Qual è l’orario migliore per inviare una newsletter?

orario migliore invio newsletter

Qual è il giorno migliore per inviare una email o una newsletter per essere sicuri che verrà letta? Qual è l’ora migliore per programmare la spedizioni dei vostri messaggi ? Un utile articolo pubblicato da Sumo cerca di rispondere a queste domande. Se però siete alla ricerca di una risposta precisa, del tipo “il martedì tra le 15:00 e 16:00”, rimarrete delusi: è infatti impossibile dare una risposta accurata a questa domanda senza conoscere nulla del vostro pubblico. Tuttavia ci sono molti punti interessanti da esaminare e da tenere a mente per le vostre campagne di email marketing.

L’orario migliore

Siete sicuri di conoscere veramente i destinatari delle vostre campagne di email marketing? La conoscenza del proprio audience è uno dei fattori fondamentali per individuare il momento migliore per inviare i vostri messaggi. E’ facile comprendere che l’orario in cui le persone sono più facilmente raggiungibili e disponibili a leggere le email cambia da persona a persona: un top manager, una mamma o uno studente universitario hanno degli orari e delle abitudini molto diverse tra loro. In particolare una indagine di Mailchimp indica che l’età dei subscribers di una newsletter gioca un ruolo importante nel comprendere il tasso di apertura di una email in una determinata fascia oraria. Come vediamo dalla Fig. 1, gli studenti leggono le email preferibilmente tra mezzogiorno e le due del pomeriggio, mentre le persone più anziane lo fanno tra le 9 e le 11 del mattino.

tempo ottimale invio email per eta

Fig. 1

Uno studio fatto da Kissmetrics va ancora più sul dettaglio e classifica la giornata-tipo dei lettori in questo modo (v. Fig.2):

  • 6:00 – 10:00 è l’orario migliore per inviare offerte relative a ristoranti, abbigliamento, eventi dal vivo e generi di consumo;
  • 10:00 – 15:00 è la fascia oraria dove i lettori sono meno reattivi, in quanto al lavoro o impegnati a tenersi aggiornati sulle notizie del giorno;
  • 15:00 – 17:00 rappresenta l’intervallo di tempo preferito per la lettura di email da chi è interessato a servizi finanziari o immobiliari;
  • 17:00 – 22:00 è la fascia oraria durante la quali hanno un buon tasso di apertura i messaggi relativi ad annunci commerciali e offerte promozionali;
  • 22:00 – 06:00 è la cosiddetta “dead zone”. Il termine è sufficientemente auto esplicativo e non necessita di ulteriori commenti.

orario ottimale invio 24 ore

Fig. 2

L’orario è fondamentale anche per un altro motivo: la probabilità che una email venga letta diminuisce con il trascorrere del tempo dalla sua ricezione. Una ricerca di GetResponse ha rilevato che circa il 24% delle email sono lette durante la prima ora dal loro arrivo nella casella di posta elettronica del destinatario. Questo vuol dire che una vostra newsltter ha solo l’1% di probabilità di essere letta dopo 24 ore.

I risultati delle ricerche menzionato nell’articolo di Sumo confermano quindi come sia prioritario conoscere la propria audience e fare test e analisi per rispondere a domande di questo tipo:

  • come è fatta la loro giornata-tipo?
  • in quali momenti hanno del tempo libero da dedicare alla lettura delle email?
  • è più probabile che leggano i messaggi all’inizio o alla fine della giornata
  • esiste una particolare fascia oraria in cui hanno meno distrazioni?

Il giorno migliore della settimana

Ovviamente scoprire quale sia l’orario migliore non vi servirà a nulla se invierete il vostro messaggio nel giorno sbagliato della settimana.

Numerose anche in questo caso le indagini condotte da società specializzate per individuare il giorno migliore per l’invio di una email. Anche se nulla potrà sostituire le statistiche ricavate dai dati storici dei vostri subscriber, vale la pena evidenziare che una ricerca di Experian indica nel martedì e sabato le giornate che presentano i tassi di apertura più alti (rispettivamente 18 e 18,3%, come mostrato in Fig. 3).

email performance giorno settimana

Fig. 3

Anche una ricerca di Smart Insights indica il martedì, e più precisamente alle ore 10:00 del mattino, il giorno migliore per l’invio delle email.

Per quale motivo state inviando una email?

Per affinare ulteriormente l’efficacia delle vostre campagne di email marketing dovete sempre tenere presente qual è l’obiettivo del messaggio che state inviando, suggerisce Devan Ciccarelli, l’autrice dell’articolo di Sumo. Il comportamento dei lettori varia infatti a seconda della tipologia della vostra DEM, che può appartenere ad una delle seguenti categorie:

  1. Email inviata per ottenere una risposta dai subscribers
  2. Email inviata per aumentare il numero delle transazioni
  3. Email inviata per condividere del contenuto informativo

L’individuazione di questa categoria vi aiuterà non solo nel decidere il contenuto del messaggio ma anche di affinare la tempistica di spedizione in maniera di raggiungere i lettori quando sono maggiormente predisposti ad interagire con la vostra comunicazione.

Email inviata per ottenere una risposta dai subscribers

Secondo il medesimo studio di Smart Insights già citato in precedenza, i risultati migliori si ottengono quando l’email è inviata al mattino presto o dopo l’orario di lavoro. In particolare il momento migliore è:

  • le ore 10:00 del sabato per gli imprenditori
  • le ore 8:00 del martedì per il settore B2B
  • le ore 6:00 del sabato per il settore B2C

Email inviata per aumentare il numero delle transazioni

Una ricerca di Experian indica che il primo mattino (4:00 – 8:00) è il periodo in cui si ottiene il maggior numero di transazioni, con un tasso di transazioni che può anche raggiungere il 33%.

Email inviata per condividere del contenuto informativo

Un’altra indagine di Smart Insights ci dice che le DEM a carattere informativo devono essere inviate all’inizio della settimana per ottenere i migliori risultati (v. Fig. 4).

email contenuto informativo

Fig. 4

Conclusioni

Vediamo ora come possiamo far fruttare che abbiamo imparato in questo articolo. Possiamo partire dal mettere in pratica una semplice serie di azioni:

  • Definire il numero di email settimanali. Se pensate di inviare più di una email a settimana (ad esempio una email informativa e una promozionale) lasciate una pausa di almeno un paio di giorni tra due invii successivi.
  • Determinate il giorno migliore per l’invio sulla base delle caratteristiche del vostro pubblico e del tipo di messaggio.
  • Analizzare i dati di performance variando nel corso del tempo l’orario o il giorno della settimana del vostro messaggio. Tutte le principali piattaforme di email marketing offrono una funzionalità di A/B testing, così come è chiamata la possibilità di creare in maniera automatica variazioni (versione B) del messaggio originale (versione A).

Dedicare del tempo all’analisi dei dati e alla ricerca sul comportamento dei propri subscribers non è tempo sprecato. Mailchimp, uno dei principali fornitori di sistemi di email marketing, ha ottenuto un miglioramento sensibile del tasso di apertura dei propri messaggi e del Click Through Rate attraverso una attività di A/B testing (v. Fig. 5).

 Mailchimp A:B tests

Fig. 5

In conclusione possiamo dire che dedicare tempo allo studio del proprio pubblico, analizzandone le caratteristiche che abbiamo visto in questo articolo, non è mai tempo perso.
Il consiglio è quindi di partire con delle considerazioni di tipo generale sui propri subscribers e di fare delle prime scelte sull’orario e sul giorno della settimana dell’invio delle email.
Il passo successivo sarà poi quello di dedicarsi a variare ogni settimana una delle variabili della spedizione (es. orario) in modo da affinare la comprensione del comportamento della propria audience ed ottenere un miglioramento graduale delle performance della propria campagna di email marketing (tasso di apertura, CTR, tasso di conversione, etc).

Cosa ne pensate? Siete sicuri di conoscere perfettamente il vostro pubblico e che non avete bisogno di mettere in pratica questi suggerimenti?

Nota: Questo articolo è stato inizialmente pubblicato nella nostra newsletter Social Media Easy News che inviamo mensilmente agli utenti registrati.
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Emoji Marketing: come utilizzare gli Emoji per promuovere il vostro marchio

Fig 2 - Emoji marketing: Chevrolet Cruze press release

Riuscite oggi ad immaginare una chat senza emoji? Gli emoji (“faccine” in italiano) piacciono a tutti! Tuttavia vi sarà sicuramente capitato di avere la tentazione di aggiungerli in un messaggio formale o in una newsletter e che non lo avete fatto per la paura di rovinare la reputazione del vostro brand aziendale.

Vediamo se gli emoji possono avere un ruolo nel marketing di oggi.

Emoji Marketing: cosa è e quale impatto sulla tua audience

Gli emoji sono diventati popolari al grande pubblico dopo la decisione di Apple di inserirli all’interno delle funzioni dell’iPhone a partire dal 2011. Da allora gli emoji fanno parte a pieno titolo della comunicazione online (è stata persino creata una ufficiosa giornata mondiale degli emoji per il 17 luglio), consentendo alle persone di esprimere il loro stato d’animo e di migliorare la comprensione reciproca.

Anche per chi si occupa di marketing l’utilizzo di queste divertenti figure è diventato un trend che non può essere ignorato e gli emoji sono ora considerati uno strumento per attirare i clienti e conquistare la loro fiducia.

Una ricerca condotta da Socialbakers indica che il 59% dei principali marchi utilizza emoji nei loro tweet e il 40% li inserisce all’interno dei post su Facebook.

Anche la società Appboy service, fornitrice di servizi per il mobile marketing, ha effettuato una ricerca simile e si è occupata dell’utilizzo degli emoji nell’ambito pubblicitario. I risultati di questa ricerca confermano la crescente popolarità delle “faccine” come strumento di marketing:

  • nel corso dell’ultimo anno, il numero di campagne pubblicitarie con emoji è cresciuto del 609%
  • durante il mese di giugno del 2016 sono stati inviati più di 800 milioni di messaggi contenenti emoji

L’efficacia dell’emoji marketing risulta evidente dal successo delle campagne pubblicitarie di molti brand famosi, come mostrato nella Fig. 1 che indica la crescita del tasso di conversione delle campagne marketing contenenti emoji.

Fig 1 - emoji marketing conversion rates

Fig. 1: impatto degli emoji nelle campagne marketing

Gli emoji faranno decollare il MIO marketing?

In realtà tutto dipende dalla tipologia della vostra attività e dalle caratteristiche del vostro target. Prima di iniziare a sperimentare questa nuova tecnica sarà quindi importante farsi queste domande:

  • lo strumento è in linea con le aspettative della mia audience?
  • gli emoji possono effettivamente migliorare i risultati delle mie campagne di email marketing?
  • quali emoji sono più importanti per le mie attività
  • conosco veramente il significato degli emoji che voglio utilizzare?

Nel rispondere a queste domande si dovranno tenere in considerazioni i seguenti fattori:

  • Il mercato target
  • La situazione attuale
  • La rilevanza
  • La frequenza d’uso

Ricordatevi di non esagerare: l’utilizzo dell’emoji marketing può aiutarvi a sviluppare una relazione positiva con i clienti così come può contribuire ad allontanarli da voi. Ad esempio nel 2015 Chevrolet pubblicò un comunicato stampa basato unicamente su emoji per promuovere l’uscita della Chevrolet Cruze, con l’idea di attirare l’attenzione e promuoverne la diffusione in maniera “virale”.

Nonostante la pubblicazione della versione “in chiaro” del comunicato stampa il giorno seguente, la reazione generale a questa campagna di marketing fu decisamente negativa e Chevrolet venne criticata per essere troppo criptica.

Vi sfidiamo infatti a riuscire a “decodificare” il comunicato stampa della Chevrolet Cruze, riportato nella Fig. 2!

Fig 2 - Chevrolet Cruze press release

Fig. 2: un esempio di come non usare l’emoji marketing

Il consiglio è quindi di ricordarsi sempre di mantenere un giusto equilibrio, in modo da evitare che le vostre campagne promozionali sembrino troppo artificiose e sfocino nel ridicolo.

Un’altra raccomandazione che ci sentiamo di fare è di essere sempre pronti alle sorprese, come nel caso della campagna pubblicitaria di McDonald. L’idea della campagna “Good Times” era quello di presentare i prodotti della catena alimentare come qualcosa adatto ad ogni evenienza e in grado di rallegrare anche i giorni peggiori (v. Fig. 3). Tuttavia, come dice il proverbio “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, e un artista sconosciuto decise di “migliorare” il cartello pubblicitario aggiungendo nuove emoji (v. Fig. 4), con il risultato che la campagna è diventata ben presto oggetto di scherno sulla Rete.

Fig 3 - MacDonald good times

Fig. 3: la campagna di emoji marketing Good Times di McDonald

Fig 4 - MacDonald bad times

Fig. 4: le sorprese sono sempre in agguato

Ma l’emoji marketing funziona o no?

Tra i marketers è sempre aperto e combattuto il dibattito sull’effettiva efficacia delle campagne di emoji marketing e non vi è una conclusione definitiva.

Se avete intenzione di utilizzare questi strumenti che fanno leva sugli aspetti emozionali della comunicazione, allora avete certamente bisogno di prendere spunto da qualche campagna di emoji marketing di successo.

Di seguito ne trovate alcune degne di nota.

#1: Domino’s pizza

Domino vi permette di ordinare una pizza semplicemente twittando il relativo emoji. Per far questo Domino ha predisposto un chatbot per la gestione degli ordini attraverso messaggi istantanei: per richiedere una pizza è sufficiente inviare un messaggio contenente uno speciale emoji con una fetta del tipo di pizza desiderata.

La soluzione sembra ideale per attrarre nuovi clienti, e in particolare quelli affascinati dalle novità. In realtà non è proprio così perché per utilizzare in maniera appropriata il servizio è necessario registrarsi sul sito web di Domino e configurare il proprio profilo.

Inoltre il sistema non è molto flessibile perché non consente di scegliere i diversi tipi di “toppings” con cui personalizzare la pizza. Tuttavia l’idea di semplificare il modo di ordinare una pizza merita un giusto apprezzamento.

#2: Durex

Il progetto #CondomEmoji è stato uno dei più brillanti nell’ambito della campagna della società per il sesso sicuro, come si può vedere nel video seguente.

#3: Miracle-Gro

Miracle-Gro è specializzata nel giardinaggio e nel “landscape design”. In occasione della primavera del 2015 crearono un giardino virtuale basato su emoji di fiori (v. Fig. 5). In questa campagna di emoji marketing, Miracle-Gro ha chiesto ai loro clienti di scegliere un emoji per il loro fiore o vegetale preferito e di postarlo sui social con l’hashtag #Springmoji. Seconso il contatore del loro sito web, sono stati “piantati” ben 1.6 milioni di #Springmoji!

Fig 5 - Miracle-gro

Fig. 5: #Springmoji – la campagna di emoji marketing di Miracle-Gro

#4: NASCAR

In occasione della giornata mondiale degli emoji, Nascar ha pubblicato una serie di tweet che hanno molte possibilità di essere considerati dei veri capolavori. Si tratta di ritratti di famosi piloti ottenuti con un mosaico di emoji di piccole dimensioni (v. Fig. 6).
Il risultato è notevole, non è vero?

Fig 6 - Nascar

Fig. 6: una delle creazioni di Nascar per il World Emoji Day

#5: Disney

Per il lancio del film “Star Wars: il risveglio della forza”, Disney ha preparato, insieme a Twitter, un film basato su emoji. Inoltre, un mese prima che il video fosse reso pubblico, Twitter e Lucasfilm hanno lanciato un progetto per consentire agli utenti di creare un proprio emoji. Il risultato di queste collaborazioni è stato eccellente: non solo il video ha aumentato l’interesse verso il film in uscita ma è anche servito come supporto alla diffusione sui social networks degli emoji creati dagli utenti.

Questa campagna è stata una promozione ideale per uno dei marchi più famosi a livello mondiale nel settore dell’intrattenimento e i numeri parlano da soli: il video ha ricevuto 13.000 like e 9.000 condivisioni.

#6: #WorldEmojiDay

Il 17 di luglio è diventato il giorno in cui ogni marchio cerca di lanciare un proprio progetto basato su emoji. Nella figura seguente trovate alcune delle idee da cui poter prendere spunto per le vostre iniziative.

worldemojiday

Conclusioni

A questo punto pensiamo che non vi chiederete più se gli emoji siano rilevanti o meno come strumento di marketing. Gli emoji non sono solo dei graziosi e divertenti disegni ma anche delle “armi” da utilizzare nelle battaglie che condurrete per conto dei vostri clienti.

Non vi resta quindi che continuare a scoprirne nuovi modi di utilizzo per migliorare le vostre campagne pubblicitarie.

[Liberamente tradotto ed adattato dall’articolo di Anastasia Suhareva Emoji Marketing: How to Use Emoji to Promote Your Brand?]

Ottimizzazione SEO: una checklist per il vostro sito web

blog post - ottimizzazione SEO

In questo articolo vogliamo parlare di ottimizzazione SEO, un tema molto sentito da chi ha un sito web e ne vuole migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. In una strategia di web marketing non possono infatti mancare le tecniche di Search Engine Optimization (SEO), termine sotto il quale si raggruppano tutte quelle attività che hanno come obiettivo l’incremento del volume di traffico che un sito web riceve da Google e da altri motori di ricerca.

La SEO è al tempo stesso croce e delizia dei marketeer dal momento che offre ottime opportunità di generare contatti di qualità e visibilità per un sito web ma al tempo stesso richiede un’applicazione paziente e costante di tecniche e metodologie per ottenere e conservare una posizione di primo piano nei risultati dei motori di ricerca.

Senza esaminare nel dettaglio i concetti base della SEO – si tratta di una materia vastissima e che comprende molti elementi – cerchiamo di riepilogare in una checklist le attività necessarie per una efficace ottimizzazione di un sito web per i motori di ricerca (SEO audit). Ovviamente queste azioni potranno essere più efficaci se affiancati da una consulenza SEO da parte di uno specialista.

 

ottimizzazione SEO

1) Analisi del mercato potenziale

La SEO è un’attività di marketing e, come tale, non può prescindere da un’analisi dei propri assets e del mercato di riferimento. Sarà quindi necessario individuare prima di tutto le parole chiave rilevanti per i prodotti e servizi offerti, il loro volume (in termini di numero di ricerche mensili) e classificarle secondo le categorie del proprio mercato target. Durante questa fase sarà utile ragionare in termini “marketing personas”:

  • quali sono le caratteristiche dei miei clienti target?
  • quali sono i loro problemi principali?
  • perché dovrebbero scegliere il mio prodotto o servizio?
  • quali termini utilizzano nel fare le loro ricerche?

2) Configurazione e attivazione della reportistica

La configurazione e la predisposizione degli strumenti di web analytics permette di valutare l’impatto delle attività SEO sul business, cioè in termini di visite, leads, conversioni o vendite, etc. e di fornire le basi per il monitoraggio e la verifica dell’efficacia delle attività di ottimizzazione SEO.

3) Verifica dell’indicizzazione e performance del sito web

Attraverso l’utilizzo di Google Search Console o di strumenti equivalenti andrà verificato che i contenuti del sito web siano correttamente indicizzati dai motori di ricerca (attraverso l’invio dei file relativi alla sitemap del sito e dei contenuti da non indicizzare), accertandosi che vengano seguite le linee guida di Google relative a contenuti duplicati, alla qualità dei link in ingresso e anti-spam (gli algoritmi Penguin e Panda).

In questa fase possiamo anche inserire altre attività che sono legate alla qualità del sito web in ottica di ottimizzazione SEO:

  • verifica e ottimizzazione dei fattori on-site (performance del server, adozione del protocollo https, utilizzo di cache e CDN, etc)
  • ottimizzazione delle pagine per i dispositivi mobili
  • creazioni di contenuti multilingua (se si opera a livello internazionale)
  • adozione di dati strutturati (markup di schema.org). L’utilizzo di questi dati è particolarmente consigliato in particolari settori di mercato che richiedono recensioni e punteggi di qualità (ad es. ristoranti o alberghi).

4) On-page SEO

Sotto questa voce possiamo raggruppare tutte quelle attività mirate all’ottimizzazione di una pagina secondo uno o più chiavi di ricerca e che prendono in considerazione diversi fattori ed elementi:

  • parole chiave,
  • URL,
  • meta tag Title,
  • meta tag Description,
  • tag H1,
  • tag H2 – H6,
  • densità delle parole chiavi,
  • titoli e tag alternative text per le immagini
  • link interni

5) Creazione di contenuti di qualità

Creare ed aggiornare con regolarità un blog è in grado di dare un importante contributo ad una strategia SEO.

Il modo migliore e indiscusso per entrare nelle grazie di Google è infatti quello di creare informazioni di qualità, cioè contenuti sempre aggiornati e in grado di stimolare le interazioni e le condivisioni da parte degli utenti sui social networks. Un sito web che sia solo una semplice vetrina di prodotti e servizi viene aggiornato molto di rado e linkato su altri siti web in poche occasioni, al contrario di quello che accade con un blog.

E’ fondamentale ricordarsi che il contenuto dovrà essere pensato per l’utente e non per il motore di ricerca: un contenuto che valga la pena di essere letto è il fattore principale che attira le persone su un sito web e che le spinge a ritornare.

In generale una focalizzazione sulla creazione e condivisione di contenuti di qualità (content marketing), siano essi testi, immagini o video, è alla base delle tecniche di SEO off-page e rappresenta una delle strade migliori per ottenere link in ingresso (inbound links) di qualità. Altre tecniche di link building comprendono la scrittura di articoli per altri siti (guest blogging), la richiesta specifica a siti di amici, clienti o partner, l’inserimento del proprio sito in directories e liste. Si tratta comunque di un’attività da fare con molta attenzione selezionando accuratamente i siti in base alla loro autorevolezza e popolarità ed evitando i link a pagamento, in modo da non incorrere nelle penalizzazioni di Google.

Strumenti utili

Esistono moltissimi strumenti in rete – alcuni gratuiti, altri a pagamento – che possono essere di valido aiuto per le attività SEO che abbiamo descritto.

Tra questi vogliamo segnalarvi:

http://adwords.google.com/keywordplanner

https://trends.google.com/trends/

http://neilpatel.com/keyword-tool/

https://analytics.google.com/

http://statcounter.com/

https://www.google.com/webmasters/tools/

http://www.bing.com/toolbox/webmaster

https://developers.google.com/speed/pagespeed/insights/

http://www.screamingfrog.co.uk/

http://tools.pingdom.com/fpt/

Conoscete o utilizzati altri strumenti per la SEO? Fateci sapere qual è il vostro strumento preferito e se anche voi utilizzate una checklist per tenere traccia di tutte le attività necessarie per una efficace ottimizzazione in ottica SEO del vostro sito web.

SEO e Social Media: 9 differenze su cui riflettere

seo e social media - titolo post

Quali sono le differenze tra SEO e social media? Si tratta di un tema molto dibattuto e sul quale esiste molta letteratura in Rete. Tra i vari articoli che affrontano il confronto tra SEO e social media ne ho trovato uno molto interessante in cui Andy Crestodina di Orbit Media riassume in 9 punti le differenze ed i punti in comune.

seo social media
Credits: Orbit Media Studios

1) Audience e tipologia della domanda.

Questa è la differenza fondamentale tra questi due canali. Si tratta di due tipologie ben diverse di utenti.

Social Media

Sappiamo molte cose di questo gruppo di utenti ma conosciamo molto poco di quello che pensano: si tratta di individui che navigano e si muovono in maniera abbastanza estemporanea sui vari canali. La loro esigenza di acquisto di un prodotto o servizio può essere classificata come domanda latente. Giocano però un ruolo importante in quanto sono in grado di influenzare le scelte di acquisto dei loro contatti sui canali social.

SEO

Siamo in presenza di una situazione opposta: abbiamo molte informazioni su quello che pensano (le query di ricerca) ma conosciamo poco o nulla su di loro. Chi utilizza un motore di ricerca rappresenta una domanda espressa – una specifica intenzione, esigenza o quesito – e ha una minore inclinazione a condividere o a interagire.

 

2) Tipologia dei contenuti.

Quali tipo di contenuto ha più successo e dove? In sintesi: Social media = trends, SEO = contenuti evergreen.

Social Media

I contenuti in grado di suscitare emozioni sono quelli che funzionano meglio sui canali social. Tutto ciò che possiamo definire “trending topic” ha i social network come medium di riferimento.

SEO

Il mondo dei motori di ricerca privilegia contenuti in grado di rispondere a quesiti ed esigenze che rimangono valide nel tempo, come tutorial o articoli che affrontano in maniera dettagliata uno specifico argomento.

 

3) Formato.

Quale tipo di contenuto ottiene le migliori performance? Immagini, video, testo?

Social Media

I contenuti di tipo visuale sono quelli che ottengono i migliori risultati sui social media: foto e video sono il contenuto con il maggior numero di condivisioni sui social network, così come gli articoli con immagini sono quelli che ricevono più like e share.

SEO

I motori di ricerca apprezzano invece i contenuti testuali e, in particolare, quelli estesi. La lunghezza media di testo di una pagina con un ottimo posizionamento su Google ha infatti oltre 1500 parole.

4) Rapidità.

Dopo quanto si è in grado di vedere i risultati? Vi è una differenza sostanziale tra questi due canali.

Social Media

Anche se costruire una base di follower richiede tempo e pazienza, un contenuto (articolo, immagine, video, tweet) compare immediatamente.

SEO

Dal punto di vista della velocità questo canale è tipicamente lento ed incerto: anche pagine molto rilevanti per una particolare query possono richiedere giorni per essere indicizzate e comparire nei risultati dei motori di ricerca. Spesso c’è bisogno di anni per costruirsi una credibilità ed essere in grado di competere per le query più ambite.

5) Volumi di traffico.

Vi è un limite al traffico che si può ottenere se le attività su un certo canale hanno successo?

Social Media

In linea di principio non vi è alcun limite alla quantità di traffico che una pagina può ricevere attraverso i social media, dal momento che è virtualmente illimitato il numero di persone che può condividere un certo contenuto.

SEO

In questo caso vi è un ovvio limite per questo canale, dal momento che il traffico giornaliero non può superare il numero di persone che cercano una determinata frase in un giorno (volume di ricerca).

6) Durata.

Quanto tempo permane il risultato delle nostre attività su uno specifico canale?

Social Media

La visibilità di un post di successo sui social network è immediata. Tuttavia il contenuto, a parte qualche eccezione, diventa molto rapidamente obsoleto e destinato all’oblio.

SEO

Una pagina che abbia ottenuto un buon ranking può rimanere nelle prime posizioni dei risultati di ricerca anche per settimane o mesi. Non dobbiamo però dimenticare che il mondo del SEO è per sua natura dinamico ed in continuo aggiornamento (cambiano gli algoritmi dei motori di ricerca e può migliorare l’ottimizzazione delle pagine dei nostri concorrenti) e che quindi il mantenimento della posizione sarà comunque determinato dalle nostre attività nel tempo.

7) Misurabilità dei risultati.

Come si misurano i risultati sui social media e sui motori di ricerca? Si tratta di uno degli aspetti più difficili e controversi.

Social Media

Se da un lato è abbastanza semplice misurare le interazioni (condivisioni, like, commenti), non lo è altrettanto per quanto riguarda reach e impression (per una definizione di questi termini si veda ad esempio l’articolo la differenza tra reach e impression di Vincenzo Cosenza). Misurare in maniera accurata la visibilità complessiva di un’attività social – e il suo ROI –  è abbastanza complicato e non esistono metriche univoche: vi sono molte piattaforme diverse e ogni piattaforma ha la propria reportistica. Anche i report delle attività social su Google Analytics non sono sufficientemente accurati.

SEO

Sui motori di ricerca è immediato misurare la reach, attraverso la reportistica generata per le singole query. Tuttavia questi report non indicano le metriche associate al comportamento delle persone che hanno effettuato la ricerca, ma solo informazioni relative a posizione nei risultati, impressions e clicks.

8) Quali sono i KPI?

Ognuno dei due canali ha dei KPI (Key Performance Indicator) molto diversi. Quali prendere in considerazione?

Social Media

Come si è descritto nel punto precedente, i social networks consentono di quantificare in maniera immediata alcune metriche, come condivisioni, commenti, numero di like, numero di followers, etc ma le più significative sono quelle relative all’effettivo coinvolgimento delle persone che costituiscono la nostra audience.

SEO

L’indicatore più evidente per misurare il successo sui motori di ricerca è il ranking di una pagina più che il numero di link in ingresso, un parametro a cui spesso si dà troppo importanza. In generale l’efficacia di una campagna SEO è il traffico regolare che arriva da visitatori che appartengono dall’audience del nostro mercato target.

 

9) La relazione tra Social Media e SEO.

Infine non si può fare a meno di ricordare che il social media marketing gioca un ruolo importante in una strategia SEO e che i due canali sono strettamente interconnessi.

Social Media

Un post che abbia un ottimo posizionamento sui motori di ricerca genera condivisioni, commenti e nuovi followers, incrementando a sua volta la visibilità ed il coinvolgimento sui social media.

SEO

Come è noto a chi si occupa di SEO a livello professionale, stabilire delle relazioni (sia attraverso link building che interagendo con bloggers ed influencers sui canali social) fa parte delle attività di search engine optimization.

Concludendo non possiamo fare a meno di ricordare che sia SEO che social media hanno a che fare con le relazioni con le persone. Sono due strategie di marketing che nascono in ambiti diversi ma che convergono in un’unica direzione: quella di creare relazioni durature con il proprio audience.

Siete d’accordo? Aspettiamo i vostri commenti.

16 idee su cosa mettere nella homepage del vostro sito web

homepage sito web: 16 idee

State pensando di dare una rinfrescata al vostro sito web o costruirne uno nuovo da zero? Allora ricordatevi che la homepage di un sito web è una delle pagine più importanti della vostra presenza online. Anche se oggi i navigatori possono arrivare su una pagina qualsiasi del vostro sito internet attraverso i motori di ricerca (secondo Jakob Nielsen, le pagine interne incidono per almeno il 60% delle visualizzazioni totali), la homepage continua a rappresentare il luogo principale dove comunicare i vostri punti di forza – è il vostro biglietto da visita digitale – e dove orientare i visitatori alla ricerca di informazioni all’interno del vostro sito web.

La prima impressione è quella che conta.

Sul web avete solo pochi secondi per poter convincere il potenziale cliente a rimanere sulla pagina. Il visitatore abbandonerà la pagina in un attimo se la vostra homepage è di scarsa utilità o non è in grado di comunicare in maniera immediata cosa fate e come lo fate. Come riporta un’interessante infografica di Crucial, un utente web decide in 17-50 millisecondi se un sito gli piace o meno e, più in generale, si fa una prima impressione complessiva di un sito in 2,6 secondi.

Ma cosa mettere in homepage? Ovviamente non esiste una regola o una ricetta valida per qualsiasi sito web. In questo articolo cercheremo solo di evidenziare alcune caratteristiche fondamentali che deve avere una efficace homepage e proporre una checklist di massima che potrete adattare e personalizzare secondo le vostre specifiche esigenze.

Il ruolo della homepage di un sito web

Per prima cosa riassumiamo in poche parole il ruolo della homepage di un sito web:

  1. Comunicare (cosa fa l’azienda / organizzazione /professionista; i prodotti offerti; la differenza rispetto alla concorrenza)
  2. Mostrare credibilità ed autenticità
  3. Definire lo stile e le modalità di navigazione dell’intero sito
  4. Dare l’accesso alle varie parti del sito.

Cosa non può mancare sulla homepage

La principale difficoltà nel disegno della homepage è mantenere un adeguato equilibrio tra due potenziali eccessi: riempire la pagina con il maggior numero di informazioni possibili o limitarsi all’essenziale (“less is more” è la nuova tendenza del web design).

Possiamo trarre alcune utili indicazioni su cosa sia assolutamente necessario inserire nella homepage, guardando i risultati di B2B Web Usability Report, un’indagine condotta nel 2015 da KoMarketing intervistando 260 esperti del settore B2B sul tema della usabilità del sito web.

Le informazioni di contatto sono importanti quanto la descrizione dei prodotti e servizi offerti. Oltre il 64% degli intervistati ha infatti indicato questa informazione tra le caratteristiche più importanti della homepage (v. Fig.1). Questo dato, unito alla rilevanza della sezione relativa alle recensioni (27%), evidenzia come gli aspetti relativi alla credibilità ed autenticità della società o del professionista hanno un ruolo fondamentale nello stabilire un rapporto di fiducia con il potenziale cliente web sin dalla prima visita.

Potrà sembrare ovvio ma oltre il 50% delle persone che hanno risposto a questa indagine ha ribadito l’importanza di avere un menu di navigazione all’interno di ogni pagina, non ritenendo sufficiente cliccare sul logo per ritornare alla homepage a partire da una delle pagine interne di un sito web.

homepage sito web featuresFig.1: le informazioni che le persone vogliono trovare sulla homepage di un sito web

Tra i fattori che spingono i navigatori ad abbandonare un sito web (ricordiamo che gli intervistati in questa indagine appartengono al segmento B2B e sono quindi tutti dei potenziali acquirenti che hanno poco tempo a disposizione) vi sono la mancanza di una chiara indicazione di cosa faccia l’azienda o il professionista (ancora una volta una caratteristica legata alla credibilità ed autenticità), un design scadente, la presenza di distrazioni e la lentezza di caricamento. Per maggiori dettagli si veda la Fig. 2.

homepage non piace a visitatoriFig. 2: fattori che spingono i navigatori ad abbandonare un sito web

Il B2B Web Usability Report non si limita ad analizzare i fattori critici di successo di una homepage ma fornisce altre preziose indicazioni sulle caratteristiche più importanti di un sito web. In particolare l’indagine evidenzia come esista una certa differenza tra quello che i visitatori cercano e quello che effettivamente trovano sul sito web. La parte in alto della Fig. 3 indica come le mancanze più sentite di un sito web il contenuto relativo alle informazioni di contatto, lista clienti, ricerche di mercato e Case Study. Questo gap è ancora più marcato quando si prendono in considerazioni le informazioni marketing e vendite di un fornitore (v. parte inferiore della Fig. 3).

homepage mancanze

Fig. 3: gap tra tra quello che i visitatori cercano e quello che trovano su un sito web

Homepage del sito web: una checklist con 16 idee

Nella nostra checklist non possono mancare gli elementi di base di un sito web: logo, menù di navigazione, titolo, immagine principale, riquadro di ricerca, icone social. Si tratta di elementi a cui il visitatore medio dedica una particolare attenzione, come mostrato in Fig. 4.

homepage sito web statistiche crucialFig. 4: tempo medio di visualizzazione dei vari elementi di un sito web

Logo

Il logo rappresenta uno degli elementi dell’immagine coordinata del vostro brand e, come tale, deve essere presente ed avere il necessario risalto anche sul sito web. La posizione migliore è in alto a sinistra.

Menu di navigazione

Il menu di navigazione deve essere di facile utilizzo e sempre visibile. Suggeriamo di limitare l’utilizzo del menu ad “hamburger”, che aggiunge un click per la selezione di ogni opzione, solo per la navigazione da mobile.

Titolo

Il titolo rappresenta uno degli elementi più importanti di una pagina web, sia in termini di contenuto che di ottimizzazione SEO. Nella homepage acquista ancora più importanza perché è uno dei possibili elementi dove inserire il payoff dell’azienda.

Immagine principale

Un altro possibile elemento dove inserire il payoff del brand è l’immagine principale (chiamata anche “hero image”) o lo slideshow che occupa lo spazio immediatamente sotto il menu di navigazione.

Riquadro di ricerca

La funzionalità di ricerca è particolarmente utile, se non indispensabile, per siti web costituiti da molte pagine o che abbiano un blog con diverse centinaia dia rticoli.

Footer

Questo elemento consente di riproporre in tutte le pagine del sito web elementi a cui attribuite una particolare importanza, ad esempio: informazioni di contatto, form di registrazione ad una newsletter, politiche di privacy, link ai profili sui social media.

Come abbiamo visto dai risultati della ricerca B2B Web Usability Report sono particolarmente rilevanti gli elementi di un sito web che contribuiscono ad affermare la credibilità ed affidabilità di un brand:

  • recensioni,
  • testimonianze,
  • logo dei clienti,
  • menzioni sulla stampa,
  • profili social,
  • risorse utili per i potenziali clienti (white papers, success story, articoli, infografici, presentazioni,
  • sezione dedicata ad un blog
  • portfolio (galleria con immagini ed una breve descrizione dei prodotti e servizi offerti),
  • area riservata per la condivisione di informazioni “premium” con clienti o prospect.

Inoltre non potrà mancare una foto ed una biografia nel caso il sito web sia quello di un professionista e non di una organizzazione.

Il sito web non è solo una vetrina per mostrare i propri prodotti e servizi ma è anche la base principale per le vostre campagne di marketing online. All’interno della homepage potrete quindi inserire opportune sezioni di Call to Action per acquisire informazioni o guidare i vostri potenziali clienti a compiere azioni di “conversione”, quali richiesta di un preventivo, verifica disponibilità di una camera d’albergo, registrazione ad una newsletter, etc.

Riepilogando

Sono numerosi gli elementi che possono essere inseriti nella homepage di un sito web. Sulla base della nostra esperienza nello sviluppo di siti web e delle conversazioni che abbiamo giornalmente con i nostri clienti ci sentiamo di suggerire i seguenti:

  1. Logo
  2. Menu di navigazione
  3. Titolo & Payoff
  4. Immagine principale (hero image o slideshow)
  5. Funzionalità di ricerca all’interno dell’intero sito
  6. Footer
  7. Informazioni di contatto
  8. Foto e biografia (sito web di un professionista)
  9. Riprova sociale (recensioni, testimonianze, logo dei clienti, menzioni sulla stampa, profili social)
  10. Icone Social
  11. Link di registrazione ad una newsletter
  12. Call to Action (es.: chiedi un preventivo, verifica disponibilità di una camera d’albergo, registrati alla nostra newsletter)
  13. Risorse (white papers, success story, articoli, infografici, presentazioni)
  14. Blog
  15. Portfolio (una galleria con immagini ed una breve descrizione dei prodotti e servizi offerti)
  16. Area riservata

Ovviamente questa lista deve servire unicamente come riferimento dal momento che utilizzare tutti questi elementi contemporaneamente rischia di appesantire la homepage, riducendone così l’efficacia. Possiamo considerarla quindi come un elenco delle possibilità che avete a disposizione.

Cosa ne pensate? Abbiamo dimenticato qualcosa? Condividete con noi le vostre esperienze e opinioni su questo tema.

E se volete approfondire

Agenzia per l’Italia Digitale: Usabilità

Home Page Goals

NN/G Group: Evidence-Based User Experience Research, Training, and Consulting

Don Norman: Designing For People

Digital Web Magazine: Articles by Topic: Usability

12 strumenti da scoprire per l’email marketing

strumenti email marketing

L’ email marketing è ancora una delle tecniche più utilizzate per il web marketing. Ma quali strumenti utilizzare per la gestione quotidiana delle vostre attività di email marketing, in modo da migliorarne l’efficacia e ottimizzare il vostro tempo?

Vediamo insieme una serie di strumenti di email marketing, sia gratuiti che a pagamento, che possono esservi molto utili e al tempo stesso darvi un vantaggio competitivo sui vostri concorrenti.
In questo articolo vi presentiamo alcuni tools, alcuni non ancora abbastanza popolari, secondo tre principali categorie:

  • Editing
  • Test prima della spedizione
  • Automazione.

Editing

Al giorno d’oggi molti dei fornitori di servizi di email marketing mettono già a disposizione delle funzionalità di creazione e gestione di newsletter a partire da modelli pre-configurati (template). I template offerti da queste piattaforme sono normalmente di buona qualità e se ne possono anche creare di nuovi utilizzando degli editor grafici drag & drop.
Se invece volete creare una email da zero, vi sono una serie di strumenti che possono aiutarvi in quello che può anche essere uno sforzo molto impegnativo. Ricordiamo infatti che la vostra email o newsletter dovrà essere responsive, cioè disegnata in modo da essere ottimizzata per la visualizzazione su diversi tipi di dispositivi (desktop, tablet, smartphone).
In questa categoria vi segnaliamo:

Foundation for emails (gratuito)

Litmus Slate (gratuito)

Beefree (a pagamento)

Mosaico (gratuito)

Mjml (gratuito)

Postcards (a pagamento)

A questo elenco aggiungiamo Paletton, un tool che vi aiuta nella scelta della palette di colori d utilizzare nella vostra email.

Foundation for Emails
Homepage del servizio Foundation for Emails 2

Test prima della spedizione

Prima di inviare l’email alla vostra lista è bene fare dei test per accertarsi che il vostro messaggio, oltre che bello e gradevole dal punto di vista grafico, sia efficace dal punto di vista della comunicazione. In questa categoria inseriamo quindi gli strumenti di email marketing che permettono dei test e strumenti di analisi per individuare l’oggetto della email con il rendimento migliore, l’ottimizzazione del messaggio per la visualizzazione sui principali client di posta elettronica e tutto ciò che minimizzi la possibilità che il nostro messaggio venga classificato come spam (ad esempio verificando la nostra reputazione come mittente).

Email on Acid (a partire da $45 / mese)

Litmus (a partire da $79 / mese)

Touchstone (a partire da $69 / mese)

Senderscore (gratuito)

Automazione

Zapier
Homepage del servizio Zapier

Con la crescita del numero di iscritti alla vostra newsletter diventerà necessario avvalersi di strumenti che consentano di automatizzare alcune attività ripetitive, come ad esempio l’invio di un messaggio di benvenuto ai nuovi iscritti, la programmazione dell’invio di messaggi secondo una particolare scaletta, etc. I cosiddetti strumenti di marketing automation possono essere costosi e molto complessi da utilizzare in assenza di programmatori o personale specializzato.

Ne esistono invece alcuni che sono particolarmente intuitivi e semplici da utilizzare:

Zapier (gratuito fino a 100 task / mese, abbonamenti a partire da $15 / mese)

IFTTT (gratuito)

Questi sono solo alcuni degli strumenti online per fare email marketing che possono aiutarvi nella creazione e gestione delle vostre newsletter o in generale per le vostre campagne di email marketing.
Li conoscevate?
Ci sono altri strumenti che utilizzate e che volete segnalarci?

4 motivi per usare un servizio di email marketing

email marketing
Una efficace strategia di marketing online non può prescindere dall’email marketing. Si tratta infatti di una tecnica che rimane ancora molto valida anche in presenza di vecchi e nuovi media (stampa, TV, social networks, instant messaging, etc) che ogni giorno fanno a gara per avere l’attenzione dei clienti. E ognuno di noi sa, per esperienza personale come consumatore, che il tempo che dedichiamo ad una email è sempre più ridotto: siamo diventati più esigenti e meno disposti a dedicare tempo a messaggi che non siano pertinenti e che non abbiano dei requisiti minimi di qualità.
In questo scenario così competitivo ha ancora senso per il marketeer continuare ad utilizzare strumenti come outlook o altri client di posta elettronica?
Ci sono vari motivi che consigliano l’adozione di uno strumento professionale per l’invio di messaggi di posta elettronica:

 

  1. invio massivo di messaggi.
    I client di posta elettronica sono infatti stati concepiti per l’invio di singoli messaggi durante il corso della giornata e non sono quindi adatti per una trasmissione in blocco ad un elevato numero di destinatari. Una piattaforma di email marketing è invece in grado di suddividere la trasmissione in più fasi ottimizzando il carico sul server del provider di posta elettronica.
  2. gestione della cancellazione dalla newsletter e dell’aggiornamento del proprio profilo.
    La possibilità di cancellarsi con un solo click o di aggiornare in maniera immediatamente l’indirizzo email a cui ricevere i messaggi è richiesta dalle normative vigenti e fa ormai parte del galateo dell’email marketing.
  3. monitoraggio e reportistica.
    Tracciare le interazioni degli utenti è fondamentale per analizzare l’efficacia di una newsletter o di una campagna. Qualsiasi servizio di email marketing mette a disposizione degli utilizzatori una serie di strumenti (vedi esempio in Fig.1) per raccogliere statistiche su parametri importanti quali tasso di apertura delle email, click rate dei link contenuti all’interno del messaggio, numero di cancellazioni, numero di email non arrivate a destinazioni, etc. Si tratta di informazioni che non sono invece disponibili con un semplice client di posta elettronica.

email marketing statistiche

Fig. 1: esempio report di una campagna

  • disegno e personalizzazione dei messaggi.
    Una comunicazione con un aspetto grafico curato e gradevole è certamente più efficace di un semplice messaggio di testo inviato da un client di posta elettronica. Inoltre i messaggi devono prevedere la possibilità di essere visualizzati su diversi tipi di dispositivo (desktop, cellulare, tablet). Per questi motivi le principali piattaforme di email marketing offrono modelli predefiniti (vedi esempio in Fig. 2) e strumenti interattivi di disegno per la preparazione di newsletter ottimizzate per la visualizzazione su desktop e smartphone (responsive).
email marketing templates
Fig. 2: esempio di modelli di newsletter di un servizio di email marketing

 

Cosa ne pensate? Pensate ancora che outlook sia lo strumento migliore per le vostre campagne di email marketing?

Web marketing in Italia, EMEA e resto del mondo: indagine Hubspot

web marketing in EMEA
Per chi si occupa di marketing online è sempre interessante confrontarsi con chi fa lo stesso mestiere e comprendere quali sono le attività, le tecniche e le sfide che i colleghi che si occupano di web marketing in Italia e in Europa incontrano nel loro quotidiano.   Vi interesserà quindi conoscere i risultati della ricerca condotta a livello mondiale da Hubspot intervistando oltre 4000 persone nei settori marketing e vendite.
I risultati della ricerca sono presentati secondo le 5 macro-regioni prese in esame dall’indagine State of Inbound 2015 di Hubspot:
  • Asia-Pacific (APAC)
  • North America (NORTHAM)
  • Latin America (LATAM)
  • Europe, the Middle East & Africa (EMEA)
  • Australia & New Zealand (ANZ)
I dati più interessanti per noi sono certamente sono quelli della regione che comprende l’Europa (EMEA). In particolare tra i risultati più significativi troviamo:
  • per il 70% dei marketers in EMEA la principale priorità è la crescita del traffico in maniera organica (SEO);
  • le maggiori difficoltà sono il calcolo del ritorno dell’investimento delle attività marketing (46%) e riuscire ad ottenere un budget adeguato (33%) per tali progetti (v. Fig. 1);
  • oltre un terzo degli specialisti marketing concorda nel dire che le tradizionali tecniche outbound (pubblicità su carta, insegne, flyers, broadcast) sono le più sopravvalutate;
  • circa un terzo dei marketeers in EMEA (32%) controlla i dati di marketing analytics una volta a settimana, mentre è pari al 28% la percentuale di quelli che lo fa quotidianamente;
  • quasi la metà dei marketers in EMEA (51%) misura il ROI delle attività di web marketing;
  • il tempo impiegato per la scrittura di un articolo per un blog (v. Fig.2) varia da meno di un’ora (10% degli intervistati) a più di 4 ore (17%);
  • il 72% dei contenuti è scritto da personale interno.

web marketing Italia e EMEA

Fig. 1

web marketing in Italia e EMEA (2)

Fig. 2

Cosa ne pensate? Vi ritrovate in questi numeri?

Per consultare le statistiche relative alle altre regioni, leggete l’articolo completo su Hubspot.