspetta la parte meno piacevole della creazione del tuo podcast: il montaggio della versione finale. A meno che tu non sia già un esperto di editing di contenuti audio, dovrai dedicare infatti un tempo non trascurabile alla post-produzione, cioè “ripulire” il tuo podcast da pause inutili, suoni imprevisti, interviste troppo lunghe, fruscii o tutto quanto può incidere negativamente sulla qualità della tua produzione audio.

In questa fase aggiungerai anche i brani audio che fungeranno da titoli di testa (Intro) e di coda (Outro) del tuo show e che daranno quel tocco di personalizzazione necessario a caratterizzare il tuo podcast.

Man mano che farai esperienza riuscirai certamente a ridurre l’impegno per la fase di post-produzione ma, almeno inizialmente dovrei pensare che a questa fase dovrai dedicare un tempo che è almeno 3-4 volte quello della durata del tuo podcast.

Valuta quindi con attenzione la durata che vorrai dare agli episodi del tuo podcast prima di prenderti un impegno troppo stringente!

5. La distribuzione del podcast

Una volta creato il contenuto, il passo successivo sarà quello di passare al “lancio” del tuo podcast, cioè la scelta della piattaforma di distribuzione e delle modalità di promozione del podcast. Dal momento che si tratta di un argomento che richiede una particolare attenzione ne parleremo in uno specifico post.


Se vuoi approfondire questi argomenti e i temi più generali del voice marketing e dei live audio, allora potrebbe interessarti il mio libro “Podcast e Clubhouse”, pubblicato da Lupetti Editori di Comunicazione.


5 tecniche per trovare il tuo pubblico target

header trovare pubblico target

Quanto conosci il tuo pubblico di destinazione? Sai cosa li guida? Cosa li preoccupa? In che modo il tuo brand può aiutarli? Soprattutto, sai come raggiungerli? Non importa quanto sia buono il tuo prodotto o servizio, se non riesci a trovare il tuo pubblico e a connetterti con loro attraverso i loro canali preferiti, non puoi avere successo come marketer. Quindi, quando pianifichi la tua strategia per i contenuti, una delle domande più importanti a cui rispondere è semplice: dove trascorre la maggior parte del tuo tempo il tuo pubblico?

Non ti preoccupare se hai le risposte a tutte queste domande. In questo articolo condivideremo alcuni semplici suggerimenti e trucchi per aiutarti a trovare il tuo pubblico, a dare la priorità ai tuoi canali digitali e a creare una strategia che ti aiuterà a convertire il tuo pubblico da visitatore occasionale a cliente affezionato.

Perché è importante trovare il proprio pubblico di destinazione?

Puoi avere le migliori idee di marketing e creare dei contenuti eccezionali, ma se nessuno li vede la tua strategia non sarà efficace. Le iniziative di marketing hanno successo quando ti consentono di trovare il tuo potenziale cliente dove si trova in quel momento. Quando sai quali piattaforme utilizza il tuo pubblico e a quale tipo di contenuto è interessato, allora puoi…

  • Scegliere come target le piattaforme più adeguate. A nessuno piace perdere tempo o denaro. Costruire una strategia di distribuzione basata sulle piattaforme più popolari per il tuo pubblico ti consente di indirizzare le tue energie nei posti giusti, migliorando così il tuo ritorno dell’investimento (ROI) complessivo.
  • Personalizzare i contenuti per quelle specifiche piattaforme. Ci piacerebbe che il content marketing fosse un approccio valido per tutti, ma purtroppo non lo è. Pertanto migliore sarà la personalizzazione dei tuoi contenuti, sia nell’argomento che nel formato, maggiore sarà la possibilità di catturare e mantenere l’attenzione delle persone.
  • Aumentare il coinvolgimento. Conoscendo le piattaforme preferite dal tuo pubblico potrai utilizzare quelle piattaforme per raccontare una storia coerente, costruire una relazione più forte e (si spera) convertire le persone più facilmente.

In poche parole, sapere dove “vive” il tuo pubblico di destinazione assicura che le tue attività di marketing avranno un ritorno dell’investimento soddisfacente.

Come trovare il tuo pubblico target

Quindi, come potrai effettivamente capire dove sono i tuoi potenziali clienti? Usa queste cinque semplici tattiche per trovare il tuo pubblico di destinazione, capire chi è e condividere il contenuto migliore per il tuo target:

1) Parla con i tuoi clienti.

Sì, dovrai utilizzare il marketing “tradizionale” per questo scopo. Comunque non sarà necessario effettuare uno studio su vasta scala ma ti sarà sufficiente una breve e-mail o una chat telefonica. Potrai utilizzare queste brevi domande per ottenere maggiori informazioni su come potresti interagire in maniera efficace con il tuo pubblico target:

  • Dove trascorri la maggior parte del tuo tempo online?
  • Quali pubblicazioni leggi?
  • Dove trovi le tue notizie/informazioni sul tuo settore?

Potrai porre queste domande in maniera casuale ottenendo delle risposte molto preziose.

2) Analizza i tuoi dati.

Questo è uno dei modi migliori per comprendere il comportamento del tuo pubblico. Il tuo sito web e le piattaforme social ti mettono già a disposizione moltissimi dati, dovrai quindi solo esaminarli con attenzione per scoprire quali informazioni potrebbero essere più utili.

  • Google Analytics: da dove proviene la maggior parte del tuo traffico? Quali piattaforme social portano più traffico al tuo sito? Da dove viene il tuo traffico di riferimento? Quali sono i contenuti più popolari? Queste informazioni sono cruciali per affinare la tua strategia di distribuzione.
  • Social Analytics (Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, YouTube, ecc.): ogni piattaforma social ti offre delle informazioni dettagliate sui tuoi follower, compreso chi sono e come si comportano. Quale delle tue piattaforme ha più follower? Quali piattaforme hanno il maggiore coinvolgimento? Quali piattaforme hanno il tasso di conversioni più alto? Quest’ultima informazione è particolarmente preziosa. Ad esempio, potresti avere un seguito su Twitter più ampio ma un pubblico LinkedIn maggiormente coinvolto. Ciò significa che probabilmente faresti meglio a investire in contenuti a pagamento su LinkedIn piuttosto che su Twitter.

Nota: queste informazioni possono esserti utili anche per un’attività di brainstorming. Comprendere i dati demografici del tuo pubblico o vedere quali contenuti hanno storicamente le migliori prestazioni, può aiutarti infatti a trovare delle idee che interessano davvero alle persone che stai cercando di raggiungere.

Per ulteriori informazioni, consulta questi suggerimenti per determinare il canale migliore per i tuoi contenuti.

3) Ricerca sulle piattaforme social.

Sebbene tu possa ottenere informazioni utili analizzando il tuo social media di riferimento, ti sarà comunque importante sapere dove avvengono le conversazioni più interessanti e più pertinenti per il tuo marchio. Da Twitter e Reddit a TikTok e Facebook, ci sono così tante piattaforme social, e avrai solo l’imbarazzo della scelta. Tuttavia non dovrai prenderle tutte in considerazione: in effetti, sarà più efficace concentrare i propri sforzi su una piattaforma specifica e crescere da lì.
Detto questo, potrebbero anche esserci piattaforme che sono molto apprezzate dal tuo pubblico ma che hai sottovalutato o completamente ignorato.

Il 77% degli esperti di marketing utilizza la pubblicità/post promossi sui social media per connettersi con il pubblico.

— Report sul marketing dei contenuti B2B 2022 del Content Marketing Institute

Pertanto, fare delle ricerche su ciascuna piattaforma è un ottimo modo per trovare le comunità e le conversazioni di cui si vuole far parte. Ad esempio potrai cercare:

  • Hashtag
  • Menzioni
  • Parole chiave
  • etc, etc

Se hai bisogno di altri ottimi suggerimenti su questo argomento, ti consigliamo di leggere questo thread su Twitter su come approfondire ogni piattaforma, inclusi Twitter, Reddit e altro, pubblicato dall’esperta di marketing Amanda Natividad.

trovare target audience - B2B content marketing

4) Segui gli influencer del tuo settore.

Pensa ai principali “attori” del tuo settore e scopri dove sono più attivi? Su YouTube? Su Instagram? Oppure hanno un podcast? Inoltre, quali modalità di comunicazione utilizzano per connettersi con il loro pubblico? Ad esempio, un influencer popolare potrebbe avere un podcast con un canale su reddit molto attivo.

Non solo questi influencer possono essere dei potenziali partner per il tuo marchio, ma anche le loro piattaforme rappresentano delle concrete opportunità per raggiungere la tua comunità.

Solo il 22% dei marketer b2b utilizza partnership con Influencer. Si tratta di una grande opportunità.

– Report sul marketing dei contenuti B2B 2022 del Content Marketing Institute

5) Trai ispirazione dai tuoi concorrenti.

Come gli influencer, anche i tuoi concorrenti possono diventare una grande fonte di ispirazione o, piuttosto, un’ottima fonte di informazioni per farti comprendere dove si trova il tuo pubblico, quali contenuti sono più popolari, ecc.

Strumenti come Buzzsumo sono un ottimo modo per individuare concorrenti specifici o parole chiave del settore. (Questo strumento ti consente di scoprire quale tipo di contenuto è più popolare, su quali piattaforme si trovano i tuoi concorrenti e quali piattaforme ottengono il maggior coinvolgimento.)

Dopo aver scoperto dove i tuoi concorrenti hanno il pubblico più numeroso, potrai esegui un audit completo dei contenuti della concorrenza per vedere quali tipi di contenuti stanno creando, cosa stanno trascurando e come puoi colmare il divario a tuo vantaggio.

Come entrare in contatto con il tuo pubblico

Una volta che hai avrai trovato dove “vive” il tuo pubblico, dovrai coinvolgerlo con un flusso costante di contenuti di qualità (nonché costruire l’infrastruttura per creare quel contenuto.) Per farlo…

  • Utilizza della marketing personas.
    Puoi usare questo modello gratuito per creare delle marketing personas uniche che descrivono in dettaglio i segmenti di pubblico, nonché i loro desideri/esigenze. Queste personas sono un ottimo strumento per aiutarti a fare brainstorming e soprattutto per seguire le idee che ti vengono in mente.
  • Crea contenuti di valore.
    Se i tuoi contenuti non funzionano, è probabilmente perché le persone non li reputano abbastanza interessanti. Che tu stia risolvendo un problema, educando o intrattenendo, i tuoi contenuti dovranno servire a uno scopo specifico. Se non sei sicuro su cosa fare, segui questi suggerimenti per creare contenuti effettivamente desiderati dalle persone. Potrai anche utilizzare strumenti come AnswerThePublic per scoprire quali sono le domande più frequenti su specifici argomenti.
  • Accertati di dire la cosa giusta al momento giusto.
    Il tuo obiettivo è quello di costruire una comunità di fan che ti rimanga fedele nel tempo. Per ottenere questo risultato dovrai saper raccontare storie ed esperienze che li guideranno lungo il loro percorso di acquisto.  A tale scopo potrai utilizzare questo modello gratuito per mappare il percorso dell’acquirente, creare messaggi di marca efficaci in grado di mettere in risalto il tuo valore e imparare a scrivere testi accattivanti capaci di ottenere conversioni marketing.
  • Elabora una efficace strategia di distribuzione.
    Con le informazioni acquisite sul tuo pubblico, dovrai preparare un adeguato piano di distribuzione per assicurarti che i tuoi contenuti vengano visti dalle persone che effettivamente ti interessano. Puoi iniziare con questa semplice guida per costruire una strategia di distribuzione efficace.

E se hai bisogno di avere più aiuto di quello che riesci a trovare all’interno della tua organizzazione, rivolgiti ad un partner esperto. Trova un’agenzia con le giuste competenze o cerca risorse su come elaborare una strategia di contenuti. Soprattutto, ricorda che il tuo pubblico potrebbe cambiare ed evolversi nel tempo. Continua ad ascoltare, interagire e sollecitare il feedback delle persone per aggiornare la tua strategia marketing e creare contenuti realmente efficaci.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Katy French “How to Find Your Target Audience (5 Simple Hacks for B2B)”]

Metaverso e Realtà Virtuale: 6 differenze chiave

metaverso e realtà virtuale

Il metaverso e la realtà virtuale sono la stessa cosa? O sono cose diverse?

Nell’ottobre 2021, Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook avrebbe cambiato nome in Meta.
Meta è un aggettivo che significa che un oggetto si riferisce a se stesso. Ma è anche l’abbreviazione di qualcosa chiamato metaverso.

Questo annuncio è stato accolto con curiosità, scetticismo e l’ovvia domanda: “Cos’è esattamente un metaverso?” Sembra che riguardi la realtà virtuale e che il concetto comprenda al suo interno anche la realtà virtuale, ma in realtà non è proprio lo stesso concetto.

Quindi, cos’è esattamente il metaverso e avrai bisogno di un visore di Virtual Reality (VR) di proprietà di Facebook per accedervi?

Che cos’è un metaverso?

Il concetto di metaverso non è una creazione recente anche se si tratta di qualcosa che molte persone non hanno mai sentito nominare prima.

Il termine è stato originariamente utilizzato nel romanzo Snow Crash, pubblicato la prima volta nel 1992 da Neal Stephenson. Nel romanzo il metaverso è uno spazio virtuale condiviso che incorpora realtà virtuale, realtà aumentata e Internet.

L’ idea del metaverso annunciato da Facebook o da altre società tecnologiche non sembra essere molto diverso da questa descrizione. Anche se la definizione esatta dipende da chi ne stia parlando, il metaverso è fondamentalmente una nuova versione di Internet che attribuisce una maggiore enfasi ai mondi virtuali.

Invece di visitare siti Web utilizzando un browser, gli utenti accedono alle informazioni navigando in un mondo virtuale dove è possibile utilizzare sia la realtà virtuale che quella aumentata.

Il Metaverso e la Realtà Virtuale: qual è la differenza?

 Se vi capita di leggere qualcosa sul metaverso, troverete molte somiglianze con la realtà virtuale. Tuttavia ci sono alcune importanti differenze.

Ecco sei distinzioni chiave per capire le differenze tra la realtà virtuale e il metaverso:

1. La realtà virtuale è ben definita, mentre il metaverso non lo è ancora

La differenza più notevole tra la realtà virtuale e il metaverso è che mentre la realtà virtuale è ora ben definita, il metaverso ancora non lo è.

Secondo Mark Zuckerberg, il metaverso è “un Internet incarnato in cui invece di limitarsi a visualizzare il contenuto, ci sei dentro“. Un recente annuncio di Microsoft lo ha descritto come “un mondo digitale persistente abitato da gemelli digitali di persone, luoghi e cose“.

Queste descrizioni sono piuttosto vaghe rispetto alla nostra comprensione della realtà virtuale. È anche possibile che anche le stesse aziende tecnologiche non abbiano ancora elaborato una definizione completa.

 Secondo Facebook, la decisione di rebranding è stata un passo necessario della costruzione del metaverso dal momento che la società voleva un nome che rappresentasse meglio ciò su cui stavano lavorando. Tuttavia non è stata l’unica vera ragione plausibile per il cambiamento del nome. Come è noto, Facebook ha oggi un serio problema di immagine.
Inoltre possiamo anche indicare il metaverso come un nuovo modo per descrivere i miglioramenti tecnologici nell’Internet esistente.

Metaverso e Realtà Virtuale: Facebook Horizon

2. Facebook non possiede nessuna delle due tecnologie

Un’altra possibile domanda sul metaverso è chi sia maggiormente indicato a definirlo.

In qualità di proprietario di Oculus Rift, Facebook svolge un ruolo importante nello sviluppo della realtà virtuale ma, allo stesso tempo, è solo uno dei possibili soggetti in un settore di enormi dimensioni.

Lo stesso vale per il concetto di metaverso. Anche se Facebook ha cambiato il proprio nome in Meta, ma non è certamente l’unica azienda coinvolta nello scenario del metaverso. Anche Microsoft, ad esempio, ha recentemente annunciato Microsoft Mesh, la sua versione di una piattaforma di realtà “mista” con somiglianze con il metaverso e le sue varie definizioni. Inoltre, una recente dichiarazione di Facebook indica che la società di vede come uno degli attori della costruzione di una parte del metaverso più che il metaverso stesso.

Ciò significa che, come la realtà virtuale, il metaverso sarà più grande di una singola azienda.

3. Il Metaverso include un mondo virtuale condiviso

Il metaverso è uno spazio virtuale condiviso a cui gli utenti potranno accedere tramite Internet. Ancora una volta, questo è qualcosa che i dispositivi VR già vi consentono di fare. Ed anche lo spazio virtuale nel metaverso suona simile a quello che già esiste nei programmi di realtà virtuale. Gli utenti dovrebbero infatti essere identificati da avatar personali che interagiranno tra loro in luoghi virtuali. Inoltre, potranno acquistare o costruire oggetti e ambienti virtuali, come gli NFT.

La differenza principale è che mentre i mondi virtuali esistenti sono di dimensioni limitate, il metaverso dovrebbe fornire l’accesso all’intera Internet.

4. Il metaverso sarà accessibile nella realtà virtuale

Il metaverso non richiederà di indossare un visore VR. Ma si ritiene che gran parte del servizio sarà accessibile agli utenti dei visori VR.

Ciò significa che il confine tra la navigazione in Internet e l’utilizzo della realtà virtuale rischia di diventare sfocato. Infatti in questo nuovo scenario i visori VR potranno iniziare ad essere utilizzate per attività che di solito vengono effettuate tramite gli smartphone.

Se il metaverso diventerà così popolare come si aspetta Facebook, è probabile che la realtà virtuale sarà molto meno di un prodotto di nicchia.

5. Il metaverso non sarà limitato alla tecnologia VR

Tuttavia, come abbiamo detto nell’ultimo punto, il metaverso non sarà limitato alla realtà virtuale. Sarà infatti accessibile sia dai dispositivi di realtà aumentata che da qualsiasi dispositivo utilizzato per connettersi a Internet.

Questa caratteristica apre la porta a varie funzionalità che non sarebbero altrimenti possibili con la sola realtà virtuale. Ad esempio, la realtà aumentata consentirà di proiettare aspetti del metaverso nel mondo reale. Inoltre sarà possibile progettare spazi virtuali in modo che siano accessibili ovunque, senza bisogno di visori VR .

6. Il metaverso è potenzialmente molto più grande della realtà virtuale

La realtà virtuale è al momento utilizzata principalmente per l’istruzione, la medicina e lo sport, ma probabilmente è meglio conosciuta come un tipo di intrattenimento.

Il metaverso, almeno in termini di scala, sembra al momento solo una versione nuova e migliorata di Internet. Tuttavia si prevede che il metaverso cambierà il modo in cui le persone lavoreranno, accederanno ai social media e persino come navigheranno sul web. Questo significa che mentre molte persone hanno completamente ignorato la realtà virtuale, è improbabile che lo stesso accada con il metaverso.

Il Metaverso sostituirà Internet?

Bisogna ammettere che la realtà virtuale non ha avuto l’effetto sul mondo che alcune persone si aspettavano. Probabilmente questo dipende dal fatto che le persone vogliono trascorrere un tempo limitato con un visore o un auricolare.

Il metaverso non avrà questo problema, dal momento che sarà accessibile anche a chi non abbia accesso ad un visore VR. Di conseguenza alcuni esperti si aspettano avrà un impatto molto maggiore della realtà virtuale.

Allo stesso tempo, è altamente improbabile che il metaverso sostituisca completamente Internet. Così come i visori VR offrono un’interessante alternativa agli schermi dei computer, il metaverso fornirà un’interessante alternativa a Internet. Ma nessuno dei due è progettato per fungere da sostituto dell’altro.

[Liberamente tradotto e adattato dall’articolo di Elliot Nesbo “The Metaverse vs. Virtual Reality: 6 Key Differences”.]