Metaverso e Realtà Virtuale: 6 differenze chiave

metaverso e realtà virtuale

Il metaverso e la realtà virtuale sono la stessa cosa? O sono cose diverse?

Nell’ottobre 2021, Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook avrebbe cambiato nome in Meta.
Meta è un aggettivo che significa che un oggetto si riferisce a se stesso. Ma è anche l’abbreviazione di qualcosa chiamato metaverso.

Questo annuncio è stato accolto con curiosità, scetticismo e l’ovvia domanda: “Cos’è esattamente un metaverso?” Sembra che riguardi la realtà virtuale e che il concetto comprenda al suo interno anche la realtà virtuale, ma in realtà non è proprio lo stesso concetto.

Quindi, cos’è esattamente il metaverso e avrai bisogno di un visore di Virtual Reality (VR) di proprietà di Facebook per accedervi?

Che cos’è un metaverso?

Il concetto di metaverso non è una creazione recente anche se si tratta di qualcosa che molte persone non hanno mai sentito nominare prima.

Il termine è stato originariamente utilizzato nel romanzo Snow Crash, pubblicato la prima volta nel 1992 da Neal Stephenson. Nel romanzo il metaverso è uno spazio virtuale condiviso che incorpora realtà virtuale, realtà aumentata e Internet.

L’ idea del metaverso annunciato da Facebook o da altre società tecnologiche non sembra essere molto diverso da questa descrizione. Anche se la definizione esatta dipende da chi ne stia parlando, il metaverso è fondamentalmente una nuova versione di Internet che attribuisce una maggiore enfasi ai mondi virtuali.

Invece di visitare siti Web utilizzando un browser, gli utenti accedono alle informazioni navigando in un mondo virtuale dove è possibile utilizzare sia la realtà virtuale che quella aumentata.

Il Metaverso e la Realtà Virtuale: qual è la differenza?

 Se vi capita di leggere qualcosa sul metaverso, troverete molte somiglianze con la realtà virtuale. Tuttavia ci sono alcune importanti differenze.

Ecco sei distinzioni chiave per capire le differenze tra la realtà virtuale e il metaverso:

1. La realtà virtuale è ben definita, mentre il metaverso non lo è ancora

La differenza più notevole tra la realtà virtuale e il metaverso è che mentre la realtà virtuale è ora ben definita, il metaverso ancora non lo è.

Secondo Mark Zuckerberg, il metaverso è “un Internet incarnato in cui invece di limitarsi a visualizzare il contenuto, ci sei dentro“. Un recente annuncio di Microsoft lo ha descritto come “un mondo digitale persistente abitato da gemelli digitali di persone, luoghi e cose“.

Queste descrizioni sono piuttosto vaghe rispetto alla nostra comprensione della realtà virtuale. È anche possibile che anche le stesse aziende tecnologiche non abbiano ancora elaborato una definizione completa.

 Secondo Facebook, la decisione di rebranding è stata un passo necessario della costruzione del metaverso dal momento che la società voleva un nome che rappresentasse meglio ciò su cui stavano lavorando. Tuttavia non è stata l’unica vera ragione plausibile per il cambiamento del nome. Come è noto, Facebook ha oggi un serio problema di immagine.
Inoltre possiamo anche indicare il metaverso come un nuovo modo per descrivere i miglioramenti tecnologici nell’Internet esistente.

Metaverso e Realtà Virtuale: Facebook Horizon

2. Facebook non possiede nessuna delle due tecnologie

Un’altra possibile domanda sul metaverso è chi sia maggiormente indicato a definirlo.

In qualità di proprietario di Oculus Rift, Facebook svolge un ruolo importante nello sviluppo della realtà virtuale ma, allo stesso tempo, è solo uno dei possibili soggetti in un settore di enormi dimensioni.

Lo stesso vale per il concetto di metaverso. Anche se Facebook ha cambiato il proprio nome in Meta, ma non è certamente l’unica azienda coinvolta nello scenario del metaverso. Anche Microsoft, ad esempio, ha recentemente annunciato Microsoft Mesh, la sua versione di una piattaforma di realtà “mista” con somiglianze con il metaverso e le sue varie definizioni. Inoltre, una recente dichiarazione di Facebook indica che la società di vede come uno degli attori della costruzione di una parte del metaverso più che il metaverso stesso.

Ciò significa che, come la realtà virtuale, il metaverso sarà più grande di una singola azienda.

3. Il Metaverso include un mondo virtuale condiviso

Il metaverso è uno spazio virtuale condiviso a cui gli utenti potranno accedere tramite Internet. Ancora una volta, questo è qualcosa che i dispositivi VR già vi consentono di fare. Ed anche lo spazio virtuale nel metaverso suona simile a quello che già esiste nei programmi di realtà virtuale. Gli utenti dovrebbero infatti essere identificati da avatar personali che interagiranno tra loro in luoghi virtuali. Inoltre, potranno acquistare o costruire oggetti e ambienti virtuali, come gli NFT.

La differenza principale è che mentre i mondi virtuali esistenti sono di dimensioni limitate, il metaverso dovrebbe fornire l’accesso all’intera Internet.

4. Il metaverso sarà accessibile nella realtà virtuale

Il metaverso non richiederà di indossare un visore VR. Ma si ritiene che gran parte del servizio sarà accessibile agli utenti dei visori VR.

Ciò significa che il confine tra la navigazione in Internet e l’utilizzo della realtà virtuale rischia di diventare sfocato. Infatti in questo nuovo scenario i visori VR potranno iniziare ad essere utilizzate per attività che di solito vengono effettuate tramite gli smartphone.

Se il metaverso diventerà così popolare come si aspetta Facebook, è probabile che la realtà virtuale sarà molto meno di un prodotto di nicchia.

5. Il metaverso non sarà limitato alla tecnologia VR

Tuttavia, come abbiamo detto nell’ultimo punto, il metaverso non sarà limitato alla realtà virtuale. Sarà infatti accessibile sia dai dispositivi di realtà aumentata che da qualsiasi dispositivo utilizzato per connettersi a Internet.

Questa caratteristica apre la porta a varie funzionalità che non sarebbero altrimenti possibili con la sola realtà virtuale. Ad esempio, la realtà aumentata consentirà di proiettare aspetti del metaverso nel mondo reale. Inoltre sarà possibile progettare spazi virtuali in modo che siano accessibili ovunque, senza bisogno di visori VR .

6. Il metaverso è potenzialmente molto più grande della realtà virtuale

La realtà virtuale è al momento utilizzata principalmente per l’istruzione, la medicina e lo sport, ma probabilmente è meglio conosciuta come un tipo di intrattenimento.

Il metaverso, almeno in termini di scala, sembra al momento solo una versione nuova e migliorata di Internet. Tuttavia si prevede che il metaverso cambierà il modo in cui le persone lavoreranno, accederanno ai social media e persino come navigheranno sul web. Questo significa che mentre molte persone hanno completamente ignorato la realtà virtuale, è improbabile che lo stesso accada con il metaverso.

Il Metaverso sostituirà Internet?

Bisogna ammettere che la realtà virtuale non ha avuto l’effetto sul mondo che alcune persone si aspettavano. Probabilmente questo dipende dal fatto che le persone vogliono trascorrere un tempo limitato con un visore o un auricolare.

Il metaverso non avrà questo problema, dal momento che sarà accessibile anche a chi non abbia accesso ad un visore VR. Di conseguenza alcuni esperti si aspettano avrà un impatto molto maggiore della realtà virtuale.

Allo stesso tempo, è altamente improbabile che il metaverso sostituisca completamente Internet. Così come i visori VR offrono un’interessante alternativa agli schermi dei computer, il metaverso fornirà un’interessante alternativa a Internet. Ma nessuno dei due è progettato per fungere da sostituto dell’altro.

[Liberamente tradotto e adattato dall’articolo di Elliot Nesbo “The Metaverse vs. Virtual Reality: 6 Key Differences”.]

Vogliamo davvero un Internet senza pubblicità?

blog header internet senza pubblicità

Uno dei temi più caldi del 2021 è stato quello dell’utilizzo dei dati di prima e terza parte degli utenti internet. La raccolta e l’utilizzo di queste informazioni è infatti fondamentale per i meccanismi della pubblicità online su cui si basa il modello di business attuale dei servizi web e social. Su questo tema sono attive molte discussioni e indagini con gli organismi della Comunità Europea e i Big Player del web e il dibattito non è solo relativo ai dati e alla riservatezza ma abbraccia un quadro più ampio che riguarda il modello commerciale di Internet.

E’ possibile un Internet senza pubblicità mirate? Gli utenti sarebbero disposti a pagare per avere dei servizi online completamente privi di pubblicità personalizzate sui loro interessi?

Per molti servizi online la perdita dei ricavi provenienti dalla la pubblicità non lascerebbe infatti altra alternativa se non quella di addebitare i propri utenti per l’accesso ai contenuti.

Per verificare se questa opzione sia effettivamente praticabile, IAB Europe ha commissionato un sondaggio tra gli utenti di Internet di sei paesi europei (Francia, Germania, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito). In questo sondaggio è stato richiesto agli utenti come valutano i diversi servizi Internet attualmente utilizzati senza pagare un abbonamento, quanti di questi servizi sarebbero disposti a pagare e come cambierebbe il loro uso di Internet se l’accesso gratuito non fosse più disponibile.

I risultati di questa indagine sono particolarmente interessanti e rappresentano un’istantanea del sentimento degli utenti in alcuni mercati chiave europei in un momento critico nei dibattiti politici dell’UE. Esaminiamo di seguito i principali aspetti emersi dal sondaggio di IAB Europe “What Would an Internet without targeted Ads look like?”

Quello che le persone sono disposte a pagare dipende dal tipo di contenuto

L’importo medio mensile che le persone sono disposte a pagare varia in base alla categoria del servizio: il possibile prezzo è più alto per i contenuti (musica, video, etc) rispetto alla fornitura di semplici servizi basati sul web come previsioni del tempo o annunci di lavoro. Come vediamo dalle tabelle seguenti, nel primo caso il costo del servizio può arrivare a 7 – 8 € al mese, mentre nel secondo caso può scendere anche a circa 5 € al mese.

average subscription amount
tabella 2 IAB Europe Survey internet senza pubblicità

Inoltre il valore medio che gli utenti si aspetta di pagare nasconde il fatto che la maggioranza si aspetterebbe pagare molto meno: la maggior parte delle persone intervistate si aspetterebbe di pagare meno di 4 € al mese per qualsiasi categoria di servizio (v. Fig. 1).

Fig. 1

Fonte: indagine IAB Europe 2021

La maggior parte degli intervistati è disposta solo ad abbonarsi a un massimo di tre siti o app

In un modello commerciale basato sugli abbonamenti piuttosto che su servizi gratuiti, siti e app sarebbero in competizione per una quantità limitata di possibili introiti: la maggior parte degli intervistati pagherebbe infatti solo un massimo di tre abbonamenti per i servizi web.

Fig-2

Fig. 2

Fonte: indagine IAB Europe 2021

I dati in Fig. 2 mostrano tuttavia una significativa minoranza di utenti che potrebbe abbonarsi a dieci o più contenuti servizi. Questi utenti sarebbero un target di riferimento fondamentale per i servizi con un modello di business basato sull’ assenza di pubblicità mirata. Va comunque rilevato che l’esperienza Internet di questi “super-utenti” differirebbe enormemente da quella della stragrande maggioranza degli utenti, che accederebbe solo a una gamma molto limitata di servizi. Ciò comporterebbe un Internet multilivello, con un accesso discriminato dal livello di reddito. In pratica una nuova forma di digital divide.

Pagare per contenuti e servizi ridurrebbe notevolmente l’uso di Internet

Un modello di Internet basato sugli abbonamenti comporterebbe una significativa riduzione dell’attività su Internet. Oltre i tre quarti degli intervistati (v. Fig. 3) afferma che utilizzerebbe Internet in misura ridotta rispetto a un modello commerciale finanziato dalla pubblicità e quasi la metà sceglierebbe di evitare di pagare gli abbonamenti riducendo la propria attività online e mobile.

Fig. 3

Fig. 3

Fonte: indagine IAB Europe 2021

Le preferenze sono per l’Internet attuale supportato dal targeted advertising

Avendo la possibilità di scegliere, la stragrande maggioranza degli intervistati preferirebbe l’attuale modello commerciale per Internet, basato in gran parte sul targeted advertising, ad uno scenario in cui i siti e le app si finanzierebbero attraverso gli abbonamenti. La possibilità di scegliere i siti da pagare e quali finanziare tramite la pubblicità è vista come un aspetto molto importante.

Fig. 4

Fig. 4

Fonte: indagine IAB Europe 2021

Conclusioni

Come abbiamo visto, i risultati di questa indagine mostrano come l’utilizzo di Internet in Europa cambierebbe radicalmente se venisse meno il modello basato sul finanziamento degli inserzionisti. In questo scenario, una grande percentuale degli attuali servizi web e dei relativi contenuti rischierebbe di scomparire perché la su erogazione diventerebbe antieconomico, oppure costringerebbe ad un modello commerciale in cui la disponibilità sarebbe limitata ad una ristretta cerchia di utenti (ad un prezzo inaccettabile o inaccessibile per tutti gli altri).

In particolare questo avrebbe un forte impatto sui siti di notizie, che vedrebbero ridotta la loro copertura in modo significativo. Come diretta conseguenza le persone non sarebbero in grado di accedere a contenuti online di alta qualità senza pagare un abbonamento, provocando così una disuguaglianza nell’accesso alle informazioni e un potenziale gap informativo tra le diverse fasce di reddito.

Questa impossibilità di fare leva su un modello economico finanziato dalla pubblicità renderebbe difficilmente sostenibile le attività delle start-up e delle aziende che offrono servizi basati sui contenuti, dal momento che si tratta di realtà imprenditoriali che hanno bisogno di tempo per dimostrare il loro valore agli utenti e convincere a sottoscrivere un canone di abbonamento.

Al momento, la stragrande maggioranza dei cittadini europei sembra ancora disposta a convivere con la pubblicità mirata che supporta l’attuale modello commerciale di Internet e apprezzare la possibilità di scegliere tra esperienze a pagamento e quelle gratuite supportate dalla pubblicità.

Statistiche podcast

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Il 30 settembre è l’International Podcast Day, una giornata dedicata a celebrare in tutto il mondo il Podcast. Quale occasione migliore per condividere numeri e statistiche sul podcasting? Il podcast, insieme al social audio e agli assistenti vocali intelligenti, è uno dei trend emergenti degli ultimi mesi.

International Podcast Day

Il crescente interesse per questo medium è reso evidente dal numero globale di ascoltatori di podcast, che, secondo le analisi di Statista, ha raggiunto un nuovo massimo nel 2020 con 485 milioni di utenti in tutto il mondo. Oltre a questo dato, che di per sé già dimostra l’espansione del mercato dei podcast, dovete sapere che, sempre secondo i dati di Statista, si prevede che il numero di ascoltatori potrà aumentare ulteriormente fino ad arrivare ad oltre 800 milioni di utenti nel 2025.

Tuttavia, c’è ulteriore margine di crescita poiché il tasso globale del consumo di podcast è relativamente basso: la percentuale degli intervistati da Statista che ammette di frequentare frequentemente i podcast varia solo dall’1 al 5 percento.

Fig. 1: i risultati di un’indagine di Statista sull’ascolto di podcast

Come riportato nella Fig. 1, è la Norvegia il leader per la percentuale di ascoltatori, con gli Stati Uniti e il Regno Unito che seguono a ruota. Vale anche la pena sottolineare che i podcast sono particolarmente richiesti nelle fasce di età più giovane. Ad esempio, negli Stati Uniti, il 44% degli intervistati di età compresa tra 26 e 35 anni ha affermato di aver ascoltato i podcast, mentre solo il 22% degli utenti di podcast ha età superiore ai 56 anni. Comportamenti simili possono essere osservati in molti altri paesi come Canada, Germania o Regno Unito.
Anche in Italia emergono numeri molto interessanti. Secondo i dati pubblicati ad inizio 2021 da Nielsen, società specializzata nelle indagini statistiche e sondaggi, i podcast hanno avuto una crescita del 15 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti: si è passati dai 12 milioni di ascoltatori nel 2019, ai 13,9 milioni del 2020.          

E non è l’unico dato positivo per i podcast: l’ascolto medio sale da 23 minuti circa a quasi 25 minuti, e chi ascolta lo fa almeno una volta a settimana.

A conferma del fatto che questa modalità di comunicazione è ormai entrata a far parte della dieta mediatica degli italiani, il livello di ascolti dei podcast si è mantenuto stabile anche nei mesi successivi al lockdown per la pandemia COVID-19.

Altre informazioni utili per inquadrare il fenomeno podcast si possono ricavare da un’indagine BVA Doxa, condotta in Italia su un campione di circa 1000 persone, nella fascia di età 18 – 64, durante il mese di maggio del 2020:

  • circa il 90% degli italiani digitali conosce i podcast e di questi il 39% afferma di conoscerli bene;
  • Il dato di frequenza dell’ascolto del podcast tra chi li conosce bene è elevato. Infatti il 64%, i cosiddetti Heavy Users, li ascolta almeno settimanalmente (v. Fig. 2);
  • Il dispositivo utilizzato per l’ascolto è prevalentemente “mobile” (67%) mentre solo il 23% utilizza il desktop. È interessante rilevare la quota degli Smart Speakers (Alexa, Google Home, etc) che raggiunge il 10%;
  • L’ascolto si concentra in 3 momenti della giornata (mattino, pomeriggio, dopo cena) con un picco durante il pomeriggio e, cosa rilevante, l’ascolto dei podcast risulta essere un’attività multitasking, cioè la si effettua mentre si è impegnati a fare altro, per il 63% dei fruitori. Il restante 37%, invece, si dedica esclusivamente al podcast e lo considera quindi un prodotto di puro intrattenimento;
  • In media si seguono tra i 2 ed i 3 podcast. Circa il 40% (52% tra gli Heavy Users) ascolta più di 3 podcast;
  • L’80% degli ascoltatori si ricorda dei contenuti pubblicitari inseriti in un podcast e ne reputa la presenza meno invasiva rispetto ad altri media;
  • Risulta molto elevato l’interesse verso progetti di Branded Podcast (favorevoli 81% a podcast prodotti da brand e 68% a podcast sponsorizzati) ed alto l’apprezzamento anche per le pubblicità legate alla tematica del podcast (75% favorevoli).
frequenza ascolto podcast indagine Doxa

Fig. 2: frequenza di ascolto dei podcast (Fonte: indagine BVA Doxa, maggio 2020)

Come si può capire da questi dati, è probabile che il podcast si guadagni uno spazio fondamentale nel mondo dell’audio. Con un numero sempre crescente di utenti, l’abitudine a questo media acquisita durante la pandemia ed un naturale cambio generazionale, è molto probabile che il podcast possa affermarsi come un formato standard di intrattenimento audio, divenendo quindi un’importante fonte di entrate per creators, editori e inserzionisti.

Ti interessano i temi del voice marketing, come podcast, social audio, assistenti vocali?

Ne parlo nel mio libro “La rivincita della voce” che verrà pubblicato a breve. Per saperne di più ed essere informato sulla data di disponibilità nelle librerie, visita questa pagina.

Statistiche e-mail marketing 2021

statistiche email marketing 2021

Chi ci segue o ha frequentato uno dei nostri corsi sa già quanto riteniamo importante utilizzare l’email marketing nell’ambito di una strategia di web marketing. Per questo motivo, prendendo spunto da un interessante articolo pubblicato su Website Planet, riportiamo di seguito alcune recenti statistiche sull’email marketing che possono esservi di aiuto per un utilizzo più efficace di questo strumento.

Statistiche e-mail marketing 2021

statistiche e-mail marketing 2021: email vs social CTR
Credits: Website Planet
  • Il CTR di una email può essere sino a 100 volte maggiore di un contenuto pubblicato su un social media.
  • Un’appropriata segmentazione di una lista può portare ad un incremento del 39% del tasso di apertura.
  • Il 50% dei consumatori preferisce comunicare con un brand via email, in confronto ad un 20% per una email o il 7% per un messaggio sui social media.
  • L’email è il primo canale di acquisizione di nuovi clienti per le piccole e medie aziende, nell’81% dei casi.
  • I messaggi di posta elettronica con un oggetto personalizzato sono aperti con una frequenza maggiore (26%) rispetto a quelli che hanno un’intestazione generica.
  • La brevità nell’intestazione di una email è fondamentale: un oggetto con al massimo 21 caratteri può incrementare il tasso di apertura del 31%.
  • Il cellulare è la star delle email: oltre la metà (55%) delle email vengono gestite su questo dispositivo. Segue la webmail con il 28%. Solo il 16% delle e-mail viene aperto con un client email su un desktop.
  • Il 13% del fatturato generato dall’email marketing è generato da tecniche di email automation. Questo dimostra l’importanza dell’adozione di tecniche avanzate per la messaggistica.
  • Si possono aumentare i tassi di apertura dei messaggi fino al 16% semplicemente personalizzando le righe dell’oggetto con il nome dell’iscritto alla propria newsletter.
  • Il 78% dei consumatori afferma di fare clic sulle e-mail di marketing che includono offerte promozionali speciali o coupon per i prodotti a cui sono interessati: un esempio di come la personalizzazione e contenuti di valore possano aumentare il coinvolgimento su questo canale di marketing.
  • L’invio di e-mail in occasioni speciali, quali compleanni o festività può far aumentare i ricavi fino al 20%. Una buona pratica è inviare un messaggio insieme a un’offerta speciale di sconto. L’occasione speciale farà infatti sembrare questa comunicazione meno simile a un’email promozionale e potrà catturare l’attenzione delle persone in un momento in cui sono di buon umore e quindi più ricettive alla “conversione”.
  • A livello globale, il tasso medio di cancellazione dell’iscrizione alle e-mail è solo dello 0,2%. Questo numero così contenuto conferma l’importanza dell’email perché significa che si è in grado di mantenere il 99,8% dell’attenzione dei propri utenti a lungo termine. Le conversioni su altri canali di vendita e marketing sono invece conversioni una tantum (ad esempio tramite campagne pubblicitarie PPC) o hanno un risultato che può variare, anche sensibilmente, nel tempo. Ad esempio sui social media la copertura organica viene costantemente ridotta a favore dell’incentivo all’utilizzo delle inserzioni pubblicitarie (Pay-to-Play).

Siete a conoscenza di altre statistiche di email marketing aggiornate al 2021? Fatecelo sapere rispondendo nei commenti.

Clubhouse Tools

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Clubhouse vi ha conquistato e avete deciso di creare una stanza o un club su un argomento che vi interessa particolarmente? Allora potrebbero esservi utili i servizi online e le app che, sulla scia del successo dei Clubhouse, stanno spuntando come funghi e che possono arricchire il vostro profilo e il vostro utilizzo di questo servizio di social audio.

Abbiamo raccolto in questo articolo, che cercheremo di aggiornare con continuità, un elenco dei principali tools che abbiamo scoperto in Rete facendo un po’ di ricerche o leggendo alcuni utili post, come questo di Matt Navarra.

Per facilitarne l’utilizzo abbiamo suddiviso questi strumenti in 6 categorie principali: bio, avatar, gestione, ricerca, analytics, varie.

Bio

I tools in questa categoria permettono di creare e modificare la biografia da inserire nel proprio profilo.

Clubhouse Bio BuilderApp su IOS
Clubhouse Bio Creatorhttps://clubhousebio.xyz

Avatar

Sono disponibili numerosi strumenti per migliorare la propria foto del profilo con effetti speciali, ad esempio con un anello colorato.
Tra questi segnaliamo:

Clubhouse Avatar Makerhttps://avatar.lvwzhen.com
Clubhouse Glowhttps://www.clubhouseglow.com
Clubhouse Avatar Prohttps://clubhouse-avatar.netlify.app
Photo BG Changer for ClubhouseApp su IOS
Ch Pichttps://chpic.me
Clubhouse Toolshttps://clubhousetools.app/

Gestione

In questa categoria rientrano i tools che consentono di migliorare la gestione di una room, come ad esempio la creazione di una landing page dove inserire l’agenda, regole per gli speakers, link ad insirizzi web, conferme di partecipazione, etc:

Clublinkhttps://clublink.to/
Clubhypehttps://clubhype.io
Shorten Clubhttps://shorten.club
Host Notesgethostnotes.com
Comethttps://withcomet.com
Luma for Clubhousehttps://lu.ma/clubhouse
Ask Clubhousehttps://askclub.house/en
ClubberOne for Clubhousehttps://clubber.one/
Clublyhttps://clubly.co/
Flipphttps://useflipp.com/clubhouse
Clubdeckhttps://www.clubdeck.app/

Un esempio di come si può arricchire un evento con Host Notes è mostrato nella figura seguente.

Esempio Clubhouse tools: Host Notes

Ricerca

Sono numerosi i servizi specializzati per favorire la scoperta di eventi e club relativi ad un determinato argomento:

Clubsearchhttps://clubsearch.io
Yoyohttps://www.yoyo.club
Housely Clubhttps://housely.club/welcome
ClubH.onehttps://clubh.one/
ClubHubhttps://clubhub.site
Rooms of Clubhousehttps://roomsofclubhouse.com

Analytics

Se vi interessa analizzare le statistiche dell’account, dei vostri eventi o scoprire quali sono gli influencer più popolari su Clubhouse potete provare questi strumenti:

Club+app su IOS
Direconhttps://www.direcon.com
Clubhousetools.xyzhttps://monitor.clubhousetools.xyz/
ClubhouseRankinghttps://clubhouseranking.net/top-world
Clubhouse Databasehttps://clubhousedb.com/

Varie

Infine in questa categoria abbiamo raggruppato i tools Clubhouse di vario tipo, come ad esempio una utile funzionalità di chat durante le room o una libreria di suoni da utilizzare durante un evento (Clubpad).
Tra questi vi è anche un servizio che offre una raccolta delle registrazioni audio delle rooms più popolari, sebbene la registrazione dei contenuti audio sia al momento vietato dai termini di servizio di Clubhouse.

CH Chathttps://ch.chat
Clubpadhttps://www.clubpad.co/
Casthousehttps://casthouse.net/

E voi conoscete altri strumenti per utilizzare in maniera più efficace Clubhouse? Segnalateli nei commenti.

Aggiorneremo questo post man mano che scopriremo nuovi tools: quindi continuate a seguire questo blog o iscrivetevi alla nostra newsletter!

Statistiche gaming 2021

statistiche gaming 2021 blog post

Uno dei nuovi settori in cui Facebook ha deciso di entrare con tutta la sua potenza di fuoco è quello del gaming. La scorsa estate ha infatti lanciato l’app Facebook Gaming con cui cerca di sfidare piattaforme come Twitch e YouTube.

A conferma dell’impegno a voler meglio comprendere il mondo del gaming, della società di Palo Alto ha condotto una ricerca di mercato sul comportamento dei giocatori, approfondendo le loro motivazioni, preferenze ed abitudini. I risultati sono riportati nel documento “Dati statistici sul mercato dei giochi per il 2021 – Dati statistici per prevedere lo sviluppo, la crescita e la monetizzazione del settore dei giochi”.

Nel sondaggio sono state coinvolte oltre 13.000 persone in 4 paesi chiave: Germania (DE), Corea del Sud (KR), Stati Uniti (US), Regno Unito (UK). In oltre sono stati presi in considerazione sia i nuovi che i vecchi giocatori, secondo questa classificazione in “coorti”:

  • Nuovi giocatori: non giocavano a giochi per dispositivi mobili prima del picco iniziale della pandemia e hanno continuato a giocare almeno un’ora a settimana (luglio 2020).
  • Giocatori esistenti: persone che giocavano a giochi per dispositivi mobili prima del picco iniziale della pandemia e che continuano a giocare ancora adesso almeno un’ora a settimana (luglio 2020).

Punti salienti della ricerca di Facebook statistiche gaming 2021

Il numero di persone che usano i giochi per mobile è aumentato in modo significativo in tutto il mondo a causa del COVID-19 (v. Fig. 1) ma questo aumento non sembra essere una cosa solo transitoria. Molti dei giocatori su dispositivi mobili che hanno iniziato a giocare dopo la diffusione iniziale del COVID-19 si dedicano ancora adesso ai videogiochi.

statistiche gaming 2021 - crescita pubblico
Fig. 1

I nuovi giocatori giocano più ore a settimana rispetto ai giocatori esistenti (v. Fig. 2).
Anche se i giocatori nuovi ed esistenti affermano di giocare un numero simile di sessioni alla settimana, i nuovi giocatori giocano più ore a settimana rispetto ai giocatori esistenti in tutti i paesi.

statistiche gaming 2021 - ore giocate a settimana
Fig. 2

Perchè si gioca?

In tutti i paesi presi in considerazione, giocatori nuovi ed esistenti hanno citato motivi simili per spiegare come mai usano i giochi per mobile: alleviare lo stress, passare un po’ di tempo e provare un senso di soddisfazione al raggiungimento di un traguardo. Queste motivazioni principali confermano i risultati di un’indagine simile condotta in precedenza da Facebook.

L’aspetto social è fondamentale.

Il concetto di community è sempre stato un aspetto fondamentale nel gaming e questo aspetto viene favorito dal fatto che i siti di live streaming, i cui contenuti non sono ristretti esclusivamente al gaming, sono tutti cresciuti enormemente.

Piattaforme come Twitch, YouTube Gaming e Facebook Gaming, anche a causa dei lockdown, hanno tutte registrato dei record nelle ore di visualizzazione (v. Fig. 3).

statistiche gaming 2021 - crescita numeri streaming
Fig. 3

Fonte: “Streamlabs & Stream Hatchet Q3 2020 Live Streaming Industry Report

Ma le community di gaming si incontrano non solo nelle dirette streaming ma anche nei gruppi Facebook dedicati ai giochi. Il numero di membri attivi nei gruppi di gaming su Facebook nonché il numero di questi gruppi sono infatti aumentati durante i mesi successivi alla pandemia.
Al momento, più di 230 milioni di persone sono membri attivi di oltre 630.000 gruppi di gaming su Facebook ogni mese.

Inoltre i giocatori in tutti i paesi dicono di preferire le esperienze come giocatore singolo rispetto a quella come multigiocatore. Tuttavia, rispetto ai giocatori esistenti, i nuovi giocatori sono più propensi a esperienze collaborative e multigiocatore, nonché a chattare con gli altri all’interno del gioco (v. Fig. 4).

statistiche gaming 2021 - social gaming
Fig. 4

In particolare negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania, i nuovi giocatori sono notevolmente più propensi a prendere parte ad attività social all’interno del gioco, come giocare con gli altri online, partecipare a tornei all’interno del gioco o dare/ricevere consigli su come migliorare le prestazioni di gioco.

La spesa dei giocatori è in crescita.

Le statistiche gaming 2021 ci dicono che in tutti i mercati si è riscontrato un aumento della spesa in giochi per mobile dopo la diffusione iniziale del COVID-19. Questa tendenza risulta più marcata per i nuovi giocatori.
Per quanto riguarda i motivi di spesa vi è una certa differenza a secondo del particolare paese. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le persone sono particolarmente motivate a pagare per rimuovere le inserzioni. In Germania e Corea del Sud, le persone intervistate hanno detto di pagare per evitare le attese o per saltare punti difficili (in particolare nei rompicapi).

Tutti i giocatori sono disposti a vedere la pubblicità nei giochi.

In questa indagine, come in ricerche precedenti, si è riscontrato che le persone sono disposte a visualizzare inserzioni nei giochi pur di avere dei giochi gratuiti (v Fig.5).
Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania, la preferenza relativa ai modelli supportati dalla pubblicità è più marcata tra i giocatori esistenti. I nuovi giocatori sono invece più aperti a modelli di monetizzazione alternativi, come gli acquisti all’interno dell’app.

statistiche social - strategie monetizzazione
Fig. 5

Aumento degli acquisti online

In questa indagine di Facebook vengono anche riportati dei dati interessanti e che non riguardano unicamente il settore del gaming. Secondo un sondaggio online di Kantar, l’89% dei consumatori a livello globale (quindi non solo i giocatori) afferma di avere delle remore a fare degli acquisti nei negozi fisici, per gli ovvi motivi legati alla pandemia. Ciò ha portato naturalmente all’aumento dello shopping online anche per i giochi, come evidenziato nella Fig. 6.

Fig. 6

Il nome del gioco o del brand influenza le vendite

L’esame dei fattori che influiscono nel processo di acquisto di un gioco per console, riportati in Fig. 7, suggerisce che anche il settore del gaming su mobile si focalizzi su strategie di apprezzamento del brand/titolo per l’incremento delle vendite.

statistiche gaming 2021 familiarità gioco
Fig. 7

Riepilogo statistiche gaming 2021

In conclusione, i marketer del settore del gaming dovranno adottare i seguenti accorgimenti o strategie:

  • connettersi con i nuovi giocatori, ampliando il mercato target e sviluppando nuove creatività;
  • adottare modelli di monetizzazione misti (pubblicità e acquisti in-app) per tenere conto dei mutati comportamenti dei giocatori;
  • esplorare le opportunità al di fuori del gioco, unendosi alle conversazioni delle community su piattaforme di streaming o social media;
  • ispirarsi al settore del gaming per console per quanto riguarda la capacità di raccontare delle storie.

Agenzia boutique vs. web agency

agenzia boutique

Al giorno d’oggi, spesso equipariamo “più grande” con “migliore”. Questa idea è impressa nella nostra mente a tal punto che influenza la maggior parte, se non tutte, delle nostre decisioni e scelte.

Anche la scelta di un’agenzia per gestire le tue attività online non farà eccezione.

Il risultato più scontato? Tenderai a preferire le grandi web agency a quelle più piccole, le cosiddette agenzie boutique. È vero che le agenzie di grosse dimensioni hanno riconoscimenti ufficiali, record formidabili, premi brillanti, certificati e così via. Ma la vera domanda che devi farti è: una agenzia di grosse dimensioni significa necessariamente che è la migliore?

Quando scegli un’agenzia, sia essa grande o piccola, ci sono alcune domande che devi porti.

Per prima cosa, perché hai bisogno di un’agenzia? Come ti può aiutare? Quali sono le differenze fondamentali tra un’agenzia grande e un’agenzia boutique (o un consulente freelance)? In che modo queste differenze influiranno sulla tua attività o sulla tua presenza online?

Solo rispondendo a queste domande potrai decidere quale sia per te la scelta giusta.

In questo articolo esamineremo quindi alcuni di questi aspetti. In questo modo ti aiuteremo a prendere una decisione consapevole, permettendoti così di concentrarti maggiormente sui tuoi obiettivi di business e su ciò che desideri ottenere dalle tue campagne online.

Il ruolo delle agenzie

In generale, alle web agency viene affidato un incarico per aiutare i clienti negli aspetti creativi, innovativi, strategici, comunicativi e tecnici di una campagna. In poche parole, le agenzie si occupano di tutto quanto è necessario a gestire una campagna di successo. Condividono così i tuoi obiettivi permettendoti di concentrarti sugli aspetti principali della tua attività commerciale o professionale.

Ovviamente, l’agenzia scelta dovrà avere una buona conoscenza del business di cui ti occupi. Infatti una campagna di digital marketing o una presenza sui canali social non serve solo a promuovere un prodotto ma anche il marchio.

Ora che abbiamo visto cosa devono “fare” le agenzie di digital marketing, passiamo ad esaminare come lo fanno. Ma per prima cosa proviamo a caratterizzare i due diversi tipi di agenzia a seconda delle loro caratteristiche.

Agenzie di grosse dimensioni

Molto spesso le agenzie di grosse dimensioni hanno centinaia di dipendenti al lavoro. Normalmente un’agenzia lavora contemporaneamente su quattro, sette, dieci, o anche più progetti. Le agenzie sono strutturate per poter acquisire e gestire il più alto numero possibile di progetti in contemporanea.

Un’altra caratteristica di una web agency “tradizionale” è di offrire una gamma vasta, ma ben circoscritta, di servizi. I suoi prodotti più venduti sono dettagliatamente descritti in brochure e raramente vengono personalizzati secondo le specifiche esigenze dei clienti.

Tutto questo per quanto riguarda le agenzie di grosse dimensioni. E per un’agenzia boutique? Cosa possiamo dire?

Agenzie Boutique – L’importanza del dettaglio.

Sostanzialmente il termine “boutique” significa unico. Ed è proprio l’unicità che le differenzia. Dopotutto nel business se non sei grande, devi essere unico.

Il più delle volte, questo tipo di agenzia lavorano con team piccoli ma dedicati, costituiti da specialisti marketing, social media manager e da altre figure professionali.

Grazie allo stretto legame e alla costante interazione tra dipendenti e collaboratori esterni, queste agenzie hanno una natura particolarmente dinamica e una innata flessibilità.

Se c’è una cosa nella quale le piccole agenzie (o i freelance) eccellono è il livello di attenzione al dettaglio. Una agenzia boutique si distingue per l’attenzione al dettaglio nel design, nello stile, nell’approccio e, sostanzialmente, in tutto ciò che fa.

Agenzia boutique vs. web agency: le principali aree di differenza

Fino ad ora abbiamo esaminato i due principali tipi di agenzie e descritto il loro modello ideale di funzionamento.
Prendiamo ora in esame le loro differenze e di come queste possano impattare sui tuoi obiettivi.

Interazione

Come abbiamo detto, la condizione ideale di collaborazione è quella in cui l’agenzia lavora in stretto contatto con la tua attività. A questo proposito, è molto più semplice interagire e comunicare con agenzie boutique che con agenzie più grandi.

Certamente un’agenzia di grande dimensioni assegnerà alla tua campagna un responsabile delle relazioni o un coordinatore del progetto. Tuttavia, come sappiamo, la stessa persona lavorerà contemporaneamente anche ad altri progetti. Pertanto vedrai più un impegno di tipo professionale che un coinvolgimento individuale.

E questo ha aspetti sia positivi che negativi.

Per motivi di brevità non li esaminiamo in dettaglio. Certamente possiamo dire che questo approccio sarà sicuramente positivo dal punto di vista del servizio offerto. Tuttavia è noto che le campagne di successo richiedono spesso un tocco personale che le grandi agenzie non riescono a fornire.

Lavorare con un’agenzia boutique ti consentirà di comunicare con continuità ed in maniera anche estemporanea con il tuo consulente, dandoti anche la possibilità di valutare per la tua campagna nuove strade ed esaminare anche punti di vista inesplorati.

Facilità di azione

Lavorare con una agenzia di grandi dimensioni comporta inevitabilmente procedure e politiche rigorose. Di conseguenza, dovrai dedicare molto del tuo tempo all’agenzia, anche prima che inizi effettivamente la campagna. Inoltre, queste procedure molto spesso non hanno la flessibilità necessaria a soddisfare le tue esigenze.

In questo le agenzie boutique sono certamente molto diverse: più snelle e maggiormente più efficaci per ottenere risultati per la tua attività commerciale.

Specializzazione

Mentre le agenzie di grosse dimensioni spesso tendono ad avere competenze multi settoriali, quelle di piccole dimensioni hanno una loro nicchia di specializzazione. Possiamo dire che se è vero che l’agenzia grande può avere uno standard elevato di qualità in tutte le sue attività, è altrettanto vero che una agenzia boutique può essere la migliore nel suo campo specifico.

Costo

Inutile dire che i costi complessivi di gestione di una campagna con un’agenzia boutique sono molto inferiori rispetto a quelli di grandi dimensioni. I benefici sono più che ovvi.

Priorità

Indipendentemente dal fatto che il tuo progetto sia grande o piccolo, avrà sempre la massima priorità per un’agenzia boutique. In linea di principio questo potrebbe non essere il caso per le agenzie di grandi dimensioni che ragionevolmente, e legittimamente, daranno la priorità ai progetti più grandi e più redditizi.

Agenzia boutique vs web agency: conclusioni

Alla luce degli aspetti che abbiamo preso in esame in questo articolo, siamo sicuri che sarai d’accordo con noi che, a meno che tu non abbia la necessità di una campagna che richieda un impegno di risorse gestibile unicamente da un’agenzia di grande dimensioni, nella maggior parte dei casi sarà per te più vantaggioso rivolgersi a un’agenzia boutique, come Social Media Easy.

Email marketing nel 2020: come e perché?

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Email marketing: oggi che siamo bombardati di notizie e di statistiche sui pro e contro dell’utilizzo dei social media, ha ancora senso parlarne?

Incominciamo col dire che l’email non è affatto morta e che non è stata rimpiazzata completamente dai social media, come vediamo dal grafico di Statista (Fig. 1) che riporta le previsioni sul numero di email inviate e ricevute su base giornaliera per il periodo 2017 – 2023.

Secondo le statistiche più recenti, nel 2019 il numero di utenti dei social media era pari a 3.5 miliardi mentre il numero di utenti dell’email era di circa 4 miliardi (dati 2018).

Inoltre è ancora tutto da dimostrare che oggi i social media siano diventati lo strumento prevalente di comunicazione sul web. Secondo un’indagine di sendgrid, nel caso delle comunicazioni di tipo B2C (Business to Consumer) circa 2 persone su tre preferiscono l’email come strumento di comunicazione. Un altro studio ha rilevato come solo il 9% delle persone preferiscono di essere contattate da un marchio attraverso i social media.

Fig. 1: numero di email inviate a ricevute (stima 2017 – 2023)

D’altro canto, lo studio di sendgrid segnala che i consumatori, nel 39% dei casi, preferiscono iniziare le loro conversazioni con le aziende attraverso i social media mentre solo il 32% preferisce inviare una email per contattare un brand.

Cosa ci dicono questi risultati? Se volete entrare in contatto con i vostri potenziali clienti, ricordatevi che loro preferiranno ricevere una email, mentre se sono i vostri prospect a volervi contattare sarà molto probabile che scelgano i social media.

E se siete dei marketer, molto probabilmente trascorrete una fetta considerevole del vostro tempo sui social pubblicando post, creando annunci pubblicitari, rispondendo a messaggi, facendo ricerche con degli hashtag, o attività simili.

Quanto tempo dedicate invece all’email marketing?

Sicuramente molto poco in confronto a quello dedicato a gestire la presenza social dei vostri clienti. Eppure i dati che abbiamo appena elencato ci dicono che email marketing e social media sono strumenti complementari e non alternativi.

Aggiungiamo altri motivi per non trascurare l’email marketing, andando ad esaminare le statistiche che riguardano la copertura delle diverse tecniche di web marketing.
Lo sapete che la copertura organica (cioè la percentuale effettiva dei fan che vedono i post pubblicati sulla vostra pagina) di Facebook è di qualche punto percentuale? Uno studio del 2014 indicava una copertura organica del 6% ma indagini più recenti indicano una percentuale ancora più bassa.
Al contrario, il tasso di apertura per i messaggi di una campagna di email marketing varia tra il 20% e il 30%, cioè la probabilità che il vostro contenuto venga visto è 4-5 volte maggiore con una email che con un post su Facebook.

Siete d’accordo che non dovete più trascurare l’email marketing?

Esaminiamo quindi le principali caratteristiche di questa tecnica di marketing, dettagliando i passi necessari di una campagna di email marketing e descrivendo brevemente le principali funzionalità offerte dalle piattaforme online.

Email Marketing

Cosa si intende esattamente con email marketing?
L’email marketing, come dice il nome, è una tecnica di web marketing che prevede il raggiungimento di un cliente direttamente attraverso l’email. Tra gli strumenti del web marketing mix, è lo strumento più diretto, veloce ed efficace per raggiungere i consumatori poiché spesso essa si acquisisce con la modalità “opt-in”, cioè di persone che hanno accettato volontariamente di stabilire un dialogo con le aziende (rientra nell’ambito del cosiddetto settore del “permission marketing”, cioè una comunicazione basata sul consenso).

L’email marketing è uno strumento concepito per costruire (brand awareness), mantenere e rafforzare le relazioni con i clienti (brand loyalty) e ha diversi ambiti di utilizzo:

  • Invio di offerte promozionali.
  • Coinvolgimento o aggiornamento dei clienti (es. newsletter, richiesta di recensioni, invio di un post di un blog, consigli, etc).
  • Informazioni a seguito di un acquisto (email transazionali).

Molto spesso per brevità si identifica con il termine DEM (Direct Email) una comunicazione inviata nell’ambito di una campagna di email marketing.

Per poter essere utilizzata in maniera efficace l’email marketing richiede l’adozione di specifiche piattaforme, generalmente chiamate ESP (Email Service Providers) che offrono strumenti di creazione, gestione e monitoraggio delle campagne.

Se al momento state utilizzando un semplice strumento per la gestione della posta elettronica, come Outlook o altri prodotti simili, non state facendo Email Marketing!
Vediamo brevemente perché.

Quali sono le principali differenze tra un client di email e una piattaforma di email marketing?

Client di email (come outlook, Apple Mail, etc)

  • Un client di email è un’applicazione (accessibile dal desktop o via web) concepita per la comunicazione tra due persone o un gruppo di persone (in numero limitato).
  • Generalmente il messaggio è breve e di tipo testuale.
  • Le funzionalità di formattazione dei messaggi sono normalmente limitate
  • Non sono disponibili statistiche sulle performance delle email (es: tasso di consegna, tasso di apertura, etc).

Piattaforma di email marketing

  • Il servizio viene fornito attraverso un’interfaccia web. Non vi è la necessità di installare alcun software.
  • Il servizio è in grado di gestire l’invio di un numero elevato di email, suddividendo la spedizione in maniera automatica in diversi lotti durante la giornata, facilitando la gestione delle campagne marketing e riducendo la possibilità che i messaggi vengano marcati come SPAM.  Uno dei fattori che può far identificare un messaggio come SPAM è infatti l’invio in contemporanea di un elevato numero di messaggi a diversi destinatari.
  • I messaggi inviati tramite un servizio fornito da un ESP permettono di essere formattati e personalizzati inserendo immagini, link e font particolari.
  • Offre funzionalità per la gestione di liste, analisi delle performance e automazione delle email.

Da questo confronto di massima si comprende come una piattaforma di email marketing sia da preferire al semplice utilizzo di un client di email. Se infatti funzionalità come report, gestione delle liste e formattazione dei messaggi possono non essere importanti quando si interagisce con un numero limitato di persone, queste diventano fondamentali quando si usa l’email per costruire delle relazioni con clienti e prospect.

La funzionalità più importante è certamente quella relativa alle statistiche. Chi si occupa di marketing a livello professionale sa come le statistiche siano alla base di una campagna di marketing di successo.

Il tasso di consegna (“delivery rate”) ci informa della qualità della vostra lista: la presenza di email non consegnate indica che la vostra lista non è aggiornata (la persona può aver cambiato email o cambiato azienda) o è poco pertinente (se avete commesso l’errore di acquistarla invece di averla costruita voi stessi con le attività di marketing).

Il tasso di apertura (“open rate”) ci dice quante persone sono effettivamente interessate alle email che inviate.

Inoltre è molto importante avere la possibilità di tracciare i click sui link inseriti nella email, dal momento che in questo modo possiamo sapere con maggiore precisione quali sono le cose che interessano maggiormente i lettori del messaggio.

Infine gli strumenti di email marketing possono aiutarci a calcolare la metrica più importante per un marketer: il tasso di conversione di una campagna, cioè la percentuale di persone che ha effettuato l’attività che gli abbiamo richiesto (es. iscrizione ad una newsletter, iscrizione a un seminario, iscrizione a un periodo di prova di un servizio, acquisto, etc).

Quali sono i passi principali di una campagna di email marketing?

Prima di iniziare a scrivere o inviare i vostri messaggi sarà fondamentale pianificare la strategia di email marketing da seguire nello svolgimento della vostra campagna, in funzione degli obiettivi di marketing e di vendita che vi siete dati.

Il processo logico da seguire è quello mostrato nella Fig. 2 e che è costituito da 4 passi principali:

  1. Costruzione della lista
  2. Creazione della DEM
  3. Invio DEM
  4. Analisi dei risultati
come fare email marketing passi necessari

Fig. 2: i 4 passi principali di una campagna di email marketing

Esaminiamo questi 4 passi in maggiore dettaglio.

1) Costruzione della lista

Una delle possibilità che avete per costruire la lista è di acquistarle di un database da terzi. Si tratta di un’opzione normalmente costosa e anche abbastanza rischiosa perché è difficile conoscere a priori l’effettiva qualità della lista (in termini di profilazione, aggiornamento dei dati e consenso alla ricezione di comunicazioni commerciali).

La soluzione migliore è senza dubbio quella di auto-costruire la lista attraverso il contributo spontaneo degli utenti stessi, ad esempio tramite iscrizione ad una newsletter o attraverso la tecnica del “lead magnet”. Come dice il nome stesso, cercherete di ottenere le informazioni del vostro contatto (email, nome, cognome, etc) attraendolo attraverso l’offerta di qualcosa di gratuito, come un report, un whitepaper, un ebook, etc, insomma qualcosa che abbia un valore tale per l’utente da convincerlo a lasciarci alcune informazioni personali (v. Fig. 3).

I dati così acquisiti attraverso specifiche “form” andranno ad alimentare la lista di contatti che sarà utilizzata nelle campagne di email marketing.

come fare email marketing Fig. 3

Fig. 3: raccolta indirizzi email attraverso la tecnica del “lead magnet”

Per poter migliorare l’efficacia delle campagne di marketing è consigliabile inserire dei criteri per meglio identificare il pubblico – la cosiddetta operazione di segmentazione – ad esempio memorizzando come l’utente si è registrato alla lista (newsletter, lead magnet, seminario online, etc).

Ricordiamo che l’azione di iscrizione ad una lista viene indicata con il termine di Opt-in. In generale le persone che hanno espresso un interesse per le vostre offerte saranno quelle più ricettive a ricevere successivi messaggi. Inoltre, le ultime normative relative al trattamento dei dati personali (GDPR) rendono ancora più stringenti le regole relative all’acquisizione del consenso degli utenti.

Se una persona non ha invece espresso esplicitamente il permesso di essere contattata via email potrebbe considerare il vostro messaggio come spam. Anche se le email contrassegnate come spam possono essere ignorate dagli utenti, il loro invio può generare una reputazione negativa per la vostra organizzazione. Pertanto in tutte le email è consigliato di dare la possibilità al ricevente di cancellarsi dalla lista dei contatti (operazione di opt-out) e se nella maniera più semplice ed immediata possibile (1 solo click).

2) Creazione della DEM

In questa fase potete utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma di email marketing per creare e personalizzare le vostre DEM con un design professionale. I servizi più diffusi offrono un’ampia scelta di modelli preconfigurati che possono essere utilizzati o modificati attraverso delle interfacce utente di tipo drag-and-drop, come si vede in Fig. 4.

I modelli pre-configurati (template) sono spessi suddivisi in categorie, a secondo del tipo di DEM che stiamo inviando: newsletter, e-commerce, webinar, etc.

Come fare email marketing - creazione DEM

Fig. 4: creazione di una DEM a partire da modelli preconfigurati in Moosend

Prima dell’effettiva spedizione è buona norma accertarsi che il messaggio preparato si presenti in maniera corretta su tutti i possibili dispositivi (desktop, tablet, cellulare), utilizzando la funzionalità di anteprima offerta dalla maggior parte dei servizi online di email marketing. Inoltre è consigliabile inviare uno o più messaggi di prova al proprio account o ad un’utenza amica.

3) Invio della DEM

Una volta completata la preparazione del messaggio, si passa alla fase di spedizione vera e propria, in cui sarà possibile inviare il messaggio o programmarne l’invio in un secondo momento (v. Fig. 5).

invio DEM

Fig. 5: un pannello di Mailchimp per l’invio o la programmazione dell’invio di una DEM

4) Analisi dei risultati

L’ultima fase è probabilmente quella più importante, perché è dall’analisi della performance della nostra campagna che possiamo comprendere cosa funziona e cosa richiederà dei miglioramenti (v. Fig. 6).

come fare email marketing - analisi risultati

Fig-6: Report di una campagna di email marketing in Moosend

Utilizzando i dati statistici della campagna (numero di email inviate, numero di email consegnate, numero di email non giunte a destinazione, numero di email aperte, numero di link cliccati) sarà possibile affinare alcuni fattori chiave, come il contenuto del messaggio, l’oggetto della email, la tempistica di invio (individuare gli orari o giorni della settimana in cui si ha il tasso di apertura più elevato), la segmentazione della lista.

Le piattaforme di email marketing

Esistono sul mercato numerose piattaforme di email marketing, con diversi livelli di funzionalità e fasce di prezzo. Molte di queste piattaforme offrono opzioni gratuite e opzioni a pagamento a seconda del numero di invii mensile o della dimensione complessive delle liste di email.

Tra quelle più utilizzate e che offrono delle funzionalità particolarmente interessanti vogliamo segnalare:

E voi quanto di frequente fate delle campagne di email marketing?

Condividete con noi la vostra campagna di email marketing di maggiore successo e fateci sapere quale piattaforma online utilizzate, lasciando una nota nei commenti.